Migliaia di italiani sono stati coinvolti nella maxi truffa legata a criptovalute e NFT, con oltre 150 milioni di euro svaniti e la figura di Christian Visentin nuovamente sotto i riflettori. I meccanismi dell’inganno, le indagini in corso, le reali possibilitŕ di recuperare le somme perdute.
Dopo oltre tre anni di silenzio, Christian Visentin – uno dei tre soci fondatori della New Financial Technology (NFT) di Silea – ha rotto il silenzio con una lettera indirizzata a migliaia di ex clienti coinvolti nello scandalo legato agli investimenti in criptovalute e Non-Fungible Token. La missiva, datata 13 gennaio, manifesta rammarico personale e la disponibilità a collaborare con la giustizia, dichiarando l’intento di facilitare la ricostruzione dei flussi finanziari e contrattuali che hanno portato alla dispersione di oltre 150 milioni di euro appartenenti a circa 6.000 risparmiatori italiani.
La gravità della vicenda ha avuto una forte risonanza mediatica e istituzionale. Secondo la Procura, le attività della NFT sarebbero state orchestrate sotto la guida di Visentin, Emanuele Giullini e Mauro Rizzato. Tutti sono indagati per associazione a delinquere aggravata finalizzata all’abusivismo finanziario e alla truffa. In questi anni, mentre l’inchiesta si è ampliata fino a coinvolgere oltre un centinaio di soggetti, molti risparmiatori hanno formato comitati spontanei per chiedere verità e ristoro. Il messaggio di Visentin segna un passaggio significativo, ma la fiducia tra le vittime resta fortemente minata.
La vicenda NFT ha rappresentato uno degli schemi più sofisticati tra le truffe connesse al mondo delle criptovalute e degli NFT in Italia. All’apparenza, la società prometteva guadagni elevati—fino al 10% mensile—grazie all’utilizzo di sistemi algoritmici per effettuare arbitraggio sulle piattaforme di trading, abilmente presentati come strategie innovative e (apparentemente) trasparenti.
Dietro questa promessa, la realtà era governata da una struttura piramidale orchestrata da un gruppo ristretto di promotori, che riuscivano a convincere sia investitori occasionali, sia risparmiatori più esperti, sull’esistenza di strategie sicure e remunerative. Tre figure centrali—Visentin, Giullini e Rizzato—erano supportate da una rete d’intermediari, il cui compito era acquisire clienti e facilitare i contratti.
La dinamica della truffa vedeva il denaro degli investitori confluire inizialmente nella piattaforma NFT di Silea, per poi essere spostato—attraverso un complesso intreccio di rapporti giuridici e informatici—verso società svedesi come la Nft Digital Trust Kb e la Wllx Kb (già European Digital Trust Kb). Quest’ultime gestivano, tramite la tecnologia “Nft Custody”, la custodia dei fondi.
Dal punto di vista operativo, gli investitori:
Alla base della vicenda vi era l’offerta di guadagni anomali, sostenuta dalla narrazione di una tecnologia avanzata capace di sfruttare le inefficienze dei mercati crypto (arbitraggio). In realtà, la struttura finanziaria utilizzata dalla New Financial Technology si è rivelata essere un classico caso di modello Ponzi: i rendimenti promessi ai vecchi investitori venivano pagati attingendo ai depositi dei nuovi aderenti, piuttosto che da effettivi profitti di trading.
Elementi ricorrenti nelle testimonianze e nelle indagini giudiziarie:
Questi elementi rendono chiaro come l’intera architettura fosse progettata non per generare valore, ma per mantenere costantemente nuova liquidità e celare la natura illecita dell’attività di raccolta fondi.
Le indagini sulle attività della New Financial Technology sono tra le più articolate nel panorama italiano delle frodi crypto. La Procura di Treviso ha iscritto oltre cento indagati, distinguendo tra i presunti ideatori e gli intermediari di rete (“broker”). Un primo filone del procedimento riguarda i tre soci fondatori, a cui viene contestata l’associazione a delinquere e l’abusivismo finanziario. Il secondo filone coinvolge decine di intermediari, che saranno giudicati nei rispettivi territori in base al luogo di sottoscrizione dei contratti.
Le attività investigative hanno interessato:
Il recupero effettivo degli importi sottratti rimane tema centrale e particolarmente complesso per le vittime. L’avvio della liquidazione giudiziale delle società coinvolte—Nft Digital Trust Kb e Wllx Kb—ha aperto ai creditori la possibilità di presentare domanda di ammissione al passivo, iniziativa necessaria per prendere parte all’eventuale distribuzione dell’attivo. Per questi procedimenti:
Le speranze di ristoro sono legate anche alla capacità delle indagini di ricostruire i flussi—su blockchain, su conti esteri o tramite tecniche di offuscamento—e di bloccare tempestivamente la dispersione patrimoniale. La particolarità delle cripto-attività, che possono essere trasferite o convertite facilmente, accentua le difficoltà di sequestro e confisca. Tuttavia, strumenti tecnologici e nuove prassi investigative favoriscono progressivamente la tracciabilità.
I soggetti lesionati da truffe crypto, oltre alla procedura liquidatoria, possono oggi avvalersi di una varietà di strumenti giuridici—civili, penali e fiscali—integrati da servizi innovativi sviluppati per il mercato delle cripto-attività.