L'espansione di Stellantis in Algeria apre nuove prospettive per le aziende dell'indotto italiano, ma solleva accese discussioni sul tema dei salari minimi, influenzando il futuro dell'industria automotive nazionale.
L’annuncio dell’apertura di un nuovo impianto produttivo in Algeria da parte del gruppo Stellantis sta facendo discutere profondamente l’intera filiera automobilistica italiana e internazionale. Il gruppo, che include marchi di forte rilievo come Fiat, Opel e Alfa Romeo, ha rafforzato la propria presenza nel Maghreb attraverso significativi investimenti, in particolare con lo stabilimento Fiat di Tafraoui vicino Orano. A testimonianza dell’ambizione industriale, negli ultimi due anni è stata sviluppata una solida rete produttiva in loco, strategia che ora coinvolge direttamente anche i fornitori e le aziende dell’indotto italiano. Tuttavia, questa espansione verso l’Africa settentrionale ha generato un’ampia polemica legata alle condizioni salariali offerte ai lavoratori locali.
La richiesta di supporto all’indotto proveniente da Stellantis, con particolare riferimento alle realtà piemontesi, è stata accompagnata dall’organizzazione di un incontro dedicato a Torino nel febbraio 2026, durante il quale verranno presentate le opportunità e le sfide del mercato algerino. Al centro del dibattito si trova la questione dei salari minimi in Algeria, attualmente fissati a circa 24.000 dinari mensili (circa 130 euro), che alimenta preoccupazione e dibattiti sia tra gli addetti ai lavori sia tra i rappresentanti sindacali
Negli ultimi anni Stellantis ha delineato una strategia industriale orientata a un forte radicamento nei mercati a rapida crescita, secondo il principio “made in the region, for the region”. Questa impostazione mira a rafforzare la presenza locale attraverso la costruzione di veri e propri poli industriali autonomi, in grado di produrre per le esigenze del mercato africano e medio-orientale. L’investimento sulla filiera produttiva in Algeria ne è un esempio lampante: da dicembre 2023, lo stabilimento Fiat di Tafraoui ha superato le 50.000 unità prodotte, con l’obiettivo di raggiungere una capacità annua di 90.000 veicoli ed impiegare circa 2.000 lavoratori entro il 2026. Il piano prevede inoltre l’insediamento di un nuovo impianto Opel, volto a integrare e diversificare ulteriormente l’offerta di modelli nel territorio.
Per chiarire l’impatto di queste scelte, è utile osservare le direttrici sulle quali Stellantis sta operando:
L’evento "Stellantis Algeria meets Turin companies" rappresenta un’opportunità concreta per le imprese italiane interessate a diversificare, offrendo nuove strade d’accesso a mercati in piena espansione e favorendo lo sviluppo di una rete industriale più articolata. Tuttavia, l’ampliamento della produzione fuori dai confini nazionali comporta inevitabilmente una riduzione dei volumi negli stabilimenti italiani, già oggi non impegnati a pieno regime. Alcuni segnali evidenziano una transizione che rischia di far perdere all’Italia la leadership manifatturiera tradizionale, mentre altre realtà europee, come la Spagna, hanno già superato il volume produttivo delle fabbriche italiane.
Il coinvolgimento degli operatori della filiera, così come la capacità di preservare know-how e posti di lavoro qualificati, dipenderà dalla volontà di investire in formazione, digitalizzazione e specializzazione, ma anche dalla capacità di adattarsi rapidamente al mutamento degli scenari industriali internazionali.
L’aspetto che più ha sollevato dibattito in Italia riguarda la disparità nelle retribuzioni tra i lavoratori delle fabbriche locali e quelli impiegati nei nuovi impianti nordafricani. La soglia dei 24.000 dinari mensili (130 euro circa) prevista come salario minimo in Algeria – pur in linea con i parametri locali – è percepita da molte associazioni industriali e sindacali come elemento di concorrenza che innesca tensioni sociali e pone interrogativi sulla sostenibilità del modello scelto da Stellantis.
Le preoccupazioni riguardano sia il futuro degli occupati italiani che il rischio di una fuga di competenze verso Paesi con minori tutele. Questo scenario determina una serie di effetti a catena:
| Paese | Salario Minimo Mensile |
| Italia | Non previsto per legge, ma mediamente sopra i 1.000 euro |
| Algeria | ~130 euro (24.000 dinari) |
I rappresentanti del settore sottolineano che le opportunità globali devono essere accompagnate da un forte impegno a valorizzare le competenze locali e salvaguardare la qualità del lavoro. Il rischio, diversamente, è una progressiva perdita del patrimonio industriale italiano, a favore di politiche di costo che minano la coesione della filiera e la sua autorevolezza internazionale.
Non da ultimo, il caso Stellantis accentua la riflessione sulla responsabilità sociale delle imprese: nel nuovo contesto internazionale, agli attori principali del settore viene richiesto di conciliare competitività e rispetto dei diritti fondamentali, valutando con attenzione ogni impatto sulle comunità coinvolte. Questa vicenda è destinata a rimanere al centro del confronto istituzionale tra imprese, sindacati e Governi, soprattutto in un’industria – quella automotive – che si trova a un bivio storico tra innovazione, globalizzazione e tutela delle persone.