La Pubblica Amministrazione italiana affronta un forte saldo negativo: quali sono le cause di questa situazione rispetto all'Europa e i possibili rischi che comporta per lavoratori e fornitori pubblici
Il quadro patrimoniale dell'amministrazione pubblica italiana ha recentemente rivelato una situazione di crescente difficoltà, come evidenziato dall’ultimo rapporto Istat e Banca d’Italia. Alla fine del 2024, il saldo della ricchezza netta delle amministrazioni pubbliche ha raggiunto -1.522 miliardi di euro, rappresentando un peggioramento rispetto all’anno precedente.
A differenza del debito pubblico, che considera solo le passività, la ricchezza netta pubblica è calcolata sottraendo tutte le passività da tutte le attività dello Stato, includendo immobili, infrastrutture e partecipazioni finanziarie. Il risultato negativo indica quindi un accumulo strutturale di debiti superiori alle risorse patrimoniali disponibili.
L’andamento negativo del bilancio patrimoniale pubblico italiano non trova paragoni così accentuati tra i principali Paesi UE, evidenziando una fragilità strutturale che deriva in gran parte da cause interne. Alla crescita delle passività, in particolare debiti finanziari e verso operatori economici, non ha fatto riscontro una crescita proporzionale delle attività reali e finanziarie pubbliche, che hanno mantenuto valori sostanzialmente stabili nell’ultimo anno.
I dati recentemente diffusi mostrano che l’Italia e la Francia sono le uniche economie europee in cui il rapporto tra ricchezza netta delle amministrazioni pubbliche e Pil è peggiorato nel corso del 2024. Mentre altri Paesi dell’Unione sono riusciti a mantenere la propria posizione patrimoniale o a migliorarla, il valore negativo della ricchezza pubblica italiana si è fatto più marcato proprio per alcune peculiarità nel sistema paese e nelle sue dinamiche di spesa e investimento.
L’origine dei conti in rosso va ricondotta a una serie di fattori strutturali:
Nel confronto europeo, spicca una gestione più accorta degli asset nei Paesi del Nord: qui la creazione di valore passa attraverso investimenti produttivi in infrastrutture, tecnologie, innovazione e sistemi pubblici efficienti, capaci di generare ricchezza reale da contrapporre alle passività crescenti. In Italia, invece, la creazione di nuove attività è spesso rallentata dalla burocrazia, dalle difficoltà di spesa e dal ritardo negli investimenti pubblici.
Va sottolineato che la situazione italiana non è solo il risultato di scelte recenti: l’accumulo storico di debito (circa il 135% del Pil), gli investimenti insufficienti e una gestione meno dinamica degli asset pubblici sono tendenze radicate che la politica economica non è ancora riuscita a invertire in modo incisivo.
Un ulteriore elemento di fragilità emerso nel contesto nazionale riguarda la scarsa capacità di alcune amministrazioni locali o aziende pubbliche di mantenere l’equilibrio patrimoniale, come dimostrato dalle recenti crisi in alcune aziende municipalizzate e sanitarie.
L’acuirsi degli squilibri patrimoniali delle amministrazioni pubbliche italiane esercita un impatto diretto e indiretto su due grandi categorie che sono fornitori e dipendenti pubblici.
Fornitori: Gli operatori che intrattengono rapporti commerciali con amministrazioni centrali e periferiche sono esposti soprattutto al rischio di dilatazione dei tempi di pagamento. Il peggioramento dei conti pubblici non implica necessariamente immediate insolvenze, ma storicamente si associa a:
Per quanto riguarda la sanità pubblica, la crescente esternalizzazione di servizi (esempio recente: il dibattito sull’ingresso societario di Azienda Zero in AMOS) e il consolidamento di fornitori esterni suscitano comprensibili timori tra i lavoratori in merito a possibili cambi di contratto e alla qualità dell’impiego, specie quando la natura giuridica dell’ente impatta sulle condizioni di lavoro. Tuttavia, i contratti di impiego pubblico sono regolati da normative che impediscono riduzioni arbitrarie delle tutele e delle garanzie salariali.
| Categoria | Possibile impatto della crisi dei conti | Tutele/garanzie |
| Fornitori | Ritardi nei pagamenti, maggiore burocrazia | Possibilità di solleciti, accesso a fondi di anticipazione, normativa europea sulle transazioni commerciali |
| Dipendenti pubblici | Nessun rischio diretto su salari o continuità lavorativa | Pagamento garantito dallo Stato, tutela normativa |
Sul versante dei dipendenti statali, resta pertanto la piena garanzia istituzionale degli stipendi e della stabilità occupazionale, grazie a una cornice normativa e finanziaria che attribuisce priorità massima al rispetto delle funzioni essenziali della PA, anche in presenza di conti in deterioramento.