Nelle province dove è partita la sperimentazione della riforma sull’invalidità, emergono gravi criticità: il calo delle domande, difficoltà procedurali e l’esclusione dei patronati minacciano l’efficacia del nuovo sistema.
L’urgenza di comprendere come le nuove procedure di accertamento della condizione di disabilità stiano cambiando il panorama della tutela sociale è ora al centro del dibattito pubblico e istituzionale. Una trasformazione normativa di questa portata sta già generando effetti divergenti tra i territori coinvolti nella sperimentazione e il resto del Paese. Migliaia di cittadini, lavoratrici e lavoratori con patologie gravi potrebbero trovarsi senza le tutele a cui, fino a poco tempo fa, accedevano regolarmente. Dietro una riforma nata per innovare, si stanno insinuando dubbi sempre più consistenti sull’efficacia della sperimentazione e sulle conseguenze sulle categorie più fragili. L’Osservatorio Previdenza della Cgil, forte di analisi basate su dati INPS e fonti ufficiali, evidenzia preoccupanti discrepanze: nelle nove province della prima fase, le richieste di invalidità e inabilità previdenziale sono diminuite del 13,1%, mentre nel resto d’Italia si registra un aumento dell’1%.
Le modifiche introdotte dal decreto legislativo 62/2024 mirano a innovare radicalmente il sistema di accertamento della disabilità, sostituendo il modello precedente con la cosiddetta valutazione di base e la valutazione multidimensionale. Questo approccio cerca di guardare alla persona nella sua complessità, superando una visione puramente sanitaria. Tuttavia, l’impatto sulle pratiche e sui diritti degli individui risulta tutt’altro che trascurabile.
A partire dal 1° gennaio 2025 la sperimentazione ha preso il via in nove province, con progressiva estensione a ulteriori territori: dal 30 settembre 2025 sono state aggiunte altre undici province e dal 1° marzo 2026 ulteriori quaranta, includendo grandi centri urbani. L’adozione della riforma sull’intero territorio nazionale è fissata per il 1° gennaio 2027, dopo un’estensione della sperimentazione da dodici a ventiquattro mesi.
Nonostante le intenzioni di semplificazione e il tentativo di garantire maggiori diritti, i primi dati – raccolti da fonti sindacali e ufficiali – mostrano come nelle province pilota le domande presentate, accolte e definite siano diminuite in modo significativo rispetto alle aree che ancora applicano le regole tradizionali. Questo impone una riflessione sulle cause e sui possibili sviluppi futuri, soprattutto considerando che fino alla fine del 2026 rimarranno in vigore due sistemi paralleli di accertamento e presentazione della domanda.
Analizzando i dati maturati nei primi diciotto mesi della sperimentazione, emergono trend chiari e dati concreti che richiedono una lettura approfondita:
I dati suggeriscono che la contrazione non colpisce solo le domande accolte, ma l’intero flusso amministrativo, lasciando intuire che a essere in discussione non sono tanto i criteri sanitari quanto un possibile effetto di ostacolo sistemico all’accesso. Non stupisce, quindi, che il sindacato veda nell’approccio sperimentato un fattore di raffreddamento all’accesso alle tutele, con possibili effetti di ampia portata sui diritti previdenziali.
Secondo una simulazione condotta dall’Osservatorio Previdenza CGIL, se il calo del 13,1% sperimentato in questi territori venisse replicato a livello nazionale con l’avvio della riforma dal 2027, oltre 25.000 richieste annue di invalidità e inabilità previdenziale rischierebbero di non essere presentate (potenzialmente 25.447 in meno a fronte delle attuali 194.251 richieste ogni anno). Un elemento che impone la necessità di ulteriori analisi sugli effetti del nuovo modello sia da un punto di vista amministrativo che sociale.
La riduzione delle domande non si limita alle prestazioni previdenziali, interessando anche l’invalidità civile (-12,9% nelle province sperimentali), pur con una necessaria cautela nell’interpretare dati riferiti a periodi di osservazione parzialmente diversi. Ciò rafforza il sospetto che la difficoltà non sia attribuibile soltanto a ostacoli sanitari o all’inasprimento dei requisiti, ma a nodi procedurali e amministrativi che vanno indagati con precisione.
| Provincia | Variazione domande presentate |
| Brescia | -17% |
| Forlì-Cesena | + (miglioramento) |
| Frosinone | + (miglioramento) |
| Salerno | Stabilità |
| Catanzaro | Stabilità |
L’intero processo amministrativo appare quindi rallentato, rischiando di lasciare senza riscontro proprio coloro che avrebbero diritto a una tutela assicurativa, maturata grazie agli anni di contribuzione.
Dal punto di vista normativo, la distinzione tra invalidità civile e previdenziale diventa ancora più decisiva. La prima, di carattere assistenziale, poggia su accertamenti relativi alla riduzione della capacità lavorativa e funzioni di vita quotidiana senza legame con la storia lavorativa; la seconda, invece, si basa sulle condizioni del lavoratore assicurato e sui contributi IVS versati nel tempo. L’ostacolo amministrativo non rappresenta quindi un problema organizzativo generico, bensì un limite concreto all’attuazione di diritti garantiti e normati.
L’esperienza degli ultimi mesi ha portato alla prosecuzione di due sistemi paralleli: nelle province estranee alla sperimentazione della riforma della disabilità, vigono ancora le regole tradizionali che prevedono anche la possibilità di presentare domanda tramite Patronato; laddove vige il nuovo regime, invece, un certificato medico introduttivo compilato dal medico costituisce domanda amministrativa e l’accesso alle prestazioni diventa più complesso, imponendo nuove responsabilità sia ai cittadini sia ai professionisti coinvolti.
Alla base della riduzione delle domande presentate si pongono motivazioni plurime, di cui le più rilevanti sono di tipo procedurale e informativo:
| Anno | Domande presentate tramite Patronato (valore %) |
| 2024 | 85,3% |
| 2025 | 80% |
Un tema strettamente legato consiste nell’impegno amministrativo richiesto per ottenere le prestazioni economiche. Anche nel nuovo modello, la trasmissione dei dati socio-economici del richiedente rimane un passaggio obbligato. Tuttavia, questa fase continua a vedere una presenza massiccia dei Patronati (88,35% delle trasmissioni secondo dati Inps di marzo 2026), confermando l’esigenza di accompagnamento degli utenti attraverso reti esperte e consolidate.
Diversi errori e disorientamenti sono segnalati:
Le organizzazioni sindacali e gli osservatori istituzionali propongono alcune misure di accompagnamento da affiancare all’avvio delle nuove procedure, tra cui:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...