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Taglio agli aumenti delle pensioni a gennaio ufficiale in manovra per finanziare riduzione Irpef temporanea

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il
Taglio agli aumenti delle pensioni a gennaio ufficiale in manovra per finanziare riduzione Irpef temporanea

Aumenti di gennaio ridotti per chi ha assegni medio-alti e taglio dell’Irpef che vale solo un anno: cosa prevede la manovra 2027, a chi tocca e quanto si perde. Ecco i conti con esempi.

La legge di bilancio per il 2027 porta con sé uno scambio che pesa su molti pensionati: un taglio alla rivalutazione degli assegni medio-alti, che scatterebbe con gli aumenti di gennaio, e una riduzione dell’Irpef per il ceto medio che, secondo le prime letture del testo, varrebbe per un solo anno. I due capitoli sono separati nel testo, ma i numeri della relazione tecnica li fanno viaggiare quasi in parallelo. Ecco cosa prevede la manovra, chi ci perde e chi ci guadagna, e cosa è ancora da chiarire.

Cosa cambia per le pensioni a gennaio

Ogni anno, a gennaio, le pensioni vengono adeguate all’inflazione. Per le pensioni fino a quattro volte il trattamento minimo dell’Inps, cioè 2.447 euro lordi al mese (il minimo è di 611,85 euro), la rivalutazione resta piena: l’assegno cresce quanto i prezzi. La novità riguarda chi sta sopra questa soglia. Il testo prevede sei fasce per la percentuale di inflazione riconosciuta:

  • fino a 4 volte il minimo (2.447 euro): 100%;
  • da 4 a 5 volte (fino a 3.059 euro): 85%;
  • da 5 a 6 volte (fino a 3.671 euro): 53%;
  • da 6 a 8 volte (fino a 4.895 euro): 47%;
  • da 8 a 10 volte (fino a 6.119 euro): 37%;
  • oltre 10 volte: 32%.
È un meccanismo già visto nel 2023. Secondo la relazione tecnica, il risparmio per lo Stato è di 1,48 miliardi lordi nel 2027 e di 14,24 miliardi fino al 2036. La Ragioneria generale dello Stato ipotizza per il 2027 un’inflazione del 2,8%.

Quanto si perde: alcuni esempi

Per capire l’effetto serve un calcolo. Prendiamo l’inflazione del 2,8% ipotizzata dalla Ragioneria e confrontiamo l’aumento mensile lordo con la rivalutazione piena. Sono stime illustrative, che presuppongono che la percentuale si applichi all’intero assegno, come indicato dalla relazione, e non tengono conto delle imposte.

  • 2.800 euro al mese (fascia 4-5 volte, 85%): aumento pieno di circa 78 euro, aumento ridotto di circa 67 euro. Si perdono circa 12 euro al mese, circa 150 euro l’anno su 13 mensilità.
  • 3.300 euro (fascia 5-6 volte, 53%): da circa 92 euro a circa 49. Si perdono circa 43 euro al mese, oltre 560 euro l’anno.
  • 4.000 euro (fascia 6-8 volte, 47%): da circa 112 euro a circa 53. Si perdono circa 59 euro al mese, oltre 770 euro l’anno.
  • 5.500 euro (fascia 8-10 volte, 37%): da 154 euro a 57 circa. Si perdono circa 97 euro al mese, oltre 1.260 euro l’anno.
  • 7.000 euro (oltre 10 volte, 32%): da 196 euro a circa 63. Si perdono circa 133 euro al mese, oltre 1.700 euro l’anno.
Il punto che pesa di più è un altro. Gli aumenti negati non vengono restituiti. Poiché l’assegno di partenza è più basso, ogni rivalutazione successiva si calcola su una base più bassa, e la differenza si trascina e si cumula negli anni. Per questo, nei dieci anni, il conto sale a oltre 14 miliardi.

Le pensioni minime

C’è anche un secondo fronte, meno visibile. La maggiorazione straordinaria delle pensioni minime, in vigore nel 2026, scade a fine anno e nel testo non risulta prorogata. Resterebbe la rivalutazione ordinaria, ma senza l’extra gli assegni più bassi crescerebbero nel 2027 meno dei prezzi, perdendo potere d’acquisto. È un punto che il Parlamento potrà correggere con gli emendamenti.

Il taglio dell’Irpef: per chi e per quanto

Sul versante fiscale, la manovra estende al reddito fino a 55.000 euro l’aliquota del 33%, oggi applicata tra 28.000 e 50.000 euro. In pratica, i 5.000 euro compresi tra 50.000 e 55.000 euro passano dal 43% al 33%. Il beneficio massimo è di 500 euro l’anno e si raggiunge da 55.000 euro in su.

Il dato che colpisce è l’altro: sotto i 50.000 euro non cambia nulla. La platea stimata dalla relazione tecnica è di circa 3,2 milioni di contribuenti, il costo si colloca intorno a 1,2-1,4 miliardi a seconda delle fonti. Secondo quanto emerge dalla lettura della manovra, il vantaggio varrebbe per il 2027 e non sarebbe quindi strutturale: dal 2028 si tornerebbe alla situazione precedente, salvo nuove decisioni.

Il legame tra i due capitoli

Il confronto tra i due numeri è il motivo per cui in molti parlano di scambio. Il risparmio sulle pensioni nel primo anno, 1,48 miliardi, è molto vicino al costo del taglio dell’Irpef, che la relazione tecnica colloca intorno a 1,43 miliardi di competenza. Va però precisato che la manovra non lega formalmente le due misure: la copertura complessiva del disegno di legge arriva da più fonti.

Tra queste ci sono le misure sul settore finanziario, cioè l’Ires maggiorata per banche e assicurazioni e il raddoppio dell’imposta sulle transazioni finanziarie, che portano 5,82 miliardi nel 2027, e l’Irap maggiorata sulle imprese energetiche, che porta 734 milioni nel 2027, con il divieto di scaricare il maggior prelievo sulle bollette. Resta quindi una lettura politica più che contabile: il risparmio sulle pensioni è, di fatto, la voce che compensa quasi per intero l’Irpef del ceto medio.

Pensioni anticipate: niente quota 100 nel testo

Sul fronte dell’uscita dal lavoro, la manovra prevede un fondo da 850 milioni l’anno, 2,55 miliardi nel triennio 2027-2029. Il testo parla di «misure di supporto in uscita dal mercato del lavoro», con riferimento a soggetti in difficoltà e agli ammortizzatori sociali. Non c’è la nuova quota 100 per tutti, cioè l’uscita a 64 anni con 36 anni di contributi promossa dalla Lega, e i dettagli saranno definiti in un successivo provvedimento. Si profila, quindi, un intervento selettivo, non un canale generale. L’Ape sociale viene invece confermata anche per il 2027.

Cosa può ancora cambiare e cosa verificare

La legge di bilancio è stata trasmessa alla Camera e può cambiare nel corso dell’esame parlamentare. Le fasce di rivalutazione, la durata dell’Irpef ridotta, la proroga per le minime e le misure sull’uscita anticipata sono i punti più esposti agli emendamenti. Il tasso di rivalutazione definitivo sarà fissato con un decreto del ministero dell’Economia, atteso a novembre, quindi l’inflazione del 2,8% usata dalla Ragioneria è una stima.

Chi ha una pensione sopra i 2.447 euro lordi dovrà aspettare il cedolino di gennaio per misurare l’effetto reale, che dipenderà dal tasso definitivo e dalla propria fascia.






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Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...