Lo stress lavorativo è sempre più causa di malattie professionali e infortuni, influenzando il benessere e la sicurezza dei lavoratori. Dati, sintomi, prevenzione, impatto sociale e cultura.
Negli ultimi anni il fenomeno della stanchezza cronica e della fatica lavorativa ha assunto contorni sempre più preoccupanti, emergendo come una delle principali minacce alla sicurezza e alla salute dei lavoratori. A fianco degli infortuni tradizionalmente associati ai rischi fisici nelle attività produttive, si è assistito a una crescita esponenziale di situazioni di disagio legate alla pressione costante e allo squilibrio psicosociale negli ambienti di lavoro. Le conseguenze vanno ben oltre una semplice perdita di motivazione: la scarsa tutela e il sovraccarico possono tradursi, nel tempo, in incidenti e patologie professionali che modificano la vita personale e lavorativa degli individui.
Proprio su questi aspetti si è concentrata l'attenzione dell'Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO) in occasione della Giornata mondiale per la salute e la sicurezza sul lavoro: «I fattori psicosociali, se trascurati, diventano rischi da affrontare e gestire come quelli fisici, chimici e biologici, per garantire ambienti di lavoro sicuri e salubri». In quest'ottica, lo stress non viene più considerato un disagio personale, ma un vero e proprio rischio organizzativo, capace di favorire errori, malattie professionali, incidenti e anche morti evitabili.
I dati indicano una curva in ascesa per le denunce di malattia legate a condizioni di lavoro insostenibili. Si pensi che, solo nel settore dell'agricoltura e dell'industria alimentare, le segnalazioni di malattie professionali sono aumentate in modo significativo nel primo bimestre del 2026 rispetto allo stesso periodo dell'anno precedente. L'incremento, osservabile su tutti i comparti, mette in evidenza un bisogno urgente di strategie efficaci per la prevenzione e la tutela della salute mentale dei lavoratori.
L'ambiente di lavoro contemporaneo, caratterizzato da ritmi accelerati, richieste elevate e relazioni spesso conflittuali, incide profondamente sul benessere psicosociale di chi lavora. La pressione costante, l'incertezza occupazionale e la mancanza di supporto sono elementi che alimentano uno stato pervasivo di stress. Questa condizione, se non riconosciuta e contrastata, può tradursi in un abbassamento delle capacità di concentrazione e reazione, aumentando così il rischio di errori operativi e di incidenti sul lavoro.
L'impatto dello stress lavorativo si configura, pertanto, come un fattore trasversale che interessa molteplici aspetti della salute: dal piano psicologico (ansia, depressione, disturbo dell'adattamento), a quello fisiologico (ipertensione, disturbi muscoloscheletrici, alterazioni del ritmo sonno-veglia). Diversi studi e report, tra cui quelli promossi da Fai Cisl e Patronato Acli, sottolineano come la fatica psicofisica prolungata sia un elemento predittivo di maggiore vulnerabilità sia agli infortuni che allo sviluppo di patologie professionali.
Oltre alle conseguenze dirette sulla salute individuale, lo stress incide sulla produttività, incrementa il tasso di assenteismo e influisce negativamente sul clima aziendale. La ricerca evidenzia inoltre un cosiddetto effetto domino: quando una persona viene colpita da stress lavoro-correlato, spesso anche colleghi e collaboratori sviluppano disturbi analoghi, innescando dinamiche di inefficienza e conflitto generale.
Il rischio non riguarda solo i settori storicamente classificati come ad alto impatto (es. edilizia, sanità, agricoltura), ma si estende a tutte le aree dove sono presenti carichi elevati, scarsa autonomia e poca chiarezza nei ruoli. Ne derivano danni rilevanti per la persona, ma anche per il sistema produttivo e sociale, richiedendo una gestione integrata e multidisciplinare.
L'analisi dei numeri forniti dagli organismi di settore testimonia una tendenza chiara e preoccupante. Secondo Fai Cisl, nel solo comparto agricolo e alimentare, le denunce di malattia professionale sono salite a 2.699 nei primi due mesi del 2026, contro le 2.416 dello stesso periodo del 2025. Estendendo l'osservazione a tutti i settori, si passa da 14.917 a 17.036 casi nello stesso intervallo temporale.
I dati INAIL mostrano un quadro di costante crescita delle richieste di riconoscimento di malattie e di incidenti: nel 2025 le denunce di infortunio hanno sfiorato quota 600.000, con un aumento dell'1,4% rispetto all'anno precedente, e un incremento anche degli infortuni mortali (1.093 eventi fatali). Ancora più rilevante appare l'aumento delle malattie professionali totali, che hanno registrato un +11,3%, arrivando a oltre 98.000 segnalazioni, in particolare per patologie muscolo-scheletriche.
Pochi dati colpiscono quanto quelli sulle vittime nei contesti più vulnerabili: la perdita di un lavoratore in Piemonte, impegnato in zona boschiva, è solo l'ultimo drammatico episodio a conferma di una tendenza che coinvolge soprattutto ambienti impervi e mansioni ad alto rischio. Questi numeri dimostrano che la sottovalutazione dei rischi psicosociali non è più tollerabile e richiedono risposte di sistema e investimenti sulle politiche di prevenzione.
Lo stress legato all'attività professionale si distingue da una semplice sensazione di tensione o stanchezza temporanea. Secondo le definizioni accreditate dagli accordi europei e dalla normativa italiana (D.Lgs 81/08), rappresenta una condizione di disequilibrio tra richieste ambientali e risorse della persona, con possibili ricadute su vari piani della salute.
I rischi psicosociali includono tutte quelle condizioni organizzative che superano la capacità di adattamento dell'individuo. Questi fattori possono evolvere in disturbi o disfunzioni di natura fisica, psicologica o sociale:
Il medico competente rappresenta la figura sanitaria centrale per individuare e gestire, attraverso le visite periodiche e le segnalazioni dei lavoratori, casi sospetti di patologie stress correlate. La normativa stabilisce che la valutazione dei rischi psicosociali sia obbligatoria e rientri nel Documento di Valutazione dei Rischi (DVR) aziendale. In questo contesto è essenziale il lavoro sinergico tra datore di lavoro, responsabile del servizio di prevenzione e protezione (RSPP), medico competente e rappresentanti dei lavoratori:
L'ambito delle malattie professionali ad origine psicosociale è caratterizzato da una diffusa sotto-notifica e da una difficile individuazione del nesso causale con il lavoro. Secondo le analisi INAIL e delle organizzazioni di categoria, solo una piccola percentuale dei casi viene ufficialmente riconosciuta, complice una doppia barriera:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...