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Rivende sneakers e incassa 280mila euro al mese ma č solo e vive ancora con mamma e papā

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di Dott.ssa Marianna Bassetti pubblicato il

Robbie Cartwright, 21 anni, fondatore di Yorkshire Trainers, č diventato milionario rivendendo sneakers. Ma ammette di aver sacrificato amicizie e vita sociale.

A 21 anni la maggior parte dei ragazzi sta ancora cercando la propria strada. Robbie Cartwright, giovane imprenditore inglese, ha già costruito un business da milioni. Il suo nome è legato a Yorkshire Trainers, la realtà che ha fondato e che oggi gli permette di incassare circa 280mila euro al mese con la rivendita di sneakers. Una cifra che fa sognare, ma che nasconde un prezzo personale che lui stesso non nasconde: la vita sociale ridotta al minimo e gli amici d'infanzia che ormai vede di rado.

La sua storia è un esempio perfetto di come il reselling di scarpe da ginnastica sia diventato, per una nuova generazione, una vera strada imprenditoriale. E di quanto il successo economico precoce possa avere un costo che i numeri non mostrano.

Chi è Robbie Cartwright, il giovane fondatore di Yorkshire Trainers

Robbie Cartwright è un ragazzo inglese di 21 anni , molto giovane ma anche arguto, che ha scelto una via poco convenzionale per fare fortuna. Niente startup tecnologica, niente carriera in una grande azienda. La sua attività ruota attorno a un oggetto che per milioni di persone è passione quotidiana: le sneakers.

Con Yorkshire Trainers, il nome scelto per il suo marchio, Robbie ha trasformato l'amore per le scarpe da collezione in un'impresa strutturata. Il riferimento allo Yorkshire, contea del nord dell'Inghilterra, richiama le sue radici. La parola "trainers" è invece il termine con cui nel Regno Unito si indicano comunemente le scarpe da ginnastica, un dettaglio linguistico che rende il nome immediatamente riconoscibile al pubblico britannico.

Il risultato è un'attività che oggi, secondo quanto riportato, genera 280mila euro di incassi al mese. Su base annua si parla di oltre 3 milioni di euro di ricavi, un traguardo che lo ha reso a tutti gli effetti milionario prima dei venticinque anni.

Per capire il successo di Robbie bisogna capire il meccanismo alla base. La rivendita di sneakers, nota anche come sneaker reselling, consiste nell'acquistare scarpe in edizione limitata, spesso al prezzo di listino, per poi rivenderle a un prezzo superiore sul mercato secondario.

Il principio è semplice: domanda alta e offerta ristretta. Marchi come Nike, Adidas, Jordan e New Balance lanciano modelli prodotti in quantità limitata, magari frutto di collaborazioni con artisti, musicisti o stilisti. Chi riesce ad accaparrarsi un paio, spesso in pochi secondi durante un lancio online, può rivenderlo a una cifra molto più alta.

Alcuni elementi fanno la differenza in questo settore:

  • Velocità e strumenti per riuscire ad acquistare durante i drop più contesi.
  • Conoscenza del mercato per capire quali modelli manterranno o aumenteranno il loro valore.
  • Rete di contatti e fornitori affidabili.
  • Gestione logistica efficiente, dalla autenticazione dei prodotti alla spedizione.
  • Reputazione online costruita su recensioni e fiducia dei clienti.
Quando questi ingredienti si combinano, un'attività nata come passione può diventare un'azienda con volumi da capogiro.

Da passione a impresa da 280mila euro al mese

Il salto da collezionista o rivenditore occasionale a imprenditore con incassi da milionario a sei cifre mensili non avviene per caso. Richiede disciplina, capitale reinvestito e una presenza costante sul mercato. Chi lavora nel reselling sa che il margine si costruisce sul volume e sulla rotazione rapida del magazzino.

È importante però fare una precisazione, che ogni lettore attento dovrebbe tenere a mente: 280mila euro è la cifra incassata, non l'utile netto. Nel commercio di sneakers una quota molto elevata dei ricavi serve a coprire l'acquisto della merce, oltre a spedizioni, commissioni delle piattaforme, personale e imposte. Il guadagno reale resta consistente, ma è inferiore al fatturato. È una distinzione che spesso si perde nei titoli, ma che è fondamentale per capire la reale sostenibilità di un business.

Resta il fatto che costruire un'attività di questa portata a 21 anni è un risultato fuori dal comune. Dietro non c'è soltanto fiuto commerciale, ma anche una dedizione quasi totale al lavoro.

