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Amazon, coinvolti anche i dipendenti italiani nei nuovi 16mila licenziamenti soprattutto impiegati

di Marcello Tansini pubblicato il
Amazon licenziamenti anche in Italia nel

Amazon si prepara a una nuova ondata di licenziamenti che, questa volta, coinvolge anche i dipendenti italiani. Il taglio di 16mila posti, frutto di ristrutturazione, automazione e investimenti in IA, avrà effetti duraturi su lavoratori e mercato del lavoro.

Dopo settimane di speculazioni e notizie trapelate, la multinazionale dell’e-commerce ha confermato una drastica riduzione del proprio personale, annunciando il taglio di 16.000 posizioni a livello mondiale.

La decisione segue una precedente ondata di esuberi, avvenuta solo tre mesi prima, che aveva già coinvolto circa 14.000 persone. Questo sviluppo rappresenta l’ultimo tassello di una strategia introdotta dalle principali aziende tecnologiche globali, dove la competizione, l’efficienza e l’evoluzione tecnologica spingono a continue ristrutturazioni, con effetti diretti sull’occupazione di migliaia di lavoratori. Il fenomeno si inserisce nel più ampio processo di adozione accelerata dell’intelligenza artificiale (Ai) e di automazione, fortemente accentuato negli Stati Uniti e ora esteso anche al vecchio continente, Italia inclusa. La decisione di Amazon appare quindi frutto di un ripensamento delle strategie interne e della crescente influenza delle nuove tecnologie sulle politiche del personale

Le dimensioni e i destinatari dei tagli: chi saranno i 16mila licenziati di Amazon

I 16.000 licenziamenti costituiscono una delle più significative riduzioni di personale nella storia di Amazon, aggiungendosi a una serie di ondate che hanno portato a 30.000 i posti complessivamente tagliati in pochi mesi. Ad oggi, il colosso conta circa 1,6 milioni di dipendenti nel mondo: la percentuale colpita da questi tagli concerne soprattutto la forza lavoro amministrativa e impiegatizia, con particolare impatto nelle sedi statunitensi, ma anche una presenza non marginale di dipendenti in Europa e, di conseguenza, in Italia.

Secondo i dati condivisi da fonti aziendali, i licenziamenti si distribuiranno tra diverse aree chiave:

  • Divisioni corporate, compresi settori come Amazon Web Services (servizi cloud), Prime Video, risorse umane e retail digitale.
  • Ruoli tecnologici e ingegneristici, dove si è assistito a un significativo incremento della domanda di automazione e soluzioni di intelligenza artificiale.
  • Impiegati e personale amministrativo, individuati come categoria maggiormente impattata dalla riorganizzazione volta alla semplificazione della struttura interna e riduzione della burocrazia.
La tabella che segue mostra i dati complessivi degli ultimi tagli Amazon:
Periodo Numero totale licenziati Principali divisioni coinvolte
Ottobre 2025 14.000 Gaming, logistica, pagamenti, cloud
Gennaio 2026 16.000 Corporate, AWS, Prime Video, HR

Va rilevato che, fino ad ora, non risultano interessati i lavoratori manuali dei magazzini e delle consegne. Tuttavia, piani di automazione futura potrebbero cambiare radicalmente anche questo scenario nei prossimi anni.

Italia e Europa: come impattano i licenziamenti sui dipendenti Amazon a livello locale

L’impatto delle ristrutturazioni si manifesta anche nel contesto italiano ed europeo. Sebbene la quota più consistente dei licenziamenti sia assegnata agli Stati Uniti, diverse centinaia di posti sono a rischio tra Italia, Germania, Francia e altri mercati europei dove Amazon è fortemente radicata.

Le figure colpite risiedono prevalentemente nell’ambito amministrativo, tecnologico e dei servizi centralizzati, mentre restano più tutelati, quantomeno nell’immediato, i dipendenti impegnati nelle mansioni di magazzino e logistica. La presenza crescente di tecnologie automatizzate nei poli logistici, tuttavia, rappresenta una possibile minaccia futura anche per queste categorie.

Sul piano formale, l’approccio ai licenziamenti varia a seconda della normativa vigente nei singoli Stati membri:

  • Necessità, in molte giurisdizioni europee, di consultare le rappresentanze sindacali e attivare tavoli di confronto prima dell’avvio delle procedure collettive di riduzione del personale.
  • Rispetto di periodi di preavviso che possono essere più estesi rispetto allo standard statunitense, dove ai lavoratori vengono concessi 90 giorni per ricercare un nuovo ruolo interno.
  • Obbligo di offrire misure di ricollocazione e sostegno finanziario che, in Italia, sono sancite dal quadro normativo sul licenziamento collettivo (Legge 223/1991 e successive modifiche).
Il coordinamento sovranazionale agisce quindi come elemento di garanzia ulteriore per i lavoratori europei, ma non annulla i timori sulle prospettive occupazionali future, specie in mercati già segnati da precarietà e incertezza nel settore tech.

