Il passaggio dalla tassa di 2 euro sui pacchi extra UE a quella europea di 3 euro segna una svolta per e-commerce, aziende e consumatori: origini normative, impatti, criticità e prospettive.
L'introduzione di una nuova imposizione fiscale sulle spedizioni extra comunitarie, in particolare quelle di valore contenuto, ha innescato un acceso dibattito per gli effetti su consumatori, aziende e settori specifici. Le misure, anticipate da un acceso confronto tra istituzioni nazionali e Unione Europea, si inseriscono in un contesto in cui la concorrenza con i giganti asiatici dell'e-commerce risulta sempre più serrata. L'obiettivo perseguito dalle autorità consiste nel garantire maggiore equità tra operatori europei e internazionali, introducendo meccanismi in grado di responsabilizzare gli acquirenti digitali e favorire la trasparenza sul mercato dei piccoli pacchi.
L'imposizione di un contributo fisso su ogni spedizione proveniente da paesi esterni all'Unione Europea è stata approvata con la legge di Bilancio 2026, rappresentando una delle novità più incisive per il settore delle importazioni a basso valore. Tale misura, destinata alle spedizioni con valore dichiarato fino a 150 euro, si applica sia agli acquisti effettuati da privati cittadini sia alle piccole aziende. Nasce come risposta istituzionale alle esigenze di copertura dei costi amministrativi doganali e alla necessità di ridurre il flusso di merci sottocosto provenienti specialmente dall'Asia, fenomeno in crescita negli ultimi anni.
Il legislatore ha motivato la scelta sottolineando come il considerevole aumento di ordini online da piattaforme non europee abbia messo sotto forte pressione il commercio tradizionale e la filiera nazionale del tessile e del riciclo. Il Consorzio Corertex ha sostenuto la misura, «come deterrente per limitare il dannoso super fast fashion e sostenere la filiera del recupero», invocando l'utilizzo di parte del gettito a favore di settori in crisi, in attesa di decreti dedicati alla responsabilità estesa del produttore (EPR).
Secondo le linee guida dell'Agenzia delle Dogane, la nuova tassa riguarda ogni spedizione extra-Ue nei limiti indicati, a prescindere dal peso e dalla categoria merceologica. Il valore soglia viene calcolato sul totale pagato, esclusi costi di spedizione. L'applicazione della norma intende inoltre fronteggiare la concorrenza sleale e porre rimedio alle disparità tra operatori europei e piattaforme internazionali.
L'entrata in vigore del nuovo contributo, seppure fissata ufficialmente al 1° gennaio 2026, prevede un articolato regime transitorio. In base alla circolare 1/2026 dell'Agenzia delle Dogane, le complicazioni tecniche legate all'adeguamento dei sistemi informatici di enti pubblici e operatori privati hanno suggerito di posticipare la riscossione effettiva al 15 marzo dello stesso anno. Durante il periodo gennaio-febbraio, i tributi maturati sulle spedizioni saranno registrati ma non immediatamente incassati:
Il contesto normativo non si esaurisce alla misura introdotta su base nazionale. In risposta alle pressioni esercitate da Italia, Francia e Germania, l'Ue ha deciso di anticipare l'entrata in vigore di una disciplina uniforme che interesserà tutti i paesi membri. Dal 1° luglio 2026, una nuova tassa comunitaria di 3 euro sarà applicata alle importazioni di pacchi con valore fino a 150 euro provenienti da Paesi extra-Ue, sostituendo la precedente tassazione nazionale.
L'obiettivo dichiarato dalla Commissione è riequilibrare la competizione tra piattaforme europee e internazionali, soprattutto asiatiche. L'innalzamento dell'importo, che passa da 2 a 3 euro a spedizione, rende sempre più costosi gli acquisti a basso valore sulle piattaforme che avevano beneficiato finora di agevolazioni doganali. Il nuovo sistema sarà valido sino al completamento della riforma doganale europea, atteso per il 2028.
Il contributo europeo sarà riscossi su base per pacco, non per singolo prodotto: se più articoli sono spediti insieme, l'imposizione avviene una sola volta; se invece vi sono spedizioni separate, la tassa viene pagata per ognuna. Il provvedimento si inserisce in una più ampia strategia di lotta alle importazioni sottocosto e alle frodi commerciali, oltre a voler tutelare consumatori da prodotti di qualità dubbia o non conformi agli standard Ue.
L'introduzione della nuova tassazione modifica le dinamiche di acquisto online dall'estero, soprattutto sulle piattaforme con forte incidenza di merci a basso valore come Shein, Temu e AliExpress. Per gli utenti finali, ogni spedizione internazionale sotto i 150 euro comporta ora un aggravio fisso che si aggiunge a IVA e spese di spedizione, rendendo meno conveniente acquistare piccoli oggetti provenienti da mercati extraeuropei.
Le aziende, in particolare PMI che fanno ricorso a fornitori esterni all'Ue, sono anch'esse coinvolte dall'onere aggiuntivo nelle operazioni di importazione. Il nuovo scenario spinge molte piattaforme a riorganizzare la propria logistica, incentivando la creazione di magazzini e punti di smistamento all'interno del territorio europeo per eludere le nuove imposizioni. In questa fase di transizione, le dogane nazionali sono chiamate ad affrontare un aumento significativo delle pratiche amministrative, con la necessità di monitorare il rispetto delle nuove disposizioni.
Per coloro che gestiscono e-commerce a livello internazionale, la presenza di costi supplementari potrebbe incidere:
La misura è stata accolta da diverse criticità e perplessità operative. Alcuni esperti sottolineano come un singolo Stato membro non sia formalmente autorizzato ad adottare dazi autonomi verso paesi terzi, vista l'uniformità richiesta dalle normative doganali dell'Unione Europea. Il rischio di contenziosi giuridici resta concreto almeno fino all'entrata in vigore della regolamentazione unica a livello comunitario.
Le piattaforme di e-commerce internazionali hanno subito adeguato alcune strategie: potenziamento delle infrastrutture e ottimizzazione della supply chain all'interno dell'Unione. L'effettiva efficacia deterrente della tassa resta incerta, con una parte dei consumatori e dei venditori che stanno valutando nuove modalità operative per ridurre l'impatto sui costi finali. Permane inoltre la richiesta da parte di vari consorzi, tra cui quello del riciclo tessile, di destinare parte dei proventi a filiere strategiche in crisi o impegnate nella transizione ecologica, per dare concretezza agli obiettivi di economia circolare e sostenibilità.
Il periodo 2026-2028 vedrà il settore e-commerce impegnato in una fase di ridefinizione delle proprie strategie internazionali, sia per massimizzare i margini, sia per valorizzare le opportunità offerte dalla crescita della domanda interna a fronte delle nuove barriere sui pacchi importati.
L'impatto della nuova tassa trova le sue ripercussioni più forti nei comparti del tessile, della logistica e delle grandi piattaforme di vendita online. Il tessile nazionale, già in difficoltà rispetto alla concorrenza dei modelli ultra-rapidi e a basso costo, accoglie con favore misure che mirano a frenare l'acquisto indiscriminato di moda fast fashion e a sostenere la domanda di fibre riciclate e di produzioni etiche.
Nel settore logistico, l'obbligo di gestire nuove procedure e flussi documentali determina un aumento della complessità operativa, con costi e tempi supplementari nell'interazione tra operatori postali, dogane e piattaforme. Le multinazionali dell'e-commerce sono chiamate a ripensare la gestione dei magazzini e l'organizzazione della distribuzione, ricorrendo sempre più a strutture UE per ottimizzare la catena del valore e ridurre l'incidenza della nuova tassazione:
Laureata in Lingue e Letterature Straniere e Scienze dalla Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2008, collaboratrice presso testate locali e nazionali, con ottime competenze linguistiche straniere, specializzata in campo letterario ed economico, collabora con la testata online Businessonline trattando in particolar modo il mondo delle pensioni, argomento di cui si occupa ormai da circa 20 an...