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Tassa di soggiorno 2026: le nuove regole e tariffe. Cosa cambia quest'anno

di Marianna Quatraro pubblicato il
tassa di soggiorno 2026

La tassa di soggiorno 2026 porta nuove regole, tariffe aggiornate nelle principali città, cambiamenti nella gestione del gettito e reazioni dei protagonisti del settore turistico, tra prospettive e criticità.

Il nuovo quadro regolatorio per il prelievo sul soggiorno turistico in Italia presenta molteplici evoluzioni per l’anno 2026. Le amministrazioni locali avranno, anche per i prossimi dodici mesi, la facoltà di incrementare le aliquote dell’imposta nelle strutture ricettive sul proprio territorio, consolidando una dinamica avviata già negli anni precedenti. Questa misura, oltre a rinsaldare l’autonomia gestionale dei Comuni sulle politiche di attrazione turistica, risponde all’esigenza di generare risorse per finanziare servizi pubblici e interventi specifici in ambito turistico e sociale.

L’anno appena trascorso ha registrato dati record in termini di gettito, superando di oltre il 15% i risultati dell’anno precedente, secondo le stime dell’Osservatorio nazionale sulla tassa di soggiorno. Sulla scorta di questi risultati, la normativa 2026 conferma sia la possibilità di aumenti, sia l’ampliamento delle località beneficiarie. Roma, Milano, Venezia e altre grandi città restano al centro delle modifiche, ma l’impatto delle nuove disposizioni coinvolgerà una platea sempre più ampia di località italiane, tra nuove aliquote, estensione dei periodi di applicazione e revisione degli scopi del gettito.

Le principali novità normative: proroghe e aumenti previsti

La disciplina 2026 in materia di imposta di soggiorno deriva dalla proroga delle misure incrementali già introdotte dalla Manovra 2024, confermate dal Decreto “Anticipi” approvato in Consiglio dei Ministri. Le amministrazioni comunali avranno quindi anche per il nuovo anno la possibilità di innalzare le tariffe fino ai livelli massimi già previsti per capoluoghi e città d’arte – rispettivamente 7 euro e 12 euro per notte, per persona – come previsto dalla legge n. 213/2023 e successivi aggiornamenti.

Deroghe e incrementi straordinari sono stati introdotti in vista dei grandi eventi del 2026, come le Olimpiadi invernali di Milano-Cortina, che consentono ad alcuni Comuni della Lombardia e del Veneto di applicare un supplemento straordinario fino a 5 euro per notte, limitatamente alle strutture situate entro 30 km dai luoghi delle competizioni. Questa particolarità si affianca all’estensione della facoltà di aumento per la gran parte degli enti che avevano già usufruito della deroga nel 2025 (es. per il Giubileo di Roma).

Tra le novità di maggior rilievo, il mantenimento delle misure di perequazione del gettito: il 30% della quota supplementare incassata grazie agli aumenti sarà trattenuto dal bilancio dello Stato e destinato a due fondi specifici – quello unico per l’inclusione delle persone con disabilità e quello per l’assistenza dei minori in case famiglia – mentre il restante 70% rimane in capo ai Comuni per fini legati al turismo, alla gestione e mantenimento dei servizi pubblici, alla promozione culturale e ambientale. Resta tuttavia invariata la discrezionalità lasciata agli enti locali, che non hanno alcun obbligo di incremento automatico dei valori applicati.

Le nuove tariffe città per città: Roma, Milano, Venezia e altre località italiane

La mappa delle nuove tariffe per il 2026 evidenzia sostanziali differenze tra le principali destinazioni turistiche e i centri minori. Secondo gli ultimi aggiornamenti:

Città Tariffe previste (€/notte per persona)
Roma
  • 1 stella: 4 €
  • 2 stelle: 5 €
  • 3 stelle: 6 €
  • 4 stelle: 7,50 €
  • Hotel lusso: fino a 10 €
Milano
  • Hotel 4-5 stelle: circa 7 €
  • B&B/appartamenti: circa 6,30 €
  • Campeggi/ostelli: circa 3,50 €
  • Possibilità di “tassa olimpica” fino a 10 € in occasione dei Giochi
Venezia
  • B&B/affittacamere: da 2 a 4,50 € (più alti nei mesi estivi)
  • Appartamenti: da 3 a 5 €
  • Hotel lusso: fino a 7,50 €
  • Contributo accesso giornaliero: ulteriore 5 €
Firenze
  • Hotel 1 stella: 3,50 €
  • Hotel 5 stelle: 8 €
  • B&B: circa 4 €
Napoli, Bologna, Riviera ligure (Portofino, Santa Margherita Ligure)
  • Tariffe in aggiornamento, previste fino a/superiori a 5 € per notte
Il 2026 vedrà una diffusione capillare dell’imposta, con oltre 1.200 Comuni italiani che applicheranno il contributo, estendendo la rete di tassazione anche a località finora esentate o con tariffe minime. Questo comporterà un aumento del gettito nazionale stimato fino a 1,3 miliardi di euro secondo le previsioni di settore, alimentato da maggiori tariffe, periodi di applicazione più larghi e una platea di enti in costante crescita.

