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Tasse al 4% per far rientrare i pensionati all'estero: per chi vale e come funziona la nuova proposta di legge

di Marianna Quatraro pubblicato il
Tasse 4 percento far rientrare pensionat

Cosa prevede proposta di legge che introduce una flat tax al 4% per i pensionati italiani che rientrano dall'estero: funzionamento, requisiti, vantaggi e limiti, insieme a rischi e prospettive fiscali future.

Negli ultimi anni, il trasferimento di cittadini in età pensionabile verso Paesi stranieri è diventato un fenomeno strutturale che coinvolge una porzione crescente della popolazione italiana. Secondo dati INPS, su 100.000 pensionati, oltre 30 decidono di lasciare l’Italia ogni anno, attratti sia dal clima e dal costo della vita più contenuto che dagli incentivi fiscali proposti da alcune giurisdizioni estere.

Questa tendenza, se da un lato riflette la ricerca di condizioni di vita più favorevoli, dall’altro pone una serie di criticità per lo Stato italiano: i flussi di pensioni continuano a gravare sulle casse pubbliche, ma vengono spesi e portano benefici economici a Paesi terzi, spesso extra UE. In aggiunta, si acuisce il problema dello spopolamento dei piccoli centri italiani, molti dei quali rischiano di perdere la propria vitalità demografica e culturale.

Nel tentativo di invertire questa rotta e rilanciare il tessuto socioeconomico delle aree interne, la maggioranza parlamentare ha recentemente presentato una proposta di legge che introduce un’aliquota fissa agevolata del 4% per i pensionati che vivono in nazioni extra UE e decidono di tornare in Italia dopo almeno cinque anni di residenza estera. L’incentivo è riservato a coloro che scelgano di trasferirsi in uno dei piccoli Comuni a rischio spopolamento, con meno di 3.000 abitanti.

Il provvedimento, che si inserisce nel solco delle misure adottate già con la Legge di Bilancio del 2019 per attrarre pensionati stranieri, punta ad arricchire l’offerta rivolta anche ai cittadini italiani emigrati. L’obiettivo è duplice: incentivare il rientro di flussi di reddito verso il Paese e ripopolare quelle aree che maggiormente risentono del declino demografico. La portata della proposta è ampia e solleva temi di rilievo sociale ed economico, spingendo il dibattito oltre la semplice questione fiscale.

Come funziona la nuova flat tax al 4% per i pensionati che rientrano in Italia: requisiti, vantaggi e limiti

Il disegno di legge attualmente in discussione mira a disciplinare i termini dell’agevolazione fiscale rivolta ai pensionati che decidano di rimpatriare dall’estero. Al centro della proposta si trova l’applicazione di una flat tax sostitutiva dell’IRPEF e delle addizionali locali, fissata al 4% dell’importo lordo della pensione percepita. Questo significa che, a differenza del sistema progressivo ordinario, il pensionato all'estero che torna in Italia verserà esclusivamente un’imposta unica a percentuale, calcolata direttamente sull’ammontare lordo dell’assegno.

Vediamo, nel dettaglio, a chi si rivolge e quali sono le condizioni previste:

  • Residenza all’estero per almeno 5 anni: la misura è riservata a cittadini italiani che abbiano risieduto legalmente in un Paese extra UE per un periodo continuativo minimo di cinque anni;
  • Trasferimento in piccoli Comuni italiani: possono accedere all’agevolazione i pensionati che stabiliscono la propria residenza anagrafica e fiscale in un Comune con meno di 3.000 abitanti, nella fascia delle aree interne considerate a rischio spopolamento;
  • Durata del beneficio: la flat tax al 4% si applicherà per un arco temporale massimo di 15 anni, garantendo così una prospettiva di lungo periodo ai soggetti che scelgano di rimpatriare;
  • Applicazione della misura: la tassazione sostitutiva copre l’intero ammontare dei redditi da pensione di fonte estera, superando i regimi ordinari a scaglioni e abbattendo di fatto la pressione fiscale.
La differenza rispetto al sistema ordinario è sostanziale: prendendo l’esempio di una pensione lorda da 19.200 euro annui, l’applicazione della flat tax al 4% comporterà il versamento di un’imposta ridotta a 768 euro su base annua, lasciando al contribuente una somma netta superiore ai 18.000 euro. Il risparmio può crescere considerevolmente su importi più elevati.

I vantaggi di questa soluzione per far rientrare i pensionati dall'estero sono:

  • Aumento significativo del reddito disponibile, grazie a una minore incidenza fiscale sull’assegno di quiescenza;
  • Stabilità e certezza della tassazione per 15 anni, elemento molto richiesto dai pensionati che valutano il rientro o la permanenza in Italia;
  • Contributo al rilancio dei piccoli borghi e del tessuto sociale delle aree marginali, attraverso il recupero di risorse economiche e umane.
Non mancano, tuttavia, alcuni limiti e condizioni stringenti. L’agevolazione è pensata infatti esclusivamente per chi trasferisce in modo effettivo la propria residenza e la dimora abituale nel Comune prescelto. I rischi di abusi o di trasferimenti solo formali sono sotto la lente del legislatore, che dovrà disciplinare con chiarezza i meccanismi di controllo per garantire la piena attuazione delle finalità sociali della proposta.

Implicazioni, rischi e prospettive della proposta di legge: sostenibilità, controlli e certezze fiscali

Nell’analisi degli effetti potenziali della flat tax agevolata proposta per i pensionati, emergono diversi profili che meritano un esame approfondito per valutarne la reale efficacia e sostenibilità.

Uno dei principali interrogativi riguarda l’impatto sui conti pubblici. Ridurre la pressione fiscale su una platea di contribuenti può generare una contrazione temporanea dell’entrata fiscale; tuttavia, la norma mira a bilanciare questa riduzione con il ritorno di capitali e consumi localizzati nei Comuni target. L’esperienza delle misure analoghe adottate in passato per attrarre pensionati stranieri rappresenta un precedente utile, ma non definitivo, dato il diverso profilo della nuova platea coinvolta.

L’introduzione di criteri rigorosi per l’individuazione dei piccoli centri italiani, meno di 3.000 abitanti nelle aree interne, mira a evitare effetti distorsivi e ad assicurare che i vantaggi si traducano in benefici misurabili per i territori interessati. 

Sul fronte dei controlli, sarà indispensabile costruire meccanismi efficaci di verifica della residenza effettiva: l’esperienza insegna che, in assenza di regole stringenti, possono crearsi casi di trasferimento solo nominale al fine di sfruttare la leva fiscale, senza un reale apporto alla comunità locale. Da qui la necessità di una collaborazione tra amministrazioni locali, Agenzia delle Entrate e organi competenti, al fine di monitorare e valutare periodicamente l’efficacia della norma.

Altro nodo significativo riguarda la stabilità del quadro normativo. Una delle esigenze maggiormente avvertite dalla platea di potenziali rientranti è quella della certezza delle regole: il beneficio fiscale non deve essere percepito come una misura a rischio revisione o cancellazione improvvisa, pena la perdita di fiducia e la mancata adesione. Da questo punto di vista, il legislatore dovrà prevedere forme di garanzia esplicita sulla durata e sulle condizioni della flat tax, chiarendo se e come possano intervenire eventuali modifiche future.






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