Discount e sviluppo della digitalizzazione cambiano il mondo di fare commercio, in Italia, ma non solo: come si stanno evolendo i modi di fare acquisti
Negli ultimi sette anni l'Italia ha perso quasi 100mila negozi. Le saracinesche abbassate raccontano una desertificazione commerciale che si vede a occhio nudo, passeggiando per i centri storici e i quartieri periferici delle nostre città. Eppure, guardando i numeri complessivi, il commercio italiano non è mai stato così solido: fattura di più, è più produttivo e le imprese rimaste sono più strutturate che mai.
Come si spiega questo apparente controsenso? In due parole: discount e digitalizzazione. Sono queste le due forze che stanno ridisegnando il commercio in Italia, spingendo fuori mercato le piccole attività tradizionali mentre fanno crescere fatturati, marketplace online e catene della grande distribuzione organizzata.
Chi non riesce a digitalizzare la propria attività, un sito, un canale di vendita online, sistemi di pagamento moderni, presenza sui marketplace, perde terreno rispetto a chi lo fa, e nel tempo esce dal mercato.
Il risultato è un commercio a due velocità: da un lato le imprese piccole e tradizionali, spesso a conduzione familiare, che faticano a reggere il passo; dall'altro operatori più strutturati capaci di scalare, investire in tecnologia e presidiare più canali di vendita contemporaneamente.
Il primo pilastro del paradosso è il discount. Le catene discount hanno guadagnato quote di mercato costanti negli ultimi anni perché rispondono a un bisogno molto concreto: prezzi bassi in un periodo di potere d'acquisto compresso dall'inflazione. Il modello discount funziona perché è efficiente per costruzione: assortimento ridotto, logistica ottimizzata, marchi propri a basso costo di produzione, format di vendita snelli.
Questa efficienza è esattamente ciò che manca al piccolo negozio tradizionale, che non ha la scala per negoziare prezzi d'acquisto competitivi né i margini per abbassare i prezzi al pubblico senza andare in perdita. Il discount, insomma, non è solo un formato di vendita: è diventato un modello vincente in un mercato dove il prezzo pesa più di ogni altro fattore nella scelta d'acquisto.
Il secondo pilastro è la digitalizzazione, che agisce su due livelli. Il primo è quello dei consumi: sempre più italiani acquistano online, spinti da pagamenti digitali più diffusi, consegne rapide e un'offerta di prodotti ormai comparabile, quando non superiore, a quella dei negozi fisici. Il secondo livello è quello delle imprese: le aziende che hanno saputo digitalizzare i propri processi, dalla gestione del magazzino alla vendita multicanale, sono quelle che oggi crescono, mentre chi è rimasto ancorato al solo negozio fisico arretra.
La digitalizzazione, quindi, non è un dettaglio tecnico ma la vera linea di demarcazione tra chi resiste e chi chiude. Non a caso il rapporto sul commercio italiano collega esplicitamente l'aumento dei costi di innovazione tecnologica alla difficoltà delle piccole imprese a restare sul mercato.
Se c'è un nome che sintetizza meglio di ogni altro questa trasformazione, è Amazon. Il colosso di Seattle ha costruito negli anni un ecosistema che va ben oltre la semplice vendita online: logistica capillare, consegne rapide, un marketplace aperto a milioni di venditori terzi e un'infrastruttura tecnologica che nessun singolo negozio fisico può replicare.
In Italia Amazon si posiziona stabilmente come il principale operatore dell'e-commerce, con una quota di mercato che le diverse rilevazioni collocano tra il 40% e oltre la metà delle vendite online complessive, ben distante dagli altri grandi player come Zalando, eBay o Temu. Un dominio costruito su alcuni elementi chiave:
In questo senso Amazon è al tempo stesso causa e conseguenza della trasformazione in atto: accelera la crisi dei negozi di vicinato che non riescono a competere sui prezzi e sulla comodità, ma allo stesso tempo diventa lo strumento con cui molte piccole realtà italiane provano a reinventarsi, digitalizzando la propria attività per sopravvivere.
Il quadro che emerge è quindi ambivalente. Da una parte un settore commerciale italiano economicamente più solido: meno negozi, ma più fatturato, più produttività, imprese più grandi e strutturate. Dall'altra un tessuto urbano più povero di presidi fisici, con il rischio concreto di desertificazione commerciale in centri storici e periferie, dove la chiusura di un negozio significa spesso anche la perdita di un punto di riferimento sociale per il quartiere.
Discount e digitalizzazione sono le due parole che spiegano questo paradosso: non hanno fatto sparire il commercio, lo hanno reso più efficiente, più concentrato e sempre più spostato online, con Amazon come protagonista assoluto di questa nuova geografia degli acquisti. La sfida per il futuro, per amministrazioni locali e piccole imprese, sarà trovare un equilibrio tra questa efficienza economica e la tenuta sociale delle città.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...