Angelo, 64 anni, licenziato via mail da GKN nel 2021, vede finire la Naspi. Troppo anziano per essere assunto, troppo giovane per la pensione, che arriverà solo nel 2029.
C’è un’età, nel mercato del lavoro italiano, che somiglia a una terra di nessuno. È quella dei 60 anni passati, quando le aziende ti considerano troppo anziano per essere assunto e il sistema previdenziale ti considera troppo giovane per andare in pensione. Angelo, 64 anni, ex operaio GKN, ci vive dentro da cinque anni. E tra pochi mesi, quando finirà la Naspi, rischia di restare senza alcuna entrata.
La sua storia è quella di centinaia di famiglie toscane, ma anche di un problema che riguarda migliaia di lavoratori in tutta Italia: i disoccupati over 60 che non hanno ancora maturato i requisiti per la pensione.
Era luglio 2021. Angelo lavorava da una vita nello stabilimento GKN di Campi Bisenzio, alle porte di Firenze, dove si producevano componenti per l’industria automobilistica. Turni, fatica, la routine di chi ha dedicato decenni alla stessa fabbrica con la convinzione che il lavoro sarebbe durato fino alla pensione.
Poi arrivò la comunicazione. Un messaggio di posta elettronica, senza un incontro, senza un volto, senza una spiegazione. Come centinaia di altri colleghi, Angelo scoprì così di aver perso il posto. Il caso fece il giro d’Italia e diventò il simbolo di un modo di licenziare freddo e impersonale, tanto da innescare mobilitazioni, scioperi e un lungo presidio davanti ai cancelli.
“Quel giorno ho capito che per l’azienda eravamo numeri”, racconta chi ha vissuto quella stagione. Per Angelo, allora 59 anni, il pensiero fu immediato: mancavano ancora tanti anni alla pensione e, da quel momento, non ci sarebbe stato più uno stipendio ad accompagnarlo fino alla meta.
Dopo il licenziamento, la vicenda GKN è diventata una lunga battaglia fatta di tavoli istituzionali, annunci di reindustrializzazione, nuovi proprietari, promesse e delusioni. Per molti lavoratori sono arrivati ammortizzatori sociali e periodi di sostegno al reddito, che hanno permesso di tirare avanti ma non di ricostruire una prospettiva.
Angelo ha continuato a sperare, come tanti. Ha seguito le assemblee, ha partecipato alle iniziative del collettivo, ha aspettato notizie. Ma il tempo, nel suo caso, non è stato neutro: ogni anno passato fuori dalla fabbrica lo ha allontanato dal mercato del lavoro, e ogni compleanno lo ha avvicinato a quella soglia di età oltre la quale, nella pratica, nessuno assume più.
Oggi la situazione è arrivata a un punto critico. Angelo lo spiega con parole semplici, che fotografano la trappola in cui si trova: “Tra pochi mesi finirà la Naspi e sarò troppo anziano per essere assunto e troppo giovane per andare in pensione, perché potrò andare in pensione solo nel 2029.”
Sono tre anni di vuoto. Tre anni senza reddito, senza contributi pieni e senza un orizzonte chiaro. Il titolo di questo articolo riporta il suo stato d’animo: “Non so come sopravvivere”. Non è un’esagerazione retorica. È la domanda concreta di chi deve pagare le bollette, l’affitto o il mutuo, la spesa, le medicine, con un’indennità che sta per esaurirsi e nessuna alternativa all’orizzonte.
La Naspi è l’indennità mensile di disoccupazione destinata ai lavoratori dipendenti che perdono involontariamente il lavoro. La sua durata è limitata: corrisponde alla metà delle settimane di contribuzione degli ultimi quattro anni, con un massimo di 24 mesi. Inoltre l’importo diminuisce progressivamente nel tempo, con una riduzione a partire dal sesto mese.
Per chi ha 40 anni e le competenze giuste, la Naspi è un ponte verso un nuovo impiego. Per un lavoratore di 64 anni, con un’esperienza concentrata in un solo settore industriale in crisi, è invece spesso l’ultimo tratto prima del vuoto. Quando finisce, non c’è un meccanismo automatico che accompagni il lavoratore fino alla pensione.
