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Perché l'extender penso possa essere davvero la svolta per convincere gli scettici delle auto elettriche

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di Alberto Pelletti pubblicato il

Mi trovo spesso a parlare con persone interessate all'auto elettrica ma che ammettono la loro indecisione: il salto nel buio dell'elettrico puro può risultare troppo impegnativo. Il range extender, in questa fase di transizione, emerge come risposta pragmatica e rassicurante

Dopo anni in cui i range extender sembravano .svg-webcom una soluzione provvisoria e persino superata, sto osservando con grande attenzione il loro ritorno sulla scena della mobilità sostenibile. La discussione oggi si concentra nuovamente su come prolungare l'autonomia delle auto a batterie possa risultare decisivo per chi nutre dubbi verso il passaggio totale all'elettrico. Negli ultimi mesi, il dibattito si è ravvivato grazie ad annuncia di nuovi modelli e strategie da parte di molte Case automobilistiche, sia in Europa che negli Stati Uniti e in Cina. Fabrizi come BMW, Volkswagen, Ford e persino marchi cinesi come Changan e Leapmotor stanno facendo proprie le soluzioni a motore termico utilizzate esclusivamente come generatore.

L'attenzione è alta soprattutto in quei mercati dove l'infrastruttura di ricarica cresce lentamente e dove persiste un'ansia da autonomia. Per i tanti automobilisti scettici, il range extender torna quindi a rappresentare una via intermedia: un modo per vivere l'esperienza della guida elettrica senza avere il timore di rimanere senza energia..

Cos'è il range extender e come funziona nelle auto elettriche spiegato in modo comprensibile per tutti

Quando si approfondisce il tema, è essenziale chiarire cosa si intende per range extender. Si tratta di un piccolo motore a combustione, di solito benzina o, in alcune sperimentazioni, metanolo, incaricato di alimentare un generatore di corrente, che a sua volta ricarica la batteria del veicolo quando quest'ultima si avvicina allo zero. Non stiamo parlando di una trazione ibrida: le ruote sono sempre mosse dal motore elettrico; il propulsore termico non trasmette mai la propria energia direttamente agli assi.

Questa architettura, che porta la sigla EREV o REEV, è figlia di un'idea antica, già agli inizi del Novecento, con la Lohner-Porsche, si tentava di unire generatori termici a sistemi di trazione elettrica. Oggi, la tecnologia si è raffinata: penso ad esempio ai sistemi modulari e compatti presentati da joint venture come Horse Powertrain (Renault-Geely) o alla turbina ad alta efficienza della cinese Changan. Semplicità, leggerezza e ingombro ridotto sono oggi obiettivi raggiungibili grazie alla miniaturizzazione e a una progettazione modulare, che permette di installare il sistema anche su auto già in circolazione.

Rispetto al passato, le batterie delle auto EREV odierne sono di dimensioni moderate: questo consente di mantenere basso il peso del veicolo e i costi di produzione, ma grazie al supporto del generatore termico l'autonomia può raggiungere e superare i 1.000 chilometri senza sacrificare il comfort e le prestazioni tipiche dell'elettrico puro.

La nuova ondata di modelli EREV: strategie dei costruttori

Sono ormai numerose le realtà industriali impegnate a progettare o rilanciare veicoli dotati di range extender. Dal mio punto di vista, l'evoluzione più interessante arriva dalla diversità degli approcci adottati tra continenti:

  • Europa: Case come BMW, Renault (con Geely) e Volkswagen investono su SUV di ultima generazione e kit plug-in per modelli già in gamma. BMW si rivolge ora ai modelli di fascia alta, come i futuri iX5 e Serie 7 EREV, puntando al mercato premium.
  • Cina: Il mercato cinese è pioniere delle soluzioni EREV: Leapmotor, Xpeng, Changan e altri propongono autonomia estesa come valore aggiunto. Qui le tecnologie si spingono su modularità, efficienza gusti e varianti, come la turbina ad alta efficienza Changan, facilmente integrabile su auto già esistenti.
  • Stati Uniti: Le esigenze americane, spesso legate alle superfici ampie e alle grandi distanze, vedono la nascita di pickup e SUV a range esteso (Ram 1500 Ramcharger, Ford F-150 Lightning, Scout Motors). Questi veicoli sono pensati non solo per ridurre le ansie dei neofiti, ma anche per mantenere performance e versatilità, caratteristiche imprescindibili per l'automobilista d'oltreoceano.
Non è solo una questione tecnica: le strategie tengono sempre più conto delle diverse velocità di adozione delle BEV tra Paesi e della difficoltà di uniformare la capillarità delle reti di ricarica. Si inizia così a progettare piattaforme flessibili, dotabili opzionalmente di range extender, in modo da ottimizzare costi di sviluppo e offrire versioni personalizzate in base al mercato. Questa tabella sintetizza alcuni esempi:

