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Partite iva forfettarie e flat tax a 100mila euro, perché potrebbe essere cancellata la nuova legge in Manovra Finanziaria 2027

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il
Partite iva forfettarie e flat tax a 100mila euro, perché potrebbe essere cancellata la nuova legge in Manovra Finanziaria 2027

Partite Iva forfettarie e flat tax a 100mila euro: perché potrebbe essere cancellata la nuova legge in Manovra Finanziaria 2027, tra la contrarietà dell’Ue e la necessità di trovare risorse per altre priorità.

Per centinaia di migliaia di partite Iva forfettarie la novità più attesa della Legge di Bilancio 2027 è l’aumento della soglia a 100mila euro per restare nel regime con flat tax al 15%. Una misura che il Governo ha inserito nel testo, ma che ora rischia di non arrivare al traguardo del 31 dicembre. Sono due i motivi principali che potrebbero portare alla sua cancellazione: la posizione contraria dell’Unione europea e la necessità di recuperare risorse per interventi ritenuti più importanti, dopo le polemiche seguite alla prima bozza della Manovra e ai tagli decisi.

Cosa prevede la Manovra 2027 sul regime forfettario a 100mila euro

Oggi il limite di ricavi o compensi per accedere e rimanere nel regime forfettario è di 85mila euro. Dal 1° gennaio 2027, secondo il testo della Manovra, la soglia salirebbe a 100mila euro per quanto riguarda l’imposta sul reddito. La misura è contenuta nella Legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, una Manovra da circa 26 miliardi di euro. 

Il punto delicato è l’Iva. Il regime forfettario garantisce, infatti, anche l’esonero dagli adempimenti Iva, ma qui entra in gioco il diritto europeo. Come ricordano diversi approfondimenti, la direttiva (UE) 2020/285 fissa a 85.000 euro il massimo della franchigia IVA ed è per questo che nelle prime ipotesi si parlava di applicare l’Iva sulle operazioni tra 85mila e 100mila euro.

Nel testo finale il Governo ha scelto una strada diversa: la soglia di ricavi sale da 85mila a 100mila euro, con un anno di tempo per ottenere dalla Commissione europea l’autorizzazione all’esonero IVA. In altre parole, l’esenzione Iva è garantita solo per il 2027, e per gli anni successivi sarà necessaria una deroga dalla Commissione europea. 

Già questo dettaglio mostra quanto la norma sia appesa a un filo: senza il via libera di Bruxelles, la soglia a 100mila euro rischia di perdere gran parte del suo valore pratico per chi la supera.

I due motivi per cui la soglia a 100mila euro potrebbe essere cancellata

Il testo approvato dal Governo non è ancora legge. La Manovra deve passare dal Parlamento, dove può essere modificata, e deve fare i conti con il parere della Commissione europea. Entro il 30 novembre è atteso il parere ufficiale di Bruxelles, mentre l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2027 da parte di Camera e Senato è prevista entro il 31 dicembre. In questa finestra di poche settimane la norma sul forfettario può essere ridimensionata, rinviata o stralciata. 

Primo motivo: la posizione contraria dell’Ue alla misura

Il primo ostacolo all'aumento della soglia forfettaria da 85mila a 100mila euro è l’Europa. La Commissione ha sempre guardato con diffidenza ai regimi di franchigia Iva che superano i limiti fissati dalla direttiva, e un innalzamento a 100mila euro va proprio in quella direzione. L’Italia non può decidere da sola: per estendere l’esonero Iva oltre la soglia europea serve una deroga autorizzata dal Consiglio Ue su proposta della Commissione, con tempi e condizioni che non dipendono da Roma.

Ci sono almeno tre ragioni per cui questo fronte può diventare decisivo.

  1. Il precedente delle regole Iva. La direttiva è chiara sul tetto dei 85mila euro. Chiedere una deroga per 100mila euro significa aprire un negoziato su un principio che Bruxelles considera importante per la concorrenza tra imprese e per l’uniformità del mercato interno.
  2. Il contesto negoziale più ampio. L’Italia sta già trattando con l’Ue su temi molto più pesanti, dalla flessibilità sui conti per energia e difesa alle bollette. In un quadro del genere, il Governo potrebbe preferire non spendere capitale politico su una misura che Bruxelles non ama, pur di ottenere altro.
  3. Il rischio di incertezza normativa. Anche se la soglia restasse nel testo, un’esenzione Iva valida solo per il 2027 e condizionata a una futura autorizzazione creerebbe un regime a scadenza, poco adatto a chi deve pianificare l’attività. Una norma così fragile può spingere il Parlamento a eliminarla o a riscriverla in modo molto più prudente.
Se Bruxelles dovesse esprimere un parere negativo o mantenere una linea rigida nel parere di fine novembre, per il Governo sarebbe difficile difendere l’intera misura così com’è.

