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Riforma invalidità 2026, diversi gravi problemi nelle province dove è partita la sperimentazione

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di Marianna Quatraro pubblicato il

Nelle province dove è partita la sperimentazione della riforma sull’invalidità, emergono gravi criticità: il calo delle domande, difficoltà procedurali e l’esclusione dei patronati minacciano l’efficacia del nuovo sistema.

L’urgenza di comprendere come le nuove procedure di accertamento della condizione di disabilità stiano cambiando il panorama della tutela sociale è ora al centro del dibattito pubblico e istituzionale. Una trasformazione normativa di questa portata sta già generando effetti divergenti tra i territori coinvolti nella sperimentazione e il resto del Paese. Migliaia di cittadini, lavoratrici e lavoratori con patologie gravi potrebbero trovarsi senza le tutele a cui, fino a poco tempo fa, accedevano regolarmente. Dietro una riforma nata per innovare, si stanno insinuando dubbi sempre più consistenti sull’efficacia della sperimentazione e sulle conseguenze sulle categorie più fragili. L’Osservatorio Previdenza della Cgil, forte di analisi basate su dati INPS e fonti ufficiali, evidenzia preoccupanti discrepanze: nelle nove province della prima fase, le richieste di invalidità e inabilità previdenziale sono diminuite del 13,1%, mentre nel resto d’Italia si registra un aumento dell’1%.

Le modifiche introdotte dal decreto legislativo 62/2024 mirano a innovare radicalmente il sistema di accertamento della disabilità, sostituendo il modello precedente con la cosiddetta valutazione di base e la valutazione multidimensionale. Questo approccio cerca di guardare alla persona nella sua complessità, superando una visione puramente sanitaria. Tuttavia, l’impatto sulle pratiche e sui diritti degli individui risulta tutt’altro che trascurabile.

A partire dal 1° gennaio 2025 la sperimentazione ha preso il via in nove province, con progressiva estensione a ulteriori territori: dal 30 settembre 2025 sono state aggiunte altre undici province e dal 1° marzo 2026 ulteriori quaranta, includendo grandi centri urbani. L’adozione della riforma sull’intero territorio nazionale è fissata per il 1° gennaio 2027, dopo un’estensione della sperimentazione da dodici a ventiquattro mesi.

Nonostante le intenzioni di semplificazione e il tentativo di garantire maggiori diritti, i primi dati – raccolti da fonti sindacali e ufficiali – mostrano come nelle province pilota le domande presentate, accolte e definite siano diminuite in modo significativo rispetto alle aree che ancora applicano le regole tradizionali. Questo impone una riflessione sulle cause e sui possibili sviluppi futuri, soprattutto considerando che fino alla fine del 2026 rimarranno in vigore due sistemi paralleli di accertamento e presentazione della domanda.

Calo delle domande e criticità emergenti nelle province della sperimentazione

Analizzando i dati maturati nei primi diciotto mesi della sperimentazione, emergono trend chiari e dati concreti che richiedono una lettura approfondita:

  • -13,1% di domande previdenziali di invalidità e inabilità nelle prime nove province coinvolte (da 20.578 a 17.881 richieste presentate), mentre nelle altre province la variazione è di segno opposto (+1%).
  • Le pratiche definite passano da 20.867 a 18.185 (-12,9%), le domande accolte calano da 7.786 a 6.846 (-12,1%), le respinte scendono da 11.255 a 9.444 (-16,1%).
  • Su scala nazionale la diminuzione è sensibilmente inferiore: le domande accolte sono in calo del 3,8%, le respinte del 6,6%, le pratiche definite del 3% e le domande presentate solo dello 0,5%.
La sperimentazione riguarda diverse province, ma alcuni territori hanno risentito del cambiamento più di altri. Un esempio è la provincia di Brescia, dove il calo delle domande ha superato il 17% e la riduzione delle pratiche accolte ha raggiunto un terzo del totale, mentre in province come Forlì-Cesena e Frosinone si sono rilevati segnali di controtendenza o una maggiore stabilità.

I dati suggeriscono che la contrazione non colpisce solo le domande accolte, ma l’intero flusso amministrativo, lasciando intuire che a essere in discussione non sono tanto i criteri sanitari quanto un possibile effetto di ostacolo sistemico all’accesso. Non stupisce, quindi, che il sindacato veda nell’approccio sperimentato un fattore di raffreddamento all’accesso alle tutele, con possibili effetti di ampia portata sui diritti previdenziali.

Secondo una simulazione condotta dall’Osservatorio Previdenza CGIL, se il calo del 13,1% sperimentato in questi territori venisse replicato a livello nazionale con l’avvio della riforma dal 2027, oltre 25.000 richieste annue di invalidità e inabilità previdenziale rischierebbero di non essere presentate (potenzialmente 25.447 in meno a fronte delle attuali 194.251 richieste ogni anno). Un elemento che impone la necessità di ulteriori analisi sugli effetti del nuovo modello sia da un punto di vista amministrativo che sociale.

La riduzione delle domande non si limita alle prestazioni previdenziali, interessando anche l’invalidità civile (-12,9% nelle province sperimentali), pur con una necessaria cautela nell’interpretare dati riferiti a periodi di osservazione parzialmente diversi. Ciò rafforza il sospetto che la difficoltà non sia attribuibile soltanto a ostacoli sanitari o all’inasprimento dei requisiti, ma a nodi procedurali e amministrativi che vanno indagati con precisione.

