In Italia oltre una casa su tre presenta una qualche forma di difformità edilizia, cioè una discrepanza tra lo stato reale dell'immobile e quanto risulta dai titoli abilitativi depositati in Comune: cosa fare per sanare
In Italia oltre una casa su tre presenta una qualche forma di difformità edilizia, cioè una discrepanza tra lo stato reale dell'immobile e quanto risulta dai titoli abilitativi depositati in Comune. Un dato che dovrebbe far riflettere chiunque stia per acquistare, vendere o ereditare un immobile, perché una difformità non sanata può bloccare un rogito, ridurre il valore di mercato dell'abitazione o esporre il proprietario a sanzioni amministrative e, nei casi più gravi, penali.
Una difformità edilizia è qualsiasi differenza tra la configurazione reale di un immobile (planimetria, destinazione d'uso, volumetria, distribuzione interna) e quella descritta nei titoli edilizi depositati presso l'ufficio tecnico del Comune di competenza. Si tratta di un concetto più ampio rispetto all'abuso edilizio vero e proprio, perché comprende sia irregolarità minori sia veri e propri illeciti.
Le difformità più comuni riguardano:
Il fenomeno ha radici storiche e affonda le sue cause in diversi fattori strutturali del patrimonio immobiliare italiano:
Il primo passo consiste nel presentare una richiesta di accesso agli atti presso l'ufficio tecnico o l'ufficio urbanistica del Comune dove si trova l'immobile. In questo modo si ottiene copia del fascicolo edilizio, con tutti i titoli abilitativi rilasciati nel tempo: licenze edilizie, concessioni, permessi di costruire, SCIA e CILA.
Un tecnico abilitato, come un geometra, architetto o ingegnere, può effettuare un sopralluogo e confrontare la planimetria depositata al Catasto con la reale configurazione dell'immobile. Questo confronto permette di individuare rapidamente eventuali discordanze tra progetto e realtà.
Esistono due livelli di verifica di conformità distinti ma complementari:
Chi sta per acquistare casa dovrebbe sempre richiedere, prima del compromesso, una verifica tecnica approfondita che includa il controllo dei titoli edilizi, delle planimetrie catastali e degli eventuali vincoli presenti sull'area (paesaggistici, sismici, idrogeologici). Questo passaggio evita brutte sorprese al momento del rogito, quando il notaio è tenuto a rifiutarsi di procedere in presenza di difformità non dichiarate.
Quando viene individuata una difformità, la legge italiana prevede diversi strumenti per sanare la situazione, con procedure e costi differenti a seconda della gravità dell'irregolarità riscontrata.
Disciplinata dall'articolo 36 del Testo Unico dell'Edilizia, la sanatoria ordinaria si applica quando l'intervento realizzato è conforme alla normativa urbanistica vigente sia al momento della costruzione sia al momento della richiesta di sanatoria. È il cosiddetto principio della doppia conformità. In questo caso il proprietario paga una sanzione amministrativa, generalmente commisurata al doppio degli oneri di costruzione, e ottiene il titolo in sanatoria.
Per le difformità di minore entità, come piccole modifiche interne non soggette a permesso di costruire, è possibile presentare una CILA in sanatoria (Comunicazione di Inizio Lavori Asseverata) o una SCIA in sanatoria (Segnalazione Certificata di Inizio Attività). Queste procedure comportano sanzioni pecuniarie generalmente più contenute rispetto alla sanatoria ordinaria e sono pensate per interventi di edilizia libera o comunque di lieve impatto.
Quando l'abuso riguarda opere più significative, come ampliamenti volumetrici o nuove costruzioni realizzate senza titolo, occorre richiedere un vero e proprio permesso di costruire in sanatoria. La sanzione economica in questo caso è più elevata e il rilascio del titolo è subordinato alla verifica che l'opera rispetti tutti i parametri urbanistici ed edilizi attualmente vigenti.
Accanto alla sanatoria ordinaria, la giurisprudenza amministrativa ha elaborato negli anni il concetto di sanatoria giurisprudenziale (o doppia conformità attenuata), applicabile in casi particolari dove, pur non ricorrendo tutti i presupposti della sanatoria ordinaria, i giudici hanno riconosciuto la possibilità di regolarizzare l'immobile sulla base di specifiche circostanze. Si tratta però di uno strumento non uniformemente riconosciuto da tutti i Comuni, ed è quindi consigliabile rivolgersi a un tecnico esperto della materia prima di percorrere questa strada.
In alcuni casi, quando la demolizione dell'opera abusiva risulterebbe pregiudizievole per la stabilità dell'edificio o di parti circostanti, è prevista la fiscalizzazione dell'abuso, ovvero il pagamento di una sanzione pecuniaria sostitutiva della demolizione. Questa soluzione, prevista dall'articolo 34 del DPR 380/2001, si applica solo in casi specifici e non equivale a una vera e propria sanatoria del titolo.
Se dai controlli emerge una difformità, la strategia migliore è non ignorarla. Le difformità non sanate tendono infatti a complicarsi nel tempo, soprattutto in vista di una futura vendita, successione o richiesta di mutuo. I passaggi consigliati sono:
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...