Motivazioni aziendali: tra ristrutturazione, automazione e investimenti in intelligenza artificiale

Le motivazioni alla base delle recenti scelte di Amazon sono da ricercarsi in una combinazione di strategie di ristrutturazione organizzativa, razionalizzazione dei costi e forti investimenti nell’automazione e nell’Ai. Come dichiarato dai vertici aziendali, l’obiettivo primario è snellire la struttura gestionale, ridurre i livelli di management e limitare la burocrazia interna. Tali misure emergono in un contesto di crescita costante dei ricavi e degli utili: nel terzo trimestre 2025, Amazon ha superato i 180 miliardi di dollari di fatturato e registrato un utile netto di oltre 21 miliardi.

L’accento è posto su innovazione tecnologica e ottimizzazione dei processi, in particolare grazie alle potenzialità dell’intelligenza artificiale. L’azienda ha investito miliardi in startup specializzate e nella realizzazione di data center avanzati per l’addestramento di modelli Ai. Questi investimenti:

  • Consentono una gestione automatizzata delle operazioni ripetitive, riducendo la dipendenza da manodopera umana per compiti a basso valore aggiunto;
  • Generano forti risparmi sui costi, liberando risorse per l’innovazione e lo sviluppo di nuovi servizi digitali e logistici;
  • Puntano a trasformare la customer experience attraverso assistenti virtuali e sistemi di raccomandazione potenziati.
La decisione è quindi in linea con un trend più ampio nel settore tecnologico: anche altre società di primo piano come Google, Meta e Microsoft hanno implementato misure analoghe, spesso giustificate dal desiderio di consolidare margini operativi in un quadro economico incerto e sempre più competitivo.

Nonostante i risultati finanziari positivi, la responsabilità sociale e l’impatto sui lavoratori rimangono temi centrali nel dibattito pubblico e politico, alimentando un confronto tra efficienza, innovazione e tutela dei diritti.

Misure di supporto e percorsi di ricollocazione per i lavoratori coinvolti

A fronte delle riduzioni pianificate, Amazon ha annunciato una serie di misure di sostegno a favore delle persone coinvolte dai tagli. In particolare, sono previsti per la maggior parte dei dipendenti statunitensi e per i colleghi nelle sedi internazionali:

  • Un periodo di 90 giorni durante il quale sarà possibile cercare, ove possibile, nuove opportunità professionali all’interno del gruppo. La durata di questo periodo può variare nei diversi paesi europei in base alle normative locali.
  • Qualora non venga trovato un nuovo ruolo, indennità di fine rapporto, specificamente definite secondo le policy aziendali e la legislazione nazionale di riferimento.
  • Servizi di supporto alla ricollocazione professionale, incluse consulenze personalizzate e accesso a piattaforme di inserimento lavorativo.
  • Copertura assicurativa sanitaria temporanea e, dove previsto, altri benefit per agevolare la transizione verso nuove situazioni occupazionali.
L’approccio adottato, pur con alcune variabili locali, cerca di bilanciare l’esigenza di rinnovamento organizzativo con la responsabilità sociale e l’attenzione al capitale umano espresso dalla comunità lavorativa.

Effetti a lungo termine nel settore tech e sul mercato del lavoro: riflessioni e prospettive

Le conseguenze delle ondate di licenziamenti nelle big tech vanno oltre il caso Amazon. A livello globale, il settore ha visto più di mezzo milione di esuberi negli ultimi tre anni, in gran parte imputabili all’allargamento dei processi di automazione e alla digitalizzazione delle funzioni.

Questo scenario ha effetti molteplici:

  • Contrazione delle nuove assunzioni: negli Stati Uniti, i nuovi ingressi nelle aziende tech sono scesi ai minimi dal 2010, sintomo che l’automazione non solo accelera i tagli, ma rende anche più difficile la creazione di nuovi posti.
  • Ricomposizione delle competenze richieste: l’aumento di soluzioni basate su Ai e robotica sposta la domanda verso profili con elevate qualifiche digitali e STEM, lasciando scoperti molti ruoli intermedi o non specializzati.
  • Rischi di polarizzazione sociale ed economica: la crescita delle diseguaglianze, con lavoratori altamente qualificati più protetti e categorie meno specializzate maggiormente esposte alla precarietà.
  • Ridefinizione del concetto di lavoro e delle tutele offerte dai sistemi di welfare, che devono necessariamente adeguarsi a mutamenti così rapidi e strutturali.
Le riflessioni sul futuro del lavoro e sulla protezione dei lavoratori investiranno inevitabilmente policy nazionali ed europee, chiamate a trovare risposte nuove alle trasformazioni portate dalle tecnologie emergenti.




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