Il riciclo dei regali di Natale è un fenomeno in crescita in Italia: sempre più famiglie rivendono o riutilizzano doni non desiderati, generando un mercato dal valore significativo. I numeri, tendenze e motivazioni dietro questa pratica, anche con uno sguardo all’estero.
Il riciclo dei regali ricevuti durante le festività natalizie sta assumendo un rilievo sempre maggiore nel costume nazionale. L’antica consuetudine di “rimettere in circolazione” i doni non apprezzati si è consolidata negli ultimi anni, facendo emergere una crescente attenzione al valore degli oggetti e alla sostenibilità dei consumi. Secondo recenti indagini, quasi la metà degli italiani mostra ormai una propensione diffusa a destinare altrove i regali meno graditi, adottando diversi metodi, dal semplice riuso alla rivendita online. Tale scenario riflette sia cambiamenti socioculturali, con una rinnovata sensibilità verso la tutela delle risorse economiche e ambientali, sia la risposta delle famiglie alle pressioni del caro vita. La pratica è oggi così diffusa da aver dato origine anche a neologismi come "regifting", inclusi nei dizionari più autorevoli, e rappresenta un segno distintivo delle festività contemporanee in Italia.
Nel contesto nazionale, i dati più recenti confermano una crescita significativa degli italiani che scelgono di rimettere in circolazione i regali di Natale non apprezzati. Si parla di circa 28 milioni di persone, ovvero poco meno di un italiano su due, secondo le analisi condotte dal Centro Studi di Confcooperative. Questa inclinazione non si arresta nemmeno davanti al costante aumento delle tredicesime, che nel 2025 hanno raggiunto i 52,5 miliardi di euro, indicando come non si tratti soltanto di una questione economica, ma anche di una nuova cultura del dono.
La tendenza è descritta come quasi compulsiva, caratterizzata da una vera e propria ricerca spasmodica del risparmio in un periodo segnato dall’incertezza economica e dal calo del potere di acquisto per ampie fasce della popolazione. L’attenzione agli sprechi e la necessità di ottimizzare le risorse familiari vengono così a coincidere con l’adozione del cosiddetto regifting come pratica abituale.
Fra coloro che praticano questa forma di "riciclo natalizio", si riscontra una divisione piuttosto equa fra uomini (45%) e donne (55%), a dimostrazione di come questa prassi abbia ormai abbattuto molte distinzioni di genere. Particolare impulso alla diffusione del fenomeno giunge anche dalle nuove tecnologie: le piattaforme online, i social e le app per la rivendita peer-to-peer hanno semplificato e velocizzato tutte le operazioni connesse al riciclo. Accanto a questi strumenti, resiste la conservazione strategica per future occasioni, scelta da una parte consistente dei "riciclatori".
L’evoluzione delle abitudini si evidenzia anche nelle motivazioni sottostanti: al classico desiderio di evitare sprechi si affianca sempre più spesso la volontà di proteggere la spesa personale, di destinare risorse a priorità considerate più urgenti e di sfuggire allo standardizzato consumismo natalizio.
I canali attraverso cui si effettuano il riuso e la redistribuzione dei regali sono molteplici e spesso personalizzati sulla base delle opportunità offerte dal mercato e della natura del dono ricevuto. Può essere utile esaminare tali pratiche secondo le modalità principali in cui si concretizza questa tendenza:
I prodotti che più frequentemente finiscono per essere oggetto di riciclo natalizio rispecchiano le preferenze e le abitudini di consumo degli italiani. Secondo i dati più recenti, il settore alimentare primeggia: il 50% circa dei "regali reindirizzati" consiste in vini, spumanti, salumi e formaggi, seguiti da dolci tipici come panettoni, pandori, cioccolato, torroni, miele e confetture.
Al secondo posto con il 21% si trovano indumenti e accessori come sciarpe, guanti, cappelli, calzini e articoli di pelletteria, insieme a cosmetici e creme, che rappresentano spesso un’opzione versatile, ma non sempre vicina ai gusti personali di chi riceve il dono.
Un altro 20% dei "riciclatori" indirizza verso altri libri e agende, suggerendo che anche i prodotti culturali, seppur apprezzati in generale, non incontrano sempre le preferenze individuali. Chiude la graduatoria il settore dei giocattoli (9%), segmento importante soprattutto nelle famiglie con bambini.
