Dal 2006 il tuo sito imparziale su Lavoro, Fisco, Investimenti, Pensioni, Aziende ed Auto

Rsa, ospedali e persino i medici base: chi sono i grandi gruppi della sanità privata che guadagnano sulla salute degli italiani

di Dott.ssa Sara Melchionda pubblicato il

Ospedali, RSA e medici di base vedono crescere il peso dei grandi gruppi privati nella sanità italiana. Un fenomeno che cambia equilibri, modelli economici e impatta su accessibilità, lavoro e rischi per il sistema.

Rimani aggiornato con BusinessOnline
Aggiungi come fonte
preferita su Google
X Instagram Chiedi a Bussola

Oggi in Italia si sta ridefinendo l’equilibrio tra assistenza pubblica e privata nel settore salute, con la sanità privata accelera la sua crescita, premiata da dinamiche demografiche e criticità strutturali del sistema pubblico. L’espansione dei principali operatori è sostenuta dai dati: ricavi in aumento, nuovi posti letto per anziani, diagnostica avanzata e una capacità di investire che influenza l’accesso alle cure e l’organizzazione dei servizi. 

L’ultima analisi Mediobanca evidenzia con chiarezza questa trasformazione: il giro di affari delle strutture per la terza età segna un incremento di quasi l’8%, mentre l’assistenza ospedaliera e la diagnostica continuano a espandersi. L’Italia, dove il 24,5% degli abitanti ha superato i 65 anni (dato 2024, fonte OCSE), rappresenta il terreno ideale per l’ascesa di questi gruppi imprenditoriali. Professionisti e investitori guardano oggi con crescente attenzione a tutte le aree di business: ospedali, RSA, centri di laboratorio e poliambulatori, modelli integrati che rispondono a una domanda sempre più condizionata dall’invecchiamento della popolazione e dalle criticità dell’offerta pubblica.

Da una parte, le difficoltà di accesso alle cure pubbliche spingono i cittadini a rivolgersi ai privati, dall’altra, si assiste a un rafforzamento di soggetti imprenditoriali in grado di progettare reti diffuse, presidiare territori strategici e attrarre risorse mediante fondi integrativi e assicurazioni. Questi cambiamenti ridefiniscono concetti cardine come universalità, equità e sostenibilità, alimentando un dibattito tecnico, economico ed etico di cui oggi si avvertono tutte le implicazioni.

Quali sono i gruppi leader nel nostro Paese? Come si articola il loro business, e quali sono le conseguenze per lavoratori e cittadini? Uno sguardo ai numeri rivela molto di più di una semplice espansione: emerge la forza di una vera industria della salute privata, con effetti sistemici sull’intero settore.

I grandi gruppi e i numeri della sanità privata: fatturato, diffusione e modelli di business

Un’analisi dettagliata mette in luce la poderosa crescita dei maggiori gruppi della sanità privata italiana, responsabile di oltre 13 miliardi di euro di fatturato aggregato nel 2024 (+5,5% rispetto al 2023, +22% rispetto al 2019- fonte Area Studi Mediobanca). Non si tratta di una crescita uniforme: le RSA hanno registrato un vero boom (+25,9% rispetto al pre-pandemia), mentre diagnostica e assistenza ospedaliera avanzano rispettivamente del 22,9% e del 22,8%. La riabilitazione resta più contenuta a +10,1%.

I principali protagonisti del settore sono gruppi multi-servizio con fatturati che superano i 100 milioni di euro:

  • Papiniano (Gruppo San Donato e Ospedale San Raffaele) – 2.163 milioni di euro di ricavi nel 2024
  • Humanitas – 1.260 milioni di euro
  • GVM – Gruppo Villa Maria – 968 milioni di euro
  • Policlinico Universitario Gemelli – 946 milioni di euro
  • Kos – 799 milioni di euro.
Questi soggetti si distinguono per:
  • Presenza nazionale e internazionale: Kos, Segesta, Sereni Orizzonti e Don Gnocchi sono attivi in almeno nove regioni, con rilevanti operazioni anche oltre confine – come Kos (53 RSA in Germania, 31% dei ricavi) o GVM (22% dei ricavi da 14 strutture estere).
  • Differenziazione dei ricavi: Si fronteggiano due modelli principali:
    • Prevalenza di accreditamento (lavoro per conto del SSN): ICS Maugeri (96%), San Raffaele Roma (87%), GVM (circa 79%), Papiniano (78%), Don Gnocchi (78%).
    • Prevalenza attività in solvenza (privato puro e assicurazioni): CDI (Centro Diagnostico Italiano, 76% di ricavi privati, di cui il 45% tramite assicurazioni), Lifenet (50%), Istituto Auxologico (41%), Kos (41%), IEO (35%).
  • Specializzazione nei segmenti a redditività crescente: Diagnostica (Ebit margin 9,4%) e assistenza anziani (5,1%) hanno i margini più elevati del 2024, davanti agli ospedali e alla riabilitazione, che rimangono sotto i livelli 2019 ma recuperano sul 2023.
Comparto Crescita su 2019 (%) EBIT Margin 2024 (%)
RSA 25,9 5,1
Diagnostica 22,9 9,4
Ospedaliero 22,8 3,6
Riabilitazione 10,1 n.a.
La capillarità dei servizi cresce: secondo dati ministeriali, nel 2023 operavano in Italia 29.386 strutture sanitarie, il 58% a gestione privata. Il Nord rappresenta il principale bacino, ma numerose società hanno puntato su una presenza interregionale e sull’espansione nei maggiori poli urbani e nelle aree ad alta densità di popolazione senior.

