Dovrebbe aumentare di un ulteriore mese l'età per andare in pensione anche nel 2029, dopo i tre mesi in più fino al 2028: i motivi e cosa si prospetta
Le regole di accesso alla pensione in Italia stanno per cambiare ancora con l’entrata in vigore delle novità che spostano più avanti la soglia dei requisiti anagrafici richiesti. Dopo anni di promesse politiche, interventi normativi e dibattiti tra governi e sindacati, le ultime decisioni ufficiali portano un graduale ma inesorabile innalzamento dell’età pensionabile.
Al centro di questo processo si pone la logica della sostenibilità del sistema previdenziale: l’invecchiamento della popolazione e l’aumento della vita media portano necessariamente a posticipare l’uscita dal lavoro, con l’obiettivo dichiarato di garantire equilibrio tra generazioni e contenimento della spesa pubblica.
Il principio alla base degli aumenti periodici dei requisiti per la pensione risiede nell’adeguamento automatico all’incremento della speranza di vita, una normativa ormai centrale nella disciplina previdenziale italiana. La logica di fondo è semplice: se la durata media della vita si allunga, allora si allunga anche il periodo di permanenza nel lavoro prima di poter accedere all’assegno pensionistico. Il meccanismo viene regolato attraverso specifici provvedimenti e aggiornata sulla base dei dati ufficiali forniti dall’ISTAT sul dato di riferimento a 65 anni.
Il cuore delle novità contenute negli ultimi provvedimenti normativi è rappresentato dal decreto dei ministri dell’Economia e del Lavoro del 19 dicembre 2025, pubblicato in Gazzetta Ufficiale il 30 dicembre. Questo testo ha certificato un incremento complessivo di tre mesi nei requisiti per il pensionamento, suddiviso però in maniera progressiva grazie alle correzioni inserite nella Manovra 2026. In particolare:
Tuttavia, il sistema non prevedeva riduzioni nel periodo pandemico, perciò gli aumenti «non applicati» in senso negativo trovano compensazione solo ora. Sommando e sottraendo questi valori e applicando il limite massimo di incremento, resta in eredità per il 2029 almeno un mese aggiuntivo, a meno di variazioni imprevedibili della speranza di vita nel frattempo.
Le proiezioni ufficiali della Ragioneria generale dello Stato indicano che, in assenza di interventi di neutralizzazione, nel 2029 l’incremento per andare in pensione di vecchiaia potrebbe anche raggiungere due mesi, consolidando una tendenza destinata a proseguire nei decenni successivi. Il sistema contributivo e il requisito contributivo per la pensione anticipata seguiranno analoghi aumenti graduali.
| Anno | Età pensione vecchiaia | Anni contributo pensione anticipata |
| Fino al 2026 | 67 anni | 42a 10m (uomini) / 41a 10m (donne) |
| 2027 | 67a 1m | 42a 11m (uomini) / 41a 11m (donne) |
| 2028 | 67a 3m | 43a 1m (uomini) / 42a 1m (donne) |
| 2029 | 67a 4-5m* | 43a 2-3m* (uomini) / 42a 2-3m* (donne) |
Gli effetti di questa dinamica si riflettono in modo marcato su lavoratori e lavoratrici che oggi si trovano a metà del percorso lavorativo. Secondo le previsioni fornite dalle istituzioni previdenziali e dagli enti di ricerca demografica, le soglie di accesso alla pensione potrebbero continuare ad aumentare, raggiungendo soglie vicine ai 69 anni nel 2050 e arrivando fino ai 70 anni entro il 2067.
Il mercato del lavoro dovrà quindi prepararsi a una presenza sempre più consistente di lavoratori ultrasessantacinquenni. Gli scenari prospettano che:
Il quadro normativo prevede deroghe specifiche per determinate categorie, in ragione della particolare gravosità o rischiosità dell’attività svolta. I principali esclusi dagli aumenti nei prossimi anni sono i lavoratori impegnati in mansioni usuranti, gravose o soggette a rilevanti turni fisici, nonché i titolari di prestazioni come l’Ape Sociale.
Sono escluse dall’incremento automatico:
Gli effetti delle nuove regole determineranno conseguenze ancora più pesanti per la fascia dei cosiddetti working poor e per chi ha una storia professionale frammentata o carente nei contributi. Secondo un’analisi dell’Osservatorio previdenza della Cgil, oltre 6 milioni di dipendenti italiani del settore privato—pari a circa il 35% del totale—hanno redditi annui al di sotto dei 15 mila euro, spesso senza riuscire ad accumulare un anno pieno di contributi valido ai fini dell’anzianità.
Le regole sul minimale richiedono che la retribuzione annuale superi una soglia che, per il 2026, è di circa 12.551 euro: di conseguenza chi lavora a part-time involontario, a chiamata, con rapporti discontinui o stagionali rischia di non poter sommare gli anni di lavoro effettivo. A retribuzioni inferiori, il problema si aggrava: un lavoratore con 8.000 euro di reddito annuo dovrà lavorare oltre un mese in più solo per compensare l’aumento di tre mesi previsto dal 2028.