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Risparmi e patrimonio italiani: aumentano azioni e investimenti, diminuisce liquidità. Un cambio profondo secondo Unimpresa

di Marcello Tansini pubblicato il
Azioni e investimenti, diminuisce liquid

Il patrimonio degli italiani sta cambiando: crescono investimenti in azioni, fondi e strumenti assicurativi, mentre si riduce la liquidità nei portafogli. Nuove strategie e fattori.

I dati più aggiornati mettono in luce un cambiamento strutturale nella composizione dei portafogli, con una crescente propensione verso strumenti come azioni e fondi comuni, a scapito dei tradizionali depositi bancari. Questa transizione evidenzia non solo una maggiore educazione finanziaria, ma anche la volontà di cogliere nuove opportunità offerte dal mercato, mantenendo al tempo stesso una solida protezione patrimoniale.

La fotografia che emerge racconta di famiglie capaci di adattarsi alle mutate condizioni economiche e ai nuovi equilibri globali, rinnovando il proprio approccio alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio finanziario.

La crescita della ricchezza finanziaria delle famiglie italiane

Il patrimonio finanziario degli italiani ha continuato la sua crescita, superando la soglia dei 6.100 miliardi di euro nel corso dell'ultimo anno, come confermano le analisi dell'osservatorio Unimpresa e della Banca d'Italia. L'aumento, pari a 266,6 miliardi rispetto all'anno precedente (+4,5%), rappresenta un nuovo apice per la ricchezza delle famiglie, malgrado il perdurare di incertezze a livello internazionale. Questo slancio non è un fenomeno episodico, ma il risultato di una resilienza costruita nel tempo, che ha resistito a crisi finanziarie, cicli economici sfavorevoli e ondate inflazionistiche. Le componenti alla base di tale crescita sono da ricercarsi sia nell'incremento di valore degli strumenti finanziari sottoscritti, sia in un progressivo cambiamento delle scelte di allocazione degli asset.

La distribuzione della ricchezza riflette scelte più mature nella gestione del patrimonio: se da un lato permane una significativa riserva di liquidità - rappresentata dai conti correnti, ormai vicini a quota 1.140,9 miliardi - dall'altro si nota una spinta sempre più marcata verso strumenti in grado di offrire opportunità di rendimento. La solidità patrimoniale delle famiglie, punto di forza dell'economia italiana, appare rinsaldata anche dalla maggiore diversificazione delle fonti di investimento, di cui si avvantaggiano tanto le famiglie quanto il tessuto produttivo del Paese.

Ricomposizione dei portafogli: meno liquidità, più azioni e fondi

Dentro questa fase di crescita, una delle tendenze più distintive riguarda la profonda ricomposizione degli investimenti delle famiglie. Gli ultimi rilevamenti evidenziano come, a fronte di una liquidità ancora quantitativamente importante, il suo peso sia in graduale diminuzione. Dal 2019, la quota di conti correnti e depositi è scesa dal 31,1% al 26,4% della ricchezza finanziaria, pur aumentando in valore assoluto.

Il vero cambiamento risiede nella consistente crescita di strumenti più dinamici, che riflettono un diverso approccio al rischio e alla pianificazione finanziaria. Le categorie più dinamiche sono:

  • Azioni e partecipazioni, ormai stabilmente sopra il 30% del patrimonio totale: da 1.745,9 a 1.875,5 miliardi (+7,4% in un anno);
  • Fondi comuni di investimento, che aumentano a 857,7 miliardi (+8% rispetto al 2024);
  • Titoli di medio-lungo termine, in crescita del 3,9% a 472,5 miliardi.
L'assestamento dei portafogli è favorito da diversi elementi: il ritorno dei rendimenti obbligazionari dopo una fase di tassi bassissimi, la performance positiva dei mercati azionari e la maggiore facilità di accesso agli strumenti di investimento digitali. Il disimpegno dagli strumenti meno remunerativi, come depositi e titoli a breve, sottolinea una ricerca attiva della valorizzazione del capitale, pur restando saldo il cuscinetto difensivo della liquidità. In uno scenario così ridefinito, il portafoglio-tipo della famiglia italiana media è oggi più articolato e bilanciato, in grado di rispondere sia alle esigenze di sicurezza sia alla spinta verso crescita e diversificazione dei patrimoni.

L'ascesa dell'investimento azionario e dei fondi comuni

Il rafforzamento della presenza di azioni e fondi nei portafogli ha avuto un impatto significativo sull'asset allocation nazionale. Nel periodo analizzato, la componente azionaria si è consolidata come la parte più rilevante e dinamica del risparmio, passando dal 29,7% al 30,5% della ricchezza finanziaria. Gli investimenti in fondi comuni sono cresciuti ancora più rapidamente, segnando un aumento dell'8% che li ha portati a incidere sul 14% del totale.

