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Perché l'oro sta continuando a calare con crisi in Iran e non si comporta da bene rifugio? E a quanto potrà scendere per analisti

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di Dott. Luca Rossoni pubblicato il

Tra tensioni in Iran e mercati in fermento, l'oro sorprende per i suoi inaspettati ribassi. L'articolo analizza fattori macroeconomici, il ruolo del dollaro e delle materie prime, fino alle previsioni degli analisti.

L’oro, da sempre considerato simbolo di sicurezza, negli ultimi mesi ha sorpreso molti osservatori internazionali. Durante un periodo di fortissima instabilità in Medio Oriente, con il conflitto in Iran in primo piano nelle cronache economiche e politiche, le dinamiche del metallo prezioso hanno rotto gli schemi abituali. Mentre la consueta retorica vuole l’oro in crescita costante nei momenti di grande incertezza, il suo recente andamento mostra una dissonanza tra narrazione e realtà dei mercati.

Oro e crisi in Iran: aspettative e realtà dei recenti ribassi

Nel mezzo della crisi iraniana, molti investitori si aspettavano un deciso incremento delle quotazioni dell’oro come risposta alle crescenti preoccupazioni geopolitiche. Tuttavia, dopo un primo balzo nelle settimane successive agli attacchi, le quotazioni si sono progressivamente indebolite: l’oro spot ha perso oltre il 20% dal picco storico di gennaio, toccando minimi annuali sorprendenti.

Diverse analisi di mercato suggeriscono che le forze macroeconomiche abbiano avuto il sopravvento sulla tradizionale corsa verso i beni rifugio. Tali forze includono:

  • Il rafforzamento del dollaro statunitense
  • La crescita dei prezzi dell’energia, soprattutto il petrolio
  • Le mutevoli aspettative sui tassi di interesse internazionali
  • Una maggiore pressione alla liquidazione proveniente dagli ETF (Exchange Traded Fund)
La ‘liquidità’ dell’oro lo rende spesso una fonte di capitali per coprire perdite su altri asset durante le fasi di shock di mercato. Questo fenomeno, già visto nel 2022 durante le turbolenze ucraine, si ripropone in parte oggi, con vendite massicce nonostante l’incremento del rischio globale. Un altro aspetto sottolineato dagli esperti è la presenza di posizionamenti eccessivamente ottimistici sulla materia prima. Quando questi vengono messi alla prova da una volatilità inattesa, molti investitori preferiscono ridurre l’esposizione, accentuando così la discesa del prezzo.

La domanda istituzionale rimane strutturalmente positiva nel lungo periodo, ma nel breve è la domanda speculativa e finanziaria a imprimere movimenti repentini, come dimostrato dai flussi negativi degli ETF e dalle numerose prese di profitto successivamente ai massimi raggiunti a inizio anno.

L’influenza dei fattori macroeconomici sui prezzi dell’oro

I recenti sviluppi sul fronte dei prezzi dell’oro mettono in luce come l’andamento macroeconomico abbia un impatto diretto e spesso maggiore rispetto alle sole crisi geopolitiche. Elementi come rendimenti obbligazionari, tassi d’interesse reali e dinamiche valutarie sono stati determinanti più delle notizie dal Medio Oriente.

In particolare:

  • L’aumento dei tassi d’interesse reali negli Stati Uniti ha reso più attraenti i titoli di Stato rispetto all’oro, che non offre un rendimento intrinseco.
  • Il dollaro si è rafforzato sensibilmente, attirando flussi di capitale mondiale proprio nei periodi di maggiore tensione, al contrario di quanto osservato in altre crisi internazionali.
  • La volatilità nei prezzi dell’energia, soprattutto con il petrolio oltre i 100 dollari al barile, ha alimentato aspettative di inflazione persistente, spingendo gli operatori a rivalutare i propri portafogli in favore di asset con rendimento diretto.
Le decisioni della Federal Reserve e il posizionamento in attesa dei nuovi tagli ai tassi preannunciati entro la fine dell’anno aggiungono complessità. Un contesto di “higher for longer” sui tassi penalizza l’oro, che risulta meno competitivo quando il costo opportunità di mantenerlo in portafoglio cresce. La sensibilità dell’oro alle aspettative di politica monetaria si è accentuata particolarmente negli ultimi cicli, dimostrando una correlazione inversa rispetto a quanto molti investitori consideravano una legge di mercato inviolabile.

Di seguito una sintesi degli impatti principali sul valore del metallo prezioso:

Fattore

Impatto sull’oro

Tassi d’interesse reali USA

Negativo

Dollaro forte

Negativo

Volatilità energetica

Negativo/Bilanciato

Domanda banche centrali

Supportivo nel lungo termine

Il dollaro forte, i tassi d’interesse e il ruolo degli ETF

L’interazione tra forza del dollaro statunitense, livello dei tassi e flussi negli ETF ha ridefinito il quadro valutativo dei metalli preziosi. Durante la crisi in corso, il dollaro ha guadagnato terreno: nella percezione degli operatori globali è stato considerato spesso più affidabile dell’oro stesso come porto temporaneo in situazioni di stress.

In aggiunta, la prospettiva di una Federal Reserve che mantiene i tassi elevati più del previsto ha spinto molti investitori istituzionali e privati a orientarsi verso strumenti finanziari remunerativi. Gli ETF collegati all’oro, storicamente indicatori anticipatori delle tendenze di mercato, hanno registrato deflussi consistenti: dal conflitto in Iran sono state riscattate circa 85 tonnellate di oro, pari a miliardi di dollari in uscite.