Il prezzo del successo: vita sociale sacrificata

Ed è qui che la storia di Robbie Cartwright diventa interessante, e per certi versi più umana di tante narrazioni patinate sul "self made man". Il giovane imprenditore ammette di aver sacrificato la propria vita sociale. Gli amici d'infanzia, quelli con cui è cresciuto e con cui avrebbe condiviso gli anni più spensierati, li vede ormai molto raramente.

Non è un dettaglio secondario. A 21 anni, l'età in cui di solito si moltiplicano uscite, viaggi, serate e progetti condivisi, Robbie ha scelto di concentrare tempo ed energie sull'azienda. Il lavoro nel mondo del reselling non conosce orari: i lanci dei prodotti possono avvenire a qualsiasi ora, le richieste dei clienti arrivano di continuo, e la concorrenza non aspetta.

E la sua solitudine lo ha portato a non avere nessuna relazione o una ragazza per il momento, nè tantomeno il tempo di riuscire ad andare a vivere da solo, nonostante i tanti soldi guadagnati. O forse, è una scelta quella di vivere ancora con mamma e papà per sentirsi un pò meno solo.

Questa scelta racconta una verità che chi fa impresa conosce bene: ogni traguardo ha un costo di opportunità. Il tempo dedicato al business è tempo sottratto ad altro. Per Robbie, quel "altro" sono stati i legami di sempre.

Il titolo di questa storia pone una questione precisa: perché, pur guadagnando una cifra che molti considerano un sogno, non così tanti vorrebbero avere la sua vita?

La risposta sta nell'equilibrio. Il denaro è un obiettivo che mette d'accordo quasi tutti, ma la qualità della vita è fatta anche di relazioni, tempo libero, leggerezza. Un'esistenza dominata dal lavoro, per quanto redditizia, può risultare solitaria. Molti giovani, di fronte alla scelta, potrebbero preferire un guadagno minore in cambio di più libertà e più tempo con le persone care.

Ci sono almeno tre ragioni per cui la sua vita attrae meno di quanto suggeriscano i numeri:

  1. Il ritmo è incessante. Un business basato su lanci e tempi stretti richiede attenzione continua.
  2. La pressione è alta. Gestire grandi volumi di merce e capitali significa assumersi rischi importanti, soprattutto a un'età in cui si ha poca esperienza alle spalle.
  3. Le relazioni ne risentono. Come ammette lo stesso Robbie, le amicizie di una vita si allentano quando il lavoro occupa quasi ogni ora della giornata.

Il fenomeno dei giovani imprenditori del reselling

La vicenda di Cartwright non è isolata. Negli ultimi anni il mercato secondario delle sneakers è cresciuto in modo significativo, alimentato dalla cultura streetwear, dai social network e dalla smania di possedere pezzi esclusivi. Piattaforme di rivendita, community online e negozi specializzati hanno creato un ecosistema in cui anche i giovanissimi possono entrare con capitali iniziali contenuti.

Per molti ragazzi il reselling è una porta d'ingresso al mondo dell'impresa: si impara a leggere un mercato, a gestire il rischio, a negoziare, a costruire un marchio. Per pochi, come Robbie, diventa un'azienda vera e propria con numeri da piccola multinazionale.

Allo stesso tempo, è un settore volatile. I prezzi dei modelli possono salire e scendere rapidamente, le mode cambiano, i marchi possono aumentare la produzione e ridurre l'esclusività. Chi vuole durare nel tempo deve diversificare, reinvestire e costruire una reputazione solida, proprio ciò che sembra aver fatto Yorkshire Trainers.

Cosa possiamo imparare dalla storia di Robbie Cartwright

Al di là dei numeri, la vicenda del giovane imprenditore inglese offre spunti utili a chiunque sogni di avviare un'attività.

Primo: la passione può diventare business. Partire da un interesse autentico, come quello per le sneakers, aiuta a conoscere a fondo il prodotto e a individuare le opportunità prima degli altri.

Secondo: la costanza paga. Arrivare a incassare 280mila euro al mese non è questione di fortuna, ma di lavoro continuativo e di scelte coraggiose fatte molto presto.

Terzo: ogni scelta ha un costo. Robbie lo dice senza giri di parole: ha rinunciato a gran parte della vita sociale. Chi vuole seguire un percorso simile dovrebbe chiedersi con onestà quali sacrifici è disposto ad accettare.

Quarto: i ricavi non sono l'unico indicatore di successo. Un'azienda florida è un risultato importante, ma il benessere personale e le relazioni contano altrettanto nel lungo periodo.

 






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Dott.ssa Marianna Bassetti

La Dott.ssa Marianna Bassetti č una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Universitā degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si č specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennitā...

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