Il confronto sulla chiusura domenicale dei supermercati si fa acceso: tra nuove proposte, numeri aggiornati e analisi dei pro e contro, vengono esaminati effetti su consumatori, dipendenti e imprese della grande distribuzione.
Nelle ultime settimane, la discussione sulla possibile chiusura dei supermercati la domenica è tornata al centro dell’attenzione in Italia. Da un lato, si assiste a una crescente richiesta di maggiore conciliabilità tra lavoro e vita privata; dall’altro, consumatori e imprese della grande distribuzione organizzata (GDO) sono chiamati a valutare l’impatto di una modifica radicale rispetto a un’abitudine consolidata negli anni. I recenti dati di settore e le dichiarazioni degli attori principali della distribuzione alimentare mostrano come gli equilibri tra esigenze economiche, sociali e lavorative siano tanto delicati quanto destinati a ridefinire le modalità di acquisto e vendita nel contesto nazionale.
L’apertura domenicale dei supermercati ha radici nel Decreto Salva Italia del 2011, che introdusse la completa liberalizzazione degli orari per gli esercizi commerciali. Negli anni successivi, la grande distribuzione e molte attività di vicinato hanno scelto di mantenere le serrande alzate anche nei giorni festivi, cavalcando l’impulso ai consumi necessario a sostenere la crescita economica post-crisi. Tale cambiamento, inizialmente accolto favorevolmente dagli operatori, ha avuto ricadute immediate sui volumi di vendita, contribuendo a una crescita del Prodotto Interno Lordo e a una maggiore concorrenza nel settore.
Con il trascorrere del tempo, sono però emerse nuove criticità: a distanza di 15 anni, il modello di apertura estesa sottolinea i limiti di una strategia tarata su parametri economici che oggi appaiono parzialmente superati. I più recenti report della GDO mostrano come l’aumento dei costi di gestione (soprattutto tra affitti ed energia) e il ristagno della domanda stiano spingendo a una riflessione strutturale. Il presidente Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, ha evidenziato che il settore si trova in una fase di revisione delle proprie priorità, seguendo trend simili già avvenuti in altri ambiti, come il comparto bancario, dove la razionalizzazione della rete fisica è stata motivata dalla pressione sui margini e da un necessario efficientamento gestionale.
Entrando nel 2026, la prospettiva di ridefinire gli orari commerciali cresce anche grazie al confronto tra i principali player della filiera (Federdistribuzione, Adm e Coop), segnalando una possibile convergenza verso un nuovo equilibrio fra competitività e sostenibilità, sia per le imprese sia per i lavoratori.
Tra le ragioni principali a sostegno della chiusura domenicale dei supermercati vi è il tema delle condizioni lavorative dei dipendenti. Le aperture nei giorni festivi richiedono spesso turni aggiuntivi e comportano effetti sul benessere psicofisico dei lavoratori, alimentando richieste di maggiore attenzione all’equilibrio tra vita privata e professionale. A ciò si aggiunge il risparmio economico stimato nei costi del lavoro: secondo l’Ufficio Studi Coop, eliminare le maggiorazioni salariali previste nelle giornate festive (tra il 30% e il 42% in più rispetto alla paga ordinaria) potrebbe ridurre la spesa del comparto tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro all’anno.
Il risparmio così ottenuto non rappresenta soltanto una voce di bilancio: le risorse potrebbero essere reinvestite in promozioni e in strumenti per migliorare l’organizzazione, generando potenzialmente un impatto positivo su tutto il settore. Un rapporto recente evidenzia che già oggi circa 1 consumatore su 3 non effettua la spesa la domenica, mentre tra gli altri due terzi una parte significativa (38%) è disposta a riorganizzare i propri acquisti anticipandoli o posticipandoli. Ciò significa che, a fronte di una perdita limitata dei consumi domenicali, gran parte della domanda potrebbe essere redistribuita sugli altri giorni della settimana, minimizzando le ricadute sui ricavi complessivi.
Si sottolinea inoltre che concedere la domenica libera ai dipendenti rappresenterebbe un segnale forte di attenzione al benessere dei lavoratori, concorrendo a ridurre lo stress e ad accrescere la motivazione e la fidelizzazione degli addetti.
Le ricadute di una simile proposta vanno analizzate considerando la pluralità degli attori coinvolti.
L’analisi dei pro e contro della chiusura domenicale dei supermercati si snoda lungo due direttrici: quella economica e quella sociale.