I deflussi dagli ETF presentano una doppia valenza:

  • diminuiscono la pressione di acquisto sul prezzo spot, favorendo le discese,
  • testimoniano un cambiamento del sentiment rispetto al recente passato, quando ogni scossa geopolitica innescava acquisti massicci di oro finanziario.
Non va dimenticata la presenza di opzioni ribassiste (put) su molti ETF: la crescita delle scommesse sulla discesa dei prezzi intensifica l’effetto a catena sui mercati, con vendite forzate quando determinati livelli tecnici vengono raggiunti. L’oro, quindi, appare più vulnerabile nei periodi di oscillazione, scardinando la convinzione della sua totale immunità ai movimenti degli altri asset finanziari.

Nel frattempo, le banche centrali restano compratrici nette di oro, ma il ritmo degli acquisti si è rallentato. La domanda istituzionale sostiene un supporto di fondo; tuttavia, nel breve periodo, sono i movimenti degli ETF e il posizionamento multi-asset a determinare direzioni spesso imprevedibili per il valore dell’oro.

Il rapporto dell’oro con l’inflazione ed energia: dalla correlazione ai nuovi scenari

Per decenni, oro e inflazione sono stati considerati strettamente correlati. Durante la crisi attuale, tale collegamento ha subito però una revisione forte. L’aumento dei prezzi dell’energia, in particolare del petrolio, ha sì generato una nuova spinta all’inflazione internazionale, ma la risposta del metallo prezioso non è stata sempre quella prevista.

Da una parte, l’oro ha storicamente beneficiato di scenari inflattivi e di “stagflazione”, come negli anni ’70, quando le crisi petrolifere lo portarono a essere protagonista nei portafogli di famiglie e istituzioni. Dall’altra, l’attuale rialzo dei tassi generato dalla paura di un’inflazione persistente penalizza l’appeal dell’asset, la cui detenzione comporta costi senza generare reddito. Tra i possibili scenari futuri da monitorare:

  • Un prolungamento di pressioni inflattive abbinate a crescita economica lenta potrebbe però riportare interesse a correnti su oro e metalli preziosi, come già avvenuto in passato.
  • All’opposto, un calo rapido dei prezzi dell’energia restituirebbe spazio a politiche monetarie più accomodanti e dunque a una possibile ripresa delle quotazioni del metallo giallo.

Oro come bene rifugio: il dibattito tra storia, volatilità e nuove incertezze

La reputazione dell’oro come bene rifugio è stata messa in discussione più che in altri frangenti. Mentre la teoria lo vuole immune ai crolli dei mercati azionari e vincolato piuttosto alla protezione patrimoniale, la realtà degli ultimi mesi segnala che, in presenza di forti shock e fasi di “ipercomprato”, il metallo prezioso può mostrare una volatilità accentuata.

Storicamente:

  • Cicli rialzisti dell’oro sono sempre stati accompagnati da brusche correzioni, anche a doppia cifra, in corrispondenza dei picchi di mercato.
  • Nei principali ‘bear market’, prese di profitto e aumento della richiesta di liquidità hanno determinato discese improvvise, seguite poi da recuperi nel medio periodo.
  • L’attuale tendenza degli operatori a spostare masse ingenti di capitali anche con movimenti “tattici” (just in case vs just in time) aumenta la volatilità, riducendo la portata difensiva dell’asset nel brevissimo periodo.
A questo si aggiunge la perdita della tradizionale correlazione inversa con alcuni mercati azionari, soprattutto quelli emergenti. Dinamiche storiche hanno lasciato spazio a un comportamento “ibrido”, in cui l’oro può reagire come un qualsiasi altro asset rischioso.

Previsioni degli analisti: fino a che punto può arrivare il prezzo dell’oro?

Le proiezioni sul futuro del metallo prezioso divergono a seconda delle fonti e degli orizzonti temporali. Le recenti stime delle principali case di investimento suggeriscono un graduale recupero delle quotazioni, a condizione che la tensione sui tassi si allenti entro fine anno.

  • Secondo alcune società di intermediazione, il prezzo dell’oro potrebbe raggiungere tra i 4.800 e i 6.100 dollari l’oncia entro il 2030, trainato sia dagli acquisti delle banche centrali sia dall’espansione del deficit statunitense.
  • Altri analisti richiamano alla prudenza, ipotizzando un’ulteriore fase di volatilità e rischi di ribassi temporanei in caso di deflussi prolungati dagli ETF o improvvisi rialzi del dollaro.
  • Restano elementi di incertezza legati a possibile cambiamento dei parametri macroeconomici: se i rendimenti reali continuassero a salire per tutto il 2026, l’orizzonte temporale del recupero dei prezzi si amplierebbe verso scenari più lunghi.





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Dott. Luca Rossoni

Il dott. Luca Rossi è un esperto analista finanziario con oltre 30 anni di esperienza nel settore delle finanze. Ha conseguito la laurea in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi e ha lavorato per prestigiose istituzioni bancarie e società di consulenza. Specializzato in strategie di investimento e gestione del rischio, Luca ha aiutato numerosi clienti a ottimizzare i loro portafogli ...