Soglia per i forfettari aumentata a 100mila euro: cosa ha deciso il governo, perché l’esenzione Iva richiede il via libera Ue e quali sono i due nodi su regole e decorrenza.
Per milioni di lavoratori autonomi la notizia è di quelle che si aspettavano da tempo. Con l'approvazione della prima bozza della Manovra Finanziaria 2027, il governo ha deciso di aumentare da 85mila a 100mila euro la soglia per rimanere nel regime forfettario, ampliando la platea di professionisti e ditte individuali che possono beneficiare dell’imposta sostitutiva agevolata. Ma tra l’annuncio e l’applicazione concreta c’è ancora una distanza, e a misurarla sono due questioni aperte: le regole operative e l’effettiva decorrenza della misura.
Il regime forfettario è oggi il sistema fiscale agevolato più diffuso tra gli autonomi italiani. Prevede un’imposta sostitutiva con aliquota ridotta, un calcolo semplificato del reddito imponibile attraverso un coefficiente di redditività e un numero ridotto di adempimenti. Il limite di ricavi e compensi per accedervi, e per restarvi, è attualmente fissato a 85mila euro.
La decisione presa in Manovra 2027 è quella di portare questo tetto a 100mila euro. Per chi lavora in proprio significa poter crescere con il fatturato senza vedersi scattare immediatamente il passaggio al regime ordinario, che comporta Irpef a scaglioni, addizionali, Irap in alcuni casi e una gestione contabile più onerosa. Per molti professionisti la fascia tra 85mila e 100mila euro rappresentava una sorta di muro: superarla voleva dire pagare molte più tasse a parità di lavoro svolto.
L’innalzamento della soglia risponde quindi a un’esigenza concreta: evitare che il fisco penalizzi chi aumenta l’attività e, di fatto, sostenere la crescita dei piccoli imprenditori e dei liberi professionisti.
Qui si arriva al punto più delicato. Il regime forfettario italiano non riguarda solo le imposte sul reddito, ma comprende anche un trattamento particolare ai fini Iva: chi vi rientra non applica l’Iva in fattura e non la detrae sugli acquisti. Si tratta di una franchigia che l’Italia può riconoscere solo entro i limiti fissati dalla disciplina dell’Unione europea, che per le piccole imprese ammette un tetto massimo di 85mila euro.
Per questo motivo la parte della misura legata all’esenzione Iva non può entrare in vigore con una semplice decisione nazionale. Serve l’autorizzazione della Commissione europea, e il governo ha un anno di tempo per trattare con Bruxelles. In altre parole, l’Italia potrà decidere in autonomia sull’imposta sostitutiva sul reddito, ma per estendere l’esenzione dall’Iva fino a 100mila euro dovrà ottenere una deroga, con un negoziato che potrebbe richiedere tempo e che non ha un esito scontato.
Non è la prima volta che la questione si pone. Anche in passato gli aumenti della soglia del forfettario sono stati accompagnati da richieste di autorizzazione alle istituzioni europee, a conferma del fatto che il margine di manovra di Roma sull’Iva è limitato dal quadro comunitario.
Nelle ricostruzioni delle ultime settimane è emersa un’ipotesi che avrebbe effetti molto concreti sulla vita quotidiana dei forfettari: l’applicazione dell’Iva in fattura per la parte di ricavi che supera gli 85mila euro.
Il meccanismo, per come viene descritto, sarebbe un modo di conciliare due esigenze. Da un lato si estenderebbe l’agevolazione sulle imposte dirette fino a 100mila euro. Dall’altro si rispetterebbe il limite europeo sulla franchigia Iva, applicando l’imposta sul valore aggiunto alle operazioni che eccedono la soglia comunitaria.
Per un professionista questo vorrebbe dire dover gestire, nella fascia tra 85mila e 100mila euro, fatture con Iva, con tutto ciò che ne consegue: registri, liquidazioni periodiche, dichiarazione annuale e, probabilmente, un diverso impatto sulla competitività verso clienti che non possono detrarre l’imposta, come i privati.
Attenzione però: si tratta, al momento, di ricostruzioni. Sarà il testo definitivo a dover chiarire se questa impostazione verrà davvero adottata, con quali modalità e da quale momento. Finché il provvedimento non sarà pubblicato nella sua versione finale, qualsiasi calcolo di convenienza va considerato provvisorio.
Il primo nodo da sciogliere riguarda come funzionerà nella pratica la nuova soglia. Le domande a cui il testo dovrà rispondere sono diverse e tutt’altro che secondarie.
1. Come si calcola il superamento della soglia. Bisognerà capire se i 100mila euro valgono come limite unico oppure se resteranno due livelli distinti, con una prima soglia a 85mila euro oltre la quale cambiano gli obblighi Iva e una seconda a 100mila euro oltre la quale si esce dal regime.
2. Quando scatta l’obbligo di Iva in fattura. Se l’ipotesi dell’Iva sopra gli 85mila euro verrà confermata, resta da stabilire se l’imposta si applichi solo alle fatture emesse dopo il superamento della soglia o se sia previsto un meccanismo diverso, e come si gestiscano le operazioni a cavallo tra due anni.
3. Il trattamento dell’Iva sugli acquisti. Un forfettario che applica l’Iva in fattura per una parte del fatturato potrebbe avere diritto, almeno in parte, alla detrazione sugli acquisti. Il testo dovrà dire se e come.
4. Gli obblighi dichiarativi e contabili. Registri Iva, liquidazioni, comunicazioni periodiche e dichiarazione annuale: capire quali adempimenti si aggiungono è essenziale per valutare il costo reale della misura, anche in termini di compensi al commercialista.
5. Il raccordo con le altre condizioni di accesso. Restano da verificare le interazioni con gli altri requisiti del regime, come i limiti legati ai redditi da lavoro dipendente o da pensione e le cause di esclusione già previste.
Finché queste regole non saranno scritte nero su bianco, i professionisti che si avvicinano agli 85mila euro di ricavi non potranno pianificare con sicurezza.
Il secondo nodo riguarda i tempi di entrata in vigore reali. Qui l’incertezza nasce proprio dal doppio binario descritto sopra.
Da una parte c’è la parte tecnica della misura, cioè l’innalzamento della soglia per l’imposta sostitutiva al 15%, che dipende solo dal legislatore italiano. Dall’altra c’è la parte legata all’esenzione Iva, subordinata all’autorizzazione europea e a una trattativa per la quale il governo ha un anno di tempo.
Questo apre diversi scenari. La soglia a 100mila euro potrebbe diventare operativa per intero e subito, se il testo prevedesse l’Iva in fattura oltre gli 85mila euro, perché in quel caso non servirebbe la deroga europea. Oppure la misura potrebbe essere a scaglioni, con un’entrata in vigore parziale in attesa del via libera di Bruxelles. Infine, la decorrenza potrebbe essere agganciata all’anno d’imposta successivo, con effetti che si vedrebbero solo nelle dichiarazioni future.
Per chi sta per superare gli 85mila euro nel corso dell’anno, la differenza è enorme: sapere se il superamento comporta l’uscita dal regime, l’applicazione dell’Iva o nessuna conseguenza cambia radicalmente le scelte su fatturazione, incassi e investimenti.
In attesa del testo definitivo, la prudenza è d’obbligo. Ecco alcuni consigli operativi per chi è in regime forfettario o sta valutando di aprirlo:
Il Dott. Ugo Terenzi è un esperto consulente senior con oltre 15 anni di esperienza nel campo della gestione delle Partite IVA. Attualmente opera a Roma, dove supporta professionisti e imprenditori nell’organizzazione delle loro attività fiscali e nella pianificazione finanziaria. Nel corso della sua carriera ha affiancato numerosi clienti, offrendo indicazioni pratiche per affrontare le normat...