Aumentano gli importi delle pensioni nel 2026 per effetto della rivalutazione annua e della revisione Irpef e cambiano gli importi da lordi a netti per effetto di tasse, addizionali e trattenute: ecco di quanto
I pensionati ricevono, a partire da gennaio 2026, aumenti degli importi lordi dei propri trattamenti, dovuti alla rivalutazione collegata all’inflazione e a misure legislative. Tuttavia, il dato su cui ragionare resta l’assegno netto effettivamente accreditato ogni mese, perché le diverse imposte e trattenute incidono pesantemente sul totale disponibile per la spesa quotidiana.
Gli aumenti previsti possono essere sensibilmente attenuati, o addirittura neutralizzati, da prelievi fiscali, acconti, addizionali locali e riduzione delle detrazioni. Comprendere il meccanismo che trasforma la pensione lorda in quella netta permette di prevenire sorprese e pianificare correttamente il budget familiare.
La Manovra Finanziaria 2026 ha stabilito diverse modifiche che incidono sia sull’importo della pensione che sulle regole di accesso e la tassazione. Il tasso di rivalutazione provvisorio sulle pensioni è stato fissato all’1,4%, aggiornato dal Ministero dell’Economia per compensare l’aumento del costo della vita rilevato dall’ISTAT.
La rivalutazione si applica, però, con un sistema a scaglioni: chi riceve un assegno fino a quattro volte il trattamento minimo INPS beneficia della piena rivalutazione, mentre per chi supera queste soglie l’aumento si riduce al 90% o al 75% dell’indice ISTAT.
Riguardo ai requisiti, la pensione di vecchiaia rimane a 67 anni, con l’Ape Sociale confermata solo per alcune categorie. Non vengono prorogate Quota 103 e Opzione Donna nel 2026, e la prospettiva dell’adeguamento dell’età pensionabile all’aspettativa di vita verrà ripresa a partire dal 2027.
Dal punto di vista fiscale, spicca la riduzione dell’aliquota Irpef al 33% sul secondo scaglione (redditi da 28mila a 50mila euro), che si traduce in un risparmio massimo annuale di circa 440 euro per chi rientra nella fascia, pur mitigato da altri fattori. Le addizionali regionali e comunali mantengono invece tempi e modalità differenziate in base ai territori. È importante notare che l’imposizione fiscale in Italia continua a colpire le pensioni similmente ai redditi da lavoro dipendente, senza approcci differenziati per i pensionati.
La nuova disciplina prevede, inoltre, aggiornamenti sulle detrazioni per carichi familiari, con una quota di 950 euro per ciascun figlio sopra i 21 anni ma sotto i 30 nonché per figli con disabilità, mentre per gli ascendenti conviventi resta una detrazione di 750 euro. Tutti questi elementi congiunti incidono concretamente sul calcolo del netto mensile, enfatizzando la centralità di un’analisi accurata del proprio profilo pensionistico nel 2026.
L’imposizione fiscale sulle pensioni segue il modello del lavoro dipendente. L’INPS agisce da sostituto d’imposta, operando trattenute all’origine sulla mensilità lorda a titolo di imposte, acconti, addizionali e conguagli. Di seguito le principali componenti:
L’Irpef rappresenta la principale voce di prelievo sulle pensioni. L’imposta si applica secondo aliquote progressive sugli scaglioni di reddito pensionistico. Nel 2026, la modifica principale riguarda il taglio dell’aliquota al 33% per il secondo scaglione, ovvero per chi ha un reddito compreso tra 28.000 e 50.000 euro.
La no tax area fino a 8.500 euro annui esenta dall’imposizione molti trattamenti minimi. Man mano che il reddito aumenta, salgono sia l’aliquota marginale sia quella media, e le detrazioni si riducono. Una complicazione aggiuntiva può nascere dai conguagli fiscali a fine anno: se durante i mesi precedenti sono state applicate trattenute insufficienti, vengono effettuati prelievi aggiuntivi o vengono recuperate somme percepite in eccesso.
Le addizionali Irpef regionali e comunali costituiscono una fetta importante della tassazione sulle pensioni. Ogni regione e ogni comune applica una propria aliquota, tema che genera anche significative differenze sul netto in tasca a seconda della residenza.
Due pensionati con lo stesso lordo, residenti in territori diversi, possono incassare mensilità nette differenti. In alcune aree le addizionali combinate possono raggiungere valori superiori al 2-3% del reddito lordo. L’applicazione delle addizionali segue generalmente l’anno di imposta precedente, ma può riservare sorprese legate alle delibere locali. La trattenuta avviene come voce separata sul cedolino pensionistico.
Le detrazioni sulle pensioni derivano da quelle spettanti ai lavoratori dipendenti, anche se con alcune differenze. Modificate dalla legge n. 160/2019 e aggiornate dalle ultime leggi di bilancio, sono calcolate automaticamente dall’INPS in funzione del reddito. La detrazione per figli a carico è stata fissata a 950 euro per ciascun figlio tra i 21 e i 30 anni, mentre per gli ascendenti conviventi è pari a 750 euro.
Precisiamo che le prestazioni assistenziali come assegni sociali e prestazioni agli invalidi civili sono escluse da ogni tipo di trattenuta fiscale.
Anche sulla pensione, come sugli stipendi, può essere applicata una trattenuta per la quota sindacale. Chi decide di mantenere l’iscrizione a un sindacato dei pensionati (ad esempio Spi, Fnp o Uilp) vede ogni mese un addebito diretto sul proprio cedolino, destinato al finanziamento dell’associazione scelta.
L’importo della quota sindacale dipende dal sindacato e dalla fascia di reddito, ma spesso si attesta intorno allo 0,5-1% dell’importo lordo della pensione, con minimi e massimi che variano in base alle politiche interne delle sigle sindacali. La trattenuta, visibile nella documentazione mensile inviata dall’INPS, è effettuata su autorizzazione del pensionato e può essere revocata in qualsiasi momento.
Questa voce non ha natura fiscale ma volontaria, rappresentando un contributo per i servizi offerti dai sindacati: consulenza, assistenza, tutela legale e rappresentanza nelle trattative con enti e istituzioni. Non tutti i pensionati decidono di aderire, ma tra coloro che lo fanno la quota sindacale può generare un’ulteriore riduzione dell’importo netto percepito ogni mese.
Simulare la trasformazione da importo lordo a netto è utile per comprendere in modo concreto come agiscono le trattenute previste per il 2026. Ecco alcune casistiche, tratte da analisi sindacali e dati INPS, che tengono conto della rivalutazione cumulata e delle modifiche fiscali.
| Pensione Lorda annua (2026) | Pensione Netta annua (2026) | Aumento netto rispetto 2025 |
| 9.600 € (800/mese) | 10.202 € (~850/mese) | +93 €/anno (+7,75 €/mese) |
| 12.000 € (1.000/mese) | 12.168 € (~1.014/mese) | +116 €/anno (+9,67 €/mese) |
| 28.000 € (2.333/mese) | 25.470 € (~2.122/mese) | +230 €/anno (+19,16 €/mese) |
| 36.000 € (3.000/mese) | 28.460 € (~2.372/mese) | +445 €/anno (+37,08 €/mese) |
Gli esempi sopra riportati considerano: