Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Monoporzioni surgelate sempre più amate dagli italiani ma ci sono rischi per la salute secondo nuovi studi

WhatsApp X Telegram
di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Le monoporzioni surgelate stanno rivoluzionando abitudini e consumi degli italiani, ma studi evidenziano rischi per la salute, tra additivi e sale nascosto, sollevando dubbi su comodità e qualità.

Le monoporzioni surgelate sono ormai un pilastro della dieta di milioni di italiani. Lasagne pronte in cinque minuti, crocchette da infornare, burger vegetali che finiscono in padella senza alcuna preparazione. La comodità ha un prezzo che raramente viene calcolato al momento dell'acquisto. Un prezzo che riguarda la salute, non il portafoglio.

Negli ultimi mesi la comunità scientifica internazionale ha prodotto una mole di ricerche che mettono in relazione il consumo di alimenti ultraprocessati con rischi concreti per l'organismo. Non si tratta di allarmismo generico. Si tratta di dati pubblicati sulle riviste scientifiche più autorevoli al mondo:

  • The Lancet , dicembre 2025 (il più importante)
    Tre articoli pubblicati sulla rivista scientifica più autorevole al mondo, firmati da 43 esperti internazionali tra cui l'italiana Marialaura Bonaccio dell'IRCCS Neuromed di Pozzilli. Conclusioni: il consumo crescente di cibi ultraprocessati è collegato a danni a tutti i principali organi e rappresenta una minaccia urgente per la salute globale. La ricercatrice italiana sottolinea che in Italia la diffusione degli alimenti ultraprocessati sta modificando in profondità il modo di mangiare e di intendere l'alimentazione.
  • British Medical Journal, 2022, confermato nel 2025
    Consumo elevato di cibi ultraprocessati associato a un aumento del rischio di tumore al colon del 30% circa. Lo studio ha analizzato uomini con alto consumo rispetto a quelli con basso consumo, trovando una correlazione significativa.
  • Alzheimer's Dementia, 2026
    Studio australiano (Cardoso et al.) su adulti di mezza età e anziani: il consumo di cibi ultraprocessati è associato a peggioramento della funzione cognitiva e aumento del rischio di demenza.
  • Studio spagnolo, 2023-2025
    Più di 3 porzioni al giorno di cibi ultraprocessati associate a telomeri più corti (segno di invecchiamento cellulare precoce) e maggiore probabilità di malattie cardiovascolari, diabete e alterazioni dei grassi nel sangue.
  • FAO e WHO, Linee guida 2025
    Le due più importanti organizzazioni internazionali sanitarie hanno pubblicato linee guida esplicite che invitano a ridurre il consumo di cibi ultraprocessati come misura di prevenzione primaria delle malattie croniche non trasmissibili.
  • Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri, 2025
    Studio italiano specifico sui meccanismi di danno: i cibi ultraprocessati alterano la composizione del microbiota intestinale, contribuendo all'aumento di peso, all'obesità e a disregolazioni metaboliche.

Lo studio del Lancet che ha acceso i riflettori sul tema a livello globale

Nel dicembre 2025 The Lancet, la rivista scientifica più autorevole al mondo, ha pubblicato tre articoli firmati da 43 esperti internazionali. Tra loro anche una ricercatrice italiana, Marialaura Bonaccio dell'IRCCS Neuromed di Pozzilli. Le conclusioni sono nette. Il consumo crescente di cibi ultraprocessati è collegato a danni a tutti i principali organi e rappresenta una minaccia urgente per la salute globale.

Bonaccio ha sottolineato un aspetto che riguarda da vicino il nostro Paese. In Italia la diffusione degli alimenti ultraprocessati sta modificando in profondità il modo di mangiare e di intendere l'alimentazione. Una trasformazione silenziosa che si consuma pasto dopo pasto, spesso senza che i consumatori ne siano pienamente consapevoli.

Il legame tra ultraprocessati e tumore al colon confermato da nuove analisi

Il British Medical Journal aveva già acceso un campanello d'allarme nel 2022, confermato poi nel 2025. Lo studio ha analizzato il consumo di cibi ultraprocessati tra uomini con abitudini alimentari molto diverse tra loro. Il risultato è un aumento del rischio di tumore al colon di circa il 30% tra chi consuma grandi quantità di questi alimenti rispetto a chi ne consuma poco.

Un dato che si inserisce in un filone di ricerca ormai consolidato, che lega la qualità nutrizionale della dieta quotidiana all'insorgenza di patologie oncologiche a lungo termine.