Secondo motivo: servono soldi per fare altro, di più importante

Il secondo fattore è tutto politico ed economico. La Manovra 2027 è nata tra molte tensioni e la prima bozza ha sollevato polemiche per i tagli decisi. Tra le coperture figurano oltre 4,6 miliardi dal settore bancario e finanziario e tagli per 4,7 miliardi ai ministeri, mentre sul fronte della scuola si è parlato di 7mila docenti e Ata in meno, con opposizioni e sindacati all’attacco. Sono scelte che hanno acceso il confronto anche dentro la maggioranza: nei giorni del vertice di fine ottobre si è registrato un malumore crescente, sia in Forza Italia sia in Fratelli d’Italia su alcuni dossier, a partire dal taglio dell’Irpef. 

In questo clima, ogni euro conta. L’innalzamento della soglia del forfettario ha un costo per le casse pubbliche: chi resta nella tassa piatta al 15% paga meno rispetto al regime ordinario, e con una platea più larga il gettito si riduce. C’è poi un effetto indiretto sui territori, perché Comuni e Regioni rischiano di perdere entrate Irpef se più contribuenti restano nel sistema agevolato. 

Ed è qui che la misura diventa vulnerabile. Davanti alle critiche per i tagli, il Governo potrebbe decidere di riorientare le poche risorse disponibili verso capitoli più sensibili e più popolari: sanità, scuola, famiglie, stipendi, pensioni, caro energia. Una norma che avvantaggia una fascia specifica di lavoratori autonomi, e che oltretutto è esposta al rischio europeo, può apparire come la voce più sacrificabile per recuperare fondi e ricomporre la maggioranza.

In sintesi, la logica è semplice: se servono soldi per fare altro, di più importante, e se la misura ha già un problema con l’Ue, cancellarla o rinviarla diventa l’opzione più comoda.

Cosa succede se la soglia a 100mila euro viene cancellata

L’eventuale stralcio non cambierebbe lo scenario attuale, ma deluderebbe molte aspettative. In caso di cancellazione resterebbero in vigore le regole di oggi:

  • soglia di ricavi o compensi a 85mila euro;
  • permanenza nel regime fino alla fine dell’anno in cui si supera il limite, con uscita dall’anno successivo;
  • uscita immediata, con passaggio al regime ordinario nello stesso anno, solo oltre i 100mila euro, come già previsto dalle norme vigenti;
  • flat tax al 15% (5% per le nuove attività nei primi anni) invariata.
Chi stava pianificando di crescere oltre gli 85mila euro contando sul nuovo tetto dovrebbe quindi rivedere i piani, valutando se convenga superare la soglia e passare al regime ordinario oppure contenere i ricavi.

Esiste anche uno scenario intermedio, che non va escluso: una versione ridotta della norma, con una soglia più bassa di 100mila euro, oppure con l’applicazione dell’Iva sulla parte eccedente gli 85mila euro, come ipotizzato nelle prime discussioni. Sono compromessi tipici delle trattative di fine anno, quando Parlamento, Governo e Bruxelles cercano un punto d’incontro.

Finché la Legge di Bilancio non sarà approvata in via definitiva, la prudenza è d’obbligo. Alcuni consigli pratici per professionisti e ditte individuali:

  1. Non dare per scontata la soglia a 100mila euro. Fino al 31 dicembre il testo può cambiare. Continuate a monitorare i ricavi rispetto al limite di 85mila euro oggi in vigore.
  2. Controllate l’impatto dell’Iva. Se il vostro fatturato si avvicina o supera gli 85mila euro, chiedete al commercialista come cambierebbero adempimenti e liquidità nel caso l’esonero Iva non fosse confermato.
  3. Simulate più scenari. Confrontate il carico fiscale tra forfettario e regime ordinario, includendo contributi Inps e costi deducibili. In alcuni casi, oltre una certa soglia, il regime ordinario può risultare meno penalizzante di quanto si pensi.
  4. Seguite le date chiave. Il parere della Commissione europea di fine novembre e i passaggi parlamentari di dicembre saranno i momenti in cui si capirà se la norma regge.
  5. Pianificate con flessibilità. Evitate investimenti o assunzioni che dipendano esclusivamente dalla permanenza nel forfettario oltre gli 85mila euro.

 




Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...