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Si fa prestare 50mila euro dalla fidanzata per investimenti, si lasciano e lui sparisce: un dettaglio lo tradisce

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di Chiara Compagnucci pubblicato il

Una donna di Modena presta 50mila euro al fidanzato con quattro bonifici. Dopo la rottura lui non restituisce nulla, ma la causale «prestito non oneroso» convince il giudice. Cosa insegna il caso.

Quando una relazione finisce, i sentimenti si chiudono in fretta, mentre i conti da regolare restano aperti molto più a lungo. È quello che è accaduto a una coppia di Modena, il cui legame si è sciolto lasciando in sospeso un debito di 50mila euro. Una vicenda che dimostra quanto possa pesare, in un contenzioso, un dettaglio apparentemente banale come la causale di un bonifico.

La storia: quattro bonifici per un presunto investimento e la causale che cambia tutto, «prestito non oneroso»

I fatti risalgono al 2022. All’epoca i due erano fidanzati e il rapporto, almeno nelle intenzioni di lei, era solido e basato sulla fiducia. In quel periodo il fidanzato le racconta di avere in mente alcuni investimenti e di avere bisogno di liquidità per realizzarli. Chiede quindi alla compagna di prestargli del denaro, con la promessa, implicita o esplicita, di restituirlo.

La donna, convinta e certa che si trattasse di un prestito, così come le era stato detto e riferito, acconsente. Non consegna contanti e non si affida a una stretta di mano: effettua quattro bonifici per un totale di 50mila euro. Una scelta che, col senno di poi, si rivelerà decisiva.

In ciascuno dei quattro bonifici la donna scrive come causale «prestito non oneroso». È una formula semplice, ma giuridicamente molto chiara. Il prestito non oneroso, comunemente chiamato prestito infruttifero, è un accordo tra privati in cui una persona presta del denaro a un’altra, che deve restituire solo la somma ricevuta, senza pagare interessi o costi aggiuntivi.

Quelle due parole, ripetute quattro volte, hanno fissato nero su bianco la natura dell’operazione nel momento stesso in cui il denaro lasciava il conto di lei. Non si parlava di regalo, di contributo, di quota societaria o di spesa comune, ma di un prestito da restituire.

La rottura e la scomparsa dell’ex fidanzato e la sua difesa «non era un prestito»

Con il tempo la coppia si è lasciata. E, come spesso accade in questi casi, la questione economica è diventata il centro del conflitto. Dopo la fine della relazione l’uomo non ha restituito quanto ricevuto, rendendosi di fatto irreperibile rispetto alle richieste di rientro della somma.

Alla donna non è rimasta che una strada: rivolgersi al tribunale di Modena per ottenere la restituzione dei 50mila euro. Si è così aperto uno scontro legale tra due ex fidanzati, con una domanda al centro del processo: quei soldi erano un prestito o altro?

In giudizio l’uomo ha sostenuto una versione diversa, paventando che il denaro potesse avere un’altra natura, per esempio quella di un regalo o di un contributo non soggetto a restituzione. È una linea difensiva che si vede con una certa frequenza nelle cause tra ex partner: finito il rapporto, le somme versate durante la relazione vengono presentate come liberalità, cioè come gesti di generosità legati al legame affettivo.

Si tratta però di una tesi che, per essere accolta, deve poggiare su elementi concreti. E in questo caso gli elementi concreti erano tutti dalla parte della donna.

La decisione del tribunale di Modena

Il giudice ha dato ragione alla donna. A convincerlo è stata proprio la causale dei quattro bonifici, che indicava in modo inequivocabile la natura di prestito dell’operazione e non quella di una donazione o di un altro tipo di attribuzione patrimoniale.

Il tribunale di Modena ha quindi condannato l’ex fidanzato a restituire non solo la somma di 50mila euro, ma anche gli interessi e le spese legali sostenute dalla donna per far valere i propri diritti. Il conto finale, per lui, è dunque più alto del debito originario.

Perché la causale del bonifico conta così tanto

Il caso di Modena è un esempio da manuale di come funziona la prova nei prestiti tra privati. Quando due persone, familiari, amici o fidanzati, si scambiano denaro senza un contratto scritto, la prova dell’accordo diventa il vero nodo della causa. In questo scenario il bonifico bancario è uno strumento prezioso per diversi motivi:

  • Tracciabilità: il passaggio di denaro è documentato dalla banca, con data, importo e coordinate di entrambe le parti.
  • Causale: il testo scritto dall’ordinante indica la ragione del pagamento ed è un elemento che il giudice può valutare.
  • Coerenza: una causale contemporanea al versamento, e non costruita dopo il litigio, ha un peso molto maggiore di una ricostruzione a posteriori.
Va ricordato anche un principio generale del diritto civile: chi afferma una cosa in giudizio deve provarla. Se l’ex partner sostiene che si trattasse di un regalo, tocca a lui dimostrarlo. E per le donazioni di importo non modico la legge richiede, di regola, una formalità precisa, ossia l’atto pubblico davanti a un notaio. Difficile, dunque, sostenere che 50mila euro siano stati regalati con quattro semplici bonifici.

