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Tfr silenzio-assenso 2026: le nuove regole e cambiamenti per dipendenti e aziende con nuove normative in vigore

di Marcello Tansini pubblicato il
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Cosa cambia per la destinazione del Tfr dei dipendenti privati con le nuove regole del silenzio-assenso

Dalla metà del 2026, il trattamento di fine rapporto (TFR) nella gestione dei dipendenti privati conosce una svolta significativa grazie all’intervento della Legge di Bilancio, destinato a incidere sull’intero panorama previdenziale italiano.

L’introduzione di nuove normative ridisegna le modalità con cui il lavoratore può decidere l’impiego del proprio TFR, rafforzando la previdenza complementare come seconda fonte di sostegno alla pensione pubblica. In quest’ottica, il meccanismo del silenzio-assenso assume un ruolo centrale nell’adesione automatica ai fondi pensione per i neoassunti e ridisegna gli obblighi delle aziende in termini di versamenti e comunicazioni, ridefinendo diritti e possibilità di scelta per i lavoratori. 

Cosa prevede la Manovra Finanziaria 2026 in materia di TFR e silenzio-assenso

La Manovra Finanziaria 2026 prevede alcune modifiche per l'impianto normativo relativo al trattamento di fine rapporto nel settore privato, ridefinendo sia le soglie dimensionali aziendali obbligate ai versamenti sia le regole di adesione alla previdenza integrativa. I principi revisioni puntano a:

  • Favorire la destinazione del TFR al secondo pilastro pensionistico, mediante fondi collettivi
  • Aumentare la platea dei datori di lavoro soggetti all’obbligo di versamento al Fondo Tesoreria INPS
  • Potenziare la trasparenza informativa e la tutela dei diritti dei lavoratori.
Nel dettaglio, dal 1° gennaio 2026 l’obbligo di versamento al Fondo Tesoreria INPS viene esteso ai datori di lavoro che raggiungono la soglia di 60 dipendenti sulla media annua. Questo limite si abbasserà progressivamente: dal 2028 al 2031 toccherà i 50 addetti, per arrivare a 40 dal 2032, secondo i dati normativi attuali (art. 1, comma 203, legge n. 199/2025). In precedenza, tale traguardo era immediatamente richiesto solo nel primo anno di attività.

Nello stesso tempo, dal 1° luglio 2026 viene introdotto il meccanismo di adesione automatica alla previdenza complementare per i neoassunti (ad esclusione del lavoro domestico), mentre resta il principio della scelta individuale per gli altri lavoratori già in forza. Si rafforza inoltre il sistema informativo e di comunicazione a carico dei datori di lavoro, necessari per assicurare la piena consapevolezza delle opzioni disponibili e degli effetti di un’eventuale mancata decisione esplicita.

Adesione automatica alla previdenza complementare: come funziona il nuovo silenzio-assenso per i neoassunti

Dal 1° luglio 2026, per i dipendenti privati assunti per la prima volta prende forma un cambiamento radicale: in assenza di una manifestazione esplicita entro 60 giorni dalla prima assunzione, il lavoratore viene automaticamente iscritto a una forma pensionistica complementare collettiva. Questo ribalta la logica precedente in cui il silenzio veniva interpretato come mero consenso tacito e propone invece un sistema di adesione automatica.

Le principali caratteristiche della novità si articolano su diversi livelli:

  • Automaticità dell’iscrizione: salvo rinuncia, il lavoratore è iscritto di default al fondo pensione indicato dagli accordi contrattuali collettivi nazionali, territoriali o aziendali.
  • Termine per rinunciare: entro 60 giorni dalla data di assunzione, il dipendente può optare per un’altra soluzione, mantenendo il TFR in azienda, oppure trasferirlo ad altra forma pensionistica complementare scelta autonomamente.
  • Operatività della contribuzione: il conferimento al fondo decorre dalla data di prima assunzione e coinvolge sia il TFR sia i contributi aggiuntivi previsti dal contratto applicato.
  • Gestione delle informazioni: il datore di lavoro ha l’obbligo di garantire, già al momento dell’assunzione, l’adeguata informativa sulle conseguenze e sulle possibilità effettive di scelta.
Precisiamo che in caso di espressione di volontà diversa nei tempi previsti, il lavoratore può esercitare i propri diritti scegliendo o una diversa forma pensionistica complementare o la permanenza del TFR secondo l’ordinario regime civilistico. Oltre la scadenza dei 60 giorni, il meccanismo di adesione automatica diventa definitivo, almeno fino a un’eventuale revoca futura.

L’impianto del silenzio-assenso mira, per questa categoria, a favorire una più ampia partecipazione ai sistemi di previdenza privata senza compromettere l’autodeterminazione degli individui.

Obblighi per le aziende: nuove soglie e gestione del versamento al Fondo Tesoreria INPS

Le imprese del settore privato devono adattarsi a nuovi obblighi dimensionati secondo la media annua del personale e a nuovi adempimenti procedurali. Dal 1° gennaio 2026, la normativa ridefinisce le soglie di dipendenti che impongono il versamento del TFR maturando al Fondo Tesoreria INPS per i lavoratori non aderenti alla previdenza complementare.

Periodo Soglia dipendenti (media annua)
2026 - 2027 60
2028 - 2031 50
2032 e oltre 40

Le imprese che superano la soglia nel corso di qualsiasi anno dovranno confluire nel Fondo INPS già a partire dall’anno successivo, secondo quanto previsto dalla legge n. 199/2025. Questo meccanismo spinge verso la riduzione del TFR accantonato in azienda, raffinando il principio della retribuzione differita e rafforzando l’alimentazione dei fondi pensione.

Contestualmente, si rafforzano le responsabilità informative a carico delle aziende, che diventano soggetti attivi non solo nei rapporti con l’ente previdenziale ma anche verso il dipendente. La gestione corretta del flusso informativo e delle scelte dei lavoratori dovrà essere documentata e conservata, unitamente alla trasmissione dei versamenti previsti dalla legge.

Durante la fase transitoria fino al 2027, la soglia di 60 addetti rende interessate anche numerose medie imprese, con il conseguente ampliamento degli oneri amministrativi e gestionali. Dal punto di vista fiscale e contabile, le operazioni di conferimento al Fondo si associano a normative specifiche in tema di deducibilità e dichiarazione, guidate dal nuovo contesto legislativo.

L’aggiornamento della normativa comporta, per il datore di lavoro, una ridefinizione delle pratiche aziendali sulla gestione del TFR, con la necessità di allinearsi tempestivamente alle nuove regole e monitorare annualmente la propria dimensione occupazionale.

Diritti e scelte per i lavoratori: possibilità di rinuncia, revoca e comunicazione aziendale

I lavoratori acquisiscono nuove opportunità di decisione riguardo alle modalità di gestione del TFR, in una cornice normativa che mette la trasparenza e i diritti individuali al centro. Secondo le disposizioni vigenti dal luglio 2026, spetta al dipendente, in particolare se neoassunto, valutare consapevolmente l’adesione alla previdenza integrativa:

  • Diritto di rinuncia: chi viene assunto per la prima volta può, entro 60 giorni, rinunciare all’adesione automatica prefissata dal sistema di silenzio-assenso e scegliere se destinare il TFR a una differente forma pensionistica complentare oppure mantenerlo in azienda.
  • Possibilità di revoca: anche dopo la scelta iniziale, il dipendente mantiene la possibilità di revocare la precedente decisione e reindirizzare il TFR, secondo le modalità previste da accordi o normative vigenti.
  • Obbligo di informativa aziendale: il datore di lavoro è chiamato a fornire tempestivamente tutte le informazioni sull’opzione dell’adesione automatica, sugli effetti della mancata scelta, sulle modalità di rinuncia e revoca, nonché sulle regole contributive applicate.
Inoltre, per chi non è alla prima assunzione, la gestione delle scelte rispetto al TFR prevede:
  • Verifica dello storico personale in tema di previdenza integrativa
  • Facoltà di indicare una diversa forma pensionistica complementare o mantenere la scelta precedente, con possibilità di modifica entro 60 giorni successivi all’instaurazione del nuovo rapporto di lavoro.
In caso di inerzia, il sistema di silenzio-assenso porta all’adesione automatica alla forma pensionistica prevalentemente rappresentata internamente all’azienda o individuata dagli accordi collettivi applicabili. La documentazione delle decisioni, tutte le comunicazioni aziendali e gli eventuali aggiornamenti dovranno essere tracciati e resi accessibili al lavoratore per garantirne la trasparenza e la piena consapevolezza dei propri diritti.