Il fenomeno delle evacuazioni per sostanze pericolose nei luoghi pubblici sta crescendo, alimentato da due cause principali. Ecco cosa sta succedendo davvero.
Domenica 21 giugno 2026, mezzogiorno. In un Leroy Merlin di Marcon, in provincia di Venezia, un odore acre e pungente comincia a diffondersi dall'area dei bagni. Nel giro di pochi minuti, clienti e dipendenti iniziano a tossire, starnutire, sentirsi male. Trenta persone vengono visitate nel parcheggio dal personale del 118. Quattro finiscono in ospedale con un codice verde per sospetta intossicazione. Vigili del fuoco con il nucleo specializzato NBCR sul posto, carabinieri che acquisiscono le immagini delle telecamere, il sindaco di Marcon che aggiorna i cittadini su Facebook. Tutto in un normale pomeriggio domenicale di acquisti.
Non è un caso isolato. È l'episodio più recente di un fenomeno che si ripete con sempre maggiore frequenza in tutto il mondo: l'evacuazione di luoghi pubblici affollati per la presenza nell'aria di sostanze chimiche urticanti o tossiche. E la domanda che vale la pena farsi non è solo cosa è successo a Marcon, ma perché questo tipo di emergenze sembra stia diventando sempre più comune.
Secondo la ricostruzione dei carabinieri, la sostanza urticante si sarebbe diffusa all'interno dei servizi igienici del punto vendita, per poi propagarsi nel resto del negozio spinta dall'impianto di aria condizionata. Le due ipotesi investigative in campo sono due: una reazione chimica tra i prodotti utilizzati per le pulizie dei bagni, oppure un malfunzionamento dell'impianto di areazione del bagno, separato da quello dell'intero punto vendita. Non è esclusa, ma al momento appare meno probabile, la pista dell'uso intenzionale di uno spray urticante.
Gli esami medici sulle quattro persone ricoverate e i campionamenti ambientali effettuati dai vigili del fuoco forniranno risposte nelle prossime ore. Nel frattempo il negozio ha ripreso la normale attività dopo la bonifica.
Il caso ricorda episodi analoghi già avvenuti nella stessa area geografica. In aprile, a Chioggia, i sedili di un bus extraurbano avevano assorbito una sostanza acida che aveva provocato reazioni allergiche a numerosi passeggeri. Sempre nel Veneziano, in passato, alcuni centri commerciali erano stati evacuati per l'utilizzo improprio di spray al peperoncino, strumento che negli ultimi anni si è diffuso capillarmente come presidio di autodifesa personale.
Il caso del Leroy Merlin di Marcon non è un'anomalia italiana. Nell'aprile 2026, a Tokyo, 26 persone sono rimaste intossicate dopo che un uomo aveva spruzzato una sostanza urticante all'interno di un centro commerciale affollato. L'episodio aveva causato panico, evacuazione e intervento massiccio dei soccorsi, con scene simili a quelle di Marcon ma su scala più grande.
In dicembre 2025, a Milano, un centinaio di persone tra studenti, docenti e collaboratori scolastici erano stati evacuati dall'istituto superiore Gerolamo Cardano, nella zona Lampugnano, dopo la diffusione di una sostanza urticante riconducibile allo spray al peperoncino. Il fatto si era verificato due giorni consecutivi nello stesso edificio.
Piazza San Carlo a Torino, giugno 2017: durante la finale di Champions League trasmessa su maxischermo, un gruppo di malviventi aveva spruzzato spray urticante tra la folla per facilitare le rapine. Il panico aveva causato una calca con oltre 1.600 feriti e tre morti. Quell'episodio aveva segnato un punto di svolta nella percezione pubblica del rischio legato alle sostanze urticanti nei luoghi affollati.
Dietro gli episodi di evacuazione per sostanze pericolose nei luoghi pubblici ci sono due grandi categorie di cause, con dinamiche e responsabilità molto diverse.
La prima è quella degli incidenti chimici involontari. Nei grandi punti vendita come i negozi di bricolage, i superstore e i centri commerciali, coesistono quotidianamente decine di sostanze chimiche: detergenti, solventi, vernici, ammoniaca, candeggina, prodotti per la pulizia industriale. Quando queste sostanze vengono mescolate in modo improprio, anche involontariamente, possono generare reazioni chimiche che producono gas irritanti o tossici. L'ipotesi investigativa più accreditata nel caso di Marcon va proprio in questa direzione: una miscela di detersivi utilizzati per le pulizie dei bagni potrebbe aver prodotto vapori urticanti diffusisi poi nell'intero negozio.
