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Pubblica Amministrazione in forte perdita: quali sono i rischi per i dipendenti statali o fornitori

di Marcello Tansini pubblicato il
Pubblica Amministrazione forte perdita

La Pubblica Amministrazione italiana affronta un forte saldo negativo: quali sono le cause di questa situazione rispetto all'Europa e i possibili rischi che comporta per lavoratori e fornitori pubblici

Il quadro patrimoniale dell'amministrazione pubblica italiana ha recentemente rivelato una situazione di crescente difficoltà, come evidenziato dall’ultimo rapporto Istat e Banca d’Italia. Alla fine del 2024, il saldo della ricchezza netta delle amministrazioni pubbliche ha raggiunto -1.522 miliardi di euro, rappresentando un peggioramento rispetto all’anno precedente.

A differenza del debito pubblico, che considera solo le passività, la ricchezza netta pubblica è calcolata sottraendo tutte le passività da tutte le attività dello Stato, includendo immobili, infrastrutture e partecipazioni finanziarie. Il risultato negativo indica quindi un accumulo strutturale di debiti superiori alle risorse patrimoniali disponibili.

L’andamento negativo del bilancio patrimoniale pubblico italiano non trova paragoni così accentuati tra i principali Paesi UE, evidenziando una fragilità strutturale che deriva in gran parte da cause interne. Alla crescita delle passività, in particolare debiti finanziari e verso operatori economici, non ha fatto riscontro una crescita proporzionale delle attività reali e finanziarie pubbliche, che hanno mantenuto valori sostanzialmente stabili nell’ultimo anno.

Perché i conti pubblici sono in rosso: cause strutturali e confronto europeo

I dati recentemente diffusi mostrano che l’Italia e la Francia sono le uniche economie europee in cui il rapporto tra ricchezza netta delle amministrazioni pubbliche e Pil è peggiorato nel corso del 2024. Mentre altri Paesi dell’Unione sono riusciti a mantenere la propria posizione patrimoniale o a migliorarla, il valore negativo della ricchezza pubblica italiana si è fatto più marcato proprio per alcune peculiarità nel sistema paese e nelle sue dinamiche di spesa e investimento.

L’origine dei conti in rosso va ricondotta a una serie di fattori strutturali:

  • Incremento delle passività finanziarie: Nel 2024 si è registrato un aumento del 3% delle passività, legato sia all’incremento del debito pubblico (ad es. emissioni di titoli di Stato) sia a nuove esposizioni nei confronti di operatori, sia domestici che esteri.
  • Stasi delle attività patrimoniali: Le attività dello Stato – come immobili, infrastrutture e partecipazioni – non sono cresciute significativamente, rimanendo pressoché invariate rispetto all’anno precedente.
  • Ritmi di crescita del Pil contenuti: L’espansione economica italiana si muove sotto l’1% annuo, rendendo il rapporto tra patrimonio pubblico e dimensione dell’economia più sensibile alle variazioni negative delle passività.
  • Debole valorizzazione degli asset pubblici: Spesso il patrimonio reale – vale a dire il valore effettivo di immobili, concessioni e infrastrutture – non viene pienamente valorizzato nei conti pubblici, a differenza di paesi come la Germania o i Paesi Bassi.
  • Rigidità delle spese pubbliche: Alcune voci nei bilanci pubblici, tra cui spese sociali e di welfare, sono difficilmente comprimibili. Ciò riduce la flessibilità dell’azione di bilancio nella gestione degli imprevisti e nella pianificazione degli investimenti.
  • Dinamiche demografiche sfavorevoli: Una popolazione che invecchia e cresce poco aumenta il fabbisogno per pensioni e sanità, senza parallelamente sostenere la crescita economica necessaria per riequilibrare entrate e uscite dello Stato.
Rispetto al semplice debito pubblico, la misura della ricchezza netta è più esaustiva e aiuta a comprendere sia l’esposizione debitoria sia la capacità dello Stato di fronteggiarla attraverso il patrimonio disponibile. Tuttavia, in Italia la valorizzazione delle attività tende ad essere sottostimata, contribuendo ad accentuare il saldo negativo.

Nel confronto europeo, spicca una gestione più accorta degli asset nei Paesi del Nord: qui la creazione di valore passa attraverso investimenti produttivi in infrastrutture, tecnologie, innovazione e sistemi pubblici efficienti, capaci di generare ricchezza reale da contrapporre alle passività crescenti. In Italia, invece, la creazione di nuove attività è spesso rallentata dalla burocrazia, dalle difficoltà di spesa e dal ritardo negli investimenti pubblici.

Va sottolineato che la situazione italiana non è solo il risultato di scelte recenti: l’accumulo storico di debito (circa il 135% del Pil), gli investimenti insufficienti e una gestione meno dinamica degli asset pubblici sono tendenze radicate che la politica economica non è ancora riuscita a invertire in modo incisivo.

Un ulteriore elemento di fragilità emerso nel contesto nazionale riguarda la scarsa capacità di alcune amministrazioni locali o aziende pubbliche di mantenere l’equilibrio patrimoniale, come dimostrato dalle recenti crisi in alcune aziende municipalizzate e sanitarie. 

Rischi e scenari per dipendenti e fornitori della Pubblica Amministrazione

L’acuirsi degli squilibri patrimoniali delle amministrazioni pubbliche italiane esercita un impatto diretto e indiretto su due grandi categorie che sono fornitori e dipendenti pubblici.

Fornitori: Gli operatori che intrattengono rapporti commerciali con amministrazioni centrali e periferiche sono esposti soprattutto al rischio di dilatazione dei tempi di pagamento. Il peggioramento dei conti pubblici non implica necessariamente immediate insolvenze, ma storicamente si associa a:

  • ritardi superiori agli standard di mercato nell’emissione dei pagamenti;
  • necessità di sottostare a tempistiche imprevedibili che possono complicare la pianificazione finanziaria delle imprese fornitrici;
  • aumenti delle richieste di documentazione, verifiche aggiuntive e controlli di regolarità amministrativa.
Dipendenti: Per il personale statale, invece, non si profila alcun rischio diretto in merito a posti di lavoro o mancato pagamento degli stipendi. La legislazione nazionale garantisce la piena copertura delle retribuzioni, anche nelle situazioni più complesse di squilibrio di bilancio. Si tratta di un principio consolidato, sostenuto nel tempo anche da interventi normativi e dalla struttura della finanza pubblica italiana, la quale prevede che lo Stato centrale abbia un obbligo inderogabile di copertura degli oneri relativi agli stipendi della PA.

Per quanto riguarda la sanità pubblica, la crescente esternalizzazione di servizi (esempio recente: il dibattito sull’ingresso societario di Azienda Zero in AMOS) e il consolidamento di fornitori esterni suscitano comprensibili timori tra i lavoratori in merito a possibili cambi di contratto e alla qualità dell’impiego, specie quando la natura giuridica dell’ente impatta sulle condizioni di lavoro. Tuttavia, i contratti di impiego pubblico sono regolati da normative che impediscono riduzioni arbitrarie delle tutele e delle garanzie salariali.

Categoria Possibile impatto della crisi dei conti Tutele/garanzie
Fornitori Ritardi nei pagamenti, maggiore burocrazia Possibilità di solleciti, accesso a fondi di anticipazione, normativa europea sulle transazioni commerciali
Dipendenti pubblici Nessun rischio diretto su salari o continuità lavorativa Pagamento garantito dallo Stato, tutela normativa

Sul versante dei dipendenti statali, resta pertanto la piena garanzia istituzionale degli stipendi e della stabilità occupazionale, grazie a una cornice normativa e finanziaria che attribuisce priorità massima al rispetto delle funzioni essenziali della PA, anche in presenza di conti in deterioramento.