Il vicepremier Salvini propone di ripensare l'Isee guardando al potere d'acquisto reale della fascia tra 30 e 70mila euro: cosa cambierebbe per bonus bebè, affitto, benzina e case popolari.
La riforma Isee torna al centro del dibattito politico in vista della prossima manovra. Il vicepremier e leader della Lega Matteo Salvini ha annunciato di voler ripensare l'indicatore che decide chi ha diritto a bonus e agevolazioni. L'idea è passare da una fotografia basata su reddito e patrimonio a una valutazione del potere d'acquisto reale delle famiglie, con particolare attenzione alla fascia tra 30 e 70mila euro. L'obiettivo dichiarato è evitare che i contributi finiscano "sempre agli stessi": dal bonus bebè al bonus affitto, dal bonus benzina alla casa popolare.
Salvini ha spiegato che la Lega porterà in manovra 2027 la proposta di ripensare l'Isee, indicatore che a suo giudizio nasce dai governi Prodi e Monti ed esclude una larga parte della popolazione dai contributi. Le dichiarazioni sono arrivate a margine di una visita a un comando dei Carabinieri di Roma, nel pieno dei lavori sulla Legge di Bilancio 2027.
Il vicepremier ha citato in modo esplicito le misure che, a suo dire, premiano sempre gli stessi beneficiari: bonus bebè, bonus affitto, bonus benzina e case popolari. Il ragionamento è politico prima ancora che tecnico. Se l'Isee lascia fuori milioni di nuclei che non sono ricchi ma nemmeno abbastanza poveri per rientrare nelle soglie, l'effetto è una platea di beneficiari troppo ristretta e sempre uguale.
Non è la prima volta che Salvini attacca il meccanismo. Già un anno fa aveva chiesto di rivedere le regole, sostenendo che aver comprato una prima casa, magari un monolocale o un bilocale dopo anni di sacrifici, non dovrebbe togliere la possibilità di ricevere un aiuto pubblico. Oggi il discorso si allarga: non solo la casa, ma l'intera capacità di spesa delle famiglie.
Il cuore della proposta è la valutazione del potere d'acquisto effettivo. L'Isee misura la ricchezza dichiarata, ma non dice quanto resta davvero in tasca a una famiglia dopo mutuo, affitto, bollette, carburante e spesa. Due nuclei con lo stesso reddito possono vivere condizioni molto diverse a seconda della città, dei figli a carico, delle rate da pagare.
La platea a cui guarda l'annuncio è il ceto medio, cioè le famiglie con redditi collocati tra i 30 e i 70mila euro. Una forbice analoga era già circolata nel confronto sulla manovra come riferimento per gli interventi a favore del ceto medio e medio alto. Sono i contribuenti che pagano tasse pesanti, non rientrano quasi mai nelle soglie dei bonus e sentono più di tutti l'aumento del costo della vita.
Un esempio aiuta a capire. Una coppia con due figli e 45mila euro di reddito complessivo, una casa di proprietà ancora gravata da mutuo e due auto per lavoro, oggi può risultare fuori da molte agevolazioni. Con una valutazione centrata sul potere d'acquisto reale, il peso di rate e spese obbligate entrerebbe nel calcolo. Si tratta di un esempio illustrativo, perché al momento non esiste un testo normativo che definisca i parametri.
I quattro bonus citati da Salvini funzionano in modo diverso, ma condividono un punto, vale a dire l'accesso dipende in larga parte dall'Isee:
Sono già esclusi dal calcolo i titoli di Stato e alcuni prodotti finanziari garantiti dallo Stato, fino a un massimo di 50mila euro, oltre all'assegno unico e ai redditi legati alla disabilità. Le soglie di accesso, però, non le decide l'Isee: a fissarle sono governo, Parlamento, Regioni o altri enti pubblici, che possono scegliere limiti di 15, 20, 30 o 40mila euro. Per questo la Lega può agire in due modi: cambiare la formula dell'indicatore oppure alzare i limiti dei singoli bonus.
La proposta ha aperto un fronte di polemiche. Salvini ha aggiunto che i bonus finiscono ai soliti e che "raramente sono italiani". I numeri raccontano un'altra storia. Secondo la fotografia ufficiale, più di otto nuclei Isee su dieci sono composti esclusivamente da italiani e quasi nove su dieci comprendono almeno un cittadino italiano.
Anche sul piano tecnico non mancano i dubbi. Un'analisi pubblicata da Il Foglio osserva che il welfare, in ogni Paese, cerca di aiutare i nuclei più bisognosi, che per natura sono spesso gli stessi, e che i proprietari di casa risultano esclusi più spesso perché in media hanno meno bisogno. Lo stesso commento riconosce però che una parte del ceto medio subisce un forte aumento del carico fiscale a fronte di piccoli incrementi di reddito lordo.
In sintesi, gli argomenti a favore della revisione sono la maggiore equità per il ceto medio e una platea di beneficiari più ampia. Le obiezioni riguardano il rischio di spostare risorse dalle famiglie più fragili e il costo per lo Stato, dato che ogni allargamento dei beneficiari richiede coperture.
Finché non arriverà un testo ufficiale, nulla cambia per chi deve richiedere bonus e prestazioni. Conviene però:
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...