Sulle strade italiane sta arrivando una nuova generazione di occhi elettronici: è la rivoluzione degli autovelox con intelligenza artificiale, già in fase di sperimentazione. Si tratta di dispositivi che vedono tutto, ma non possono ancora multare tutto.
Sulle strade italiane sta arrivando una nuova generazione di occhi elettronici. Non più semplici scatole capaci di misurare la velocità, ma veri e propri sistemi di visione artificiale in grado di riconoscere in tempo reale chi usa il cellulare alla guida, chi non indossa la cintura, chi occupa la corsia sbagliata e persino chi circola senza assicurazione o revisione in regola. È la rivoluzione degli autovelox con intelligenza artificiale, già in fase di sperimentazione su alcune arterie strategiche come la Fi.Pi.Li, la superstrada che collega Firenze, Pisa e Livorno.
C'è però un paradosso che in pochi raccontano fino in fondo. Questi dispositivi vedono tutto, ma non possono ancora multare tutto. La tecnologia corre più veloce delle norme che dovrebbero regolarla, e questo scarto sta creando una zona grigia che riguarda milioni di automobilisti.
Un autovelox intelligente non è solo un misuratore di velocità. È un sistema composto da telecamere ad alta risoluzione, sensori e software di visione artificiale capaci di analizzare in pochi istanti immagini e comportamenti di guida. Oltre alla velocità istantanea, questi apparecchi possono rilevare:
Il punto che quasi nessuno mette in evidenza è semplice quanto sorprendente: a oggi, in Italia, nessun dispositivo è omologato per multare automaticamente chi utilizza il cellulare alla guida o non indossa la cintura. Le telecamere possono registrare l'infrazione, ma senza una pattuglia che fermi materialmente il veicolo, quella sanzione non può arrivare per via automatica.
In altre parole, l'occhio elettronico osserva, riconosce, cataloga. E' affidabile. Ma non può ancora tradurre quella osservazione in un verbale valido a livello legale, almeno non per le infrazioni diverse dal semplice eccesso di velocità. La distanza tra ciò che la tecnologia sa fare e ciò che la legge consente di fare rappresenta il cuore del paradosso italiano.
Questo scollamento non è casuale. Deriva da un impianto normativo rimasto fermo per decenni e solo di recente aggiornato, ma solo su un fronte specifico: quello, appunto, della velocità.
Un passaggio fondamentale per comprendere la situazione attuale è il decreto del Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti dell'8 giugno 2026, pubblicato in Gazzetta Ufficiale l'11 luglio e in vigore dal giorno successivo. Si tratta di un provvedimento atteso da oltre trent'anni, dal momento che la disciplina organica su omologazione, taratura e verifiche periodiche degli autovelox non era mai stata definita in modo chiaro dal 1992 a oggi.
Il decreto ha prodotto un effetto immediato e concreto: dopo un censimento nazionale, circa 2.856 dispositivi risultano attivi, mentre oltre 1.200 apparecchi sono stati spenti perché non conformi alle nuove regole. In precedenza il Ministero aveva parlato di quasi undicimila dispositivi informalmente rilevati sul territorio nazionale, a fronte di appena un migliaio automaticamente omologati secondo i criteri corretti. Un divario enorme, che per anni ha alimentato ricorsi, contenziosi e incertezza giuridica su moltissime multe.
Il nuovo testo stabilisce che ogni apparecchio debba superare una procedura di omologazione del prototipo, seguita da taratura iniziale e verifiche periodiche di funzionalità, con l'obbligo di garantire l'autenticità e l'integrità dei dati digitali attraverso sistemi di crittografia e firma digitale. È un impianto pensato per blindare il sistema sanzionatorio contro i vizi di forma che in passato hanno permesso a molti automobilisti di vincere i ricorsi contro le multe.
Il problema è che questa disciplina, per ora, riguarda solo il controllo della velocità. Le funzioni aggiuntive legate all'intelligenza artificiale, come il riconoscimento del cellulare alla guida o delle cinture slacciate, restano fuori da qualsiasi procedura di omologazione formale. Ecco perché, tecnicamente, quei dati possono essere raccolti ma non ancora utilizzati per sanzionare in automatico.
La confusione tra apparecchi approvati e apparecchi omologati ha già generato una giurisprudenza molto discussa. Un'ordinanza della Corte di Cassazione del marzo 2026 è stata letta da alcuni come una conferma della validità dei verbali quando il dispositivo risulti comunque verificato e tarato, anche in assenza di una omologazione formale in senso stretto. Si tratta però di un terreno ancora instabile, perché il nuovo decreto non ha effetto retroattivo automatico sui ricorsi relativi a violazioni accertate prima del 12 luglio 2026.
Questo significa che chi riceve una multa dovrebbe sempre verificare alcuni elementi essenziali prima di decidere se pagare o presentare ricorso:
Il tema degli autovelox intelligenti non riguarda solo il diritto della strada, ma tocca direttamente la normativa europea sull'intelligenza artificiale. L'uso di sistemi di IA nel controllo del traffico rientra tra gli ambiti considerati ad alto rischio dal Regolamento europeo, soprattutto quando l'elaborazione dei dati può portare a conseguenze sanzionatorie per i cittadini. Questo comporta obblighi stringenti in termini di tracciabilità dei sistemi, supervisione umana sulle decisioni automatizzate e gestione rigorosa dei dati personali raccolti dalle telecamere.
C'è poi una questione più ampia, di natura politica prima ancora che tecnica. Una cosa è fermare un automobilista che percorre a novanta chilometri orari una strada urbana con limite di cinquanta. Un'altra cosa è costruire una rete di sorveglianza continua, capace di raccogliere immagini e informazioni su migliaia di veicoli ogni giorno. La sicurezza stradale resta senza dubbio un interesse pubblico primario, ma per essere accettata dai cittadini deve fondarsi su trasparenza, proporzionalità e verificabilità dei controlli.
Il quadro attuale è quindi quello di una tecnologia matura, già installata e già in sperimentazione su alcune tratte italiane, che attende però il completamento del percorso normativo per poter essere pienamente operativa su tutte le sue funzioni. È realistico immaginare che nei prossimi mesi il Ministero delle Infrastrutture intervenga con provvedimenti specifici anche per l'omologazione delle funzioni legate all'IA, seguendo lo stesso schema già adottato per la velocità: definizione dei requisiti tecnici, procedure di taratura, verifiche periodiche e regime transitorio per gli apparecchi già installati.
Fino a quel momento, il paradosso resterà in piedi. Le telecamere di ultima generazione continueranno a vedere distrazioni, cinture slacciate e comportamenti scorretti alla guida, ma non potranno ancora multare automaticamente chi commette queste infrazioni, se non attraverso l'intervento diretto delle forze dell'ordine. Per gli automobilisti italiani, la raccomandazione resta la stessa di sempre: guidare con prudenza, indipendentemente da cosa un algoritmo sia o meno autorizzato a sanzionare in questo momento.
Gli autovelox con IA possono già multare chi usa il cellulare alla guida? No. Ad oggi in Italia nessun dispositivo risulta omologato per sanzionare in automatico l'uso del cellulare al volante. La rilevazione può avvenire, ma la multa richiede l'intervento diretto di un agente.
Cosa cambia con il decreto MIT dell'8 giugno 2026? Il decreto introduce per la prima volta una disciplina organica su omologazione, taratura e verifiche periodiche degli autovelox, ma riguarda esclusivamente il controllo della velocità, non le altre funzioni basate sull'intelligenza artificiale.
Come faccio a sapere se l'autovelox che mi ha multato è regolare? È possibile verificare se il dispositivo rientra nell'elenco degli apparecchi omologati contenuto nell'Allegato B del decreto, controllare la validità della taratura e chiedere conferma delle verifiche periodiche di funzionalità, eventualmente rivolgendosi a un legale.
Le multe emesse prima di luglio 2026 restano valide? Dipende dal singolo caso. Il decreto non ha effetto retroattivo automatico sui ricorsi relativi a violazioni accertate prima della sua entrata in vigore, quindi ogni situazione va valutata sulla base dei documenti e del verbale specifico.
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...