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Un dipendente può essere controllato quando lavora fuori dall'ufficio e licenziato per determinati motivi in base a Cassazione

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di Marcello Tansini pubblicato il

Aziende e datori di lavoro possono controllare i lavoratori che lavorano fuori dall'ufficio con investigatori privati: cosa stabilisce la nuova sentenza n. 24564 del 4 settembre 2025.

Nell'attuale contesto lavorativo, la gestione e il controllo dei dipendenti operanti al di fuori degli ambienti aziendali rappresentano una delle questioni più dibattute. L’espansione del lavoro agile, degli incarichi esterni e delle attività in remoto ha reso sempre più rilevante il tema del controllo dipendenti lavoro fuori ufficio e licenziamenti. È, infatti, cresciuta l’esigenza da parte delle aziende di assicurare la corretta esecuzione delle mansioni assegnate, anche in assenza di una supervisione costante e diretta.

Il quadro normativo: Statuto dei Lavoratori e limiti dei controlli aziendali

Lo Statuto dei Lavoratori limita la possibilità di controllo dei lavoratori a esigenze organizzative e produttive, sicurezza sul lavoro, tutela del patrimonio aziendale. Anche i controlli sugli strumenti elettronici e sulle attività a distanza sono considerati leciti ma solo previa comunicazione ai lavoratori e in accordo con le rappresentanze sindacali o per autorizzazione dall’ispettorato territoriale del lavoro. 
Sono ammesse due principali tipologie di controlli:

  • Controlli ordinari, legati alle necessità organizzative e produttive, sempre soggetti alle forme di garanzia sopra indicate;
  • Controlli difensivi, effettuati in presenza di fondati sospetti su comportamenti illeciti da parte di singoli dipendenti. Tali controlli, secondo la giurisprudenza, sono ammessi anche senza preventiva informativa se attivati a tutela del patrimonio aziendale e per accertare condotte fraudolente o penalmente rilevanti.

La sentenza n. 24564/2025 della Corte di Cassazione e gli effetti

La recente sentenza n.24564/2025 della Corte Cassazione ha avuto un impatto significativo nell’interpretazione dei limiti del controllo dei dipendenti operanti fuori dalle sedi di lavoro. I giudici hanno, infatti, dato il via libera definitivo alla possibilità per aziende, imprese e datori di lavoro  di pedinare i lavoratori esterni con investigatori privati.

La decisione della Cassazione, da una parte, riafferma il diritto delle aziende a proteggersi da comportamenti fraudolenti, dall'altra pone anche interrogativi sul confine tra controllo legittimo e sorveglianza eccessiva. In ogni caso, il principio affermato è molto chiaro: chi lavora fuori ufficio non è mai libero dal controllo aziendale almeno durante l'orario di lavoro. 

Nel caso esaminato, un lavoratore addetto a mansioni fuori ufficio aveva reiteratamente attestato presenze e attività lavorative non effettuate, sfruttando dispositivi elettronici e mezzi aziendali per scopi personali. La società, dopo aver rilevato dati oggettivi di scarse prestazioni, ha prima atteso l’emergere di elementi sospetti e poi disposto indagini sistematiche tramite agenzia investigativa.


La Corte ha riconosciuto la legittimità della raccolta di prove tramite strumenti tecnologici e attività investigativa, in quanto fondata su sospetti oggettivi e orientata alla verifica di condotte fraudolente.

I giudici hanno, quindi, stabilito i seguenti criteri:

  • I controlli sono più facilmente giustificati nei casi di lavoro esterno, dove il rischio di abusi o illeciti è statisticamente più elevato.
  • La gradualità delle verifiche e la raccolta di indizi rappresentano elementi chiave per la sostenibilità delle azioni disciplinari.
  • Il diritto del datore di lavoro a compiere accertamenti mirati risulta rafforzato, purché sia rispettato il bilanciamento con i diritti del lavoratore.

Condotte che giustificano il licenziamento: casi concreti e limiti di liceità

Tra le condotte di lavoratori controllati fuori dall'ufficio che possono portare a licenziamenti giustificati, la giurisprudenza individua in particolare:
  • False attestazioni di presenza mediante sistemi elettronici aziendali, con dichiarazione di orari di servizio non corrispondenti alla realtà.
  • Svolgimento di attività personali durante l’orario lavorativo, con utilizzo dei mezzi dell’azienda o permanenza immotivata in luoghi estranei alle mansioni lavorative.
  • Appropriazione indebita di beni aziendali o danneggiamento intenzionale del patrimonio della società.
  • Condotte che ledono l’immagine o la reputazione dell’azienda, anche attraverso comportamenti privati di particolare gravità, divenuti di dominio pubblico.
  • Violazione reiterata delle procedure o mancato rispetto del codice etico e delle direttive interne note e chiaramente comprensibili.
Non tutte le irregolarità possono giustificare, però il licenziamento dal lavoro: per la Cassazione è, infatti, sempre necessaria una valutazione concreta della gravità, della reiterazione e della natura degli addebiti (ad esempio la truffa, con effetti sia sull’aspetto patrimoniale che fiduciario, è ritenuta motivo di licenziamento per giusta causa).
 

 






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Marcello Tansini

Nato a Milano nel 1979, laureato alla Bocconi dopo il liceo classico ai Salesiani di Milano. Uno dei pionieri dell'Internet italiano, uno dei fondatori tra l'altro del celebre sito degli anni 90-2000 webmasterpoint.org, si occupa di organizzare tutta la parte editoriale di Businessonline, ma scrive anche lui stesso sia sulle tematiche legate ai suoi studi che alle sue passioni. In modo particolar...

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