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Taglio Canone Rai dopo il bollo auto: come sta diventando sempre più probabile nonostante i pochi fondi

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il

Dopo il taglio del bollo auto, cresce l’ipotesi di ridurre o abolire il canone Rai: tra risparmi in bolletta, fondi compensativi, critiche e tempi parlamentari, la misura resta incerta.

Da quando il governo ha annunciato l'esenzione dal bollo auto per il 2027, mi sono chiesto quale sarebbe stata la prossima mossa in vista delle elezioni politiche. La risposta è arrivata pochi giorni dopo, con un emendamento alla riforma Rai approvato in commissione al Senato che riapre la strada a un taglio del canone.

Il collegamento con il bollo auto non è casuale. Il decreto legge del 17 settembre 2026 ha introdotto un'esenzione, non una cancellazione generalizzata, per determinati veicoli sui pagamenti dovuti nel 2027. È stata comunque presentata come un alleggerimento fiscale di peso, e ha creato un precedente politico che le forze di maggioranza vogliono replicare. La Lega, che da anni porta avanti la battaglia sulla riduzione del canone, ha subito rivendicato l'emendamento come una vittoria propria, mentre Forza Italia e Fratelli d'Italia lo hanno presentato in chiave più tecnica, come una stabilizzazione delle risorse più che un vero e proprio sconto.

La proposta in Senato: riduzione o abolizione del canone con fondi compensativi

La pista più concreta per compensare il minor gettito passa da due direzioni. La prima è la riorganizzazione interna della Rai, già avviata dalla riforma in discussione: l'azienda deve tagliare la spesa del 2% nel 2026 e del 4% nel 2027 rispetto alla media del triennio 2021-2023, un contenimento dei costi che libera risorse teoricamente redistribuibili. La seconda leva è l'aumento della raccolta pubblicitaria, un tema su cui Forza Italia segue con particolare attenzione il perimetro Rai nel mercato degli spot, storicamente conteso con le reti commerciali. Un'eventuale espansione degli spazi pubblicitari della tv pubblica ridurrebbe la dipendenza dal canone, ma aprirebbe subito un fronte critico con gli editori privati, che vedono già nella Rai un concorrente diretto sulla raccolta.

L’emendamento sul canone Rai è stato esaminato durante la riforma della governance Rai. Il testo apre alla possibilità di una riduzione del tributo o della sua abolizione, ma non sceglie in modo definitivo tra le due ipotesi. La formulazione rinvia infatti al reperimento di “altre forme di finanziamento pubblico” destinate alla società concessionaria.

Il meccanismo avrebbe una logica precisa: diminuire, o eliminare, l’addebito sostenuto direttamente dalle famiglie senza ridurre nella stessa misura le risorse necessarie al servizio pubblico. Per questo l’emendamento non equivale a un nuovo importo già approvato. Mancano ancora la quantificazione dello sconto, la decorrenza e l’indicazione dettagliata delle coperture.

Il passaggio in commissione rappresenta un avanzamento politico, non l’entrata in vigore della misura. Anche dopo l’eventuale approvazione definitiva, servirebbero norme applicative capaci di disciplinare:

  • la cifra annuale eventualmente richiesta agli utenti;
  • il calendario degli addebiti sulle utenze elettriche;
  • la provenienza e la durata dei trasferimenti pubblici;
  • le modalità di controllo sul finanziamento della concessionaria.
La discussione interessa milioni di nuclei familiari, ma non modifica gli obblighi vigenti fino a quando la riforma non sarà approvata e resa operativa. La possibilità di un taglio, pertanto, non deve essere letta come una cancellazione già presente nelle fatture.

Quanto si paga oggi e quale risparmio potrebbe arrivare in bolletta

Per il 2026 il canone ordinario ammonta a 90 euro all’anno. I titolari di un’utenza elettrica domestica residenziale lo versano normalmente in dieci rate da 9 euro, addebitate tra gennaio e ottobre. Con una fatturazione bimestrale, la singola bolletta può contenere più quote, senza cambiare l’importo complessivo.

La cifra di 70 euro, spesso richiamata nel dibattito, riguarda il 2024: fu una riduzione temporanea. Nel 2025 il valore è tornato a 90 euro e lo stesso importo è rimasto valido nel 2026. Non esiste quindi, sulla base delle informazioni disponibili, un nuovo listino già stabilito per il 2027.

Per misurare l’eventuale vantaggio si possono usare soltanto simulazioni:

Importo ipotetico

Risparmio annuo

80 euro

10 euro

70 euro

20 euro

0 euro

90 euro

Si tratta di calcoli orientativi, non di cifre annunciate. Il risparmio riguarda solo il canone e non l’intera bolletta: consumi, quote fisse, imposte e condizioni contrattuali possono far variare il totale pagato al fornitore.

