Via libera ad un fondo da quasi un miliardo di euro per le pensioni: in discussione ape sociale e opzione donna, pensione a 64 anni con ricalcolo contributivo, aumenti da gennaio 2027 ma anche rischio di tagli alle rivalutazioni. Cosa può succedere davvero.
Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla manovra finanziaria 2027, un pacchetto da circa 26 miliardi di euro. Sul fronte previdenziale la novità è un fondo da 850 milioni di euro, quasi un miliardo, destinato però a misura ancora da definire, a partire da quelle per la flessibilità in uscita. Per ora, però, c’è solo la dote economica. Le regole per accedere alle pensioni anticipate non sono state scritte e dovranno arrivare con provvedimenti successivi, con un decreto atteso nelle prossime settimane e comunque entro gennaio.
Per milioni di lavoratori vicini alla pensione la domanda è una sola: come verranno spesi questi soldi? Le strade sono diverse e non tutte hanno la stessa probabilità di essere percorse.
La Manovra 2027 appena approvata accantona le risorse, ma non riscrive la legge Fornero e non introduce un canale di uscita già pronto all’uso. La priorità politica è andata ad altre voci, a partire dal taglio dell’Irpef per il ceto medio e dagli incentivi al lavoro.
Il quadro di partenza resta quello attuale. Dal 1° gennaio 2027 scatta l’adeguamento automatico alla speranza di vita, quindi:
Tra le ipotesi più concrete c’è quella di usare una parte del fondo per riconfermare l’ape sociale e l’opzione donna. Sono strumenti già conosciuti, con una platea ben definita e costi relativamente contenuti, che nel tempo hanno aiutato tante persone in situazioni delicate.
L’ape sociale è l’indennità ponte che permette di lasciare il lavoro a 63 anni e 5 mesi a determinate categorie: disoccupati, caregiver, persone con invalidità e addetti a mansioni gravose. Oggi è prorogata solo fino al 31 dicembre 2026, con domande da presentare entro il 30 novembre. Se la manovra non la rinnova, chi matura i requisiti dal 2027 resta fuori. Ecco perché la proroga dell’ape sociale è considerata una delle mosse più probabili: costa poco rispetto ai benefici, riguarda lavoratori fragili ed è politicamente difficile da cancellare.
L’opzione donna è il caso più discusso. Permette l’uscita anticipata con ricalcolo contributivo dell’assegno, quindi con importi più bassi rispetto al sistema ordinario. Non è stata prorogata e resta valida soltanto per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024. In alcune ricostruzioni dei giorni scorsi risultava assente dalle priorità del Governo, ma resta tra le soluzioni che il fondo da 850 milioni potrebbe finanziare senza sforare. Il motivo è semplice: il ricalcolo contributivo riduce la spesa per lo Stato e questo rende la misura compatibile con un budget ristretto.
Per chi ha carriere discontinue o ha lavorato molti anni con carichi di cura familiari, la riconferma di opzione donna sarebbe una notizia importante, anche se con il prezzo di un assegno più leggero.
La proposta politicamente più forte è quella sostenuta da Matteo Salvini e dalla Lega: un’uscita a 64 anni, tre anni prima dei 67 della vecchiaia. È la cosiddetta nuova quota 100 a 64 anni, riservata a chi accetta il calcolo interamente contributivo della pensione.
Sulla carta l’idea è chiara. Sul piano dei conti è molto più complicata delle altre. Le indiscrezioni parlano di una platea di circa 80mila persone nel primo anno e fino a 180mila nel triennio, numeri che bastano per capire quanto la misura rischi di diventare costosa. Il problema è la sostenibilità: se i requisiti sono troppo larghi e le domande troppo numerose, 850 milioni possono esaurirsi in pochi mesi.
Per tenerla dentro il perimetro di spesa si ragiona su paletti precisi:
C’è poi il capitolo degli importi delle pensioni. Il fondo da 850 milioni riguarda le uscite, ma il tema degli assegni più alti resta centrale per milioni di pensionati. Sul tavolo ci sono diverse voci:
Il testo definitivo del disegno di legge di bilancio, non ancora pubblico nei dettagli, dirà se i tagli ci saranno e in quale misura. Fino ad allora vanno considerati uno scenario concreto, non una certezza.
Il percorso non finisce con il via libera del Consiglio dei ministri. Ecco i passaggi chiave per capire come evolverà la situazione:
La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...