Mi trovo spesso a parlare con persone interessate all'auto elettrica ma che ammettono la loro indecisione: il salto nel buio dell'elettrico puro può risultare troppo impegnativo. Il range extender, in questa fase di transizione, emerge come risposta pragmatica e rassicurante
Dopo anni in cui i range extender sembravano .svg-webcom una soluzione provvisoria e persino superata, sto osservando con grande attenzione il loro ritorno sulla scena della mobilità sostenibile. La discussione oggi si concentra nuovamente su come prolungare l'autonomia delle auto a batterie possa risultare decisivo per chi nutre dubbi verso il passaggio totale all'elettrico. Negli ultimi mesi, il dibattito si è ravvivato grazie ad annuncia di nuovi modelli e strategie da parte di molte Case automobilistiche, sia in Europa che negli Stati Uniti e in Cina. Fabrizi come BMW, Volkswagen, Ford e persino marchi cinesi come Changan e Leapmotor stanno facendo proprie le soluzioni a motore termico utilizzate esclusivamente come generatore.
L'attenzione è alta soprattutto in quei mercati dove l'infrastruttura di ricarica cresce lentamente e dove persiste un'ansia da autonomia. Per i tanti automobilisti scettici, il range extender torna quindi a rappresentare una via intermedia: un modo per vivere l'esperienza della guida elettrica senza avere il timore di rimanere senza energia..
Quando si approfondisce il tema, è essenziale chiarire cosa si intende per range extender. Si tratta di un piccolo motore a combustione, di solito benzina o, in alcune sperimentazioni, metanolo, incaricato di alimentare un generatore di corrente, che a sua volta ricarica la batteria del veicolo quando quest'ultima si avvicina allo zero. Non stiamo parlando di una trazione ibrida: le ruote sono sempre mosse dal motore elettrico; il propulsore termico non trasmette mai la propria energia direttamente agli assi.
Questa architettura, che porta la sigla EREV o REEV, è figlia di un'idea antica, già agli inizi del Novecento, con la Lohner-Porsche, si tentava di unire generatori termici a sistemi di trazione elettrica. Oggi, la tecnologia si è raffinata: penso ad esempio ai sistemi modulari e compatti presentati da joint venture come Horse Powertrain (Renault-Geely) o alla turbina ad alta efficienza della cinese Changan. Semplicità, leggerezza e ingombro ridotto sono oggi obiettivi raggiungibili grazie alla miniaturizzazione e a una progettazione modulare, che permette di installare il sistema anche su auto già in circolazione.
Rispetto al passato, le batterie delle auto EREV odierne sono di dimensioni moderate: questo consente di mantenere basso il peso del veicolo e i costi di produzione, ma grazie al supporto del generatore termico l'autonomia può raggiungere e superare i 1.000 chilometri senza sacrificare il comfort e le prestazioni tipiche dell'elettrico puro.
Sono ormai numerose le realtà industriali impegnate a progettare o rilanciare veicoli dotati di range extender. Dal mio punto di vista, l'evoluzione più interessante arriva dalla diversità degli approcci adottati tra continenti:
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Modello |
Mercato |
Tipo Range Extender |
Autonomia |
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BMW iX5 REx |
Europa/Asia |
Benzina |
1.000 km |
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Volvo XC70 EREV |
Europa/Cina |
Benzina |
Fino a 1.200 km |
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Scout Harvester |
Stati Uniti |
Benzina |
805 km (totale) |
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Leapmotor C10 Reev |
Cina/Europa |
Modulo compatto |
n/d |
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Changan (modulo turbina) |
Cina |
Turbina a benzina |
n/d |
Ogni volta che analizzo le motivazioni degli acquirenti esitanti di fronte all'elettrificazione, emerge una preoccupazione costante: la paura di restare senza energia in contesti poco serviti da colonnine. Questa ansia da autonomia limita la diffusione delle auto elettriche, specie in paesi dove la rete di ricarica è ancora ridotta. Il range extender va a colpire esattamente questo punto doloroso.
Dal mio confronto quotidiano con clienti e appassionati, percepisco quanto sia potente il fattore psicologico. Sapere di avere una boa di salvataggio, cioè un generatore che interviene solo quando serve, rende il passaggio verso l'elettrico molto meno netto e traumatico. Si riduce la pressione di dover pianificare ogni spostamento in base alle colonnine: si può vivere il veicolo come un'elettrica per l'uso quotidiano e affidarsi al generatore per vacanze, trasferte e situazioni impreviste.
Lo confermano anche le strategie dei costruttori: penso al CEO di Scout Motors, che ha anticipato come la domanda per pickup a range esteso sia superiore all'80% dei preordini, segno che il valore psicologico pesa almeno quanto quello tecnologico. La possibilità di abituarsi gradualmente alle novità, senza imposizioni drastiche, è una delle leve più forti per facilitare la transizione.
L'entusiasmo per questa tecnologia va però bilanciato con un'analisi degli svantaggi che, oggi come ieri, permangono. Da esperto, riscontro ancora una serie di limiti, alcuni tecnici, altri di natura economica:
Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...