Modello

Mercato

Tipo Range Extender

Autonomia

BMW iX5 REx

Europa/Asia

Benzina

1.000 km

Volvo XC70 EREV

Europa/Cina

Benzina

Fino a 1.200 km

Scout Harvester

Stati Uniti

Benzina

805 km (totale)

Leapmotor C10 Reev

Cina/Europa

Modulo compatto

n/d

Changan (modulo turbina)

Cina

Turbina a benzina

n/d

Superare l'ansia da autonomia: il ruolo psicologico e pratico che noto quasi ogni giorno

Ogni volta che analizzo le motivazioni degli acquirenti esitanti di fronte all'elettrificazione, emerge una preoccupazione costante: la paura di restare senza energia in contesti poco serviti da colonnine. Questa ansia da autonomia limita la diffusione delle auto elettriche, specie in paesi dove la rete di ricarica è ancora ridotta. Il range extender va a colpire esattamente questo punto doloroso.

Dal mio confronto quotidiano con clienti e appassionati, percepisco quanto sia potente il fattore psicologico. Sapere di avere una boa di salvataggio, cioè un generatore che interviene solo quando serve, rende il passaggio verso l'elettrico molto meno netto e traumatico. Si riduce la pressione di dover pianificare ogni spostamento in base alle colonnine: si può vivere il veicolo come un'elettrica per l'uso quotidiano e affidarsi al generatore per vacanze, trasferte e situazioni impreviste.

Lo confermano anche le strategie dei costruttori: penso al CEO di Scout Motors, che ha anticipato come la domanda per pickup a range esteso sia superiore all'80% dei preordini, segno che il valore psicologico pesa almeno quanto quello tecnologico. La possibilità di abituarsi gradualmente alle novità, senza imposizioni drastiche, è una delle leve più forti per facilitare la transizione.

  • Abitudine progressiva: Spesso, chi passa a una soluzione EREV scopre che le necessità di attivare il range extender sono meno frequenti del previsto.
  • Sicurezza nei viaggi: Per viaggiatori abituali e famiglie, il generatore elimina la preoccupazione della corsa alla colonnina, rendendo l'elettrico più appetibile.
  • Risposta alle condizioni climatiche: Le architetture EREV aiutano ad affrontare lunghi inverni o aree remote, dove le batterie possono perdere efficienza o risultare difficili da ricaricare.
In definitiva, il range extender ha un impatto reale e pratico anzitutto sulla serenità dell'utente, facilitando un percorso graduale verso una mobilità più sostenibile.

Limiti tecnici ed economici del range extender nelle elettriche che devo precisare per onestà intellettuale

L'entusiasmo per questa tecnologia va però bilanciato con un'analisi degli svantaggi che, oggi come ieri, permangono. Da esperto, riscontro ancora una serie di limiti, alcuni tecnici, altri di natura economica:

  • Peso e complessità: L'aggiunta di un motore a combustione e di un relativo serbatoio implica un aumento di massa e una complessità superiore rispetto a una BEV pura. Ne deriva spesso una riduzione dell'efficienza complessiva.
  • Costi industriali e di manutenzione: Nonostante le moderne architetture cerchino di minimizzare l'ingombro, il prezzo di un veicolo EREV resta superiore sia a una BEV che a una full hybrid tradizionale, salvo rare eccezioni. Il powertrain aggiuntivo crea nuovi punti critici per la manutenzione e potenziali guasti.
  • Uso non ottimale delle risorse: Abbinare batterie ampie e motore a scoppio può risultare inefficient: in viaggi brevi, il motore termico può rimanere inutilizzato, rischiando anche problemi di affidabilità per sotto-utilizzo.
  • Normative emissioni e sicurezza: La presenza di carburanti e serbatoi pone sfide per la sicurezza passiva e può limitare le possibilità di sfruttare le innovazioni chimiche delle batterie di ultima generazione. In particolare, le auto dotate di range extender avranno probabilmente una durata commerciale limitata nelle aree dove le normative sulle emissioni (Regolamento UE 2019/631 e prospettive Euro 7) si faranno più rigide.
Nella valutazione complessiva, la soluzione può avere ancora senso, ma è importante pesare attentamente vantaggi e costi rispetto a BEV pure.




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Alberto Pelletti

Alberto Pelletti è un esperto del settore motori con oltre 18 anni di esperienza nel campo dell’analisi automotive. Opera a Torino come consulente per aziende e privati, collaborando con realtà attive nel settore automobilistico. Le sue competenze spaziano dalla valutazione delle flotte aziendali all’ottimizzazione dei costi di gestione dei veicoli. Grazie alla sua lunga esperienza, ha sviluppa...