Nel 2026 lo scenario per le startup italiane cambia: la mancata proroga degli incentivi fiscali genera reazioni, proteste e nuove richieste al Governo da parte dell'intero ecosistema, in cerca di soluzioni e prospettive concrete.
L’avvio del 2026 ha visto emergere una nuova condizione per l’ecosistema delle imprese innovative italiane: la scadenza delle agevolazioni fiscali destinate agli investitori in società innovative senza che vi sia stata una proroga. Questo scenario rappresenta uno spartiacque per imprenditori, business angel, venture capitalist e privati che, negli ultimi anni, hanno beneficiato di strumenti mirati a sostenere la crescita e la competitività di startup e PMI innovative su scala nazionale e internazionale. L’assenza di continuità normativa sulle agevolazioni fiscali pone una serie di interrogativi non solo per coloro che operano direttamente nel settore, ma anche per il tessuto economico più ampio, che riconosce nell’innovazione un motore strategico di sviluppo.
Gli esperti che guidano i principali club di investitori sottolineano come, nel recente passato, misure come la detrazione del 30% per investimenti in startup e PMI innovative rappresentassero un incentivo concreto per il capitale privato, favorendo l’attrazione di investimenti anche dall’estero. Il mancato rinnovo risuona oggi come una "delusione", generando preoccupazione e favorendo il dibattito sulle ripercussioni per il sistema e sui margini di recupero delle politiche di supporto.
All’orizzonte, dunque, si profilano richieste di chiarimenti, proteste e proposte rivolte alle istituzioni.
L’interruzione degli incentivi fiscali a favore degli investimenti in startup e PMI innovative ha destato profondo malcontento nell’intera filiera dell’innovazione italiana. L’agevolazione, scaduta il 31 dicembre 2025, consisteva in una detrazione Irpef del 30% per le persone fisiche e una pari deduzione Ires per le persone giuridiche, entro limiti fissati rispettivamente a 1 e 1,8 milioni di euro per investimento. La mancata proroga, secondo quanto comunicato dalle associazioni di categoria, è imputabile all’assenza di una tempestiva notifica della richiesta di rinnovo da parte del Governo italiano alle autorità europee, nonostante la misura fosse stata riconfermata da Bruxelles per due quinquenni consecutivi.
Le cause di questo "vuoto normativo" sono da ricercare, secondo i rappresentanti di Italian Tech Alliance, nell’"approssimazione" con cui è stato affrontato il tema dell’innovazione legislativa. Pur avendo il Governo più volte dichiarato la volontà di sostenere l’innovazione, in concreto si è giunti a una situazione di stallo che lascia senza strumenti un comparto già chiamato a competere con mercati molto più solidi e dinamici. Francesco Cerruti, direttore dell’associazione, sottolinea come l’assenza degli incentivi costituisca un elemento di grave preoccupazione sia sul piano finanziario – per la riduzione dei flussi d’investimento – sia sul piano "segnaletico", poiché l’incertezza normativa genera sfiducia nei confronti delle politiche pubbliche a supporto dell’innovazione.
Le conseguenze si riflettono sia sul breve che sul lungo termine:
Non meno rilevante è l’aspetto legato alla fiducia degli imprenditori e degli investitori, che percepiscono le agevolazioni come un segnale della volontà istituzionale di sostenere la competitività del Paese. Senza questo supporto, innovazione e capitale di rischio rischiano di migrare in mercati esteri dove le condizioni risultano più favorevoli e la roadmap normativa è percepita come maggiormente affidabile.
Di fronte alla mancata proroga, il mondo delle startup e dell’investimento innovativo ha avviato una serie di proposte e richieste articulate indirizzate all’esecutivo. Da Italian Tech Alliance a club di business angel e operatori di settore, emergono istanze comuni volte a ristabilire condizioni di competitività e prevedibilità per il capitale privato, pilastro essenziale sulla via dello sviluppo tecnologico.
Nel frattempo, la legge di Bilancio 2026 ha introdotto innovazioni in altri ambiti – come il rafforzamento del credito d’imposta per design e ideazione estetica – ma tali misure, pur rilevanti per settori specifici, non sono percepite come soluzioni alle esigenze attuali di startup e PMI innovative ad alto potenziale. La distanza tra le richieste del mercato e l’effettivo quadro normativo genera una crescente pressione sull’esecutivo e contribuisce ad alimentare una fase di "disillusione" tra i protagonisti dell’innovazione.
Pertanto, la strada per il rilancio passa da un maggiore allineamento delle policies nazionali agli standard internazionali, da un rafforzamento delle partnership pubblico-private e dal riconoscimento della centralità degli investimenti privati – non solo per la nascita delle nuove imprese ma anche nella loro crescita e internazionalizzazione. L’esperienza accumulata negli ultimi anni dimostra il valore di una strategia continuativa e collaborativa, in grado di rispondere in tempo reale alle sfide di un mercato globale sempre più competitivo.