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Pensioni anticipate e importi: cosa succede ora dopo il fondo da 1 miliardo deciso in manovra finanziaria

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di Dott.ssa Serena Benedetti pubblicato il
Pensioni anticipate importi cosa succede ora dopo fondo 1 miliardo deciso

Via libera ad un fondo da quasi un miliardo di euro per le pensioni: in discussione ape sociale e opzione donna, pensione a 64 anni con ricalcolo contributivo, aumenti da gennaio 2027 ma anche rischio di tagli alle rivalutazioni. Cosa può succedere davvero.

Il Consiglio dei ministri ha dato il via libera alla manovra finanziaria 2027, un pacchetto da circa 26 miliardi di euro. Sul fronte previdenziale la novità è un fondo da 850 milioni di euro, quasi un miliardo, destinato però a misura ancora da definire, a partire da quelle per la flessibilità in uscita. Per ora, però, c’è solo la dote economica. Le regole per accedere alle pensioni anticipate non sono state scritte e dovranno arrivare con provvedimenti successivi, con un decreto atteso nelle prossime settimane e comunque entro gennaio.

Per milioni di lavoratori vicini alla pensione la domanda è una sola: come verranno spesi questi soldi? Le strade sono diverse e non tutte hanno la stessa probabilità di essere percorse.

Cosa prevede davvero la manovra sulle pensioni

La Manovra 2027 appena approvata accantona le risorse, ma non riscrive la legge Fornero e non introduce un canale di uscita già pronto all’uso. La priorità politica è andata ad altre voci, a partire dal taglio dell’Irpef per il ceto medio e dagli incentivi al lavoro.

Il quadro di partenza resta quello attuale. Dal 1° gennaio 2027 scatta l’adeguamento automatico alla speranza di vita, quindi:

  • la pensione di vecchiaia sale a 67 anni e 1 mese;
  • la pensione anticipata ordinaria richiede 42 anni e 11 mesi di contributi per gli uomini e 41 anni e 11 mesi per le donne.
Sono questi i numeri che chi si avvicina al traguardo deve avere in mente, a meno che il fondo da 850 milioni non produca davvero nuove porte d’uscita. La manovra contiene anche un contributo sanitario da 300 euro per i pensionati over 75 con redditi medio bassi, ma sul fronte delle uscite anticipate la partita è tutta da giocare.

Ape sociale e opzione donna: le misure a basso costo che potrebbero tornare

Tra le ipotesi più concrete c’è quella di usare una parte del fondo per riconfermare l’ape sociale e l’opzione donna. Sono strumenti già conosciuti, con una platea ben definita e costi relativamente contenuti, che nel tempo hanno aiutato tante persone in situazioni delicate.

L’ape sociale è l’indennità ponte che permette di lasciare il lavoro a 63 anni e 5 mesi a determinate categorie: disoccupati, caregiver, persone con invalidità e addetti a mansioni gravose. Oggi è prorogata solo fino al 31 dicembre 2026, con domande da presentare entro il 30 novembre. Se la manovra non la rinnova, chi matura i requisiti dal 2027 resta fuori. Ecco perché la proroga dell’ape sociale è considerata una delle mosse più probabili: costa poco rispetto ai benefici, riguarda lavoratori fragili ed è politicamente difficile da cancellare.

L’opzione donna è il caso più discusso. Permette l’uscita anticipata con ricalcolo contributivo dell’assegno, quindi con importi più bassi rispetto al sistema ordinario. Non è stata prorogata e resta valida soltanto per chi ha maturato i requisiti entro il 31 dicembre 2024. In alcune ricostruzioni dei giorni scorsi risultava assente dalle priorità del Governo, ma resta tra le soluzioni che il fondo da 850 milioni potrebbe finanziare senza sforare. Il motivo è semplice: il ricalcolo contributivo riduce la spesa per lo Stato e questo rende la misura compatibile con un budget ristretto.

Per chi ha carriere discontinue o ha lavorato molti anni con carichi di cura familiari, la riconferma di opzione donna sarebbe una notizia importante, anche se con il prezzo di un assegno più leggero.

Pensione a 64 anni: l’ipotesi più discussa, ma anche la più difficile

La proposta politicamente più forte è quella sostenuta da Matteo Salvini e dalla Lega: un’uscita a 64 anni, tre anni prima dei 67 della vecchiaia. È la cosiddetta nuova quota 100 a 64 anni, riservata a chi accetta il calcolo interamente contributivo della pensione.

Sulla carta l’idea è chiara. Sul piano dei conti è molto più complicata delle altre. Le indiscrezioni parlano di una platea di circa 80mila persone nel primo anno e fino a 180mila nel triennio, numeri che bastano per capire quanto la misura rischi di diventare costosa. Il problema è la sostenibilità: se i requisiti sono troppo larghi e le domande troppo numerose, 850 milioni possono esaurirsi in pochi mesi.

Per tenerla dentro il perimetro di spesa si ragiona su paletti precisi:

  • un monte contributivo minimo da definire, forse 20 anni o più;
  • una soglia minima dell’assegno maturato, legata a un multiplo dell’assegno sociale;
  • il ricalcolo contributivo per tutti, con un taglio dell’importo per chi esce prima;
  • eventuali finestre o scaglioni per distribuire le uscite nel tempo.
Anche così, molti osservatori considerano l’uscita a 64 anni più difficile da realizzare rispetto alla conferma di ape sociale e opzione donna. Servirebbero più risorse, o criteri così stretti da ridurre molto il numero di chi ne potrà davvero usufruire. Il ministro dell’Economia Giancarlo Giorgetti ha ribadito più volte la linea della prudenza, sintetizzata nell’idea di fare il possibile senza fare l’impossibile.

Importi più alti da gennaio 2027: aumenti possibili, ma ombre sulle rivalutazioni

C’è poi il capitolo degli importi delle pensioni. Il fondo da 850 milioni riguarda le uscite, ma il tema degli assegni più alti resta centrale per milioni di pensionati. Sul tavolo ci sono diverse voci:

  • la rivalutazione annuale legata all’inflazione, in vigore a gennaio;
  • l’aumento delle pensioni minime, con richieste di maggioranza che puntano a cifre più alte rispetto alle attuali;
  • le maggiorazioni sociali per i trattamenti più bassi.
Il rischio, da tenere d’occhio, è un ulteriore taglio delle rivalutazioni per chi percepisce trattamenti più elevati. Già negli ultimi anni la rivalutazione è stata applicata in modo non pieno sopra certe soglie, con percentuali ridotte man mano che l’assegno cresce. Un nuovo intervento in questa direzione sarebbe un modo per reperire risorse senza toccare il fondo da 850 milioni, ma verrebbe vissuto come una penalizzazione da chi ha versato molti contributi.

Il testo definitivo del disegno di legge di bilancio, non ancora pubblico nei dettagli, dirà se i tagli ci saranno e in quale misura. Fino ad allora vanno considerati uno scenario concreto, non una certezza.

Cosa succede adesso: i tempi da tenere d’occhio

Il percorso non finisce con il via libera del Consiglio dei ministri. Ecco i passaggi chiave per capire come evolverà la situazione:

  1. Pubblicazione del testo del disegno di legge di bilancio, che chiarirà il destino di ape sociale, rivalutazioni e pensioni minime.
  2. Esame in Parlamento, dove la Lega e le altre forze di maggioranza potranno chiedere modifiche e dove arriveranno gli emendamenti.
  3. Confronto tecnico con il ministero dell’Economia e l’Inps, per tradurre gli 850 milioni in requisiti e platee.
  4. Decreto attuativo entro gennaio, con le regole operative per le nuove uscite.
  5. Dati dell’Inps sulle domande, utili per capire quanto il fondo sia sufficiente.
In attesa dei dettagli, qualche accorgimento pratico può aiutare a non farsi trovare impreparati:
  • controllare l’estratto conto contributivo sul sito Inps, per verificare anni versati e periodi mancanti;
  • valutare con un patronato o un consulente la propria posizione, in particolare se si rientra in categorie come caregiver, invalidi o lavori gravosi;
  • simulare l’importo con il calcolo contributivo, per capire quanto costerebbe in termini di assegno l’uscita a 64 anni o con opzione donna;
  • non anticipare scelte irreversibili, come le dimissioni, prima di conoscere i requisiti ufficiali.





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Dott.ssa Serena Benedetti

La dott.ssa Serena Benedetti è un'esperta previdenziale con oltre 15 anni di esperienza nel campo della consulenza e dell'assistenza previdenziale. Laureata in Economia e Commercio, ha dedicato la sua carriera all'analisi delle politiche pensionistiche e alla consulenza su temi legati al welfare e alla previdenza sociale. Grazie alla sua competenza, ha collaborato con diversi...