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Startup e incentivi fiscali 2026: nessuna proroga. Proteste e nuove richieste al Governo

di Marcello Tansini pubblicato il
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Nel 2026 lo scenario per le startup italiane cambia: la mancata proroga degli incentivi fiscali genera reazioni, proteste e nuove richieste al Governo da parte dell'intero ecosistema, in cerca di soluzioni e prospettive concrete.

L’avvio del 2026 ha visto emergere una nuova condizione per l’ecosistema delle imprese innovative italiane: la scadenza delle agevolazioni fiscali destinate agli investitori in società innovative senza che vi sia stata una proroga. Questo scenario rappresenta uno spartiacque per imprenditori, business angel, venture capitalist e privati che, negli ultimi anni, hanno beneficiato di strumenti mirati a sostenere la crescita e la competitività di startup e PMI innovative su scala nazionale e internazionale. L’assenza di continuità normativa sulle agevolazioni fiscali pone una serie di interrogativi non solo per coloro che operano direttamente nel settore, ma anche per il tessuto economico più ampio, che riconosce nell’innovazione un motore strategico di sviluppo.

Gli esperti che guidano i principali club di investitori sottolineano come, nel recente passato, misure come la detrazione del 30% per investimenti in startup e PMI innovative rappresentassero un incentivo concreto per il capitale privato, favorendo l’attrazione di investimenti anche dall’estero. Il mancato rinnovo risuona oggi come una "delusione", generando preoccupazione e favorendo il dibattito sulle ripercussioni per il sistema e sui margini di recupero delle politiche di supporto. 

All’orizzonte, dunque, si profilano richieste di chiarimenti, proteste e proposte rivolte alle istituzioni. 

La mancata proroga degli incentivi fiscali: cause, effetti e reazioni dell’ecosistema

L’interruzione degli incentivi fiscali a favore degli investimenti in startup e PMI innovative ha destato profondo malcontento nell’intera filiera dell’innovazione italiana. L’agevolazione, scaduta il 31 dicembre 2025, consisteva in una detrazione Irpef del 30% per le persone fisiche e una pari deduzione Ires per le persone giuridiche, entro limiti fissati rispettivamente a 1 e 1,8 milioni di euro per investimento. La mancata proroga, secondo quanto comunicato dalle associazioni di categoria, è imputabile all’assenza di una tempestiva notifica della richiesta di rinnovo da parte del Governo italiano alle autorità europee, nonostante la misura fosse stata riconfermata da Bruxelles per due quinquenni consecutivi.

Le cause di questo "vuoto normativo" sono da ricercare, secondo i rappresentanti di Italian Tech Alliance, nell’"approssimazione" con cui è stato affrontato il tema dell’innovazione legislativa. Pur avendo il Governo più volte dichiarato la volontà di sostenere l’innovazione, in concreto si è giunti a una situazione di stallo che lascia senza strumenti un comparto già chiamato a competere con mercati molto più solidi e dinamici. Francesco Cerruti, direttore dell’associazione, sottolinea come l’assenza degli incentivi costituisca un elemento di grave preoccupazione sia sul piano finanziario – per la riduzione dei flussi d’investimento – sia sul piano "segnaletico", poiché l’incertezza normativa genera sfiducia nei confronti delle politiche pubbliche a supporto dell’innovazione.

Le conseguenze si riflettono sia sul breve che sul lungo termine:

  • Diminuzione degli investimenti nelle fasi embrionali delle startup, in cui il capitale di rischio degli investitori informali risulta particolarmente sensibile agli incentivi fiscali;
  • Tendenza degli investitori italiani a valutare alternative all’estero, attratti da regimi fiscali più stabili e favorevoli;
  • Contrazione dell’ampiezza e della diversificazione dei portafogli delle nuove imprese innovative, con impatto soprattutto nelle regioni più attive come il Piemonte, noto per il deeptech;
  • Rischio di riduzione complessiva della competitività del sistema italiano rispetto agli altri Paesi europei, come evidenziato dai dati EY: la quota di investimenti privati in startup in Italia è pari allo 0,07% del PIL, contro lo 0,15% della Germania, lo 0,22% in Francia e lo 0,16% in Spagna;
  • Possibili effetti sulla concentrazione dei capitali: i dati confermano una significativa polarizzazione degli investimenti su poche società, lasciando una platea di nuove realtà innovative in condizioni di stagnazione.
Oltre all’impatto diretto sulle aziende e sugli operatori di mercato, la mancanza del beneficio fiscale rischia di generare effetti a cascata sulle scelte di holding, family office e club deal, soprattutto dopo la stretta sul trattamento fiscale di dividendi e plusvalenze realizzata con la legge di Bilancio 2026 (legge n. 199/2025), che ha escluso dall’esenzione le partecipazioni inferiori al 5% o ai 500mila euro.

Non meno rilevante è l’aspetto legato alla fiducia degli imprenditori e degli investitori, che percepiscono le agevolazioni come un segnale della volontà istituzionale di sostenere la competitività del Paese. Senza questo supporto, innovazione e capitale di rischio rischiano di migrare in mercati esteri dove le condizioni risultano più favorevoli e la roadmap normativa è percepita come maggiormente affidabile.

Proposte, proteste e prospettive future: cosa chiede il settore al Governo

Di fronte alla mancata proroga, il mondo delle startup e dell’investimento innovativo ha avviato una serie di proposte e richieste articulate indirizzate all’esecutivo. Da Italian Tech Alliance a club di business angel e operatori di settore, emergono istanze comuni volte a ristabilire condizioni di competitività e prevedibilità per il capitale privato, pilastro essenziale sulla via dello sviluppo tecnologico.

  • Si chiede con urgenza il ripristino delle agevolazioni fiscali per chi investe in startup e PMI innovative, con effetto retroattivo per coprire anche il 2026, così da non penalizzare quanti avevano pianificato investimenti nel passaggio di anno.
  • Si richiede un confronto chiaro e trasparente tra Governo e rappresentanti della filiera, per co-progettare strumenti che facilitino l’accesso ai capitali di rischio e ne rafforzino la continuità nel tempo.
  • Viene sottolineata l’esigenza di adeguare la normativa nazionale agli standard europei, anche in vista della potenziale introduzione di un "28esimo regime" continentale per le società innovative.
  • I player del settore propongono la creazione di un fondo late stage, caratterizzato da ticket minimi elevati e dall’apertura a investitori stranieri, così da favorire la crescita delle aziende più mature senza creare un ulteriore affollamento nella fase seed e pre-seed.
In parallelo, gli operatori – a partire dalle associazioni e dai più importanti club di investitori – stanno promuovendo momenti di confronto e mobilitazione, alimentando il dibattito anche attraverso canali istituzionali e media specializzati. Torino e il Piemonte, forti della concentrazione nelle tecnologie deeptech, offrono una testimonianza concreta del rischio che l’ecosistema corre senza strumenti di incentivo ben progettati e continui.

Nel frattempo, la legge di Bilancio 2026 ha introdotto innovazioni in altri ambiti – come il rafforzamento del credito d’imposta per design e ideazione estetica – ma tali misure, pur rilevanti per settori specifici, non sono percepite come soluzioni alle esigenze attuali di startup e PMI innovative ad alto potenziale. La distanza tra le richieste del mercato e l’effettivo quadro normativo genera una crescente pressione sull’esecutivo e contribuisce ad alimentare una fase di "disillusione" tra i protagonisti dell’innovazione.

Pertanto, la strada per il rilancio passa da un maggiore allineamento delle policies nazionali agli standard internazionali, da un rafforzamento delle partnership pubblico-private e dal riconoscimento della centralità degli investimenti privati – non solo per la nascita delle nuove imprese ma anche nella loro crescita e internazionalizzazione. L’esperienza accumulata negli ultimi anni dimostra il valore di una strategia continuativa e collaborativa, in grado di rispondere in tempo reale alle sfide di un mercato globale sempre più competitivo.



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