Prestito infruttifero: cos’è e come funziona

Poiché la vicenda ruota attorno al prestito non oneroso, conviene chiarire di cosa si tratta. Nel linguaggio giuridico si parla di mutuo, cioè il contratto con cui una parte consegna all’altra una somma di denaro e questa si obbliga a restituirne altrettanta della stessa specie e qualità. Quando le parti escludono gli interessi, il prestito è gratuito, o infruttifero.

Le caratteristiche principali sono queste:

  • Restituzione del solo capitale: chi riceve il denaro deve ridare esattamente la somma ottenuta.
  • Nessun interesse convenzionale: non sono previsti costi aggiuntivi concordati tra le parti.
  • Possibile assenza di scadenza: se non è stato fissato un termine, la restituzione può essere richiesta dal prestatore, anche con una diffida formale.
  • Forma libera, ma prova necessaria: il contratto non richiede particolari formalità, ma conviene sempre lasciare una traccia scritta.
Come mostra il caso di Modena, anche in assenza di un contratto firmato, la combinazione tra bonifico tracciabile e causale esplicita può bastare a dimostrare l’esistenza del prestito.

Un aspetto che colpisce nella decisione è che il prestito era non oneroso, eppure l’ex fidanzato è stato condannato a pagare anche gli interessi. Non c’è contraddizione. Gli interessi concordati tra le parti erano esclusi, ma quando il debitore non restituisce la somma nei tempi dovuti, scattano gli interessi legati al ritardo, che compensano il creditore per il mancato rientro del denaro.

A questi si aggiungono le spese legali, che di norma vengono poste a carico della parte soccombente. Per chi sceglie di non pagare e di resistere in giudizio senza solide ragioni, il rischio è quindi pagare molto di più di quanto avrebbe dovuto restituire spontaneamente.

Cosa fare per prestare soldi a un partner in sicurezza

La vicenda offre spunti pratici a chiunque si trovi a prestare denaro al proprio compagno, a un familiare o a un amico. Non si tratta di diffidare di chi si ama, ma di tutelare entrambe le parti con poche semplici accortezze:

1. Usa sempre il bonifico. Evita contanti e assegni difficili da ricostruire. Il pagamento tracciabile è la base di qualsiasi tutela futura.

2. Scrivi una causale chiara. Formule come «prestito non oneroso» o «prestito da restituire» indicano senza ambiguità la natura dell’operazione. Evita diciture generiche come «per te» o «sistemazione».

3. Metti tutto per iscritto. Una breve scrittura privata firmata da entrambi, con importo, modalità e tempi di restituzione, riduce i rischi di contestazioni. Può bastare anche uno scambio di messaggi o email in cui il debitore riconosce di dover restituire la somma.

4. Conserva le prove. Ricevute dei bonifici, chat, email e ogni comunicazione sul prestito possono diventare decisive in un eventuale giudizio.

5. Agisci tempestivamente. In caso di mancata restituzione, una diffida formale inviata tramite avvocato o PEC è spesso il primo passo prima di una causa e può interrompere i termini di prescrizione.

Una lezione che vale per tutte le coppie

La storia della coppia modenese ricorda che amore e denaro non sempre viaggiano insieme. Prestare una somma importante a un partner è un gesto di fiducia, ma quella fiducia va sempre accompagnata da prove chiare. Se la relazione finisce male, ciò che resta non è la promessa fatta a voce, ma ciò che è documentato.

In questo caso la donna ha potuto contare su un elemento semplice, scritto al momento giusto: la causale dei bonifici. È bastato a trasformare una parola contro parola in una prova concreta, e a portare il giudice a condannare l’ex fidanzato alla restituzione dei 50mila euro, degli interessi e delle spese legali. La morale è semplice: un bonifico con una causale precisa vale più di mille promesse.






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Chiara Compagnucci

Nata a Roma nel Giugno del 1978, effettua gli studi di ragioniere e si appassiona al tennis. Amante del mondo delle quattro ruote e delel due ruote, è sempre curiosa su tutte le novità delle case automobilistiche e sulle nuove auto in uscita. Scrive da anni per diversi blog ed ora si dedica a tempo pieno su questo sito web trattando in particolar modo tematiche sul mondo delle auto e sugli argomen...