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Supermercati chiusi domenica: nuovi appoggi alla proposta ma rimangono i contrari. Analisi numeri e pro e contro

di Marcello Tansini pubblicato il
supermercati aperti o chiusi alla domeni

Il confronto sulla chiusura domenicale dei supermercati si fa acceso: tra nuove proposte, numeri aggiornati e analisi dei pro e contro, vengono esaminati effetti su consumatori, dipendenti e imprese della grande distribuzione.

Nelle ultime settimane, la discussione sulla possibile chiusura dei supermercati la domenica è tornata al centro dell’attenzione in Italia. Da un lato, si assiste a una crescente richiesta di maggiore conciliabilità tra lavoro e vita privata; dall’altro, consumatori e imprese della grande distribuzione organizzata (GDO) sono chiamati a valutare l’impatto di una modifica radicale rispetto a un’abitudine consolidata negli anni. I recenti dati di settore e le dichiarazioni degli attori principali della distribuzione alimentare mostrano come gli equilibri tra esigenze economiche, sociali e lavorative siano tanto delicati quanto destinati a ridefinire le modalità di acquisto e vendita nel contesto nazionale.

Evoluzione della liberalizzazione oraria: dal decreto Salva Italia ai nuovi scenari del 2026

L’apertura domenicale dei supermercati ha radici nel Decreto Salva Italia del 2011, che introdusse la completa liberalizzazione degli orari per gli esercizi commerciali. Negli anni successivi, la grande distribuzione e molte attività di vicinato hanno scelto di mantenere le serrande alzate anche nei giorni festivi, cavalcando l’impulso ai consumi necessario a sostenere la crescita economica post-crisi. Tale cambiamento, inizialmente accolto favorevolmente dagli operatori, ha avuto ricadute immediate sui volumi di vendita, contribuendo a una crescita del Prodotto Interno Lordo e a una maggiore concorrenza nel settore.

Con il trascorrere del tempo, sono però emerse nuove criticità: a distanza di 15 anni, il modello di apertura estesa sottolinea i limiti di una strategia tarata su parametri economici che oggi appaiono parzialmente superati. I più recenti report della GDO mostrano come l’aumento dei costi di gestione (soprattutto tra affitti ed energia) e il ristagno della domanda stiano spingendo a una riflessione strutturale. Il presidente Ancc-Coop, Ernesto Dalle Rive, ha evidenziato che il settore si trova in una fase di revisione delle proprie priorità, seguendo trend simili già avvenuti in altri ambiti, come il comparto bancario, dove la razionalizzazione della rete fisica è stata motivata dalla pressione sui margini e da un necessario efficientamento gestionale.

Entrando nel 2026, la prospettiva di ridefinire gli orari commerciali cresce anche grazie al confronto tra i principali player della filiera (Federdistribuzione, Adm e Coop), segnalando una possibile convergenza verso un nuovo equilibrio fra competitività e sostenibilità, sia per le imprese sia per i lavoratori.

Motivazioni e numeri a favore della chiusura domenicale

Tra le ragioni principali a sostegno della chiusura domenicale dei supermercati vi è il tema delle condizioni lavorative dei dipendenti. Le aperture nei giorni festivi richiedono spesso turni aggiuntivi e comportano effetti sul benessere psicofisico dei lavoratori, alimentando richieste di maggiore attenzione all’equilibrio tra vita privata e professionale. A ciò si aggiunge il risparmio economico stimato nei costi del lavoro: secondo l’Ufficio Studi Coop, eliminare le maggiorazioni salariali previste nelle giornate festive (tra il 30% e il 42% in più rispetto alla paga ordinaria) potrebbe ridurre la spesa del comparto tra 2,3 e 2,6 miliardi di euro all’anno.

Il risparmio così ottenuto non rappresenta soltanto una voce di bilancio: le risorse potrebbero essere reinvestite in promozioni e in strumenti per migliorare l’organizzazione, generando potenzialmente un impatto positivo su tutto il settore. Un rapporto recente evidenzia che già oggi circa 1 consumatore su 3 non effettua la spesa la domenica, mentre tra gli altri due terzi una parte significativa (38%) è disposta a riorganizzare i propri acquisti anticipandoli o posticipandoli. Ciò significa che, a fronte di una perdita limitata dei consumi domenicali, gran parte della domanda potrebbe essere redistribuita sugli altri giorni della settimana, minimizzando le ricadute sui ricavi complessivi.

Si sottolinea inoltre che concedere la domenica libera ai dipendenti rappresenterebbe un segnale forte di attenzione al benessere dei lavoratori, concorrendo a ridurre lo stress e ad accrescere la motivazione e la fidelizzazione degli addetti.

Impatto della chiusura domenicale su consumatori, dipendenti e imprese della GDO

Le ricadute di una simile proposta vanno analizzate considerando la pluralità degli attori coinvolti.

  • Consumatori: Una fetta rilevante degli italiani, abituata da anni a effettuare la spesa anche nei festivi, dovrebbe adattare le proprie consuetudini. Tuttavia, stando alle ricerche pubblicate da Nomisma e Coop a fine 2025, soltanto una minoranza (circa il 34%) ritiene centrale l’apertura domenicale come elemento indispensabile per la gestione settimanale degli acquisti alimentari. Per molti, la chiusura comporterebbe essenzialmente una riorganizzazione delle tempistiche più che un reale disagio.
  • Dipendenti: L’aspetto maggiormente valorizzato riguarda proprio il personale della grande distribuzione. L’introduzione del giorno di riposo aggiuntivo viene letto come strumento per incrementare la qualità della vita, offrire maggiore recupero psicofisico e rendere più efficienti i processi organizzativi interni. In un settore dove le richieste di flessibilità spesso si scontrano con orari estesi, la proposta acquista ulteriore valore in termini di sostenibilità sia sociale sia aziendale.
  • Imprese GDO: Dal punto di vista delle principali insegne, la chiusura domenicale rappresenta potenzialmente un modo per ottimizzare il rapporto tra costi e benefici. A fronte della necessità di tutelare la marginalità in un contesto di aumento dei costi e stagnazione della domanda, l’abbattimento delle spese correlate alle aperture festive potrebbe essere reinvestito in promozioni più attrattive dal lunedì al sabato, recuperando così parte dei volumi. Le stime parlano di una possibile razionalizzazione dei costi di filiera e di nuove strategie di marketing volte alla fidelizzazione del cliente attraverso iniziative mirate e prezzi più competitivi.
Questa evoluzione non sarebbe tuttavia priva di rischi: la diversa articolazione degli orari tra regioni e insegne, l’eventuale esclusione dei punti vendita nei centri commerciali, e la necessità di coordinare i provvedimenti a livello nazionale sottolineano la complessità della transizione.

Pro e contro della chiusura: analisi delle conseguenze economiche e sociali

L’analisi dei pro e contro della chiusura domenicale dei supermercati si snoda lungo due direttrici: quella economica e quella sociale.

  • Pro economici:
    • Considerevole riduzione dei costi del lavoro festivo;
    • Potenziale ricollocazione delle risorse verso politiche promozionali e investimenti nella qualità del servizio;
    • Allineamento alle tendenze dei consumi, che nel 2026 prevedono un’ulteriore contrazione della spesa “di piacere” a vantaggio di prodotti essenziali.
  • Contro economici:
    • Riorganizzazione logistica non banale soprattutto nei grandi poli urbani;
    • Possibile perdita di flussi di consumatori, in particolare durante le festività annuali o nelle località turistiche ad alta affluenza;
    • Rischio per i piccoli negozi di prossimità, già colpiti da chiusure negli ultimi anni, di subire ulteriormente la contrazione della domanda, specie nei centri minori.
  • Pro sociali:
    • Miglioramento della qualità della vita per i lavoratori del settore;
    • Promozione di una dimensione più comunitaria del tempo festivo, orientando le abitudini su ritmi meno frenetici;
    • Possibile stimolo alla ripresa dei piccoli esercizi e dei mercati locali nelle giornate di chiusura della GDO.
  • Contro sociali:
    • Adattamento forzato alle nuove tempistiche da parte delle famiglie con orari di lavoro rigidi;
    • Rischio di aumento della "desertificazione commerciale" nei piccoli comuni in caso di nuove chiusure non compensate da incentivi o supporti;
    • Possibile impatto sulle fasce di popolazione meno flessibili nelle abitudini, come gli anziani e chi lavora su turni non standardizzati.
L’elemento comune che emerge è la ricerca di un equilibrio tra efficienza economica e interesse collettivo, questione su cui istituzioni e rappresentanze di settore sono chiamate a offrire soluzioni pragmatiche che non penalizzino né la sostenibilità del lavoro né la coesione sociale.


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