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Perché l'argento secondo alcuni analisti potrebbe superare l'oro e diventare il metallo più prezioso al mondo?

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di Marcello Tansini pubblicato il
Metallo più prezioso al mondo

Tra cambiamenti nei mercati dei metalli preziosi, il rapporto oro-argento raggiunge livelli record mentre l'argento, trainato da domanda industriale e fattori macroeconomici, potrebbe emergere come il nuovo protagonista rispetto all'oro.

Negli ultimi mesi il panorama dei metalli preziosi ha vissuto una trasformazione senza precedenti. L'attenzione, da sempre focalizzata sull'oro grazie al suo storico status di bene rifugio, si è rapidamente rivolta all'argento.

Quotazioni record, volatilità marcata e uno scenario globale in rapida evoluzione hanno spinto esperti e investitori a riconsiderare la propria strategia di allocazione, interrogandosi su quali forze stiano realmente guidando questa nuova era per i metalli storicamente più apprezzati nel mondo finanziario e industriale.

Il rapporto oro-argento ai massimi storici: segnali di cambiamento?

Analisti e istituti finanziari si sono soffermati negli ultimi tempi sul cosiddetto rapporto oro-argento, ossia il numero di once d'argento necessarie per acquistarne una d'oro. Storicamente stabilizzato attorno a una media di 55-70, il rapporto ha toccato picchi impressionanti: nel maggio 2025 ha superato quota 100, raggiungendo livelli registrati solo durante gravi crisi come la Grande Depressione. Secondo Ewa Manthey di ING Group, questi valori hanno rappresentato un chiaro segnale di squilibrio tra domanda, offerta e preferenze degli investitori.

Le cause di questa divergenza sono molteplici. La massiccia domanda di oro da parte delle banche centrali, guidata dalla necessità di diversificazione valutaria e riduzione della dipendenza dal dollaro, ha sostenuto a lungo il prezzo dell'oro. Parallelamente, l'argento è stato percepito in misura minore come bene rifugio, pagando il prezzo di una maggiore esposizione ai cicli industriali e alle turbolenze del commercio globale.

Tuttavia, il superamento dei 100 punti nel rapporto ha storicamente anticipato periodi in cui l'argento tende a recuperare rispetto all'oro. Dati forniti dal Silver Institute evidenziano come ogni volta che la soglia dei 90-100 è stata superata in passato, il prezzo dell'argento abbia poi registrato una sovraperformance nei due-tre anni successivi. Il segnale lanciato dai mercati è che lo scenario tradizionale sta profondamente cambiando, con una crescente consapevolezza del valore relativo dei due metalli.

Le ragioni della sottovalutazione dell'argento rispetto all'oro

L'argento, pur essendo più abbondante dell'oro in natura, non ha mai goduto dello stesso rispetto come riserva di valore presso banche centrali e grandi investitori. Secondo Michael Widmer, responsabile ricerca metalli di Bank of America, tra le ragioni principali vanno evidenziate:

  • Assenza nelle riserve sovrane: quasi tutte le banche centrali detengono lingotti d'oro, mentre la presenza dell'argento nei forzieri nazionali è storicamente marginale.
  • Infrastruttura di investimento meno sviluppata: il valore totale degli ETF in oro supera di molto quello degli equivalenti in argento, limitando il coinvolgimento dei grandi operatori istituzionali.
  • Maggior volatilità e correlazione con i cicli industriali: la sua forte componente industriale lo rende più sensibile ai periodi di recessione o alle crisi di domanda.
Nel 2025 l'oro ha beneficiato di acquisti senza precedenti da parte delle banche centrali (oltre 1.100 tonnellate nel solo 2023) consolidando la propria leadership. D'altro canto, l'argento ha scontato un deficit di fiducia, più esposto alle incertezze industriali e alle oscillazioni speculative.

Alcuni analisti, tra cui Ross Norman, sottolineano come questi fattori abbiano creato un'anomalia storica nella valutazione relativa, la quale difficilmente potrà durare nel medio periodo se dovessero consolidarsi le dinamiche di deficit di offerta e boom tecnologico che stanno oggi plasmando il mercato.

Deficit di offerta e boom della domanda industriale: la forza trainante dell'argento

Negli ultimi anni, il vero motore della svolta per l'argento è stato l'intreccio tra carenze strutturali nell'offerta e una domanda sempre più frenetica dal settore industriale. Attualmente, oltre il 60% di tutta la produzione mondiale viene assorbito da comparti tecnologici e energetici.

I principali fattori alla base di questo squilibrio sono:

  • Pannelli solari e transizione energetica: il ruolo dell'argento nella produzione di celle fotovoltaiche è insostituibile. Secondo studi di settore, entro il 2030 la sola industria fotovoltaica potrebbe consumare fino al 40% dell'offerta globale.
  • Veicoli elettrici e nuove tecnologie: componenti elettronici, semiconduttori, batterie e sistemi touch fanno largo uso dell'argento per le sue proprietà conduttive e catalitiche.
  • Intelligenza artificiale e data center: la corsa all'innovazione digitale, con la costruzione di grandi infrastrutture e microchip avanzati, ha incrementato la domanda industriale in misura rilevante.
Sul fronte dell'offerta la situazione si è aggravata:
  • Scarso sviluppo di nuove miniere: la mancanza di nuovi progetti ha limitato la crescita produttiva dal 2021.
  • Deficit strutturale: per il quinto anno consecutivo, l'output annuale di argento non ha coperto la richiesta globale, creando tensioni nei mercati fisici e sostenendo la narrativa di scarsità.
  • Riallocazioni geopolitiche: tensioni internazionali e timori per la stabilità logistica hanno incentivato lo stoccaggio strategico e la diminuzione delle scorte disponibili sui mercati principali.
Il Silver Institute prevede che questo scenario tenderà a rafforzarsi: se la crescita esponenziale della domanda nei settori verdi ed elettronici non verrà frenata, il deficit d'offerta rischia di divenire cronico. Ciò sostiene la visione, ribadita da numerosi osservatori finanziari, che vede nell'argento il metallo più dinamico e strategico del prossimo decennio.

Le previsioni degli analisti: scenari e target dei prezzi per argento e oro

Le principali banche di investimento e case di analisi hanno rivisto al rialzo le loro aspettative su entrambi i metalli, in particolare sull'argento. UBS, nel suo outlook di fine 2025, indica un target di 55-60 dollari l'oncia entro metà 2026. Scenario condiviso anche dagli analisti di Commerzbank e Bank of America, che sottolineano come l'argento abbia maggiore spazio di crescita in caso di persistenza del deficit.

Michael Widmer (Bank of America) suggerisce, sulla base del rapporto oro-argento tornato a livelli ragionevoli dopo il picco storico, che il prezzo dell'argento potrebbe salire ben oltre i 100 dollari l'oncia nel caso di una nuova accelerazione della domanda industriale. Alcune previsioni più aggressive, come quelle di Ross Norman, ipotizzano valori superiori a 130 dollari, soprattutto in caso di ripresa della crescita globale:

Previsioni 2026

Oro (USD/oz)

Argento (USD/oz)

UBS

>5.000

55-60

Bank of America

6.000

>100 (potenziale)

Commerzbank

5.400

>70

Gli istituti concordano su una prospettiva rialzista sia per l'oro che per l'argento, pur riconoscendo che la volatilità potrebbe restare elevata soprattutto per il metallo bianco. Gli investitori sono così chiamati a ponderare attentamente le proprie strategie in vista di questi possibili scenari.

Ruolo dei fattori macroeconomici: inflazione, dollaro debole e politiche monetarie

L'interazione tra ciclo economico globale e strategie di politica monetaria è uno degli elementi più osservati nella valutazione dei metalli preziosi. Gli ultimi due anni sono stati caratterizzati da:

  • Inflazione persistente: la crescita dei prezzi ha minato il potere d'acquisto delle valute e favorito la ricerca di asset reali come oro e argento.
  • Indebolimento del dollaro: il progressivo calo del biglietto verde a seguito di tagli dei tassi Fed (soprattutto dopo la nomina, datata maggio 2026, di Kevin Warsh) ha reso i metalli più appetibili anche per gli investitori non anglosassoni.
  • Turbolenze geopolitiche: tra cui l'annosa disputa USA-Groenlandia e l'incertezza mediorientale, hanno rafforzato il desiderio di protezione patrimoniale attraverso beni rifugio.
L'oro si è confermato lo strumento più difensivo. L'argento, grazie alla sua maggiore esposizione all'industria, ha vissuto oscillazioni più accentuate ma anche una dinamica di recupero superiore una volta stabilizzate le pressioni esterne. Gli analisti ritengono che la combinazione di politica monetaria espansiva e rischi macroeconomici potrebbe continuare ad alimentare il debasing trade, favorendo la rivalutazione dei metalli nella strategia di lungo termine degli investitori.

Argento come asset strategico: prospettive di lungo periodo e rischio/beneficio

L'attuale ciclo di mercato sta modificando profondamente la percezione dell'argento nel contesto degli investimenti strategici. Se l'oro assolve a una funzione prevalentemente difensiva, l'argento emerge oggi come risorsa dinamica, capace di coniugare sicurezza e potenziale di crescita - due caratteristiche sempre più integrate nei portafogli di investitori consapevoli.

Le caratteristiche chiave che stanno ridefinendo il posizionamento dell'argento sono:

  • Ruolo bifronte: sia bene rifugio che input essenziale per la transizione energetica e tecnologica.
  • Percorso di re-rating: la valutazione relativa storicamente compressa rispetto all'oro suggerisce una potenziale espansione del multiplo di valore.
  • Volatilità e rischio: data la dimensione di mercato più piccola e l'ampio uso industriale, l'argento può vivere oscillazioni superiori, ma con orizzonti temporali lunghi il rapporto rischio-rendimento risulta spesso attrattivo.
Barbara Lambrecht di Commerzbank suggerisce che la diversificazione dei portafogli con una quota crescente di argento possa offrire un equilibrio tra difesa e crescita, soprattutto in una fase di profondi cambiamenti strutturali nel tessuto produttivo globale.




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Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...