Chi finanzierebbe la Rai dopo il taglio del canone

La riduzione dell’addebito trasferirebbe il finanziamento dalla contribuzione diretta degli utenti al bilancio pubblico, almeno per la parte non più raccolta tramite il canone. L’emendamento richiede che la contrazione del gettito sia compensata da altre risorse destinate alla Rai, ma non individua ancora una voce definitiva.

Le alternative possono comprendere stanziamenti ordinari, trasferimenti specifici o riallocazioni di spesa. Ogni ipotesi avrebbe effetti diversi sui conti pubblici e sulla prevedibilità delle entrate. Non è corretto affermare automaticamente che il taglio produca una nuova imposta: occorre conoscere la copertura effettivamente approvata, la sua durata e le eventuali riduzioni in altri capitoli.

La distinzione economica è evidente con un esempio. Se il prelievo diminuisse di 20 euro per ciascun contribuente e lo Stato trasferisse alla concessionaria una somma equivalente, la famiglia pagherebbe meno direttamente, mentre il finanziamento complessivo del servizio rimarrebbe invariato. Il costo verrebbe sostenuto attraverso una diversa decisione di bilancio.

La questione riguarda anche l’indipendenza editoriale. L’articolo 5 del regolamento europeo 2024/1083, noto come European Media Freedom Act, richiede procedure trasparenti e criteri oggettivi, con risorse adeguate, sostenibili e prevedibili. Una copertura occasionale potrebbe non offrire la stessa stabilità di un sistema programmato pluriennalmente.

Perché i pochi fondi rendono incerta la misura e alimentano le critiche

Il nodo più delicato non riguarda soltanto l’importo del risparmio, ma la certezza delle risorse sostitutive. Se il canone venisse ridotto senza una copertura stabile, la Rai potrebbe trovarsi a programmare attività e investimenti sulla base di trasferimenti soggetti alle decisioni annuali della finanza pubblica.

I consiglieri Rai Alessandro Di Majo, Davide Di Pietro e Roberto Natale hanno segnalato proprio il rischio di una maggiore esposizione alle scelte politiche e alle esigenze contingenti del bilancio. Dall’altra parte, i sostenitori dell’emendamento sostengono che la compensazione prevista protegga il livello delle risorse e renda possibile un alleggerimento per le famiglie.

Le critiche si concentrano su quattro verifiche concrete:

  • chi stabilirà l’ammontare dei trasferimenti;
  • quale durata avranno le coperture;
  • quali criteri saranno pubblicati in anticipo;
  • quali garanzie proteggeranno l’autonomia editoriale.
Il riferimento europeo non impone necessariamente il mantenimento del canone, ma richiede un sistema finanziario adeguato e prevedibile. Per stabilire se la riforma rispetti tale standard occorrerà attendere la formulazione finale e la sua applicazione concreta. Anche la contrapposizione politica, quindi, non sostituisce l’analisi degli atti ufficiali.

Quando potrebbe cambiare il canone Rai: iter parlamentare e tempi di applicazione

Il primo passaggio è stato l’esame degli emendamenti nella commissione competente del Senato, avviato dal 23 settembre, con l’approvazione della proposta sul taglio salvo gli emendamenti accantonati. Il testo deve comunque proseguire il percorso della riforma Rai, arrivare all’Assemblea e completare l’iter previsto per un disegno di legge.

Il voto in commissione non modifica immediatamente le bollette. Per produrre effetti occorrono l’approvazione parlamentare conclusiva, la promulgazione e la pubblicazione della legge, oltre alle eventuali disposizioni finanziarie e tecniche. Se il provvedimento stabilisse soltanto un principio generale, un atto successivo dovrebbe fissare importo e modalità.

Di conseguenza, non è possibile indicare una data certa per la prima fattura alleggerita. Il 2026 resta regolato dall’importo ordinario di 90 euro. Anche per il 2027 ogni previsione dipende dalla versione definitiva della norma e dall’effettiva copertura.

Prima di considerare applicabile una variazione dovranno essere verificati:

  • il testo approvato da entrambe le Camere;
  • la data di entrata in vigore;
  • l’eventuale decorrenza specifica del nuovo importo;
  • le istruzioni per aziende elettriche e contribuenti.
Un’approvazione politica, per quanto significativa, non autorizza quindi a interrompere gli addebiti ordinari né a modificare autonomamente la dichiarazione relativa al possesso del televisore.




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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...