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Quale sarà la pensione per i 20-40enni basandosi su quanto è il guadagno medio: le 7 simulazioni desolanti

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il
Calcolo contributivo stipendio medio pensione 20 40enni oggi circa 700 poco piu 1.000 euro

I lavoratori che oggi hanno tra 20 e 40 anni, nella quasi totalità dei casi, non avranno un importo di pensione alto soprattutto a causa di carriere discontinue e stipendi attuali bassi: casi e simulazioni.

Chi oggi ha tra i 20 e i 40 anni andrà in pensione con un sistema interamente contributivo. L’assegno dipende solo da quanto si versa, per quanto tempo e a che età si esce. Con stipendi medi, carriere discontinue e requisiti anagrafici che salgono, come la situazione attuale prevede. per molti la pensione si collocherà tra circa 700 e poco più di 1.000 euro al mese. Non è una regola assoluta: in alcuni casi si può arrivare a 2.500 o 3.000 euro. Vediamo i numeri.

Come funziona il calcolo contributivo

Il sistema di calcolo della pensione finale esclusivamente contributivo si basa soprattutto su tre passaggi.

  1. Contributi versati. Per un lavoratore dipendente l’aliquota è circa il 33% della retribuzione lorda (a carico in gran parte dell’azienda). Per gli autonomi iscritti alla gestione artigiani e commercianti si parte da circa il 24%, mentre per la gestione separata l’aliquota varia secondo la posizione.
  2. Montante contributivo. I contributi di ogni anno si sommano e vengono rivalutati in base all’andamento medio del Pil nominale. Il totale rivalutato è il montante contributivo che, per regola, più è alto più restituisce un trattamento più dignitoso, e più basso e meno si potrà ottenere una buona pensione.
  3. Coefficiente di trasformazione. Il montante viene moltiplicato per un coefficiente che cresce con l’età di uscita. Nel biennio 2025-2026 il coefficiente a 67 anni è pari al 5,608%, contro il 5,723% del periodo precedente. La riduzione degli assegni è stimata intorno al 2% a parità di montante. 
La formula è semplice: pensione annua = montante × coefficiente. Dividendo per 13 mensilità si ottiene l’importo mensile lordo.

Il coefficiente viene aggiornato ogni due anni in base alla speranza di vita. Chi è giovane oggi andrà in pensione con coefficienti più bassi di quelli attuali e con un’età di uscita più alta. Le simulazioni che seguono usano il 5,608%, quindi vanno lette come ipotesi favorevoli.

Le ipotesi delle simulazioni

Per mostrare i numeri in modo chiaro, usiamo ipotesi semplificate:

  • aliquota contributiva del 33%;
  • montante finale pari ai contributi versati aumentati del 25% per la rivalutazione;
  • uscita a 67 anni con coefficiente del 5,608%;
  • importi espressi in euro di oggi, quindi nel potere d’acquisto attuale;
  • importi mensili lordi su 13 mensilità, con una stima del netto.
Sono calcoli a scopo illustrativo. Il risultato reale dipende da carriera, inflazione, crescita economica e riforme future.

Simulazione 1: il 25enne con carriera discontinua

Marco, 25 anni, entra nel mondo del lavoro con contratti a termine, part-time e qualche periodo di stop. Ha una retribuzione lorda media di 15.000 euro l’anno e accumula 28 anni di contributi effettivi.

  • Contributi annui: 15.000 × 33% = 4.950 euro
  • Contributi totali: 4.950 × 28 = 138.600 euro
  • Montante rivalutato: 138.600 × 1,25 = 173.250 euro
  • Pensione annua: 173.250 × 5,608% = circa 9.716 euro
  • Pensione mensile: 9.716 / 13 = circa 747 euro lordi
Il netto sarebbe intorno ai 650 euro. Con coefficienti più bassi o un’uscita ritardata, l’assegno potrebbe restare sotto i 700 euro. È il profilo tipico di chi rientra nella fascia bassa del titolo.

Simulazione 2: il 30enne con stipendio medio

Giulia, 30 anni, ha una retribuzione lorda di 20.000 euro l’anno (circa 1.350 euro netti al mese) e versa 30 anni di contributi.

  • Contributi annui: 20.000 × 33% = 6.600 euro
  • Contributi totali: 6.600 × 30 = 198.000 euro
  • Montante rivalutato: 198.000 × 1,25 = 247.500 euro
  • Pensione annua: 247.500 × 5,608% = circa 13.880 euro
  • Pensione mensile: 13.880 / 13 = circa 1.068 euro lordi
Il netto sarebbe tra 950 e 1.000 euro. Questo caso spiega la parte alta della forchetta del titolo: poco più di 1.000 euro con uno stipendio nella media dei lavoratori più giovani.

Simulazione 3: il 35enne con carriera continua e 28.000 euro lordi

Luca, 35 anni, ha un posto stabile, una retribuzione lorda di 28.000 euro e versa 35 anni di contributi.

