La settimana corta prevista dal CCNL Sanità 2022-2024 offre nuove possibilità di organizzazione del lavoro: quali sono i benefici, limiti, criteri di adesione previsti per il comparto
Negli ultimi anni, il dibattito sulla settimana corta nei luoghi di lavoro pubblici e privati si è intensificato anche in Italia, seguendo l’esperienza di altri Paesi europei. Il settore della sanità affronta sfide peculiari che richiedono particolare attenzione all’organizzazione dell’orario, per garantire l’equilibrio tra qualità dei servizi e benessere dei lavoratori. In quest’ottica, il nuovo Contratto Collettivo Nazionale di Lavoro (CCNL) Sanità 2022-2024 ha aperto la strada a una formula sperimentale di settimana breve, finalizzata a favorire un migliore bilanciamento tra vita professionale e personale. Questa innovazione viene introdotta in aggiunta a numerosi altri interventi in materia di welfare e tutele, suscitando interesse e discussione all’interno della platea degli operatori sanitari.
Tra le principali innovazioni normative introdotte dal nuovo Ccnl Sanità 2022-2024, si registra la possibilità di concentrare le 36 ore settimanali in quattro giornate anziché cinque, rendendo la settimana breve una realtà sperimentale anche nel settore sanitario. Questo strumento, che si innesta in un contesto europeo ricco di sperimentazioni analoghe, comporta una ridefinizione dei tempi di lavoro con ricadute su turni e organizzazione interna.
Nel dettaglio, i dipendenti che vi aderiscono possono distribuire l’intero monte orario settimanale su quattro giorni da nove ore ciascuno, mantenendo inalterata la durata complessiva. Laddove applicata, la settimana corta non implica una diminuzione del monte ore settimanale né una riduzione dello stipendio, ma prevede una rimodulazione della giornata lavorativa. Lo scopo dichiarato di tale misura è agevolare la conciliazione dei tempi di vita e lavoro senza intaccare la qualità e la continuità dell’assistenza. Parallelamente all’orario flessibile, il contratto introduce ulteriori strumenti a favore della conciliazione, come le ferie fruibili a ore, il ricorso a periodi di part-time temporanei e l’accesso agevolato allo smart working per situazioni di disabilità o cura di familiari fragili.
L’accordo nazionale definisce la formula breve come una soluzione “in via sperimentale e previa adesione volontaria”, e rimanda alla fase aziendale l’effettiva adozione, affidata al dialogo con le rappresentanze sindacali. Restano diverse le cautele previste per evitare ricadute negative sui servizi assistenziali, con particolare attenzione alle aree più sensibili, come i reparti emergenza e urgenza o i servizi ad alta intensità assistenziale.
Sul piano sindacale e istituzionale, tale iniziativa è stata salutata come una prima risposta concreta ai mutamenti nei bisogni organizzativi e nei diritti di equilibrio vita-lavoro, pur restando una misura di carattere non strutturale e soggetta a possibili revisioni sulla base delle evidenze raccolte nella fase sperimentale.
La fruibilità della settimana breve nel nuovo assetto contrattuale sanitario risulta subordinata a criteri ben precisi, con platea e modalità di accesso regolati da disposizioni specifiche e, talvolta, da accordi decentrati.
Il provvedimento non introduce, infatti, un diritto soggettivo universale, ma definisce il ricorso alla settimana breve come opzione volontaria, attivabile esclusivamente a seguito di confronto sindacale e solo in presenza di condizioni organizzative compatibili.
L’accordo nazionale precisa che le condizioni per accedere sono:
La struttura della settimana breve nel comprato della sanità si articola secondo una disciplina chiara in merito all’organizzazione dei turni, all’adesione e al coinvolgimento delle rappresentanze dei lavoratori. L’orario rimane identico nel monte ore settimanale, 36 ore, ma viene erogato su quattro giornate lavorative da nove ore ciascuna. Questa articolazione comporta una dilatazione della durata giornaliera, rendendo indispensabile la gestione attenta dei carichi di lavoro e delle pause.
L’adesione è sempre su base volontaria e può essere soggetta a revoca. La partecipazione alla sperimentazione, inoltre, viene valutata dagli uffici del personale e deve tener conto dei bisogni organizzativi: non tutti i reparti o le sedi possono adottare la formula, che richiede copertura assicurata su tutti i turni e massimo equilibrio tra esigenze individuali e collettive. In particolare:
L’introduzione della settimana breve si inserisce in un quadro più ampio di politiche di conciliazione tra tempi di vita e lavoro. I primi dati e le esperienze raccolte testimoniano che, laddove adottata, la misura ha facilitato la riorganizzazione dei tempi personali dei lavoratori, contribuendo a una maggiore soddisfazione e a un più efficace recupero psico-fisico. A livello individuale, la possibilità di disporre di un giorno supplementare libero consente di gestire meglio responsabilità familiari, formazione e impegni personali, soprattutto per quei dipendenti che si trovano in condizioni di carico assistenziale o fragilità.
Dal punto di vista dei servizi sanitari, tuttavia, l’impatto va attentamente governato. Gli studi e le analisi delle prime fasi applicative rivelano alcune sfide, tra cui: