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Prodotti bio crescono sempre di più con un paradosso: la presenza di pesticidi e fertilizzanti illegali rimane

di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

I numeri raccontano una crescita costante del bio in Italia, ma emergono anche criticità che riguardano tanto l'uso di sostanze come il rame, ammesso nella coltivazione bio, quanto la presenza di fertilizzanti illegali che secondo i controlli della Repressione Frodi interessano una quota tutt'altro che marginale di aziende.

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Oggi, 23 settembre, si celebra la Giornata mondiale del biologico, un appuntamento che nel 2026 arriva in un momento di forte espansione per il settore agroalimentare biologico italiano, ma anche di crescenti interrogativi sulla sua reale sostenibilità. Da un lato i numeri raccontano una crescita costante e strutturale, dall'altro emergono criticità che riguardano tanto l'uso di sostanze come il rame, ammesso nella coltivazione bio ma sotto osservazione per il suo impatto ambientale, quanto la presenza di fertilizzanti illegali che secondo i controlli della Repressione Frodi interessano una quota tutt'altro che marginale di aziende.

La data non è casuale. Il 23 settembre è stato scelto nel 2021 dalla Commissione Europea come Giornata Europea del Biologico perché coincide con l'equinozio d'autunno, un simbolo naturale di equilibrio tra le ore di luce e di buio che ben rappresenta l'idea di armonia tra produzione agricola e rispetto dell'ambiente su cui si fonda il modello biologico. L'iniziativa nasce nell'ambito del Piano d'azione europeo per lo sviluppo della produzione biologica, con l'obiettivo dichiarato di sensibilizzare cittadini e imprese sui benefici di questo settore e di sostenerne la crescita in tutti i paesi membri.

I numeri del biologico in Italia nel 2024

I dati più recenti, relativi al 2024, confermano che l'agricoltura biologica italiana continua a espandersi a ritmi sostenuti. Gli operatori del settore, tra produttori, trasformatori e importatori, hanno raggiunto quota 97.170 unità, con un incremento del 2,9% rispetto al 2023 e una crescita complessiva del 62% nell'arco di dieci anni. Un dato che testimonia come il biologico sia passato da nicchia di mercato a comparto strutturale dell'economia agricola nazionale.

Le aziende agricole biologiche hanno superato quota 87mila, in aumento del 3,4% rispetto all'anno precedente. Anche i consumi domestici confermano il trend positivo: la spesa delle famiglie italiane in prodotti bio ha toccato i 3,96 miliardi di euro, segno che l'interesse dei consumatori verso alimenti percepiti come più salutari e sostenibili non si è affatto arrestato, nonostante il caro vita degli ultimi anni.

Sul fronte della superficie coltivata, l'Italia ha superato i 2,5 milioni di ettari destinati al biologico, pari al 20,2% della Superficie Agricola Utilizzata (SAU) nazionale. Un valore già molto vicino all'obiettivo fissato dall'Unione Europea del 25% entro il 2030, il che colloca il nostro paese tra i più avanzati in Europa su questo fronte.

A rafforzare ulteriormente il posizionamento del settore arriverà il nuovo marchio "Biologico Italiano", pensato per garantire una tracciabilità più immediata e riconoscibile dei prodotti realizzati interamente con materie prime nazionali. Un segnale importante in un mercato dove la provenienza e la trasparenza della filiera sono ormai criteri decisivi per la fiducia dei consumatori, oltre che strumenti di valorizzazione per le imprese agricole italiane sui mercati esteri.

Il paradosso del rame, il pesticida "legale" del biologico

Dietro i numeri incoraggianti sul bio in Italia, però, si nasconde un tema che gli addetti ai lavori conoscono bene e che il grande pubblico spesso ignora: il rame è, di fatto, il principale fungicida ammesso in agricoltura biologica. Utilizzato da decenni per proteggere colture come vite, olivo e pomodoro da malattie fungine quali la peronospora, il rame gode di uno status particolare, essendo considerato una sostanza naturale e quindi compatibile con i disciplinari del biologico.

Il problema è che il rame non si degrada e tende ad accumularsi nel suolo nel tempo, con effetti potenzialmente dannosi sulla fertilità dei terreni e sulla biodiversità microbica. Per questo motivo l'Unione Europea ha fissato un limite stringente: non più di 28 chilogrammi di rame per ettaro nell'arco di 7 anni, una soglia pensata per contenere l'accumulo pur non escludendone completamente l'uso.

La questione è tutt'altro che teorica. A gennaio 2026 la Francia ha deciso di vietare circa venti prodotti fitosanitari a base di rame, una scelta che ha sollevato forte preoccupazione tra i viticoltori biologici d'Oltralpe, i quali temono di dover rinunciare alla certificazione bio in assenza di alternative altrettanto efficaci contro le malattie fungine. Il caso francese mostra bene il paradosso al centro del dibattito: il biologico si basa anche su sostanze che, pur essendo ammesse dalla normativa, non sono prive di impatti ambientali, e le istituzioni europee stanno progressivamente rivedendo le autorizzazioni in una logica di maggiore cautela.

Il fenomeno dei fertilizzanti illegali: 2 prodotti bio su 10 sotto la lente

Se il rame rappresenta il paradosso della sostanza legale ma controversa, c'è un secondo fronte, ancora più delicato, che riguarda direttamente la legalità delle pratiche agricole. Secondo i dati della Repressione Frodi, 2 prodotti biologici su 10 risultano concimati con fertilizzanti illegali, ovvero sostanze non consentite dai disciplinari del biologico ma comunque utilizzate, spesso in violazione delle norme sulla tracciabilità e sulla sicurezza alimentare.

Si tratta di un dato che merita attenzione, perché mina alla base il principale valore aggiunto percepito dai consumatori del biologico, ovvero la garanzia di un processo produttivo controllato e certificato. Se una quota significativa di aziende ricorre a fertilizzanti non autorizzati, il rischio è quello di indebolire la fiducia costruita in anni di comunicazione e certificazione, con potenziali ripercussioni sull'intero comparto, comprese le imprese che rispettano correttamente le regole.

Le autorità di controllo continuano a intensificare le verifiche lungo tutta la filiera, dai campi alla distribuzione, ma il fenomeno segnala la necessità di rafforzare i sistemi di tracciabilità e i controlli sulle certificazioni bio, soprattutto in un mercato che cresce rapidamente e che, proprio per questo, può attirare comportamenti opportunistici da parte di alcuni operatori.

Sud Italia leader per superficie, ma il Nord accelera

Un ultimo dato interessante riguarda la distribuzione geografica della produzione biologica sul territorio nazionale. Il Sud Italia concentra ancora oggi il 58% della superficie coltivata a biologico, confermandosi l'area storicamente più vocata a questo tipo di agricoltura, grazie anche a condizioni climatiche e a una minore frammentazione fondiaria che favoriscono la conversione al metodo biologico.

Tuttavia, è il Nord Italia a registrare i ritmi di crescita più sostenuti, segno di un progressivo riequilibrio territoriale e di un interesse crescente da parte delle aziende agricole settentrionali verso pratiche produttive a minor impatto ambientale. Questo trend potrebbe modificare nei prossimi anni la geografia del biologico italiano, portando a una distribuzione più omogenea tra le diverse aree del paese.

Le sfide future per il settore biologico italiano

Il quadro che emerge in occasione della Giornata Europea del Biologico 2026 è quello di un settore in salute dal punto di vista dei numeri, ma chiamato ad affrontare sfide non banali sul piano della sostenibilità reale e della legalità delle pratiche produttive. La crescita degli operatori, delle superfici coltivate e della spesa delle famiglie testimonia un mercato maturo e in evoluzione, ma il tema del rame e quello dei fertilizzanti illegali dimostrano che il percorso verso un'agricoltura biologica pienamente coerente con i propri principi è ancora in corso.

Il nuovo marchio "Biologico Italiano" e l'avvicinamento all'obiettivo europeo del 25% di SAU coltivata a bio entro il 2030 rappresentano passi avanti significativi. Allo stesso tempo, la credibilità del settore dipenderà sempre di più dalla capacità delle istituzioni e delle imprese di affrontare con trasparenza i nodi critici, dal rinnovo delle autorizzazioni sulle sostanze fungicide ai controlli antifrode, per garantire ai consumatori italiani un biologico che sia davvero all'altezza delle aspettative che ha contribuito a costruire.






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Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...