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Quali sono i fondi di investimento realmente alternativi ai Btp? I pro e contro da considerare nella scelta

di Marcello Tansini pubblicato il
Pro e contro da considerare

Tra le soluzioni più vicine all'idea del BTP figurano innanzitutto i fondi obbligazionari a scadenza fissa: strumenti che puntano a un orizzonte temporale definito.

In un contesto caratterizzato da bassi tassi reali, da un debito pubblico elevato e da un scenario geopolitico complesso, l'idea di affidarsi solo ai BTP (Buoni del Tesoro Poliennali) come unico pilastro dei risparmi non regge più con la stessa solidità di un tempo. I rendimenti nominali sono tornati interessanti, ma il rendimento reale - depurato dall'inflazione - e il rischio paese rimangono elementi che il risparmiatore non può ignorare.

Su questo sfondo, l'attenzione verso i fondi che si propongono come alternative ai BTP è cresciuta: la parola alternativa implica però due condizioni essenziali che spesso non vengono analizzate con sufficiente rigore. Primo, che il profilo di rischio-rendimento si avvicini quanto più possibile a quello di un titolo sovrano, ossia che non si introducano rischi nascosti senza consapevolezza. Second, che l'asset venga inserito nel giusto orizzonte temporale e con la dimensione nel portafoglio, non come diversi faccine di rendimento ma come componente strutturale. Se queste condizioni mancano, il fondo alternativi rischia di diventare una variante più volatile, più costosa e meno comprensibile del BTP, anziché una valida sostituzione.

Le categorie di fondi che competono con i BTP

Tra le soluzioni più vicine all'idea del BTP figurano innanzitutto i fondi obbligazionari a scadenza fissa: strumenti che puntano a un orizzonte temporale definito, a un portafoglio costruito con obbligazioni che maturano intorno a una data prefissata, e che offrono una certa visibilità sul rendimento atteso. Questo tipo di fondo riduce la complessità della gestione attiva, favorendo la comprensione da parte dell'investitore e consentendo una strategia più passiva, simile all'acquisto di un'obbligazione. Diverse case d'investimento parlano di portafogli obbligazionari diversificati che offrono visibilità sui possibili rendimenti a una data di scadenza prestabilita.

In parallelo, sono nati sul mercato gli ETF a scadenza obbligazionaria - per esempio con marchi che richiamano l'anno di scadenza del portafoglio - che offrono trasparenza, costi più contenuti e capacità di negoziazione in Borsa. Come indicano alcuni provider, la composizione del fondo rimane invariata fino alla data di scadenza stimata e l'investitore sa cosa sta acquistando.

Un gradino oltre, per chi ha una visione più ampia, ci sono i fondi multi-asset o bilanciati prudenti che includono obbligazioni, ma anche azioni e altri strumenti, e che non hanno l'idea di sostituire un titolo sovrano quanto di riposizionare il portafoglio verso un profilo di rischio-rendimento differente. In questi casi il fondo non replica il BTP ma ridefinisce il ruolo del BTP all'interno della strategia complessiva dell'investitore: il BTP non è più l'unico asse, ma un elemento della diversificazione.

I vantaggi effettivi e le insidie da non sottovalutare

Uno dei principali punti di forza delle soluzioni a scadenza è che l'investitore può avere una visione chiara dell'orizzonte e del rendimento stimato se detiene il prodotto fino alla scadenza. Questo meccanismo rassicura molti risparmiatori abituati ai titoli di Stato, dove prendo e tengo fino alla scadenza. Inoltre, investendo in un paniere di obbligazioni - piuttosto che in un singolo emittente - si riduce il rischio idiosincratico specifico di un titolo ed è possibile ottenere una diversificazione che un singolo BTP non concede. Diversi gestori evidenziano che sapere quando verrà restituito il capitale è per molti investitori un elemento di confort in scenari dove i mercati appaiono imprevedibili.

Tuttavia, non è tutto positivo. Le insidie sono numerose e vanno analizzate con attenzione. In primo luogo, non esiste garanzia di rendimento: anche nei fondi a scadenza il capitale può essere soggetto a perdite se l'emittente è in default o se lo scenario di tassi e spread evolve drasticamente. Il costo di gestione, anche se contenuto, erode il risultato netto rispetto al rendimento lordo. Inoltre, la fiscalità resta meno favorevole rispetto ai titoli di Stato: mentre i BTP sono tassati al 12,5%, molte componenti dei fondi (corporate, high yield, emergenti) sono soggette al 26%, con un effetto che va calcolato con cura. Il rischio di credito - ovvero che l'emittente non onori l'obbligazione - è superiore a quello della Repubblica italiana, almeno per molti fondi corporate o emergenti.

Un ultimo fattore, ma non meno importante, è il rischio comportamentale: l'investitore che acquista un fondo può essere più tentato di vendere in momenti di stress, perdendo il beneficio dell'orizzonte prestabilito, mentre chi compra un BTP spesso lo tiene fino alla scadenza senza interrogarsi giorno per giorno.

Come valutare e contrapporre un fondo agli strumenti sovrani

La scelta di un fondo alternativo ai BTP non può essere un atto impulsivo. È indispensabile partire dal definire l'orizzonte temporale: se hai un orizzonte breve, pochi anni, un fondo obbligazionario a scadenza può avere senso; se invece sei investitore con orizzonte decennale o più, valutare anche l'inclusione di azioni o strategie multi-asset può essere conveniente. Occorre poi misurare la funzione che il fondo deve avere all'interno del portafoglio: deve comportarsi come un sostituto diretto del BTP (stesso livello di rischio e rendimenti simili) oppure come un'alternativa che cambia il profilo complessivo? Nel primo caso serve che il fondo abbia duration, merito creditizio e costi compatibili con il benchmark del titolo sovrano. Nel secondo, occorre che venga integrato con altri asset e si accetti una maggiore variabilità di risultato.

Analizzare le caratteristiche specifiche del fondo è poi un passaggio fondamentale: verificare la composizione del portafoglio (Italia, Europa, emergenti; emissioni corporate o governative), la data di scadenza o target del fondo, la struttura dei costi (commissione di gestione, spese implicite), il rendimento stimato a scadenza se dichiarato, e il rischio associato (crediti sub-investment grade, valuta estera, liquidità). Gli ETF e i fondi a scadenza indicano spesso che il rendimento stimato non è garantito, cosa che va soppesata dalla persona che decide di investire. Infine, è vitale inserire il fondo non come prodotto isolato ma come componente di un'allocazione più ampia, diversificando per asset class, area geografica e settore. In Italia, dove gli investitori tendono storicamente a sovrastimare la componente obbligazionaria e sottostimare l'azionaria, questa disciplina è ancora più necessaria.

Solo con queste verifiche si evita di passare dalla visione semplificata fondi alternativi = migliore rendimento alla realtà più complessa fondi alternativi = diverso profilo rischio/rendimento che va gestito con cura. In definitiva, il vero salto qualitativo non è sostituire un BTP con un fondo qualsiasi, ma includere nel proprio portafoglio strumenti che consentano di gestire meglio il rischio sovrano, aumentare la diversificazione, ridurre i costi inutili e rispondere in modo coerente al proprio profilo e obiettivo finanziario.



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