Partite Iva forfettarie e flat tax a 100mila euro: perché potrebbe essere cancellata la nuova legge in Manovra Finanziaria 2027, tra la contrarietà dell’Ue e la necessità di trovare risorse per altre priorità.
Per centinaia di migliaia di partite Iva forfettarie la novità più attesa della Legge di Bilancio 2027 è l’aumento della soglia a 100mila euro per restare nel regime con flat tax al 15%. Una misura che il Governo ha inserito nel testo, ma che ora rischia di non arrivare al traguardo del 31 dicembre. Sono due i motivi principali che potrebbero portare alla sua cancellazione: la posizione contraria dell’Unione europea e la necessità di recuperare risorse per interventi ritenuti più importanti, dopo le polemiche seguite alla prima bozza della Manovra e ai tagli decisi.
Oggi il limite di ricavi o compensi per accedere e rimanere nel regime forfettario è di 85mila euro. Dal 1° gennaio 2027, secondo il testo della Manovra, la soglia salirebbe a 100mila euro per quanto riguarda l’imposta sul reddito. La misura è contenuta nella Legge di Bilancio approvata dal Consiglio dei ministri il 28 ottobre, una Manovra da circa 26 miliardi di euro.
Il punto delicato è l’Iva. Il regime forfettario garantisce, infatti, anche l’esonero dagli adempimenti Iva, ma qui entra in gioco il diritto europeo. Come ricordano diversi approfondimenti, la direttiva (UE) 2020/285 fissa a 85.000 euro il massimo della franchigia IVA ed è per questo che nelle prime ipotesi si parlava di applicare l’Iva sulle operazioni tra 85mila e 100mila euro.
Nel testo finale il Governo ha scelto una strada diversa: la soglia di ricavi sale da 85mila a 100mila euro, con un anno di tempo per ottenere dalla Commissione europea l’autorizzazione all’esonero IVA. In altre parole, l’esenzione Iva è garantita solo per il 2027, e per gli anni successivi sarà necessaria una deroga dalla Commissione europea.
Già questo dettaglio mostra quanto la norma sia appesa a un filo: senza il via libera di Bruxelles, la soglia a 100mila euro rischia di perdere gran parte del suo valore pratico per chi la supera.
Il testo approvato dal Governo non è ancora legge. La Manovra deve passare dal Parlamento, dove può essere modificata, e deve fare i conti con il parere della Commissione europea. Entro il 30 novembre è atteso il parere ufficiale di Bruxelles, mentre l’approvazione definitiva della Legge di Bilancio 2027 da parte di Camera e Senato è prevista entro il 31 dicembre. In questa finestra di poche settimane la norma sul forfettario può essere ridimensionata, rinviata o stralciata.
Primo motivo: la posizione contraria dell’Ue alla misura
Il primo ostacolo all'aumento della soglia forfettaria da 85mila a 100mila euro è l’Europa. La Commissione ha sempre guardato con diffidenza ai regimi di franchigia Iva che superano i limiti fissati dalla direttiva, e un innalzamento a 100mila euro va proprio in quella direzione. L’Italia non può decidere da sola: per estendere l’esonero Iva oltre la soglia europea serve una deroga autorizzata dal Consiglio Ue su proposta della Commissione, con tempi e condizioni che non dipendono da Roma.
Ci sono almeno tre ragioni per cui questo fronte può diventare decisivo.
Secondo motivo: servono soldi per fare altro, di più importante
Il secondo fattore è tutto politico ed economico. La Manovra 2027 è nata tra molte tensioni e la prima bozza ha sollevato polemiche per i tagli decisi. Tra le coperture figurano oltre 4,6 miliardi dal settore bancario e finanziario e tagli per 4,7 miliardi ai ministeri, mentre sul fronte della scuola si è parlato di 7mila docenti e Ata in meno, con opposizioni e sindacati all’attacco. Sono scelte che hanno acceso il confronto anche dentro la maggioranza: nei giorni del vertice di fine ottobre si è registrato un malumore crescente, sia in Forza Italia sia in Fratelli d’Italia su alcuni dossier, a partire dal taglio dell’Irpef.
In questo clima, ogni euro conta. L’innalzamento della soglia del forfettario ha un costo per le casse pubbliche: chi resta nella tassa piatta al 15% paga meno rispetto al regime ordinario, e con una platea più larga il gettito si riduce. C’è poi un effetto indiretto sui territori, perché Comuni e Regioni rischiano di perdere entrate Irpef se più contribuenti restano nel sistema agevolato.
Ed è qui che la misura diventa vulnerabile. Davanti alle critiche per i tagli, il Governo potrebbe decidere di riorientare le poche risorse disponibili verso capitoli più sensibili e più popolari: sanità, scuola, famiglie, stipendi, pensioni, caro energia. Una norma che avvantaggia una fascia specifica di lavoratori autonomi, e che oltretutto è esposta al rischio europeo, può apparire come la voce più sacrificabile per recuperare fondi e ricomporre la maggioranza.
In sintesi, la logica è semplice: se servono soldi per fare altro, di più importante, e se la misura ha già un problema con l’Ue, cancellarla o rinviarla diventa l’opzione più comoda.
L’eventuale stralcio non cambierebbe lo scenario attuale, ma deluderebbe molte aspettative. In caso di cancellazione resterebbero in vigore le regole di oggi:
Esiste anche uno scenario intermedio, che non va escluso: una versione ridotta della norma, con una soglia più bassa di 100mila euro, oppure con l’applicazione dell’Iva sulla parte eccedente gli 85mila euro, come ipotizzato nelle prime discussioni. Sono compromessi tipici delle trattative di fine anno, quando Parlamento, Governo e Bruxelles cercano un punto d’incontro.
Finché la Legge di Bilancio non sarà approvata in via definitiva, la prudenza è d’obbligo. Alcuni consigli pratici per professionisti e ditte individuali:
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...