  • Contributi annui: 28.000 × 33% = 9.240 euro
  • Contributi totali: 9.240 × 35 = 323.400 euro
  • Montante rivalutato: 323.400 × 1,25 = 404.250 euro
  • Pensione annua: 404.250 × 5,608% = circa 22.670 euro
  • Pensione mensile: 22.670 / 13 = circa 1.744 euro lordi
Qui il netto sale a circa 1.400 euro. È un risultato migliore, ma richiede due condizioni che molti giovani faticano a ottenere: continuità contributiva e stipendio che cresce nel tempo.
Profilo Età oggi Retribuzione lorda Anni di contributi Pensione lorda mensile
Carriera discontinua 25 15.000 euro 28 circa 750 euro
Stipendio medio 30 20.000 euro 30 circa 1.070 euro
Carriera continua 35 28.000 euro 35 circa 1.740 euro

Perché la media resta bassa

Le simulazioni mostrano che il problema non è il calcolo in sé, ma gli elementi che rientrano nella formula.

  • Ingresso tardivo nel lavoro. Chi comincia a 27 o 28 anni accumula meno anni di contributi.
  • Stipendi d’ingresso bassi e crescita lenta delle retribuzioni.
  • Buchi contributivi tra un contratto e l’altro, disoccupazione, lavoro in nero o part-time involontario.
  • Coefficienti in calo a ogni revisione biennale, perché si vive più a lungo.
  • Età di uscita più alta. L’adeguamento alla speranza di vita sposta in avanti il traguardo: per i più giovani si parla di uscite oltre i 68 o 69 anni.
Esiste poi una soglia da conoscere. Per la pensione di vecchiaia a 67 anni servono almeno 20 anni di contributi e un assegno pari ad almeno una volta l’assegno sociale (circa 540 euro). Per l’uscita anticipata contributiva a 64 anni, servono 20 anni di contributi effettivi e un importo di pensione pari ad almeno tre volte l’assegno sociale, cioè intorno ai 1.600 euro mensili. Con gli stipendi medi dei casi visti sopra, quella soglia è difficile da raggiungere. 

Quando la pensione può essere molto più alta: 2.500 o 3.000 euro

Le eccezioni esistono e riguardano soprattutto chi oggi ha 30-40 anni e ha davanti una carriera con retribuzioni elevate e senza interruzioni.

Caso A: quadro o professionista dipendente con 60.000 euro lordi. Un 35enne che sale presto di livello e mantiene 60.000 euro lordi per 33 anni versa 19.800 euro l’anno, per un totale di 653.400 euro. Il montante rivalutato è circa 816.750 euro, che a 67 anni producono circa 45.800 euro annui. Sono circa 3.500 euro lordi al mese, intorno a 2.500 netti.

Caso B: dirigente con 75.000 euro lordi. Con 24.750 euro di contributi annui per 33 anni, il montante rivalutato supera 1 milione di euro e l’assegno arriva a circa 4.400 euro lordi, intorno a 3.000 netti.

Il netto è una stima che tiene conto di Irpef e addizionali, perché sull’assegno più alto la tassazione pesa di più.

Oltre alla retribuzione alta, altri fattori possono spingere l’assegno verso l’alto:

  • Previdenza complementare. Un fondo pensione alimentato da TFR e versamenti volontari, con rendimenti positivi, può aggiungere 200 o 500 euro al mese a seconda di durata e importi. Per un giovane con carriera lunga è la leva più concreta.
  • Riscatto della laurea o di periodi scoperti. Aggiunge anni di contributi al montante, a un costo che spesso è in parte deducibile.
  • Carriera lunga e continua. Ogni anno in più di contributi pesa, ma conta anche ritardare l’uscita: ogni anno di attesa fa salire il coefficiente, passando dal 5,608% a 67 anni al 5,808% a 68 e al 6,024% a 69.
  • Redditi alti da autonomo o libero professionista. Chi versa a casse private o a gestioni con redditi elevati può costruire montanti importanti, anche se le regole variano da cassa a cassa.
  • Crescita del Pil. Una rivalutazione più alta del previsto aumenta il montante. Una crescita debole lo riduce.
Anche con questi fattori, 2.500 o 3.000 euro restano un risultato per pochi. Servono stipendi molto superiori alla media, anzianità elevata e poche interruzioni.

Cosa può fare oggi chi ha tra 20 e 40 anni

  1. Controllare l’estratto conto contributivo sul sito INPS e verificare che ogni periodo lavorato sia stato registrato.
  2. Usare il simulatore “La mia pensione futura” dell’INPS, che elabora scenari personalizzati.
  3. Valutare un fondo pensione il prima possibile: più si parte presto, più pesa l’interesse composto.
  4. Evitare i buchi contributivi, soprattutto nei primi anni di carriera, e valutare il riscatto di studi o periodi scoperti.
  5. Programmare l’uscita sapendo che ritardare di uno o due anni può migliorare l’assegno in modo sensibile.

 






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Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...