Il problema è strutturale: nei grandi punti vendita le pulizie avvengono spesso durante l'orario di apertura, con prodotti di diverse marche e formulazioni, affidati a ditte esterne il cui personale non sempre riceve una formazione adeguata sulla compatibilità chimica dei prodotti. Un mix di candeggina e ammoniaca, per fare l'esempio più comune, produce clorammine gassose che irritano le vie respiratorie. Un mix di acidi e basi in spazio chiuso può generare esalazioni urticanti in pochi secondi.
La seconda causa è l'uso improprio dello spray al peperoncino. Negli ultimi anni la diffusione di questi strumenti di autodifesa è cresciuta in modo significativo. In Italia sono legalmente acquistabili senza porto d'armi purché rispettino i parametri del Decreto Ministeriale 103/2011, che fissa una concentrazione massima di capsaicina al 2,5% e un volume massimo di 20 ml. Ma la facilità di acquisto, anche online, ha portato a un aumento degli episodi di utilizzo improprio: ragazzi che li usano per scherzo nei luoghi pubblici, individui che li spruzzano durante litigi o furti, casi di attivazione accidentale in borse e tasche.
Un elemento che emerge da quasi tutti gli episodi recenti è il ruolo degli impianti di climatizzazione come amplificatori del problema. Nel caso di Marcon, i carabinieri hanno rilevato che la sostanza irritante partita dai bagni si era diffusa nel resto del negozio proprio attraverso l'aria condizionata. Lo stesso meccanismo era stato rilevato in episodi analoghi in altri paesi.
I sistemi di ventilazione centralizzati dei grandi spazi commerciali, pensati per garantire comfort termico, possono trasformarsi in vettori di diffusione rapida di qualsiasi sostanza presente nell'aria. Un odore che in uno spazio chiuso e limitato resterebbe localizzato, in presenza di un sistema HVAC attivo può raggiungere in pochi minuti superfici di migliaia di metri quadrati e centinaia di persone.
Questo rende i grandi centri commerciali, i supermercati e i negozi di categoria merceologica come Leroy Merlin particolarmente vulnerabili: spazi ampi, aria centralizzata, elevata concentrazione di sostanze chimiche sugli scaffali e nei magazzini, personale delle pulizie che lavora con prodotti potenzialmente incompatibili.
In Italia la sicurezza degli ambienti di lavoro è regolata dal Decreto Legislativo 81/2008, il Testo Unico sulla sicurezza, che impone ai datori di lavoro la valutazione dei rischi da agenti chimici, la formazione del personale e la predisposizione di procedure di emergenza. Ma le verifiche sulla qualità dell'aria nei luoghi aperti al pubblico, come i negozi, sono oggetto di una normativa frammentata e di controlli non sistematici.
Il Sistema europeo di allerta rapida Safety Gate, nel suo report 2025, ha registrato un record di 4.671 allerte per prodotti pericolosi nel mercato unico europeo, con i rischi chimici che rappresentano il 53% del totale. Un dato che segnala come la presenza di sostanze chimiche potenzialmente pericolose nei luoghi di consumo quotidiano sia un problema strutturale in crescita, non una serie di episodi scollegati.
Sul fronte dello spray al peperoncino, la normativa italiana prevede sanzioni per l'uso improprio che vanno dalla contravvenzione per getto pericoloso di cose alle lesioni personali aggravate dall'uso di arma impropria. Ma l'identificazione dei responsabili è spesso difficile nelle evacuazioni di massa, dove il soggetto che ha spruzzato la sostanza è già sparito tra la folla.
La prima regola è uscire immediatamente dall'area in cui si percepisce l'odore, senza correre e senza creare panico. L'aria fresca è il primo rimedio contro l'esposizione a sostanze urticanti. Occhi irritati: lavare abbondantemente con acqua fredda senza sfregare. Vie respiratorie irritate: respirare aria fresca, assumere posizione seduta o semiseduta.
Non rientrare nel locale fino a quando le autorità non hanno dichiarato la zona sicura. Segnalare immediatamente ai dipendenti del negozio e, se necessario, chiamare il 112. Se i sintomi persistono dopo il trasferimento all'aria aperta, è opportuno farsi visitare dal personale del 118.
Il caso di Marcon si è risolto senza gravi conseguenze. Ma è un promemoria utile: i luoghi che frequentiamo ogni giorno per fare acquisti non sono immuni da rischi chimici, e sapere come comportarsi può fare la differenza.
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...