Cosa emerge dagli studi più recenti su cervello, cuore e invecchiamento cellulare

Non solo intestino. Uno studio australiano pubblicato su Alzheimer's Dementia nel 2026, condotto dal team di Cardoso, ha coinvolto adulti di mezza età e anziani. I risultati mostrano un'associazione tra il consumo di cibi ultraprocessati e il peggioramento della funzione cognitiva, oltre a un aumento del rischio di demenza.

Una ricerca spagnola condotta tra il 2023 e il 2025 ha invece osservato che consumare più di tre porzioni al giorno di cibi ultraprocessati è associato a telomeri più corti, un indicatore di invecchiamento cellulare precoce. Lo stesso studio collega questi consumi a una maggiore probabilità di sviluppare malattie cardiovascolari, diabete e alterazioni dei grassi nel sangue.

Le linee guida internazionali che invitano a ridurre gli ultraprocessati nella dieta

Di fronte a questa mole di evidenze, FAO e WHO hanno pubblicato nel 2025 linee guida esplicite. Le due organizzazioni sanitarie internazionali più importanti al mondo invitano a ridurre il consumo di cibi ultraprocessati come misura di prevenzione primaria delle malattie croniche non trasmissibili.

Anche l'Istituto di Ricerche Farmacologiche Mario Negri ha contribuito con uno studio del 2025 focalizzato sui meccanismi biologici del danno. La ricerca italiana ha evidenziato come i cibi ultraprocessati alterino la composizione del microbiota intestinale, contribuendo all'aumento di peso, all'obesità e a disregolazioni metaboliche.

Chi sono gli esperti che stanno guidando il dibattito scientifico internazionale

Il tema ha attirato alcuni dei nomi più autorevoli della ricerca nutrizionale mondiale. Marialaura Bonaccio dell'IRCCS Neuromed è considerata la massima esperta italiana sull'argomento. Carlos Monteiro dell'Università di San Paolo, in Brasile, è il ricercatore che ha ideato la classificazione NOVA, il sistema che distingue i cibi ultraprocessati dagli altri alimenti ed è oggi lo standard di riferimento a livello internazionale.

Marion Nestle, dell'Università di New York, è tra le voci più autorevoli al mondo sulla relazione tra industria alimentare e salute pubblica ed è citata nello studio pubblicato dal Lancet. Beatrice Boccolini dell'Istituto Superiore di Sanità ha invece concentrato le sue ricerche sull'impatto degli ultraprocessati sulla dieta mediterranea, uno dei modelli alimentari più studiati e apprezzati al mondo.

La distinzione essenziale tra surgelati semplici e surgelati ultraprocessati

Qui si arriva al punto che più interessa chi fa la spesa ogni settimana. Non tutti i surgelati sono uguali. E questa distinzione cambia radicalmente il quadro del rischio.

Da una parte ci sono i surgelati semplici. Verdure, pesce senza panatura, carne senza additivi. Questi prodotti non rientrano nella categoria degli alimenti ultraprocessati. Il processo di surgelazione, se non accompagnato da ingredienti aggiunti o lavorazioni industriali complesse, preserva sostanzialmente il valore nutrizionale dell'alimento fresco. Congelare un piselli o un filetto di merluzzo non equivale a trasformarlo chimicamente.

Dall'altra parte ci sono i surgelati ultraprocessati. Piatti pronti, crocchette, lasagne preconfezionate, nugget, burger vegetali industriali. Questi prodotti rientrano pienamente nella categoria degli ultraprocessati secondo la classificazione NOVA. Accumulano additivi, conservanti, aromi artificiali, zuccheri e grassi aggiunti in quantità difficilmente riproducibili in una cucina domestica. Sono proprio questi prodotti ad accumulare tutti i rischi descritti dagli studi citati sopra.

Come orientarsi tra scaffali del surgelato senza rinunciare alla praticità

La buona notizia è che non serve rinunciare al freezer per proteggere la propria salute. Serve piuttosto imparare a leggere le etichette con maggiore attenzione. Un sacchetto di verdure surgelate resta una scelta nutrizionalmente valida, spesso comparabile al prodotto fresco, e in alcuni casi persino più ricca di nutrienti grazie alla surgelazione immediata dopo la raccolta.

Il problema riguarda i piatti pronti che promettono di risolvere la cena in pochi minuti. Più lunga è la lista degli ingredienti, più alta è la probabilità che il prodotto rientri nella categoria a rischio. Un consiglio pratico è privilegiare surgelati con pochi ingredienti riconoscibili, evitando quelli con elenchi che includono sigle, addensanti e aromi generici.






Leggi anche

Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...