Ci sono diversi vizi procedurali e formali che possono portare all'annullamento del verbale, anche quando l'eccesso di velocità è oggettivamente avvenuto. Tre motivi in particolare stanno guadagnando terreno nei ricorsi presentati davanti al Giudice di Pace: la banchina stretta, il cartello generico e la distanza sbagliata da un incrocio.
Chi riceve una multa da autovelox spesso pensa che non ci sia più nulla da fare, ma non è così. La giurisprudenza degli ultimi anni ha individuato diversi vizi procedurali e formali che possono portare all'annullamento del verbale, anche quando l'eccesso di velocità è oggettivamente avvenuto. Tre motivi in particolare stanno guadagnando terreno nei ricorsi presentati davanti al Giudice di Pace: la banchina stretta, il cartello generico e la distanza sbagliata da un incrocio. Vediamo nel dettaglio cosa significano e come possono essere utilizzati per contestare una sanzione.
Il Codice della Strada stabilisce regole molto precise su come deve essere installato un autovelox di rilevamento della velocità e su come deve essere segnalata la sua presenza agli automobilisti. Non basta, infatti, che l'apparecchio registri correttamente la velocità del veicolo: occorre anche che l'intera procedura, dal posizionamento della strumentazione alla segnaletica di preavviso, rispetti requisiti tecnici e formali stringenti.
Quando uno di questi requisiti non viene rispettato, il verbale può essere impugnato e, in molti casi, dichiarato nullo dal giudice. È bene ricordare che l'onere di dimostrare la corretta installazione e taratura del dispositivo spetta all'ente accertatore, mentre l'automobilista può limitarsi a evidenziare le irregolarità riscontrate sul luogo dell'infrazione.
Il primo motivo di annullamento riguarda la larghezza della banchina nel punto in cui è installato l'autovelox. Le norme tecniche di settore prevedono che, per garantire la sicurezza degli utenti della strada e degli stessi operatori, il dispositivo debba trovarsi in una posizione che non comprometta la normale circolazione né costituisca un pericolo per chi transita.
Quando la banchina è troppo stretta, o addirittura assente, l'installazione dell'apparecchiatura può risultare non conforme alle prescrizioni previste dal regolamento di attuazione del Codice della Strada e dalle direttive ministeriali sul posizionamento degli strumenti di controllo elettronico della velocità. In pratica, se il verbale non fornisce prova della presenza di uno spazio adeguato che consenta il posizionamento in sicurezza del dispositivo (e dell'eventuale personale addetto), può essere sollevata un'eccezione di irregolarità del sito di installazione.
Questo aspetto viene spesso verificato attraverso sopralluoghi, fotografie dei luoghi, planimetrie stradali o perizie tecniche di parte, strumenti che l'automobilista può utilizzare per dimostrare, in sede di ricorso, che le condizioni della carreggiata non erano idonee a un'installazione regolare.
Il secondo motivo riguarda la segnaletica di preavviso. La legge impone che la presenza di un autovelox venga segnalata in modo chiaro, visibile e non equivoco, con cartelli posti a una distanza adeguata dal punto di rilevamento, così da consentire al conducente di adeguare tempestivamente la propria condotta di guida.
Il problema nasce quando il cartello utilizzato è generico, ovvero non indica in modo specifico il tipo di controllo in atto (velocità, semaforo, corsia riservata) oppure non riporta indicazioni sufficienti a permettere all'automobilista di comprendere realmente cosa lo attende. Un segnale troppo vago, sbiadito, mal posizionato o privo dei dati minimi richiesti (come la distanza dal dispositivo o il tipo di controllo elettronico effettuato) può essere considerato inidoneo a svolgere la sua funzione informativa.
Questo principio si fonda su un'idea di fondo: la finalità dell'autovelox non è quella di punire, ma di prevenire le violazioni, inducendo l'automobilista a moderare la velocità. Se il conducente non è messo in condizione di sapere, con ragionevole anticipo, che si sta avvicinando a una zona controllata, viene meno la funzione dissuasiva del dispositivo e, di conseguenza, la legittimità della sanzione applicata.
Diversi ricorsi accolti negli ultimi tempi si sono basati proprio sulla dimostrazione, tramite fotografie o testimonianze, che il cartello presente sul luogo non rispettava gli standard richiesti in termini di contenuto, dimensioni o collocazione.
Il terzo motivo di annullamento riguarda la posizione dell'autovelox rispetto a un incrocio. Secondo le regole generali della circolazione, un limite di velocità segnalato da un cartello perde efficacia una volta superato un incrocio, salvo che non venga ripetuto subito dopo l'intersezione stessa. Questo perché chi proviene da una strada laterale non ha potuto vedere il cartello posizionato prima dell'incrocio e, dunque, non può essere ritenuto responsabile di una violazione che non era in condizione di conoscere.
Quando un autovelox viene installato dopo un incrocio senza che il limite di velocità sia stato ripetuto con apposita segnaletica, la rilevazione può risultare priva di base giuridica, perché nel tratto di strada interessato il limite indicato dal cartello precedente non era più vigente per tutti i veicoli in transito. Lo stesso vale quando la distanza tra il cartello e il dispositivo, oppure tra il cartello e l'incrocio, non rispetta le distanze minime previste dalla normativa tecnica.
Questo motivo di ricorso è particolarmente efficace nei centri urbani e nelle strade extraurbane con numerosi svincoli, dove è più facile che si verifichi una situazione di questo tipo. Anche in questo caso, la prova può essere fornita attraverso rilievi fotografici, mappe stradali e, se necessario, perizie tecniche che ricostruiscano con precisione la sequenza tra cartello, incrocio e postazione di controllo.
Chi ritiene di aver ricevuto un verbale viziato da uno di questi tre motivi può presentare ricorso seguendo due strade alternative:
Per impostare un ricorso efficace basato su uno di questi tre motivi, è consigliabile:
Affidarsi a professionisti esperti, raccogliere tempestivamente prove fotografiche e documentali, e rispettare le scadenze previste dalla legge sono passaggi essenziali per aumentare le probabilità di successo. In un contesto in cui i controlli elettronici della velocità sono sempre più diffusi, conoscere questi strumenti di tutela può fare la differenza tra il pagamento di una sanzione e il suo legittimo annullamento.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...