Il caso di Angelo mette in luce una contraddizione strutturale del sistema italiano. Da un lato, le riforme previdenziali degli ultimi quindici anni hanno innalzato l’età pensionabile: per la pensione di vecchiaia oggi servono 67 anni di età, con gli adeguamenti legati all’aspettativa di vita previsti dalla normativa. Dall’altro, il mercato del lavoro continua a espellere i lavoratori maturi molto prima di quella soglia.
Il risultato è un’area grigia in cui finiscono migliaia di persone:
Non esiste una soluzione unica, ma ci sono strade che chi si trova in questa condizione dovrebbe verificare con un patronato o un consulente previdenziale, perché i requisiti cambiano e vanno valutati caso per caso.
Ape sociale. È un’indennità ponte che accompagna fino alla pensione di vecchiaia alcune categorie di lavoratori, tra cui i disoccupati che hanno terminato interamente la Naspi. Richiede un’età minima di 63 anni e 5 mesi e almeno 30 anni di contributi, e le regole vengono aggiornate periodicamente dalle leggi di bilancio. Per chi ha una lunga carriera operaia come Angelo, può essere una possibile via d’uscita, ma bisogna controllare con attenzione la scadenza e i requisiti in vigore.
Assegno di inclusione. È la misura di sostegno economico per i nuclei familiari in condizioni di fragilità, subordinata a requisiti di reddito e patrimonio (ISEE). Può offrire un aiuto, anche se non sempre sufficiente.
Contribuzione volontaria. Permette di continuare a versare i contributi anche senza lavorare, per avvicinarsi ai requisiti pensionistici. Ha però un costo significativo, difficilmente sostenibile senza reddito.
Opportunità di formazione e ricollocazione. I centri per l’impiego e i programmi regionali offrono percorsi dedicati agli over 50, anche se i risultati dipendono molto dal territorio e dalla presenza di aziende disposte ad assumere.
Il consiglio più importante è muoversi con anticipo: chi aspetta l’ultimo mese di Naspi per informarsi rischia di perdere finestre di accesso a misure che richiedono tempi e documenti precisi.
Quella di Angelo non è soltanto una vicenda individuale. È un test per il sistema di protezione sociale e per la sua capacità di non lasciare indietro chi ha lavorato per quasi quarant’anni. Quando un lavoratore ha versato contributi per tutta la vita, perso il posto non per colpa sua e si ritrova senza strumenti per arrivare alla pensione, il problema smette di essere privato e diventa una questione di giustizia sociale.
Il caso GKN ha mostrato quanto possa essere fragile la sicurezza di chi lavora nell’industria. Ha mostrato anche la forza di una comunità operaia che non si è arresa, che ha resistito, che ha chiesto risposte. Ma a distanza di anni, per molti lavoratori, la solidarietà e l’attenzione mediatica non si sono tradotte in soluzioni concrete e definitive.
Per Angelo, il 2029 è il traguardo dopo il quale potrà finalmente smettere di preoccuparsi. Ma tra oggi e allora ci sono mesi e mesi in cui bisogna comunque mangiare, pagare, curarsi, vivere. È il tempo sospeso di chi non può tornare indietro e non può ancora andare avanti.
“Non chiedo la luna”, è il senso del suo messaggio. Chiede soltanto che chi ha lavorato una vita non venga lasciato solo negli ultimi anni prima della pensione. Chiede un ponte, uno strumento, un riconoscimento. Chiede che la sua storia, e quella di tanti altri ex operai come lui, venga ascoltata prima che sia troppo tardi.
La storia di Angelo, ex operaio GKN di 64 anni, è lo specchio di un’Italia in cui le regole della previdenza e le dinamiche del lavoro non sempre dialogano tra loro. Licenziato via mail nel 2021 insieme a centinaia di colleghi, oggi attende la fine della Naspi senza sapere come arrivare al 2029, anno della sua pensione. Il suo “Non so come sopravvivere” è un grido che merita risposte, non solo comprensione. Perché nessuno dovrebbe trovarsi troppo vecchio per lavorare e troppo giovane per ritirarsi, dopo una vita passata in fabbrica.
La Dott.ssa Marianna Bassetti è una consulente esperta in ambito lavoro con oltre 10 anni di esperienza nel settore delle risorse umane. Laureata presso l’Università degli Studi di Milano in Giurisprudenza, attualmente opera a Milano e si è specializzata nell’analisi delle dinamiche lavorative dal punto di vista dei dipendenti, con particolare attenzione ai contratti collettivi e alle indennità...