Il patrimonio degli italiani sta cambiando: crescono investimenti in azioni, fondi e strumenti assicurativi, mentre si riduce la liquidità nei portafogli. Nuove strategie e fattori.
I dati più aggiornati mettono in luce un cambiamento strutturale nella composizione dei portafogli, con una crescente propensione verso strumenti come azioni e fondi comuni, a scapito dei tradizionali depositi bancari. Questa transizione evidenzia non solo una maggiore educazione finanziaria, ma anche la volontà di cogliere nuove opportunità offerte dal mercato, mantenendo al tempo stesso una solida protezione patrimoniale.
La fotografia che emerge racconta di famiglie capaci di adattarsi alle mutate condizioni economiche e ai nuovi equilibri globali, rinnovando il proprio approccio alla tutela e alla valorizzazione del patrimonio finanziario.
Il patrimonio finanziario degli italiani ha continuato la sua crescita, superando la soglia dei 6.100 miliardi di euro nel corso dell'ultimo anno, come confermano le analisi dell'osservatorio Unimpresa e della Banca d'Italia. L'aumento, pari a 266,6 miliardi rispetto all'anno precedente (+4,5%), rappresenta un nuovo apice per la ricchezza delle famiglie, malgrado il perdurare di incertezze a livello internazionale. Questo slancio non è un fenomeno episodico, ma il risultato di una resilienza costruita nel tempo, che ha resistito a crisi finanziarie, cicli economici sfavorevoli e ondate inflazionistiche. Le componenti alla base di tale crescita sono da ricercarsi sia nell'incremento di valore degli strumenti finanziari sottoscritti, sia in un progressivo cambiamento delle scelte di allocazione degli asset.
La distribuzione della ricchezza riflette scelte più mature nella gestione del patrimonio: se da un lato permane una significativa riserva di liquidità - rappresentata dai conti correnti, ormai vicini a quota 1.140,9 miliardi - dall'altro si nota una spinta sempre più marcata verso strumenti in grado di offrire opportunità di rendimento. La solidità patrimoniale delle famiglie, punto di forza dell'economia italiana, appare rinsaldata anche dalla maggiore diversificazione delle fonti di investimento, di cui si avvantaggiano tanto le famiglie quanto il tessuto produttivo del Paese.
Dentro questa fase di crescita, una delle tendenze più distintive riguarda la profonda ricomposizione degli investimenti delle famiglie. Gli ultimi rilevamenti evidenziano come, a fronte di una liquidità ancora quantitativamente importante, il suo peso sia in graduale diminuzione. Dal 2019, la quota di conti correnti e depositi è scesa dal 31,1% al 26,4% della ricchezza finanziaria, pur aumentando in valore assoluto.
Il vero cambiamento risiede nella consistente crescita di strumenti più dinamici, che riflettono un diverso approccio al rischio e alla pianificazione finanziaria. Le categorie più dinamiche sono:
Il rafforzamento della presenza di azioni e fondi nei portafogli ha avuto un impatto significativo sull'asset allocation nazionale. Nel periodo analizzato, la componente azionaria si è consolidata come la parte più rilevante e dinamica del risparmio, passando dal 29,7% al 30,5% della ricchezza finanziaria. Gli investimenti in fondi comuni sono cresciuti ancora più rapidamente, segnando un aumento dell'8% che li ha portati a incidere sul 14% del totale.
L'attrazione verso strumenti azionari e gestiti è attribuibile a più fattori:
Nelle scelte di investimento, il cambio di passo è segnato da una maggiore attenzione all'orizzonte temporale e alla diversificazione. Oggi la tendenza prevalente è impegnare il risparmio con obiettivi di lungo periodo, anche come forma di consolidamento del benessere familiare e di protezione contro eventi avversi. Rispetto al passato, cresce la disponibilità a vincolare il proprio patrimonio per almeno cinque anni, con una quota di investitori a lungo termine salita al 60%.
Questo nuovo approccio si fonda su:
La componente obbligazionaria mostra una doppia dinamica, a seconda della durata degli strumenti. I titoli a breve termine hanno visto ridursi sia valore assoluto sia peso percentuale (-10,3%), scendendo a 32,3 miliardi: ciò segnala un minor interesse verso strumenti poco retributivi e più sensibili alla volatilità dei tassi.
Al contrario, i titoli a medio e lungo termine sono cresciuti del 3,9% e rappresentano ora il 7,7% della ricchezza complessiva. La rinnovata attrattività di questa fascia obbligazionaria si spiega con:
Pur rappresentando ancora la singola voce più rilevante del risparmio, i conti correnti e i depositi stanno progressivamente perdendo peso nella composizione dei patrimoni. Nel 2025, i conti correnti sono saliti a 1.140,9 miliardi contro i 1.112 miliardi del 2024 (+2,6%), ma la loro incidenza sul totale è scesa dal 18,9% al 18,6%.
I depositi mostrano invece una crescita negativa (-2,7%), con valore in calo da 444,4 a 432,5 miliardi: un trend che segnala un disimpegno dagli strumenti meno remunerativi e spesso soggetti a erosione inflazionistica. La liquidità, pur mantenendo la sua importanza come riserva, non è più la scelta privilegiata:
Le riserve assicurative e i prodotti di protezione si confermano pilastri irrinunciabili nella pianificazione finanziaria nazionale. Nel 2025, il valore delle riserve assicurative ha raggiunto i 1.137,9 miliardi (+4,4%), mantenendo stabile la propria quota sulla ricchezza complessiva (18,5%).
L'espansione di queste componenti deriva dall'aumentata sensibilità verso i rischi futuri, tra cui longevità, salute e sostenibilità della pensione pubblica. Tali strumenti garantiscono: