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Perché le Borse sono ai massimi o quasi nonostante crisi energetica e sfiducia investitori?

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Mercati azionari ai massimi nonostante crisi energetica, tensioni geopolitiche e diffidenza: tra il peso di inflazione e politiche delle banche centrali, differenze tra USA ed Europa e record storici.

Il panorama delle Borse si presenta agli osservatori come uno dei più sorprendenti degli ultimi decenni. Da un lato, l'Europa affronta uno shock energetico grave e persistente, innescato dalle tensioni in Medio Oriente; dall'altro, gli indici azionari si avvicinano ai loro valori massimi storici. Il Ftse Mib ha superato quota 48.000 per la prima volta dal 2000, spinto da acquisti che hanno coinvolto anche i listini di Francoforte, Parigi e Madrid. Parallelamente, Wall Street prosegue la sua corsa dopo il recupero dai minimi di marzo.

Questo apparente paradosso si inserisce in un contesto di sfiducia diffusa tra gli investitori, i quali temono le ricadute del conflitto in Iran su crescita e inflazione mondiale. Le preoccupazioni permangono nonostante i mercati abbiano recuperato rapidamente dopo le ondate di panico. Secondo le principali rilevazioni sui gestori internazionali, il sentiment nei confronti della crescita resta debole, ma la FOMO (fear of missing out) continua a spingere una parte significativa degli operatori verso il rischio, temendo di perdere ulteriori rialzi.

I dati macro evidenziano inoltre una scarsa correlazione tra l'attuale ottimismo dell'azionario e il quadro economico sottostante: la crescita globale viene rivista al ribasso dal Fondo Monetario Internazionale e la pressione sui prezzi energetici pesa in particolare sui Paesi europei. Eppure, la liquidità resta elevata, la rotazione settoriale premia banche e materiali ciclici e la volatilità resta significativa ma controllata.

Resilienza mercati tra tensioni geopolitiche e crisi energetica

La storia dei mercati azionari insegna che, anche durante le più acute crisi geopolitiche, il recupero degli asset rischiosi può avvenire molto più rapidamente di quanto suggerisca l'emotività del momento. Dagli anni Settanta a oggi, l'impatto di guerre e shock petroliferi si è sempre tradotto in correzioni violente ma temporanee degli indici azionari, seguite da forti rimbalzi.

Il caso del Dow Jones dopo l'embargo petrolifero, la rivoluzione iraniana, la Guerra del Golfo e il conflitto in Ucraina conferma questa tendenza: dopo una prima fase di paura e vendite, lo scenario cambia radicalmente quando il mercato percepisce che il worst case scenario non si realizza completamente. Nel quadro odierno, la resilienza dei mercati è favorita da diversi fattori:

  • Capacità del capitalismo globale di adattarsi anche agli shock esogeni, rilanciando la crescita a lungo termine
  • Strategie di portafoglio sempre più sofisticate, con IA e analisi quantitativa che permettono una reattività superiore alla media storica
  • Settori chiave come energia, tecnologia e bancario che alternano fasi di sovraperformance, gestendo i flussi di capitale in modo selettivo e opportunistico
Secondo le dashboard settoriali, le blue chip energetiche e bancarie rappresentano oggi la spina dorsale della crescita nelle fasi di volatilità. Le aziende che beneficiano dell'instabilità locale o della rotazione energetica (ad esempio, leader del comparto petrolifero o utility rinnovabili) mostrano elevati rendimenti in portafogli IA, mentre l'esposizione cross-settore mitiga l'effetto degli shock.

Gli investitori tra pessimismo e sindrome FOMO

La percezione prevalente tra i professionisti dei mercati finanziari è dominata da un mix di cautela, insicurezza e timore di perdere opportunità. Le indagini condotte tra i fund manager internazionali mostrano i livelli di ottimismo più bassi dal giugno 2025, con bruschi tagli alle stime di crescita e una maggiore attenzione ai rischi inflazionistici. Nonostante ciò, circa un terzo degli intervistati si aspetta ancora un potenziale rialzo per l'azionario europeo nei prossimi mesi.

A caratterizzare questa dinamica è la crescente sindrome FOMO, già osservabile in precedenti fasi di ripresa post-crisi. Quasi la metà dei gestori teme di restare esclusa da un eventuale rally e mantiene posizioni lunghe sugli asset rischiosi. Il livello di liquidità nei portafogli resta consistente, segnale che la prudenza non viene mai completamente abbandonata, ma la pressione psicologica del momentum spinge molti operatori a non ridurre l'esposizione azionaria. Alcuni segnali contrarian possono essere individuati nell'attuale scenario:

  • La quota di gestori convinti di una recessione rimane minoritaria, mentre la riduzione dei rischi energetici è vista come premessa per allunghi degli indici
  • L'inclinazione della curva dei tassi suggerisce ancora avversione all'azzardo, ma le strategie rotazionali consentono di cavalcare la volatilità senza esporsi troppo ai settori più fragili
  • I dati sulle aspettative degli utili societari continuano a sorprendere verso l'alto soprattutto in America, dando ulteriore sostegno al clima di attesa positiva

L'impatto dello shock energetico e delle banche centrali

La crisi energetica in corso si riflette con grande evidenza sui dati macroeconomici. Il balzo dei prezzi di petrolio e gas, alimentato dal conflitto in Iran e dalle pressioni sullo Stretto di Hormuz, ha riverberato sulle economie europee con maggiore intensità rispetto agli Stati Uniti. Se il Brent a febbraio viaggiava sui 72 dollari, in poche settimane è arrivato stabilmente sopra i 100, causando rotazioni settoriali che hanno penalizzato i comparti più ciclici e favorito energia e materie prime.

Questa dinamica ha determinato una nuova fase di instabilità per l'inflazione, spingendo le banche centrali a ricalibrare le aspettative sui tassi di interesse. La Federal Reserve, dopo aver prosciugato la liquidità nei mesi precedenti, resta ancora attendista, mentre la Banca Centrale Europea si trova a dover gestire il dilemma tra sostenere l'economia e prevenire una ricaduta inflattiva importata. Christine Lagarde, presidente BCE, ha segnalato che lo scenario attuale è intermedio tra stabilità e rischio di nuovo disancoraggio delle aspettative sui prezzi. Le materie prime mostrano oggi una volatilità elevata:

  • Il petrolio alterna rally e bruschi cali a seconda degli sviluppi geopolitici
  • Il gas resta più caro rispetto a un anno fa, ma il crollo dei prezzi grazie alla tregua tra Usa e Iran offre un po' di respiro, soprattutto in Europa
  • L'oro riprende il suo ruolo di asset rifugio, salendo insieme alle azioni sulle speranze di allentamento monetario
I dati aggregati raccontano una storia di instabilità meno drammatica di quanto ci si potesse attendere: la crescita del PIL europeo è stata rivista al ribasso (proiezione FMI +1.1% per il 2026), ma la tenuta dei mercati azionari segnala che la percezione del rischio resta ancorata più al sentiment che a reali dinamiche di recessione imminente. 

La divergenza tra Stati Uniti ed Europa: ragioni e differenze

Il confronto tra la sponda statunitense e quella europea offre spunti di riflessione sulle dinamiche dei mercati. Gli USA si dimostrano meno vulnerabili all'attuale shock energetico: il peso del settore petrolifero nel listino americano è diminuito nel tempo, riducendo l'esposizione diretta alle fluttuazioni delle materie prime. Parallelamente, la forza del comparto tecnologico e la capacità di attrarre capitali internazionali hanno sostenuto gli indici, facilitando un recupero più rapido dopo la correzione iniziale. In Europa si osserva invece una maggiore sensibilità alle variabili esterne:

  • I prezzi delle materie prime energetiche colpiscono con intensità più elevata, incidendo sui costi industriali e sulla struttura dei prezzi al consumo
  • L'integrazione incompleta dei mercati finanziari continentali rende difficile una risposta organica e rapida agli shock
  • La composizione settoriale degli indici favorisce settori value e industriali, che salgono grazie alla rotazione tattica ma sono più esposti ai rischi macro

Focus su Piazza Affari: record storici tra volatilità e titoli

Il listino milanese ha raggiunto i massimi degli ultimi 26 anni, trainato sia dagli acquisti sui titoli bancari che dal miglioramento della percezione del rischio a livello globale. Piazza Affari beneficia contemporaneamente dell'effetto rotazione, della forte presenza del settore finanziario e delle perizie dimostrate dalle principali blue chip italiane nella gestione di shock esogeni. Nei dati delle ultime settimane spiccano:
  • Il rally di Unicredit, Intesa, Banco BPM, insieme ai progressi di Amplifon e Moncler
  • La flessione delle utility energetiche sottoposte a prese di profitto, dopo i rialzi precedenti legati alla crisi energetica
  • La maggiore volatilità relativa rispetto ad altri listini, dovuta sia all'incertezza geopolitica sia alle attese sulle decisioni BCE
Gli operatori attribuiscono molta importanza all'evoluzione dei tassi e della politica monetaria: la riduzione dello spread Btp-Bund, il rafforzamento dell'euro e l'attenuazione dell'inflazione sono percepiti come segnali positivi in grado di rafforzare l'attrattività di Piazza Affari e la sua resilienza agli shock sistemici:

Indice

Variazione da inizio anno (2026)

Settori trainanti

FTSE MIB

+8,5%

Banche, lusso, tech

STOXX 600

+6%

Industria, valore

S&P 500

~0%

Tecnologia, energia






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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...