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Pfas, non solo estremamente nocivi per la salute: il costo economico oscilla tra 400-1000 miliardi

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

I PFAS sono sostanze nocive, con impatti gravi su salute, ambiente ed economia europea. Dall'analisi dei rischi ai costi futuri, passando per regolamentazioni, sfide industriali e conseguenze sociali.

I composti per- e polifluoroalchilici (PFAS) sono ormai riconosciuti tra le più gravi minacce ambientali e sanitarie per l'Europa. Queste sostanze, spesso indicate come "inquinanti eterni", per la loro estrema persistenza nell'ambiente, hanno dimostrato impatti rilevanti non solo sul benessere della popolazione, ma anche sull'economia dell'intero continente. Gli ultimi rapporti della Commissione europea stimano, infatti, che l'assenza di interventi efficaci potrebbe portare a esborsi economici compresi tra 400 e oltre 1.000 miliardi di euro da qui al 2050, considerando sia le spese sanitarie che gli oneri per la bonifica ambientale.

Cosa sono i PFAS: diffusione, caratteristiche e rischi sanitari

I PFAS appartengono a un'estesa famiglia di oltre quattromila composti chimici di sintesi, caratterizzati da una struttura in grado di conferire proprietà idrorepellenti e oleorepellenti ai materiali trattati. Queste funzioni hanno portato a un massiccio impiego nei settori più diversi: dall'industria tessile alla cosmesi, dalla produzione di materiali antiaderenti ai dispositivi elettronici. Sono noti casi di consumo in pentole, abbigliamento tecnico, schiume antincendio e imballaggi alimentari.

L'attitudine di queste molecole a non degradarsi naturalmente nel tempo le rende inclini ad accumularsi progressivamente negli ecosistemi e negli esseri umani. Studi segnalano la presenza diffusa di PFAS nelle acque, nel suolo, nel cibo e persino nel sangue umano. Questa esposizione involontaria, che si stima derivi per l'80% dalla contaminazione ambientale, favorisce l'accumulo nei tessuti animali lungo la catena alimentare.

Dal punto di vista sanitario, la letteratura scientifica mette in luce rischi multipli per la salute: alcuni PFAS sono classificati come cancerogeni e interferenti endocrini. L'esposizione cronica è stata correlata a disturbi metabolici, ridotta fertilità, patologie tiroidee, immunodepressione, disturbi della crescita nei bambini e potenziali effetti teratogeni. Le ricerche, inoltre, suggeriscono legami con obesità, dislipidemia e riduzione significativa della funzionalità renale. Soggetti particolarmente vulnerabili sono neonati, bambini e persone residenti in prossimità di siti contaminati o coinvolte in attività lavorative a rischio.

Nonostante il divieto per alcune molecole storiche (PFOA, PFOS e PFNA), il gruppo dei PFAS comprende migliaia di sostanze di cui molte restano poco studiate e potenzialmente pericolose.

I costi economici dei PFAS: scenari dal 2024 al 2050

Le conseguenze finanziarie dell'inquinamento da PFAS in Europa sono oggetto di accurati studi che ne illustrano la portata sotto diversi punti di vista. Secondo il report diffuso dalla Commissione europea, sono stati costruiti quattro scenari di sviluppo relativi alla gestione di queste sostanze dal 2024 al 2050:

  • Business as usual: Se la situazione rimanesse invariata, con livelli di emissione inalterati, l'impatto economico stimato arriverebbe a 440 miliardi di euro in 25 anni. Questa somma include sia i costi sanitari (per il trattamento delle patologie associate all'esposizione) che quelli per la bonifica dei siti contaminati.
  • Applicazione della sola Direttiva sulle acque potabili: Lo scenario sarebbe simile a quello precedente e stimato attorno ai 450 miliardi di euro, ma con una popolazione esposta più ampia e livelli di contaminazione che continuerebbero ad aumentare con il tempo.
  • Rispetto degli standard ambientali estesi (EQS): Qui lo sforzo di mantenimento dei limiti previsti comporterebbe costi annuali di circa 75-80 miliardi di euro. Considerando l'intero periodo, il totale raggiungerebbe la cifra record di 1.700 miliardi di euro, causata soprattutto dall'esigenza di bonificare suoli e trattare acque reflue senza ridurre contestualmente le emissioni alla fonte.
  • Stop totale a produzione e uso dei PFAS: In questo scenario, il costo complessivo scenderebbe a circa 330 miliardi di euro, grazie a una progressiva diminuzione delle patologie e delle emissioni. Pur restando consistente la spesa per la bonifica ambientale, questa soluzione eviterebbe la crescita esponenziale delle voci sanitarie e consentirebbe un effetto positivo duraturo.
La tabella seguente riassume in modo sintetico le stime dei costi secondo i diversi scenari:

Scenario

Costo stimato 2024-2050 (€)

Business as usual

440 miliardi

Direttiva Acque Potabili

450 miliardi

EQS estesi

1.700 miliardi

Stop totale PFAS

330 miliardi

È importante sottolineare che queste stime si basano solo su alcune delle sostanze più note - un approccio prudenziale - e quindi potrebbero risultare ancora inferiori rispetto ai reali costi economici complessivi, considerando le centinaia di composti meno studiati. Inoltre, la spesa si riflette non solo sulla collettività tramite sistemi sanitari e ambientali, ma anche sulla produttività e sulla competitività delle filiere industriali coinvolte.

Le fonti di esposizione e il peso ambientale dei PFAS

L'assorbimento dei PFAS da parte dell'uomo e degli animali avviene principalmente per via alimentare e tramite l'acqua, coinvolgendo diversi canali d'esposizione:

  • Consumo di acqua potabile contaminata
  • Assunzione di alimenti (in particolare pesci e prodotti vegetali coltivati in aree esposte)
  • Utilizzo di prodotti di largo consumo, come carta da forno, contenitori per alimentari, tessuti tecnici, cosmetici, pentole antiaderenti
  • Contatto con polveri indoor e aria contaminata vicino a stabilimenti produttivi o siti industriali
Dal punto di vista ambientale, la persistenza dei PFAS - dovuta all'eccezionale stabilità del legame carbonio-fluoro - ha comportato l'accumulo progressivo in corsi d'acqua, terreni agricoli e catene alimentari, facilitato dalla loro mobilità e tendenza al bioaccumulo.

La contaminazione non conosce confini geografici: la presenza di PFAS è stata riscontrata nelle precipitazioni, nell'acqua potabile di numerosi Paesi europei e persino nelle falde profonde. Un aspetto particolarmente rilevante è il degrado dei servizi ecosistemici, come l'impollinazione e la fertilità del suolo, che si traducono in ulteriori costi indiretti per la collettività. Il bioaccumulo, secondo meta-analisi aggiornate, causa un aumento delle concentrazioni di questi composti a ogni livello della catena alimentare.

Le evidenze suggeriscono che la strategia più efficace, in assenza di tecniche di bonifica realmente sicure, consista nell'arrestare la diffusione dei PFAS alla fonte e ridurre progressivamente il loro utilizzo.

Le soluzioni: regolamentazione europea, messa al bando e strategie preventive

Di fronte a uno scenario impegnativo sia sotto il profilo sanitario che economico, l'Unione europea ha intrapreso un percorso normativo progressivo per limitare la circolazione e l'accumulo di PFAS nell'ambiente e nei prodotti di consumo:

  • La Direttiva europea sull'acqua potabile del 2020 prevede dal 2026 l'obbligo per tutti gli Stati membri di monitoraggio sistematico e rispetto di limiti stringenti: 0,5 nanogrammi per litro per la somma dei PFAS e 0,1 nanogrammi per litro per i venti composti più rischiosi.
  • Il regolamento REACH e la Convenzione di Stoccolma hanno già vietato le molecole PFOS e PFOA e impongono restrizioni su gruppi ampi di queste sostanze in molti settori.
  • La Commissione europea sta avanzando proposte di divieto generale con deroghe, soprattutto nei comparti dove sono disponibili già oggi alternative tecnologiche sicure (come le schiume antincendio, regolamentate dal 2025), lasciando qualche margine operativo solo ai settori critici o all'industria della difesa.
Accanto alla dimensione normativa si afferma l'importanza di approcci preventivi e di ricerca: sviluppo di materiali sostitutivi, finanziamento di progetti per la bonifica, e promozione di fondi per l'innovazione industriale, con l'obiettivo di un'eliminazione graduale dei PFAS e della riduzione del loro impatto sociale ed economico.

Resta fondamentale l'allineamento sia tra le autorità pubbliche che tra imprese e società civile, per garantire una transizione efficace e il riequilibrio tra tutela della salute collettiva e competitività industriale.

Impatto sui settori industriali e le sfide per la transizione

L'eliminazione progressiva dei PFAS rappresenta una sfida rilevante per alcuni comparti dell'industria europea, in particolare per aerospaziale, difesa, semiconduttori e tecnologie energetiche avanzate. Questi settori, a oggi, faticano a trovare sostituti equivalenti per le applicazioni più specialistiche, specialmente per la resistenza chimica e le alte temperature.

Secondo analisi commissionate dal Parlamento europeo, la transizione verso la messa al bando totale potrebbe causare, almeno nel primo anno, perdite economiche per oltre 580 miliardi di euro e ricadute occupazionali significative su quasi tre milioni di dipendenti, in particolare nelle PMI. L'impatto si attenuerebbe però negli anni successivi, grazie alla ricerca e allo sviluppo di nuove soluzioni, suggerendo la necessità di fondi dedicati e incentivi per l'innovazione.

Laddove sono già state individuate misure efficaci, come nel caso delle schiume antincendio prive di PFAS, i risultati mostrano che una riconversione programmata e supportata può ridurre i rischi ambientali e sanitari senza compromettere la sicurezza funzionale. Il percorso resta, comunque, complesso e richiede il concorso di normatori, industria e ricerca applicata.

Effetti sociali e implicazioni per la popolazione europea

L'impatto delle sostanze eterne va ben oltre le ricadute sulla salute individuale e sull'ambiente, colpendo in profondità le fasce più vulnerabili e il tessuto sociale. I rapporti evidenziano come neonati, bambini, lavoratori di siti contaminati e residenti nelle aree industriali siano particolarmente esposti a malattie correlate ai PFAS. Anche gli effetti indiretti, come il deprezzamento immobiliare, la perdita di reddito per attività agricole e le preoccupazioni psicologiche, rappresentano voci rilevanti nella valutazione dei danni globali.

Sono inoltre documentate azioni legali e sentenze innovative in vari Paesi europei, tra cui quella che ha riconosciuto in Italia (Veneto) il nesso diretto tra morte professionale e esposizione a questi composti. La consapevolezza sociale crescente accelera la pressione per normative più stringenti e strumenti di tutela collettiva, incoraggiando iniziative di biomonitoraggio, risarcimento e informazione pubblica.




Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...