Ripartizione del gettito: cosa cambia per Comuni e Stato

L’attuale sistema di ripartizione stabilito dai provvedimenti per il 2026 introduce una divisione tra gettito ordinario e gettito supplementare. Solo la parte di entrate generata dagli incrementi tariffari sarà soggetta alla nuova regola:

  • 70% del maggior gettito rimane al Comune per investimenti su turismo, manutenzione, fruizione di beni culturali e ambientali, servizi pubblici locali e gestione rifiuti.
  • 30% del maggior gettito confluisce nel bilancio dello Stato, destinato ai fondi per l’inclusione delle persone con disabilità e all’assistenza dei minori accolti in case famiglia.
È rilevante sottolineare come la nuova trattenuta riguardi esclusivamente le entrate extra derivanti dagli aumenti, senza incidere sul gettito “corrente” già esistente.

Il riparto effettivo sarà perfezionato da un decreto MEF/Ministero dell’Interno entro il 30 aprile 2026, che definirà modalità di calcolo, rendicontazione e compensazione. Ogni ente potrà scegliere in autonomia se applicare o meno l’aumento: in assenza di modifiche tariffarie, tutto il gettito continuerà a restare integralmente nelle casse comunali.

Nelle città olimpiche e in occasione di eventi straordinari, potranno essere previste ulteriori deroghe e modalità di ripartizione differenti, confermando dunque la natura variabile della normativa in base alla pressione turistica e alle specifiche esigenze territoriali.

Cosa pensano associazioni, enti locali e operatori: reazioni e critiche

Le nuove disposizioni attese per il 2026 hanno acceso un intenso dibattito tra gli attori del comparto turistico, tra posizioni favorevoli e contrarie:

  • L’ANCI (Associazione Nazionale Comuni Italiani) contesta la destinazione di parte del gettito extra alle casse statali, ritenendo che ciò riduca l’autonomia finanziaria degli enti locali e “snaturi” la funzione della tassa, concepita per intervenire sui costi diretti del turismo e dell’overtourism.
  • Assoturismo Confesercenti critica gli aumenti, sottolineando che la trasparenza introdotta dal Codice Identificativo Nazionale (Cin) ha già garantito una crescita del gettito senza gravare ulteriormente sulle spese dei visitatori. L’associazione lamenta la carenza di investimenti tangibili per la qualità dell’offerta turistica, invitando a vincolare realmente le risorse su tali finalità e non sugli importi.
  • Federalberghi e altre associazioni d’impresa chiedono un alleggerimento degli oneri amministrativi per gli operatori incaricati di riscuotere l’imposta e propongono che una quota maggiore sia destinata alla riqualificazione delle strutture ricettive.
  • Codacons, voce dei consumatori, boccia la misura come “regalo per i Comuni e danno per il turismo", segnalando una persistenza di scarsa trasparenza sull’impiego delle risorse e rischio di utilizzi impropri non orientati ai reali bisogni dei territori turistici.
“La tassa di soggiorno era nata come imposta di scopo, ma solo raramente si è tradotta in miglioramenti visibili per accoglienza e territorio”, sintetizza Vittorio Messina di Assoturismo. Diverse amministrazioni, come Rimini, avvertono il pericolo di vedere penalizzati i territori più impegnati nell’ospitalità turistica a causa della riduzione dei fondi disponibili.

Conseguenze pratiche sul turismo e prospettive per il futuro

L’ampliamento e l’inasprimento della tassazione sugli ospiti delle strutture ricettive produrrà effetti diversificati. Da un lato, i Comuni potranno beneficiare di risorse aggiuntive da investire su manutenzione urbana, mobilità, raccolta rifiuti e valorizzazione di attrattori culturali. Dall’altro, il rischio più spesso evidenziato dalle imprese e dalle associazioni riguarda una possibile contrazione nelle presenze, in particolare per le famiglie e i flussi turistici interni.

L’esperienza del 2025 suggerisce che la crescita degli incassi (+15,8%) è stata trainata soprattutto dalla trasparenza e dal consolidamento degli strumenti di controllo (come Cin), più che dai soli aumenti tariffari. Con il potenziale gettito del 2026 stimato attorno a 1,3 miliardi di euro, la sostenibilità dell’aumento dipenderà dalla capacità degli enti di reinvestire efficacemente le risorse e di comunicare in modo chiaro le ricadute positive sui servizi e sul patrimonio collettivo.

Le prospettive future sono orientate verso una riforma organica dell’imposta: si attende una maggiore uniformità nazionale e sistemi di rendicontazione trasparente, per evitare squilibri tra territori fortemente turistici e quelli meno attrattivi. I prossimi anni saranno determinanti per valutare se le misure attuali sapranno garantire efficienza, equità e sviluppo nel settore dell’ospitalità.



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