Oltre alle attività storiche di ospedalizzazione e RSA, i grandi operatori investono su diagnostica avanzata, telemedicina, servizi integrati e assicurativi, andando a intercettare anche l’interesse dei fondi internazionali di investimento e assicurativi. La crescente partecipazione di fondi e assicurazioni rimodula anche le logiche di accesso al servizio: strumenti integrativi, formule di pacchetto, offerte di check-up e percorsi personalizzati sono sempre più diffusi.

Sul fronte occupazionale, il settore impiega oltre 102.000 addetti (2024), segnando +5,3% sul 2023 e +17,5% rispetto a cinque anni prima. L’eterogeneità dei contratti è significativa: si alternano lavoratori dipendenti delle strutture e professionisti autonomi, con differenze sostanziali nei diritti contrattuali tra privato e pubblico. Una tendenza monitorata anche dalle recenti proteste sindacali, soprattutto nel comparto RSA e sanità accreditata.

Da non sottovalutare anche la questione legata agli equilibri finanziari: nelle regioni italiane a forte impatto demografico di anziani (Triveneto, Lombardia, Emilia-Romagna), la sanità privata mostra Ebit margin in lento recupero post-pandemia, ma ancora distante dai picchi 2019 (dal 5,4% al 3,6%). Resta elevata l’attenzione ai meccanismi di accreditamento, rendicontazione e controllo rispetto ai flussi finanziari SSN-privati. Il sistema di remunerazione pubblica/accreditata, insieme alla crescita del canale privato puro, determina la robustezza e la resilienza finanziaria di molte di queste realtà.

In sintesi, l’industria della salute privata in Italia ruota attorno a regole e modelli di business in costante aggiornamento, dove la ricerca di margini sempre più elevati si confronta con una domanda in crescita e con la pressione sulla tenuta dei livelli di qualità e accessibilità per i cittadini.

Le sfide e le conseguenze dell’espansione: accessibilità, occupazione e rischi sistemici

L’ascesa di questi operatori, dovuta soprattutto alle carenze della sanità a causa principalmente delle lunghe liste di attesa, introduce nuove sfide sull’accessibilità alle cure, sull’equità del sistema e sulla tutela degli operatori e dei cittadini. Un dato rilevante: nel 2024, quasi un cittadino su dieci ha, infatti, rinunciato a prestazioni sanitarie, spesso per i tempi di attesa o barriere economiche. Se rispetto al 2025 si registra un miglioramento (oltre 1,6 milioni di visite ed esami in più erogati nei tempi previsti), ripermangono notevoli differenze territoriali, segno che l’incremento dei servizi privati non cancella il rischio di iniquità.

Le conseguenze più visibili dell’espansione dei grandi operatori si declinano su diversi livelli:

  • Accesso alle prestazioni: l’offerta privata tende a rispondere più rapidamente alla domanda, ma rischia di accentuare divisioni tra chi può sostenere costi diretti e chi vi accede solo tramite accrediti o assicurazioni. Il rischio di una “doppia velocità” tra pubblico e privato è reale, soprattutto nelle aree meno servite dal SSN.
  • Occupazione: il settore cresce e genera posti di lavoro. Tuttavia, permangono divergenze contrattuali e salariali rispetto al pubblico, come evidenziato dagli scioperi dei lavoratori RSA e della sanità privata accreditata che chiedono allineamento dei rinnovi contrattuali e una maggiore valorizzazione delle professionalità impiegate. Il bilanciamento tra diritti dei lavoratori e profittabilità aziendale resta un tema aperto, oggetto di negoziati sindacali e attenzioni normative.
  • Efficienza organizzativa: attraverso la gestione manageriale e la possibilità di investire rapidamente in nuove tecnologie, molte strutture private sono in grado di offrire soluzioni innovative (telemedicina, diagnostica avanzata, modelli di day hospital) che si traducono in reale valore per l’utenza, ma pongono anche pressioni competitive sul sistema pubblico.
  • Rischi sistemici e sostenibilità: la progressiva finanziarizzazione di alcune aree (con ingresso di fondi e strategie speculative) solleva interrogativi sulla sostenibilità di sistema rispetto a universalità del servizio e qualità dell’assistenza, specialmente se i margini finanziari diventano l’obiettivo prevalente a scapito della qualità complessiva.
Il settore si trova quindi a un bivio:
  • Coniugare interesse economico e responsabilità sociale, evitando derive speculative che rischiano di compromettere la fiducia nella solidità del sistema misto pubblico-privato.
  • Rafforzare controlli, trasparenza e qualità nell’erogazione delle cure, in linea con le previsioni legislative e con le direttive regionali in materia di accreditamento.
  • Garantire equità nell’accesso e tutela dei soggetti fragili: la pressione demografica, l’allungamento dell’aspettativa di vita e la crescita dei bisogni sanitari richiedono risposte coordinate tra tutti i livelli di governo.
Errori comuni riscontrati riguardano la sovrapposizione di ruoli tra accreditato e privato puro, la frammentazione dei servizi e un’insufficiente coordinamento tra pubblico e privato che talvolta genera inefficienze e dispendio di risorse. L’uso distorto degli strumenti di accreditamento può produrre squilibri sia finanziari che qualitativi, vanificando parte dei benefici che la sanità integrata potrebbe offrire.

A livello tecnico e procedurale, risulta sempre più importante:

  • Integrare i dati di attività tra le reti territoriali
  • Pianificare l’espansione delle reti private in modo coerente con le necessità epidemiologiche e demografiche
  • Prevedere aggiornamenti dei contratti collettivi per ridurre il gap tra pubblico e privato sul piano dei diritti
  • Effettuare un monitoraggio costante sugli impatti economici, sociali e sanitari per prevenire derive speculative e garantire sostenibilità strutturale.





Leggi anche

Dott.ssa Sara Melchionda

La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...