Il Piano Casa europeo delude e il corrispettivo italiano resta in bilico. Ritardi istituzionali, sfide operative e il ruolo crescente dei Comuni delineano un quadro complesso per il diritto all'abitare in Italia e in Europa
Le scadenze europee avanzano, la crisi sociale peggiora e la fiducia dei cittadini nelle misure annunciate per sostenere milioni di cittadini in tema di case si assottiglia ogni giorno. Dietro l’emergenza abitativa ci sono famiglie, giovani, anziani e lavoratori che rischiano di perdere l’accesso a una casa dignitosa, mentre le istituzioni si rincorrono tra ritardi, procedure e obiettivi da raggiungere.
Questo scenario accende tensioni senza precedenti tra Unione europea, Governo e amministrazioni territoriali. L’inadeguatezza dell’offerta di alloggi a prezzi sostenibili, il patrimonio immobiliare inefficiente e i limiti degli incentivi pregressi rendono il contesto ancora più complesso e incerto. Oggi oltre 1,2 milioni di nuclei in affitto vivono in disagio economico, con più di 600.000 famiglie in attesa di una casa popolare. Numeri che fotografano la portata di una situazione che, tra urgenze reali e piani ancora sulla carta, esige una risposta sistemica e credibile.
Le aspettative verso il Piano Casa Ue sono elevate, ma l’Italia si trova al centro di una pressione normativa che, se non gestita con lungimiranza, rischia di trasformarsi in un boomerang. Le singole città provano a colmare i vuoti lasciati dalla strategia nazionale, dando origine a modelli innovativi ma estremamente frammentati. Alla vigilia delle nuove direttive, l’urgenza si trasforma in una chiamata alle responsabilità, richiedendo competenza e visione oltre la mera gestione dell’esistente.
La direttiva europea EPBD IV, conosciuta anche come "Direttiva Case Green", ha segnato nel 2024 una svolta senza precedenti nella regolazione del patrimonio edilizio dei Paesi membri. Gli stati sono chiamati a una decarbonizzazione radicale entro il 2050, puntando su efficienza energetica e sostenibilità ambientale. L’impostazione europea impone obblighi stringenti e traguardi intermedi (16% di riduzione dei consumi energetici entro il 2030, 20-22% entro il 2035) e stabilisce l’obiettivo di edifici a emissioni zero per i nuovi immobili pubblici dal 2028 (privati dal 2030).
Oltre a queste deadline, la direttiva ha introdotto:
Solo 8 Paesi UE (su 27) hanno rispettato la scadenza del 31 dicembre 2025 per l’invio del piano di ristrutturazione. L’Italia, con un patrimonio edilizio tra i più vetusti d’Europa, ha avviato il suo percorso solo nel febbraio scorso, il ritardo ha innescato la procedura d’infrazione da parte della Commissione europea, insieme ad altri 18 Paesi, tra cui Francia e Germania. Attualmente, l’Italia dispone di due mesi per rispondere formalmente e presentare una strategia credibile, pena l’escalation del contenzioso.
Le caratteristiche strutturali dell’EPBD IV e il quadro di riferimento europeo richiedono un allineamento sia sugli strumenti normativi sia su quelli finanziari. I piani dovranno dettagliare:
Lo scenario attuale in Italia vede una netta discrepanza tra obiettivi strutturali della normativa europea e la realtà operativa del territorio. Dopo oltre vent’anni di assenza di una strategia nazionale di lungo periodo per l’Housing sociale, il 2025 ha segnato con la Legge di Bilancio l’avvio “ufficiale” del nuovo Piano Casa nazionale. Tale piano avrebbe dovuto garantire un rilancio degli investimenti pubblici e privati, un graduale riordino dell’edilizia sociale e nuove opportunità per gli alloggi a prezzi sostenibili.
Ad oggi, però, l’iter del Piano Casa italiano procede a rilento:
Di fronte alla lentezza del quadro nazionale, alcuni Comuni hanno scelto di agire in autonomia avviando piani locali per l’Housing sociale. Milano, Roma e Regione Lombardia rappresentano oggi i principali laboratori di innovazione.
| Città/Regione | Risorse stanziate | Azioni principali |
| Lombardia | Oltre 1,5 miliardi € | Riqualificazione case popolari, fondi per alloggi a canone calmierato, accelerazione assegnazioni, progetti per forze dell’ordine e servizi essenziali |
| Milano | 32,5 milioni € (primo step), +18,5 milioni bando 2024 | 450 alloggi a canone calmierato, alloggi per studenti, residenze innovative, collaborazione con PA |
| Roma | Varie iniziative in collaborazione con cooperative e investitori | Bandi per case a prezzi accessibili, progetti di social housing, modelli di collaborazione pubblico-privato |
Questi piani regionali e comunali lavorano su linee d’intervento innovative:
Le principali associazioni e organizzazioni di categoria (ad esempio Ance e Legacoop Abitanti) hanno fornito una serie di proposte per rendere realmente operativo il piano nazionale:
Secondo dati recenti, solo il 3,5% delle famiglie italiane vive oggi in alloggi sociali, valore ampiamente inferiore a Francia, Germania e Nord Europa. La pressione sui nuclei familiari “fragili” e sui giovani cresce, aggravando fenomeni di disagio e di migrazione interna. Il modello europeo punta a una compartecipazione della spesa pubblica e privata per garantire sostenibilità, ma senza scelte strategiche rapide e coraggiose, l’Italia rischia di assistere a una progressiva marginalizzazione sociale, specie nelle grandi aree urbane.
Giuseppe Bergodi è un esperto consulente immobiliare con oltre 35 anni di esperienza nel settore. Laureato in Architettura presso il Politecnico di Milano, ha dedicato la sua carriera alla valutazione e gestione di proprietà residenziali e commerciali. Grazie alla sua profonda conoscenza del mercato immobiliare milanese, offre analisi dettagliate e strategie efficaci per ottimizzare gli investi...