L'attrazione verso strumenti azionari e gestiti è attribuibile a più fattori:

  • La ricerca di migliori rendimenti, in un contesto di inflazione e bassi tassi reali sui depositi;
  • La crescente fiducia nei mercati finanziari, anche grazie alla stabilità del quadro politico ed economico recente;
  • L'ampliamento degli strumenti di consulenza e informazione, che supporta una maggiore comprensione delle opportunità offerte da capitali investiti in modo diversificato.
La crescente diffusione dei fondi comuni, sottolineata anche dal censimento di Assogestioni che stima oltre 11,6 milioni di sottoscrittori, testimonia l'accessibilità di questi strumenti anche per chi dispone di risorse limitate. Emergono profili variegati di investitori, che scelgono i fondi come modalità di ingresso facilitata su mercati globali, sfruttando la gestione professionale e la diluizione del rischio.

L'evoluzione dell'approccio agli investimenti

Nelle scelte di investimento, il cambio di passo è segnato da una maggiore attenzione all'orizzonte temporale e alla diversificazione. Oggi la tendenza prevalente è impegnare il risparmio con obiettivi di lungo periodo, anche come forma di consolidamento del benessere familiare e di protezione contro eventi avversi. Rispetto al passato, cresce la disponibilità a vincolare il proprio patrimonio per almeno cinque anni, con una quota di investitori a lungo termine salita al 60%.

Questo nuovo approccio si fonda su:

  • La consapevolezza dei limiti della liquidità improduttiva;
  • Una maggiore familiarità con le strategie di asset allocation;
  • La valorizzazione dei vantaggi fiscali e delle opportunità di pianificazione intergenerazionale.
La logica dell'obiettivo guida sempre più spesso la pianificazione: accumulare risorse per progetti futuri, come la pensione, la salute o il sostegno familiare, diventa una priorità rispetto al mero accumulo difensivo. Questo atteggiamento si riflette anche nella crescente attenzione verso prodotti assicurativi e previdenziali.

I bond nel portafoglio degli italiani: crescita dei titoli a lungo termine e calo dei brevi

La componente obbligazionaria mostra una doppia dinamica, a seconda della durata degli strumenti. I titoli a breve termine hanno visto ridursi sia valore assoluto sia peso percentuale (-10,3%), scendendo a 32,3 miliardi: ciò segnala un minor interesse verso strumenti poco retributivi e più sensibili alla volatilità dei tassi.

Al contrario, i titoli a medio e lungo termine sono cresciuti del 3,9% e rappresentano ora il 7,7% della ricchezza complessiva. La rinnovata attrattività di questa fascia obbligazionaria si spiega con:

  • il ritorno di rendimenti positivi grazie all'aumento dei tassi influenzato dalle politiche monetarie internazionali;
  • la presenza di strumenti retail, come BTP e bond bancari dedicati alle famiglie;
  • la scelta di affidare parte del portafoglio a strumenti percepiti come più stabili nel medio periodo.
Questa selezione, dettata da una strategia di stabilizzazione patrimoniale, risponde anche all'esigenza di bilanciare la redditività e il rischio in un contesto di incertezza macroeconomica.

Il ruolo dei conti correnti, depositi e della liquidità

Pur rappresentando ancora la singola voce più rilevante del risparmio, i conti correnti e i depositi stanno progressivamente perdendo peso nella composizione dei patrimoni. Nel 2025, i conti correnti sono saliti a 1.140,9 miliardi contro i 1.112 miliardi del 2024 (+2,6%), ma la loro incidenza sul totale è scesa dal 18,9% al 18,6%.

I depositi mostrano invece una crescita negativa (-2,7%), con valore in calo da 444,4 a 432,5 miliardi: un trend che segnala un disimpegno dagli strumenti meno remunerativi e spesso soggetti a erosione inflazionistica. La liquidità, pur mantenendo la sua importanza come riserva, non è più la scelta privilegiata:

  • le famiglie preferiscono riallocare parte dei capitali verso asset più redditizi,
  • il cuscinetto di sicurezza resta invariato solo in termini assoluti, ma diminuisce il suo ruolo strategico.
Questa tendenza risponde alla ricerca di un miglior rapporto tra rischio e rendimento, soprattutto in un ciclo di mercato caratterizzato da inflazione e instabilità globale, che impongono una gestione più attiva dei patrimoni familiari.

La funzione delle riserve assicurative e strumenti di protezione

Le riserve assicurative e i prodotti di protezione si confermano pilastri irrinunciabili nella pianificazione finanziaria nazionale. Nel 2025, il valore delle riserve assicurative ha raggiunto i 1.137,9 miliardi (+4,4%), mantenendo stabile la propria quota sulla ricchezza complessiva (18,5%).

L'espansione di queste componenti deriva dall'aumentata sensibilità verso i rischi futuri, tra cui longevità, salute e sostenibilità della pensione pubblica. Tali strumenti garantiscono:

  • un equilibrio tra crescita patrimoniale e sicurezza,
  • una copertura efficace contro eventi imprevedibili,
  • un'opzione di pianificazione partner per il passaggio generazionale.
Anche i prodotti previdenziali, pur rappresentando ancora una quota meno elevata, rispondono all'esigenza di rafforzare la protezione sociale, specie considerando il progressivo indebolimento del sistema pubblico di welfare.


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