Come mai la Polonia possiede più oro della BCE e continua ad acquistarne? Un viaggio tra motivazioni strategiche, confronti internazionali, implicazioni geopolitiche e scelte nella gestione.
Negli ultimi anni, il panorama finanziario europeo ha assistito a una rapida accelerazione nell'accumulo di riserve auree da parte di alcuni Stati, e spicca il caso di Varsavia. La crescita delle riserve polacche e il sorpasso sulla Banca Centrale Europea rappresentano una vera e propria svolta strategica in un contesto globale segnato da incertezze geopolitiche e volatilità dei mercati. L'oro, asset storico per eccellenza, si sta riaffermando quale strumento privilegiato di tutela patrimoniale, prudenza monetaria e rafforzamento della credibilità internazionale delle banche centrali.
A fronte di un programma ufficialmente approvato dal Consiglio della NBP (Narodowy Bank Polski), la Polonia punta a intensificare ulteriormente gli acquisti, mirando a posizionarsi nell'élite dei dieci principali Stati detentori d'oro a livello mondiale. In questo scenario, la strategia polacca offre spunti cruciali per comprendere le nuove dinamiche tra sicurezza finanziaria, geopolitica e politiche monetarie.
Nel 2016, i forzieri della banca centrale di Varsavia contenevano appena 102 tonnellate di oro. Tuttavia, a partire dal 2018 si è osservato un cambio di marcia significativo, con acquisti che hanno portato rapidamente il totale a 228 tonnellate. Il vero salto di qualità si è avuto tra il 2022 e il 2025, periodo durante il quale le tensioni internazionali e la crescente instabilità nei mercati finanziari globali hanno indotto la NBP ad accelerare la politica di accumulo.
Durante la prima metà del 2025, Varsavia ha registrato volumi di acquisto senza precedenti, aggiungendo 67 tonnellate - un ritmo quadruplo rispetto perfino alla Cina nello stesso periodo. A fine 2025, il totale detenuto ha raggiunto le circa 550 tonnellate, equivalenti a un valore superiore a 76 miliardi di dollari.
Il sorpasso sulla BCE, comunicato direttamente dal governatore Adam Glapiński e confermato da fonti come il World Gold Council, segna uno spartiacque: la NBP dispone ora di più oro della Banca Centrale Europea, che resta ferma a 506,5 tonnellate. Questo traguardo riflette una strategia pianificata nel tempo, avviata con discrezione ma perseguita con determinazione.
L'incidenza dell'oro sulle riserve valutarie polacche è cresciuta dal 4% del 2017 a circa il 22% nel 2025, superando il target interno del 20% e ponendo la Polonia tra i principali attori mondiali nella corsa globale all'oro. Oltrepassare le disponibilità della BCE non è solo un fatto simbolico: poggia su valutazioni di sicurezza finanziaria, autonomia e capacità di sostenere la zloty (la valuta polacca) davanti agli shock esterni.
L'orientamento verso l'oro emerge come una risposta diretta alla necessità di rafforzare la stabilità finanziaria e la fiducia nel sistema Paese. Nell'attuale contesto europeo, segnato da guerre e conflitti ai confini, come la crisi russo-ucraina, Varsavia ha identificato nel metallo prezioso una garanzia insostituibile.
Il presidente della NBP ha ribadito che l'oro rappresenta un asset immune dal rischio di credito, non soggetto alle decisioni di altri Stati né esposto alle oscillazioni delle politiche monetarie estere. La scelta di potenziare tali riserve viene condivisa da altre banche centrali: secondo il World Gold Council, nel 2025 il 95% degli istituti centrali intervistati prevedeva di aumentare le disponibilità auree:
Il confronto delle riserve auree a livello internazionale consente di inquadrare meglio il significato dei risultati polacchi:
|
Paese/Ente |
Riserve Auree (tonnellate) |
Posizione Globale |
|
Stati Uniti |
8.133 |
1° |
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Germania |
3.351 |
2° |
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2.452 |
3° |
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Francia |
2.437 |
4° |
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Cina |
2.292 |
6° |
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BCE |
506,5 |
14° |
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Polonia |
550 (2025) |
12° |
Il piano annunciato dalla NBP di raggiungere le 700 tonnellate porterebbe il Paese nell'élite delle prime dieci posizioni mondiali, superando colossi come il Portogallo e avvicinandosi al volume dichiarato dalla Cina.
Questa tendenza polacca si inserisce in un più ampio trend globale: molte altre economie, sia avanzate che emergenti (dall'Uzbekistan al Kazakistan e alla Turchia), stanno incrementando le proprie riserve per ridurre la dipendenza dall'egemonia del dollaro e da altre valute. Da notare che mentre alcuni Paesi, tra cui Singapore e la Russia, hanno ridotto sensibilmente le scorte, il saldo generale dell'accumulo di oro da parte delle banche centrali resta in netta crescita.
Varsavia guarda avanti con una visione programmatica e diversificata. Il piano ufficiale, approvato nel gennaio 2026, prevede di salire a 700 tonnellate, con tempistiche tuttora riservate. Le dichiarazioni del governatore Glapiński sottolineano la volontà di consolidare la sicurezza economica tramite asset liquidi e privi di rischio di controparte.
Gestione attiva e prudente: la banca centrale non ha in programma di vendere lingotti nel futuro prossimo. L'aumento della componente aurea nelle riserve, passato in meno di dieci anni dal 4% al 22%, è stato perseguito con una politica di acquisizione mirata in funzione degli scenari globali:
La custodia delle riserve polacche segue criteri di diversificazione e sicurezza. Un quinto circa dell'oro è immediatamente disponibile sul territorio nazionale, mentre la quota restante è depositata presso i principali hubs finanziari globali, come Londra e New York. Questa strategia:
Le previsioni degli analisti istituzionali restano orientate al rialzo per il prezzo dell'oro, considerato il crescente interesse di banche centrali ed investitori privati. Nel 2025 si sono registrati i massimi storici, con stime per il 2026 formulate da istituti come ING (4.150 dollari/oncia), Deutsche Bank (4.450 dollari) e Goldman Sachs (4.900 dollari), mentre altri, tra cui J.P. Morgan, ipotizzano valori anche superiori: