Nel turismo italiano, stipendi spesso bassi e disuguaglianze tra regioni definiscono la quotidianità dei lavoratori: cosa emerge dai dati Filcams Cgil, l'impatto del part-time involontario e le sfide sociali del settore.
Nascosto dietro il volto accogliente dell’industria turistica si cela un allarme sempre più pressante che riguarda le condizioni retributive di migliaia di lavoratrici e lavoratori italiani. Il comparto, spesso associato a opportunità e mobilità sociale, oggi rafforza un paradosso: pur generando ricchezza e occupazione, resta segnato da una diffusa povertà lavorativa e da retribuzioni reali sempre più distanti dal costo della vita.
I dati aggiornati Filcams Cgil mostrano un quadro che richiede attenzione immediata: quasi la metà degli occupati nel settore riceve uno stipendio sotto la soglia di povertà relativa, mentre oltre il 70% percepisce meno di 14.800 euro lordi all’anno. Numeri che danno concretezza a una dinamica ormai strutturale: la presenza massiccia di working poor nel turismo, con tutte le conseguenze sociali, personali e territoriali che ciò comporta.
Questa analisi non si limita ai semplici numeri, ma abbraccia anche la dimensione dell’esperienza reale di chi vive il lavoro turistico, spesso schiacciato tra part-time obbligato, instabilità contrattuale e salari incapaci di coprire i bisogni essenziali. Il fenomeno non riguarda solo il Sud, dove storicamente si concentra una più alta incidenza di lavoro povero, ma attraversa tutte le aree del Paese, mostrando differenziali marcati e un crescendo di tensione tra nord e sud, uomini e donne.
Sotto questa lente, emerge una verità scomoda: l’occupazione nel turismo può rappresentare una condizione precaria più che una via di riscatto sociale. Crescita del settore e afflusso turistico non sono bastati a invertire il trend di perdita del potere d’acquisto. La sfida, oggi, è riconoscere la dignità e il valore del lavoro di chi garantisce ogni giorno la qualità dell’accoglienza italiana.
Comprendere a fondo questa realtà, anche in chiave socio-economica, significa smascherare gli errori sistemici che alimentano il fenomeno e individuare le azioni concrete per tornare a mettere il lavoro al centro di una crescita sostenibile e condivisa.
La fotografia degli stipendi nel turismo italiano rivela uno scenario complesso e stratificato, in cui la ripartizione dei salari medi su base regionale aiuta a comprendere le disuguaglianze profonde che attraversano il sistema paese. Il recente studio della Filcams Cgil mostra che il 47,51% degli addetti nel terziario (inclusi alberghi, ristoranti, bar, agenzie di viaggio) percepisce uno stipendio inferiore al 60% della mediana nazionale, 13.950 euro lordi su base annua per chi ha lavorato almeno una settimana, 14.800 euro per almeno 12 settimane.
Le differenze emergono con forza se si guarda al dettaglio:
Il fenomeno diventa ancora più evidente attraverso alcune tabelle riassuntive:
| Area Geografica | Quota Working Poor (=1 settimana lavorata) | Quota Working Poor (=12 settimane lavorate) |
| Nord-Ovest | 38,48% | 33,02% |
| Nord-Est | 43,63% | 37,09% |
| Centro | 47,53% | 42,23% |
| Sud e Isole | 61,47% | 56,35% |
Esperienze anche dal Nord Italia documentano che, nonostante l’incremento dell’occupazione, la dinamica delle retribuzioni resta inadeguata: in Valle d’Aosta, tra il 2008 e il 2023 le retribuzioni reali nei servizi turistici e commerciali sono scese del 10%, solo parzialmente compensate dai recenti aumenti contrattuali (+3,2% nel 2025), mentre il potere d’acquisto dal 2008 risulta diminuito di ben il 14% (contro una media nazionale di -6,2%).
Tale perdita di valore reale è doppia rispetto alla media nazionale e quasi quattro volte superiore a quella registrata nel Nord Italia, nonostante la regione mantenga tassi di occupazione elevati e una crescita costante del comparto turistico. Lo squilibrio si traduce in un vero e proprio disagio sociale, che colpisce particolarmente alcune categorie e territori.
Analizzando il panorama italiano, si evidenziano alcuni errori ricorrenti di analisi e policy:
Dietro la costante crescita dei flussi turistici e la narrazione positiva legata al turismo nazionale, si nasconde un sistema lavorativo sempre più segnato da fenomeni insidiosi. La sotto-retribuzione cronica, certificata dai dati dell’indagine Filcams Cgil e dagli osservatori regionali, genera effetti a catena che travalicano la semplice dimensione del salario percepito.
Part-time involontario e instabilità contrattuale sono tra le principali leve che alimentano la vulnerabilità:
Tra le soluzioni tecniche possibili si contano:
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...