Nel mondo del lavoro su piattaforma, oltre 690mila italiani affrontano ogni giorno sfide tra precarietà, algoritmi e salari fermi, tra tutela incerta e diseguaglianze crescenti.
Negli ultimi anni, il panorama lavorativo italiano ha visto un'espansionedelle attività su piattaforma digitale, abbracciando non soltanto i rider del food delivery, ma anche tasker, traduttori, informatici e lavoratori domestici con conseguenze sugli stipendi.
Oggi sono circa 690mila le persone che in Italia traggono reddito da queste modalità, segnando un cambiamento sociale ed economico che coinvolge molteplici settori. Le dinamiche imposte dagli algoritmi rappresentano una nuova frontiera nella gestione delle relazioni di lavoro, portando con sé opportunità, ma soprattutto nuove forme di precarietà e vulnerabilità.
La realtà vissuta da chi opera tramite app e portali online è spesso segnata da condizioni altamente flessibili e non sempre tutele. I rider, in particolare, testimoniano scenari di isolamento e fatica. Uno di loro ricorda: “Lavori tutto il giorno per strada e vedi gente che cade come un soffio di vento, la notte vedi di tutto di più”. Il controllo digitale è spietato: “Per controllare l'algoritmo l'unico modo è che accetti qualsiasi corsa che arriva, se lo fai ti arriva una corsa appresso all'altra e non hai nemmeno il tempo di andare al bagno”. Il senso di urgenza non è solo percepito, ma rafforzato da sistemi-premio che spingono a massimizzare le consegne. Chi accetta più richieste è maggiormente premiato, ma spesso ciò si traduce in ritmi esasperati, con poche possibilità di pausa.
I 690mila lavoratori italiani su piattaforma si suddividono in:
Secondo l'Inapp, oltre il 41% dei rider considera il proprio reddito tramite app essenziale. L'assenza di garanzie tradizionali, come ferie o malattia, rafforza il senso di insicurezza. I rapporti fra colleghi tendono a essere distanti: la cooperazione cede il passo all'individualismo, complice l'assenza di sedi fisiche e l'impossibilità di creare comunità reali. Si è così affermato un nuovo paradigma lavorativo, dove l'algoritmo sostituisce il capo-reparto e riduce il dialogo umano al minimo indispensabile. Ciò comporta effetti concreti: isolamento, stress, difficoltà nel tutelare i propri diritti.
La questione delle retribuzioni in Italia si intreccia indissolubilmente con il dibattito sulla giustizia sociale e la tenuta del sistema produttivo. I compensi reali restano inferiori ai livelli del 2020-2021, con un divario del 6-7% rispetto a quegli anni. Le piattaforme digitali riflettono e amplificano questa stagnazione, non considerando né la crescita dei costi della vita né la necessità di una remunerazione dignitosa:
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Settore |
Variazione retributiva 2021-2025 |
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Settore privato |
- 6,5% |
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Salari effettivi (media OCSE) |
- 6,8% |
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Previsione aumento salariale (2026-2027) |
2,1% - 2% |
L'aumento dei salari nominali, seppur previsto, appare insufficiente per colmare i ritardi accumulati (fonte OCSE). Nei settori a basso valore aggiunto - come turismo, edilizia, servizi alla persona - la presenza di piccole imprese e rapporti frammentati incide negativamente sulla crescita delle retribuzioni. I dati rivelano che i lavoratori di piattaforma spesso percepiscono compensi ai limiti della sussistenza, con bonus e incentivi che tendono a mascherare una struttura retributiva instabile.
L'apparente successo occupazionale, in realtà, rischia di essere un boomerang: molte aziende scelgono di aumentare il numero di lavoratori anziché investire in innovazione e digitalizzazione, alimentando la stagnazione della produttività. I salari offerti sulle piattaforme riflettono questa tendenza, mostrando incrementi minimi rispetto alle medie europee. Così il sistema rischia di alimentare diseguaglianze e favorire una nuova "trappola salariale".
Sono emersi negli ultimi anni dati preoccupanti relativi alla sicurezza sul lavoro, soprattutto tra chi opera in modo intermittente o su strada. Secondo i dati Inail, sono più di 1.000 le vittime di infortuni nel solo periodo gennaio-novembre 2025. Il fenomeno coinvolge in misura crescente donne, stranieri e lavoratori anziani, riflettendo la natura sempre più frammentata ed esposta del mondo del lavoro. Nei settori attraversati dai lavori digitali - dal food delivery alla logistica - il ritmo imposto dagli algoritmi genera rischi aggiuntivi: la necessità di incentivi e velocità porta spesso a trascurare norme di sicurezza elementari:
L'incremento delle denunce di malattia professionale conferma una situazione in cui le condizioni di lavoro precarie si traducono in rischi non soltanto economici ma anche fisici e psicologici. Questi dati richiedono interventi urgenti e una riforma efficace delle regole per il lavoro a chiamata e digitale.
La struttura produttiva italiana è caratterizzata dalla forte presenza di PMI (piccole e medie imprese), che spesso si trovano ad affrontare un dilemma: per attrarre nuovi lavoratori sono talvolta costrette a offrire stipendi più elevati ai neoassunti rispetto al personale interno. Questo meccanismo - noto come "trappola retributiva" - rischia di svantaggiare proprio i dipendenti con maggior esperienza e valore per l'azienda.
Una recente analisi dei flussi HR mostra che ad abbandonare le aziende non sono i meno qualificati, ma i lavoratori migliori, alla ricerca di condizioni salariali più eque. Il ridotto investimento su innovazione e formazione, unito a una pianificazione spesso assente delle carriere interne, alimenta il sentimento di ingiustizia e mina la stabilità del tessuto produttivo. La mancanza di trasparenza nei criteri salariali contribuisce ad accentuare tensioni tra colleghi e a compromettere la performance d'impresa.
La chiusura in Italia di alcune realtà storiche - come InfoJobs - riflette non soltanto i cambiamenti delle modalità di ricerca e offerta, ma anche un mercato del lavoro che fatica a rinnovarsi. Il successo delle piattaforme specializzate si lega alla capacità di generare valore aggiunto e rispondere alle esigenze concrete dei lavoratori, superando il semplice incontro domanda-offerta.
Le applicazioni e le piattaforme digitali stanno ridefinendo la natura stessa delle relazioni di lavoro, rendendo obsolete molte pratiche tradizionali. Tuttavia, la manutenzione di questi strumenti digitali deve essere accompagnata da un'attenta riflessione su regole, diritti, formazione e sulla costruzione di percorsi professionali stabili e trasparenti.
Il dibattito sui nuovi diritti per chi lavora tramite applicazioni è più aperto che mai. A livello europeo, l'attesa per l'implementazione della direttiva sul lavoro su piattaforma resta alta, sebbene le disposizioni non siano immediatamente vincolanti. In Italia, la proposta di una legge delega per ridefinire retribuzioni e contrattazione collettiva apre prospettive di cambiamento, ma manca ancora una visione organica e condivisa.
Per garantire maggiore trasparenza, dignità e diritti ai lavoratori digitali - siano essi rider, tasker, traduttori o collaboratori domestici - occorrono interventi legislativi che riconoscano: