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Quanti posti di lavoro per i disabili sono disponibili in Italia e perchè non vengono occupati

di Marcello Tansini pubblicato il
Quanti posti lavoro disabili disponibili

Il mondo del lavoro in Italia riserva ancora forti criticità per l’inclusione delle persone con disabilità, tra nuove norme, incentivi e ostacoli pratici, molti posti restano vacanti

L’analisi del mercato del lavoro in relazione alle persone con disabilità in Italia mette in evidenza dinamiche strutturali, normative e culturali complesse che contribuiscono alla persistenza di elevati tassi di disoccupazione e al mancato soddisfacimento degli obblighi di inclusione. Secondo le fonti più recenti, sono circa 145mila i posti destinati, per legge, a questa categoria che rimangono scoperti ogni anno. A livello statistico, solo il 32,5% delle persone con disabilità in età attiva risulta effettivamente occupato, uno scenario che evidenzia un grave scarto rispetto agli obiettivi di pari opportunità e partecipazione sociale delineati dalle istituzioni europee e nazionali.

Il fenomeno interessa sia il settore privato che quello pubblico, non risparmiando nemmeno quelle realtà amministrative che dovrebbero fungere da modello di inclusione. Il contesto italiano si caratterizza inoltre per disparità territoriali significative, sia nell’accesso alle opportunità lavorative sia nell’effettiva implementazione di strumenti e servizi pensati per il supporto alle persone con disabilità. Ciò è testimoniato anche dai dati regionali: in alcune aree, come la Lombardia, si registra un alto tasso di scopertura dei posti riservati, mentre in altre zone sono attivi modelli organizzativi più inclusivi.

Legge 68/1999, incentivi e sanzioni: perché i posti di lavoro per disabili restano scoperti

Il quadro normativo italiano in materia di occupazione delle persone con disabilità è disciplinato principalmente dalla legge 68/1999, norma nata per garantire l’inserimento lavorativo mirato e la promozione delle pari opportunità. La legge stabilisce, per le aziende con oltre 15 dipendenti, l’obbligo di riservare una quota di posti ai “lavoratori appartenenti alle categorie protette”. Allo scopo di garantire la verifica puntuale dei dati, entro il 31 gennaio di ogni anno tutte le imprese sono chiamate a presentare il cosiddetto Prospetto informativo disabili, documento che certifica la rispondenza agli obblighi previsti.

Nonostante il dettato normativo sia stato introdotto già da diversi anni, la realtà fotografata dalle recenti rilevazioni mostra che una fetta consistente delle imprese non rispetta la quota obbligatoria.

In particolare, nel solo 2025, le aziende lombarde hanno versato circa 82 milioni di euro in sanzioni per mancato rispetto degli obblighi di inclusione, a dimostrazione di come, nella pratica, molte organizzazioni preferiscano pagare una sanzione piuttosto che avviare percorsi di inserimento concreti.

La sanzione prevista supera i 196 euro giornalieri per ogni posizione non coperta, generando facilmente costi superiori ai 70mila euro annui per singola inadempienza. Tuttavia, per molte imprese, tali sanzioni sono considerate spese programmabili e suscettibili di valutazione economica, spesso inferiori rispetto agli oneri (percepiti come più onerosi o complicati) derivanti dall’assunzione, formazione e gestione di personale con disabilità. Questo aspetto ha generato un vero e proprio paradosso economico e gestionale che rallenta il reale raggiungimento degli obiettivi posti dalla legge 68/1999.

A complicare ulteriormente il quadro, il cosiddetto contributo esonerativo, uno strumento che consente, in casi particolari e debitamente documentati, di non coprire integralmente la quota obbligatoria pagando un importo ridotto, si è spesso trasformato da eccezione a prassi diffusa, offrendo alle imprese un’altra via per eludere il reale inserimento lavorativo. 

Regione Sanzioni versate nel 2025 Posti scoperti stimati
Lombardia 82 milioni € oltre 10.000
Emilia-Romagna 37 milioni €* oltre 4.000
Piemonte (solo settore pubblico) n/d 73% imprese pubbliche non in regola

Altro elemento di criticità è rappresentato dalla mancanza di sinergia e supporto tra pubblico, aziende e servizi specialistici. Talvolta, la stessa Pubblica Amministrazione mostra percentuali molto elevate di scopertura delle posizioni riservate, disincentivando di fatto la crescita di una cultura organizzativa basata sull’inclusione. Ne deriva che, in diversi contesti, la sanzione economica diviene la soluzione preferita, mentre le potenzialità trasformative dell’assunzione di persone con disabilità nei luoghi di lavoro continuano a restare inespresse.

Le norme prevedono, accanto alle sanzioni, anche importanti incentivi alle aziende che attivano inserimenti lavorativi: contributi finanziari, sgravi contributivi e il supporto dei servizi pubblici per l’impiego di persone con disabilità. Questi strumenti, pur dimostrando efficacia dove implementati, vengono spesso percepiti come difficili da attivare o scarsamente conosciuti. Nel rapporto impresa-servizi, emerge la necessità di accompagnamento specialistico e consulenza alle aziende, come già sperimentato in territori virtuosi.

Ostacoli e buone pratiche nell’inclusione lavorativa delle persone con disabilità

L’insuccesso parziale delle disposizioni legislative e degli strumenti incentivanti trova spiegazione in una molteplicità di ostacoli, spesso interconnessi. Questi includono pregiudizi culturali, mancanza di accessibilità, carenza di formazione, iter burocratici complessi e assenza di una reale presa in carico personalizzata. Le testimonianze raccolte riportano non solo le difficoltà di ingresso nel mercato del lavoro per disabili e invalidi, ma anche le numerose barriere fisiche e sociali che permangono negli ambienti e che continuano ad alimentare l’isolamento quotidiano – basti pensare alla cronica carenza di parcheggi dedicati o alla mancata vigilanza nel garantire i diritti basilari.

Le criticità si concentrano soprattutto su:

  • Rigidità nelle procedure di selezione e assunzione: molte aziende non si dotano dei necessari strumenti di accoglienza, formazione personalizzata e tutoraggio, scoraggiando i percorsi di inserimento;
  • Assenza di accompagnamento e consulenza specialistica nell’individuazione delle posizioni più consone alle diverse disabilità;
  • Mancanza di strumenti di valutazione multidimensionale e di piani personalizzati di crescita professionale;
  • Scarso utilizzo degli incentivi e debole conoscenza delle buone pratiche già sperimentate sul territorio;
  • Contesto normativo talvolta percepito come troppo complesso, con vincoli eccessivi e procedure amministrative onerose.
Un aspetto chiave, emerso con la recente riforma del sistema di accertamento dell’invalidità, è la centralità del progetto di vita e della valutazione multidimensionale, sostenuta anche da una maggiore partecipazione della rete territoriale degli infermieri e delle figure di comunità. Secondo quanto indicato dal Ministero per le Disabilità, viene così superato un approccio solo burocratico per favorire il disegno di risposte integrate, non frammentate, a tutela della persona e dei suoi bisogni lavorativi e sociali.

Non mancano tuttavia esempi concreti di buone pratiche. Iniziative come il Job Speed Dating promosso dal Comune di Bolzano, con la partecipazione attiva di decine di aziende e candidati, ha dimostrato che percorsi guidati e supportati da professionisti dell’inclusione possono portare a inserimenti effettivi e tangibili. Elementi chiave di queste esperienze virtuose sono:

  • Accompagnamento specialistico a candidati e aziende;
  • Introduzione di figure di Welfare Manager come collegamento tra datore di lavoro e lavoratore con disabilità;
  • Programmi di formazione dedicati sia a imprenditori che a lavoratori;
  • Opportunità offerte in diversi settori, dalla ristorazione al marketing digitale, fino a ruoli amministrativi e direzionali.





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