Ospedali, RSA e medici di base vedono crescere il peso dei grandi gruppi privati nella sanità italiana. Un fenomeno che cambia equilibri, modelli economici e impatta su accessibilità, lavoro e rischi per il sistema.
Oggi in Italia si sta ridefinendo l’equilibrio tra assistenza pubblica e privata nel settore salute, con la sanità privata accelera la sua crescita, premiata da dinamiche demografiche e criticità strutturali del sistema pubblico. L’espansione dei principali operatori è sostenuta dai dati: ricavi in aumento, nuovi posti letto per anziani, diagnostica avanzata e una capacità di investire che influenza l’accesso alle cure e l’organizzazione dei servizi.
L’ultima analisi Mediobanca evidenzia con chiarezza questa trasformazione: il giro di affari delle strutture per la terza età segna un incremento di quasi l’8%, mentre l’assistenza ospedaliera e la diagnostica continuano a espandersi. L’Italia, dove il 24,5% degli abitanti ha superato i 65 anni (dato 2024, fonte OCSE), rappresenta il terreno ideale per l’ascesa di questi gruppi imprenditoriali. Professionisti e investitori guardano oggi con crescente attenzione a tutte le aree di business: ospedali, RSA, centri di laboratorio e poliambulatori, modelli integrati che rispondono a una domanda sempre più condizionata dall’invecchiamento della popolazione e dalle criticità dell’offerta pubblica.
Da una parte, le difficoltà di accesso alle cure pubbliche spingono i cittadini a rivolgersi ai privati, dall’altra, si assiste a un rafforzamento di soggetti imprenditoriali in grado di progettare reti diffuse, presidiare territori strategici e attrarre risorse mediante fondi integrativi e assicurazioni. Questi cambiamenti ridefiniscono concetti cardine come universalità, equità e sostenibilità, alimentando un dibattito tecnico, economico ed etico di cui oggi si avvertono tutte le implicazioni.
Quali sono i gruppi leader nel nostro Paese? Come si articola il loro business, e quali sono le conseguenze per lavoratori e cittadini? Uno sguardo ai numeri rivela molto di più di una semplice espansione: emerge la forza di una vera industria della salute privata, con effetti sistemici sull’intero settore.
Un’analisi dettagliata mette in luce la poderosa crescita dei maggiori gruppi della sanità privata italiana, responsabile di oltre 13 miliardi di euro di fatturato aggregato nel 2024 (+5,5% rispetto al 2023, +22% rispetto al 2019- fonte Area Studi Mediobanca). Non si tratta di una crescita uniforme: le RSA hanno registrato un vero boom (+25,9% rispetto al pre-pandemia), mentre diagnostica e assistenza ospedaliera avanzano rispettivamente del 22,9% e del 22,8%. La riabilitazione resta più contenuta a +10,1%.
I principali protagonisti del settore sono gruppi multi-servizio con fatturati che superano i 100 milioni di euro:
| Comparto | Crescita su 2019 (%) | EBIT Margin 2024 (%) |
| RSA | 25,9 | 5,1 |
| Diagnostica | 22,9 | 9,4 |
| Ospedaliero | 22,8 | 3,6 |
| Riabilitazione | 10,1 | n.a. |
Oltre alle attività storiche di ospedalizzazione e RSA, i grandi operatori investono su diagnostica avanzata, telemedicina, servizi integrati e assicurativi, andando a intercettare anche l’interesse dei fondi internazionali di investimento e assicurativi. La crescente partecipazione di fondi e assicurazioni rimodula anche le logiche di accesso al servizio: strumenti integrativi, formule di pacchetto, offerte di check-up e percorsi personalizzati sono sempre più diffusi.
Sul fronte occupazionale, il settore impiega oltre 102.000 addetti (2024), segnando +5,3% sul 2023 e +17,5% rispetto a cinque anni prima. L’eterogeneità dei contratti è significativa: si alternano lavoratori dipendenti delle strutture e professionisti autonomi, con differenze sostanziali nei diritti contrattuali tra privato e pubblico. Una tendenza monitorata anche dalle recenti proteste sindacali, soprattutto nel comparto RSA e sanità accreditata.
Da non sottovalutare anche la questione legata agli equilibri finanziari: nelle regioni italiane a forte impatto demografico di anziani (Triveneto, Lombardia, Emilia-Romagna), la sanità privata mostra Ebit margin in lento recupero post-pandemia, ma ancora distante dai picchi 2019 (dal 5,4% al 3,6%). Resta elevata l’attenzione ai meccanismi di accreditamento, rendicontazione e controllo rispetto ai flussi finanziari SSN-privati. Il sistema di remunerazione pubblica/accreditata, insieme alla crescita del canale privato puro, determina la robustezza e la resilienza finanziaria di molte di queste realtà.
In sintesi, l’industria della salute privata in Italia ruota attorno a regole e modelli di business in costante aggiornamento, dove la ricerca di margini sempre più elevati si confronta con una domanda in crescita e con la pressione sulla tenuta dei livelli di qualità e accessibilità per i cittadini.
L’ascesa di questi operatori, dovuta soprattutto alle carenze della sanità a causa principalmente delle lunghe liste di attesa, introduce nuove sfide sull’accessibilità alle cure, sull’equità del sistema e sulla tutela degli operatori e dei cittadini. Un dato rilevante: nel 2024, quasi un cittadino su dieci ha, infatti, rinunciato a prestazioni sanitarie, spesso per i tempi di attesa o barriere economiche. Se rispetto al 2025 si registra un miglioramento (oltre 1,6 milioni di visite ed esami in più erogati nei tempi previsti), ripermangono notevoli differenze territoriali, segno che l’incremento dei servizi privati non cancella il rischio di iniquità.
Le conseguenze più visibili dell’espansione dei grandi operatori si declinano su diversi livelli:
A livello tecnico e procedurale, risulta sempre più importante:
La Dott.ssa Sara Melchionda è un’esperta nel settore della sanità con oltre 15 anni di esperienza. Laureata in Tossicologia dell'ambiente e alimenti all'Università Statale di Lodi, ha sviluppato una solida competenza nelle tematiche legate alla sicurezza sanitaria, alla prevenzione dei rischi e alla valutazione degli effetti delle sostanze sulla salute. Nel corso della sua carriera ha collabora...