I dati raccolti mettono in evidenza alcune differenze rispetto a quanto accade nelle rivendite online: secondo una indagine Ipsos Doxa per eBay, nei marketplace digitali trovano ampia collocazione anche vestiti, scarpe, accessori per la casa, gioielli, orologi e articoli di elettronica, a testimonianza della varietà e versatilità dei prodotti reinseriti nei circuiti commerciali successivamente alle festività.
La pratica del riutilizzo e della rivendita dei doni natalizi offre vantaggi economici tangibili tanto alle singole famiglie quanto all’intero mercato secondario degli oggetti. Secondo la ricerca condotta dal Centro Studi di Confcooperative, l’indotto complessivo generato dal "riciclo natalizio" ha raggiunto per il 2025 la cifra di 3,7 miliardi di euro, un incremento di 300 milioni rispetto all’anno precedente e di 400 milioni rispetto al periodo pre-pandemico.
Questa "contro spesa" si traduce principalmente in risparmio reale per le famiglie, che riducono i costi legati all’acquisto di nuovi articoli per se stesse o per regali futuri. In parallelo, la possibilità di monetizzare regali non desiderati tramite la vendita alimenta l’offerta di oggetti usati di qualità, favorendo una crescita delle piattaforme online dedicate all’usato e dei negozi fisici specializzati.
La tabella seguente fornisce una sintesi dei dati chiave:
| Anno | Valore stimato mercato (mld €) |
| 2022 | 3,3 |
| 2024 | 3,4 |
| 2025 | 3,7 |
L’effetto positivo si riflette anche sulla gestione delle risorse a livello macroeconomico: meno sprechi, minore necessità di produzione di nuovi prodotti e un volano per i consumi di seconda mano. Il fenomeno si lega a doppio filo anche con le politiche di economia circolare e sostenibilità promosse a livello europeo e recepite nella normativa italiana (ad esempio con il pacchetto sull’economia circolare emanato dalla UE e recepito nel Codice dell’Ambiente D.lgs. 152/2006 e s.m.i.).
Fra le ragioni che spiegano l’aumento dei doni non apprezzati, vanno evidenziate sia dinamiche sociali che influenze tecnologiche. In particolare, l’indagine di Consumerismo No Profit sottolinea la crescita dell’utilizzo dell’intelligenza artificiale (AI) nei suggerimenti d’acquisto, con oltre il 60% degli italiani che si sarebbe affidato nel 2025 a tali strumenti per scegliere i regali natalizi.
Si stima che circa un regalo su tre sia stato selezionato su indicazione di soluzioni digitali, per un totale di 3,5 miliardi di euro. Questa delega alla tecnologia, se da una parte facilita la ricerca del dono “originale”, dall’altra comporta rischi di scarsa personalizzazione e perdita di attenzione sulle reali esigenze del destinatario. Come rilevato da esperti del settore, il ricorso massiccio all’AI comporta una riduzione della soglia critica sugli aspetti qualitativi e di prezzo, spesso generando acquisti superflui e scelte distanti dai gusti personali. La rivoluzione tecnologica, dunque, ha amplificato il fenomeno dei regali non graditi, rendendo più frequente il riutilizzo a posteriori.
Il trend del riciclo dei doni natalizi non si limita ai confini italiani. In Francia, la diffusione della rivendita post-festiva è testimoniata dai numeri crescenti registrati dalle principali piattaforme digitali, come eBay e Rakuten. Nel 2025, solamente nei giorni immediatamente successivi al Natale, sono stati pubblicati più di 890.000 annunci di rivendita, segnando un aumento sensibile rispetto agli anni precedenti.
I dati diffusi da Rakuten confermano la progressiva espansione di questa pratica, prevedendo di superare il milione di annunci pubblicati nel corso dei giorni successivi alle festività. Anche eBay ha segnalato un picco, con circa 500.000 nuove inserzioni online soltanto il 25 dicembre, corrispondenti a un incremento del 400% rispetto alla media annuale giornaliera. Queste cifre testimoniano come la diffusione di regali non desiderati e la successiva rivendita siano fenomeni in crescita non solo in Italia, ma anche in altri Paesi europei, rispecchiando le trasformazioni dei modelli di consumo e il bisogno generalizzato di ottimizzazione della spesa.
Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...