Provincia Variazione domande presentate
Brescia -17%
Forlì-Cesena + (miglioramento)
Frosinone + (miglioramento)
Salerno Stabilità
Catanzaro Stabilità

L’intero processo amministrativo appare quindi rallentato, rischiando di lasciare senza riscontro proprio coloro che avrebbero diritto a una tutela assicurativa, maturata grazie agli anni di contribuzione.

Dal punto di vista normativo, la distinzione tra invalidità civile e previdenziale diventa ancora più decisiva. La prima, di carattere assistenziale, poggia su accertamenti relativi alla riduzione della capacità lavorativa e funzioni di vita quotidiana senza legame con la storia lavorativa; la seconda, invece, si basa sulle condizioni del lavoratore assicurato e sui contributi IVS versati nel tempo. L’ostacolo amministrativo non rappresenta quindi un problema organizzativo generico, bensì un limite concreto all’attuazione di diritti garantiti e normati.

L’esperienza degli ultimi mesi ha portato alla prosecuzione di due sistemi paralleli: nelle province estranee alla sperimentazione della riforma della disabilità, vigono ancora le regole tradizionali che prevedono anche la possibilità di presentare domanda tramite Patronato; laddove vige il nuovo regime, invece, un certificato medico introduttivo compilato dal medico costituisce domanda amministrativa e l’accesso alle prestazioni diventa più complesso, imponendo nuove responsabilità sia ai cittadini sia ai professionisti coinvolti.

Le cause del calo: procedure, esclusione dei patronati e rischi per il futuro

Alla base della riduzione delle domande presentate si pongono motivazioni plurime, di cui le più rilevanti sono di tipo procedurale e informativo:

  • Nuove procedure più complesse: la riforma ha introdotto il principio della valutazione multidimensionale e nuovi processi per l’avvio delle pratiche, che risultano meno intuitivi per molti utenti e richiedono una maggiore consapevolezza dei diversi percorsi amministrativi.
  • Esclusione iniziale dei patronati: il sistema innovativo ha escluso i Patronati dalla fase di presentazione dell’accertamento sanitario, demandando il primo passo al solo medico certificatore. Questa novità ha determinato una significativa difficoltà di accesso alle informazioni e all’orientamento, soprattutto nei casi più delicati, in cui la scelta tra disabilità civile e previdenziale presenta sfumature tecniche rilevanti.
  • Assenza di accompagnamento mirato: la mancata intermediazione dei Patronati, che nel 2024 hanno gestito oltre l’85% delle domande su scala nazionale, ha avuto un impatto diretto sulla qualità delle istruttorie e sull’indirizzamento medico/legale, spesso lasciando i cittadini privi di un supporto competente nella fase più delicata del processo.
L’effetto complessivo è stato un aumento generale dell’incertezza e degli errori nella compilazione delle domande o nelle scelte iniziali di percorso, con una fisiologica riduzione del ricorso agli strumenti previdenziali nei territori pilota.
Anno Domande presentate tramite Patronato (valore %)
2024 85,3%
2025 80%

Un tema strettamente legato consiste nell’impegno amministrativo richiesto per ottenere le prestazioni economiche. Anche nel nuovo modello, la trasmissione dei dati socio-economici del richiedente rimane un passaggio obbligato. Tuttavia, questa fase continua a vedere una presenza massiccia dei Patronati (88,35% delle trasmissioni secondo dati Inps di marzo 2026), confermando l’esigenza di accompagnamento degli utenti attraverso reti esperte e consolidate.

Diversi errori e disorientamenti sono segnalati:

  • Cittadini che, avviati dal medico, non comprendono la differenza tra invalidità civile e previdenziale, optando per percorsi che non riflettono la loro reale condizione contributiva o sanitaria.
  • Ritardi ed errori nell’invio della documentazione per l’ottenimento delle prestazioni economiche.
  • Difficoltà per gli over 70, per cui convivono vecchie e nuove regole di accertamento.
I rischi per il futuro sono oggetto di particolare attenzione tra gli addetti ai lavori. Se il cosiddetto raffreddamento dell’accesso alle tutele previdenziali dovesse confermarsi a livello nazionale, si configurerebbe una situazione in cui oltre 25.000 persone ogni anno – spesso affette da patologie progressive o invalidanti – resterebbero prive delle tutele assicurative maturate con gli anni di contribuzione.

Le organizzazioni sindacali e gli osservatori istituzionali propongono alcune misure di accompagnamento da affiancare all’avvio delle nuove procedure, tra cui:

  • Formazione specifica per medici certificatori e personale INPS sulla distinzione tra tipologie di invalidità.
  • Innovazione digitale del procedimento, come la digitalizzazione del Piano Educativo Individualizzato nelle scuole e l’introduzione di piattaforme telematiche efficienti per l’invio delle istanze.
  • Rafforzamento dei canali informativi e di supporto ai cittadini, con particolare attenzione alle categorie a rischio di esclusione o maggiore fragilità (anziani, persone con difficoltà di accesso alle tecnologie digitali, lavoratrici e lavoratori fragili).





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Marianna Quatraro

Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...