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Lo stress provoca sempre più malattie professionali e infortuni sul lavoro in base a Fai Cisl e Patronato Acli

di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Lo stress lavorativo è sempre più causa di malattie professionali e infortuni, influenzando il benessere e la sicurezza dei lavoratori. Dati, sintomi, prevenzione, impatto sociale e cultura.

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Negli ultimi anni il fenomeno della stanchezza cronica e della fatica lavorativa ha assunto contorni sempre più preoccupanti, emergendo come una delle principali minacce alla sicurezza e alla salute dei lavoratori. A fianco degli infortuni tradizionalmente associati ai rischi fisici nelle attività produttive, si è assistito a una crescita esponenziale di situazioni di disagio legate alla pressione costante e allo squilibrio psicosociale negli ambienti di lavoro. Le conseguenze vanno ben oltre una semplice perdita di motivazione: la scarsa tutela e il sovraccarico possono tradursi, nel tempo, in incidenti e patologie professionali che modificano la vita personale e lavorativa degli individui.

Proprio su questi aspetti si è concentrata l'attenzione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro: «I fattori psicosociali, se trascurati, diventano rischi da affrontare e gestire come quelli fisici, chimici e biologici, per garantire ambienti di lavoro sicuri e salubri». In quest'ottica, lo stress non viene più considerato un disagio personale, ma un vero e proprio rischio organizzativo, capace di favorire errori, malattie professionali, incidenti e anche morti evitabili.

I dati indicano una curva in ascesa per le denunce di malattia legate a condizioni di lavoro insostenibili. Si pensi che, solo nel settore dell'agricoltura e dell'industria alimentare, le segnalazioni di malattie professionali sono aumentate in modo significativo nel primo bimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'incremento, osservabile su tutti i comparti, mette in evidenza un bisogno urgente di strategie efficaci per la prevenzione e la tutela della salute mentale dei lavoratori.

L'impatto dello stress sul benessere psicosociale

L'ambiente di lavoro contemporaneo, caratterizzato da ritmi accelerati, richieste elevate e relazioni spesso conflittuali, incide profondamente sul benessere psicosociale di chi lavora. La pressione costante, l'incertezza occupazionale e la mancanza di supporto sono elementi che alimentano uno stato pervasivo di stress. Questa condizione, se non riconosciuta e contrastata, può tradursi in un abbassamento delle capacità di concentrazione e reazione, aumentando così il rischio di errori operativi e di incidenti sul lavoro.

L'impatto dello stress lavorativo si configura, pertanto, come un fattore trasversale che interessa molteplici aspetti della salute: dal piano psicologico (ansia, depressione, disturbo dell'adattamento), a quello fisiologico (ipertensione, disturbi muscoloscheletrici, alterazioni del ritmo sonno-veglia). Diversi studi e report, tra cui quelli promossi da Fai Cisl e Patronato Acli, sottolineano come la fatica psicofisica prolungata sia un elemento predittivo di maggiore vulnerabilità sia agli infortuni che allo sviluppo di patologie professionali.

Oltre alle conseguenze dirette sulla salute individuale, lo stress incide sulla produttività, incrementa il tasso di assenteismo e influisce negativamente sul clima aziendale. La ricerca evidenzia inoltre un cosiddetto effetto domino: quando una persona viene colpita da stress lavoro-correlato, spesso anche colleghi e collaboratori sviluppano disturbi analoghi, innescando dinamiche di inefficienza e conflitto generale.

Il rischio non riguarda solo i settori storicamente classificati come ad alto impatto (es. edilizia, sanità, agricoltura), ma si estende a tutte le aree dove sono presenti carichi elevati, scarsa autonomia e poca chiarezza nei ruoli. Ne derivano danni rilevanti per la persona, ma anche per il sistema produttivo e sociale, richiedendo una gestione integrata e multidisciplinare.

Crescita delle malattie professionali e degli infortuni

L'analisi dei numeri forniti dagli organismi di settore testimonia una tendenza chiara e preoccupante. Secondo Fai Cisl, nel solo comparto agricolo e alimentare, le denunce di malattia professionale sono salite a 2.699 nei primi due mesi del 2026, contro le 2.416 dello stesso periodo del 2025. Estendendo l'osservazione a tutti i settori, si passa da 14.917 a 17.036 casi nello stesso intervallo temporale.

I dati INAIL mostrano un quadro di costante crescita delle richieste di riconoscimento di malattie e di incidenti: nel 2025 le denunce di infortunio hanno sfiorato quota 600.000, con un aumento dell'1,4% rispetto all'anno precedente, e un incremento anche degli infortuni mortali (1.093 eventi fatali). Ancora più rilevante appare l'aumento delle malattie professionali totali, che hanno registrato un +11,3%, arrivando a oltre 98.000 segnalazioni, in particolare per patologie muscolo-scheletriche.

Pochi dati colpiscono quanto quelli sulle vittime nei contesti più vulnerabili: la perdita di un lavoratore in Piemonte, impegnato in zona boschiva, è solo l'ultimo drammatico episodio a conferma di una tendenza che coinvolge soprattutto ambienti impervi e mansioni ad alto rischio. Questi numeri dimostrano che la sottovalutazione dei rischi psicosociali non è più tollerabile e richiedono risposte di sistema e investimenti sulle politiche di prevenzione.

Stress lavoro-correlato e rischi psicosociali

Lo stress legato all'attività professionale si distingue da una semplice sensazione di tensione o stanchezza temporanea. Secondo le definizioni accreditate dagli accordi europei e dalla normativa italiana (D.Lgs 81/08), rappresenta una condizione di disequilibrio tra richieste ambientali e risorse della persona, con possibili ricadute su vari piani della salute.

I rischi psicosociali includono tutte quelle condizioni organizzative che superano la capacità di adattamento dell'individuo. Questi fattori possono evolvere in disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale:

  • Sintomi fisici: mal di testa persistente, disturbi gastrointestinali, tensione muscolare soprattutto a collo e spalle, disturbi del sonno, palpitazioni.
  • Sintomi psicologici: eccessiva irritabilità, ansia, senso di inadeguatezza, calo della motivazione, episodi di depressione.
  • Sintomi comportamentali: isolamento sociale, assenteismo, abuso di alcol o cibo, calo della produttività.
Passando alle vere e proprie patologie, le più frequenti riconosciute nell'ambito lavorativo sono:
  • Disturbo dell'adattamento: risposte emotive e comportamentali intense a eventi lavorativi acuti.
  • Disturbo acuto da stress: insorgenza rapida dopo eventi particolarmente traumatici o violenti (inclusi atti di mobbing e bossing).
  • Disturbo post-traumatico da stress (DPTS): in genere collegato a eventi altamente minacciosi, con sintomi persistenti come flashback e ipervigilanza.
  • Sindrome da burnout: esaurimento emotivo, depersonalizzazione e senso di inefficacia lavorativa, riconosciuta dall'OMS come fenomeno correlato all'ambiente lavorativo.
Queste condizioni si presentano più frequentemente nei settori ad alta pressione (sanità, pubblica amministrazione, commercio), ma possono colpire ogni lavoratore indipendentemente da ruolo, anzianità o mansione. La difficoltà di riconoscere precocemente tali problemi, spesso mascherati da disturbi generici, complica il percorso di emersione e presa in carico.

Dalla diagnosi alla prevenzione: il ruolo del medico

Il medico competente rappresenta la figura sanitaria centrale per individuare e gestire, attraverso le visite periodiche e le segnalazioni dei lavoratori, casi sospetti di patologie stress correlate. La normativa stabilisce che la valutazione dei rischi psicosociali sia obbligatoria e rientri nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendale. In questo contesto è essenziale il lavoro sinergico tra datore di lavoro, responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), medico competente e rappresentanti dei lavoratori:

  • La sorveglianza sanitaria consente il monitoraggio costante e l'individuazione precoce dei primi sintomi.
  • Il medico del lavoro, se rileva segnali preoccupanti, può prescrivere limitazioni o modifiche temporanee delle mansioni.
  • La formazione continua sull'igiene mentale lavorativa è un pilastro per sensibilizzare e responsabilizzare personale e management.
  • L'adozione di politiche di ascolto e comunicazione interna contribuisce alla creazione di ambienti più sani e prevenzione di situazioni di disagio.
La prevenzione, infine, non si esaurisce in adempimenti burocratici ma passa attraverso il coinvolgimento attivo di tutti gli attori aziendali, la promozione del benessere organizzativo e la predisposizione di processi di supporto a sostegno della salute mentale dei lavoratori.

Sotto-notifica, difficoltà di riconoscimento e cultura sicurezza

L'ambito delle malattie professionali ad origine psicosociale è caratterizzato da una diffusa sotto-notifica e da una difficile individuazione del nesso causale con il lavoro. Secondo le analisi INAIL e delle organizzazioni di categoria, solo una piccola percentuale dei casi viene ufficialmente riconosciuta, complice una doppia barriera:

  • La scarsa sensibilizzazione di datori di lavoro e operatori sanitari sul riconoscimento precoce dei sintomi
  • La ritrosia dei lavoratori a segnalare situazioni di disagio o a richiedere supporto per timore di stigma e ripercussioni.
Di fatto, la paura di essere identificati come deboli o non adatti al proprio ruolo impedisce spesso di intervenire tempestivamente, aggravando l'impatto della patologia sia sulla vita personale che sull'efficacia collettiva dell'organizzazione.




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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...

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