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Avvocati premiati dallo Stato se riescono a far rimpatriare gli immigrati: la norma nascosta nel Decreto Sicurezza

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di Dott. Giovanni Matano pubblicato il
Avvocati premiati Stato se riescono far rimpatriare immigrati

La recente norma del Decreto Sicurezza introduce incentivi economici per gli avvocati che facilitano il rimpatrio volontario dei migranti, suscitando dibattito su etica, diritti e conseguenze per la professione forense.

Una nuova norma contenuta nel recente Decreto Sicurezza rischia di scatenare profonde conseguenze sull’assetto della giustizia e sui diritti dei cittadini stranieri. Emergono interrogativi seri: quanto è etico incentivare economicamente i professionisti legali a indirizzare migranti verso il rimpatrio assistito? La tensione è palpabile tra le principali realtà dell’avvocatura e le istituzioni politiche, mentre la società si interroga sulle ricadute pratiche di questa scelta.

Il cuore della questione riguarda l’introduzione di un compenso, pari a 615 euro, per ogni procedimento di rimpatrio volontario portato a termine con successo da un legale. Numeri alla mano, secondo dati ministeriali nel triennio 2023-2025 sono stati circa 2.500 gli stranieri che hanno aderito a questa misura, evidenziando una media di 800 procedure ogni anno. La previsione di tale incentivo si inserisce in un contesto già complesso, dove le politiche migratorie italiane hanno cercato di bilanciare esigenze di accoglienza, sicurezza e rispetto dei diritti umani.

La disposizione ha subito diviso il mondo dei legali: organismi rappresentativi come il Consiglio nazionale forense (Cnf) e l’Organismo congressuale forense hanno respinto la misura, denunciando rischi per la terzietà degli avvocati e la garanzia di una difesa effettiva. Nel frattempo, le forze politiche di opposizione e la magistratura hanno riportato il dibattito giuridico sul rispetto delle tutele costituzionali e sulla missione della professione forense.

Le prime analisi evidenziano una situazione potenzialmente dirompente: si tratta non solo di una modifica economica ma di uno spostamento degli equilibri tra interesse pubblico e autonomia della difesa nel rapporto Stato–cittadino straniero. Un confronto tra i diversi modelli europei, le prassi consolidate e gli errori che potrebbero nascere da una mancata chiarezza normativa si impone con urgenza.

Come funziona il compenso per gli avvocati nei rimpatri volontari e le sue implicazioni giuridiche e sociali

Il Decreto Sicurezza ha introdotto una previsione normativa precisa riguardo agli incentivi economici per i legali impegnati nelle procedure di rimpatrio volontario assistito. L’emendamento, approvato in Senato, stabilisce che all’avvocato sia riconosciuto un importo corrispondente al contributo destinato al cittadino straniero per la medesima procedura, fissando la cifra a 615 euro. Questo compenso viene liquidato solo ad avvenuta partenza dello straniero.

La logica sottostante è dichiaratamente orientata verso un aumento dell’efficacia dei rimpatri volontari, attraverso il coinvolgimento attivo di professionisti legali nella gestione e consulenza dei migranti intenzionati a lasciare il territorio nazionale. Tuttavia, tale logica ha sollevato diversi punti critici di natura tecnica, giuridica e sociale. Si possono sintetizzare così:

  • Criteri di erogazione: il compenso viene riconosciuto esclusivamente laddove vi sia una partenza effettivamente realizzata, collegando l’interesse economico del professionista all’esito dell’operazione di rimpatrio.
  • Meccanismo di controllo: la corresponsione è demandata, secondo il testo attuale, anche a una supervisione indiretta da parte di organismi come il CNF, che ha tuttavia esplicitamente rigettato ogni coinvolgimento in tal senso.
  • Interferenze con il patrocinio a spese dello Stato: è previsto che, in caso di impugnazione dei provvedimenti amministrativi di espulsione, il patrocinio non sia garantito; ciò rischia di limitare l’accessibilità alla difesa da parte dei soggetti più fragili.
Dal punto di vista pratico, il funzionamento concreto dei rimpatri volontari assistiti in Italia degli stranieri comprende:
  • La possibilità per lo straniero di accedere a programmi di ritorno nel paese d’origine, ricevendo informazioni chiare sui suoi diritti e sulle condizioni di partenza;
  • Un supporto sia economico sia organizzativo, volto a facilitare l’inserimento nel contesto di provenienza ed evitare fenomeni di rimpatrio forzato;
  • L’affiancamento di professionisti – Avvocati e operatori delle associazioni – che garantiscano regolarità e trasparenza nel percorso di rimpatrio.
Secondo i dati forniti nelle relazioni ministeriali, negli ultimi anni i rimpatri volontari hanno rappresentato una quota ancora marginale rispetto alle presenze. Tuttavia, la misura mira a far crescere questi numeri favorendo la collaborazione fra autorità pubbliche e professionisti del settore. Emerge un parallelismo con altre realtà europee, dove incentivi simili sono stati impiegati soprattutto per rafforzare il dialogo tra le comunità d’accoglienza e i percorsi di rientro autonomo.
Anno Procedimenti di rimpatrio volontario Compenso corrisposto per procedimento
2023 810 615 euro
2024 830* (stima) 615 euro
2025 860* (stima) 615 euro

*Dati stimati sulla base di trend dichiarati dal Ministero dell’Interno.

Non mancano nodi tecnici irrisolti: la riflessione più intensa riguarda il rischio che il riconoscimento dell’incentivo possa alterare l’indipendenza del legale, inducendo possibili conflitti d’interesse tra le esigenze del proprio assistito e quelle di efficienza amministrativa dello Stato.

Errori comuni, in questi casi, possono nascere da una confusione tra la necessità di promuovere politiche di rimpatrio dignitose e l’obbligo di assicurare la piena terzietà della difesa. Ad esempio:

  • Attribuire all’avvocato una funzione di “collaboratore” dell’apparato statale, con conseguente perdita di autonomia professionale;
  • Trascurare la necessità di informare il migrante in modo esaustivo circa le alternative effettivamente percorribili, incluse vie legali per l’inclusione o la protezione internazionale;
  • Limitare la portata delle tutele previste dalla Costituzione e dalle normative internazionali.
Di fronte a questo scenario, l’interpretazione della norma richiede attenzione e rigore: gli organismi rappresentativi dei legali raccomandano di adottare procedure trasparenti e verificabili, che valorizzino la deontologia e tutelino la libertà di scelta degli assistiti. Dal punto di vista sociale, restano aperte questioni sull’utilità reale della norma quanto a inclusione e rispetto dei diritti umani, soprattutto considerando le attuali pressioni migratorie sui paesi dell’area mediterranea.

In sintesi, il compenso previsto per il rimpatrio volontario deve essere inquadrato come uno strumento amministrativo dotato di risvolti delicati sia sotto il profilo della tutela giuridica sia per quanto riguarda le politiche di coesione sociale.

Le reazioni e le critiche: impatti su avvocatura, tutela dei diritti e Stato di diritto

Nell’immediato si sono levati dissensi molto forti da parte degli organismi dell’avvocatura e da esponenti degli ambienti giuridici, a cominciare dal Consiglio nazionale forense, che ha espresso tramite comunicato la propria netta dissociazione rispetto alla disposizione. “La Camera intervenga. In stesura non interpellati e non rientra in nostre competenze” – si legge nella nota diffusa dal Cnf all’indomani dell’approvazione dell’emendamento. Il riferimento è sia al mancato coinvolgimento degli avvocati durante l’iter della proposta sia al rischio di veder attribuite allo stesso Consiglio e agli iscritti responsabilità che esulano dalle funzioni istituzionali.

L’Organismo congressuale forense ha proclamato uno stato di agitazione contro la norma stessa, evidenziando il pericolo di un’alterazione delle regole di separazione tra attività difensiva e interessi statali. Secondo la rappresentanza sindacale dell’avvocatura italiana:

  • L’attività difensiva deve restare priva di interesse rispetto alle scelte dell’assistito;
  • Non può essere subordinata ad alcun risultato funzionale agli scopi dell’Amministrazione pubblica;
  • Ogni pressione economica rischia di svuotare il valore della difesa effettiva e di compromettere la fiducia nei professionisti legali.
L’Associazione nazionale magistrati, per parte sua, ha dichiarato “sconcerto” per la disposizione, sottolineando in un comunicato:

“Il riconoscimento di incentivi economici connessi all’esito della procedura di rimpatrio volontario e le limitazioni all’accesso al patrocinio a spese dello Stato pongono questioni che mettono a rischio l’effettività della tutela giurisdizionale. In ogni ambito, il diritto di difesa deve rimanere pieno, libero e concretamente accessibile”.

Queste valutazioni vengono riprese anche dalle principali forze parlamentari di opposizione, che contestano l’impianto della norma dal punto di vista costituzionale e deontologico. La correlazione tra compenso e assistenza al rimpatrio sarebbe non solo “contraria al principio del giusto processo”, ma rischierebbe di favorire pratiche di patrocinio infedele.

  • Secondo la segreteria nazionale di una delle principali forze di opposizione, il provvedimento “lede la stessa dignità dei professionisti” e rischia di scardinare il sistema delle garanzie previsto dallo Stato di diritto.
  • Per il sindacato forense, “la persona, migrante o cittadino che sia, ha diritto a una difesa effettiva e a un difensore che sia privo di interessi rispetto alle scelte da adottare nella difesa dell’assistito”.
Altre analisi pongono l’accento sull’ambiguità dei confini tra funzioni di natura difensiva e compiti amministrativi, soprattutto in presenza di incentivi che potrebbero stimolare comportamenti opportunistici, al netto delle intenzioni dei singoli professionisti. Gli apparati istituzionali tradizionalmente estranei all’ambito delle politiche migratorie (come il Cnf) rischiano un coinvolgimento non richiesto, alimentando confusione nelle procedure e nei controlli.

Dal punto di vista della protezione effettiva dei migranti, le critiche si concentrano sulle possibili ripercussioni di ordine pratico e simbolico che una simile misura può avere:

  • Possibile riduzione delle possibilità di ricorso legale da parte dei soggetti interessati, anche a causa delle limitazioni al patrocinio gratuito;
  • Crescente sfiducia verso la neutralità del sistema di giustizia e verso l’autonomia dei legali incaricati delle procedure;
  • Incremento del rischio che i migranti si trovino costretti a scegliere il rimpatrio non per consapevole adesione, ma per mancanza di alternative realmente tutelate.
Infine, emerge una questione di compatibilità con i valori fondanti dell’ordinamento nazionale e sovranazionale, in particolare con i principi sanciti dalla Costituzione e dalle Carte europee dei diritti. Richiamando la normativa vigente e la giurisprudenza più recente, numerosi esperti sottolineano come la difesa, sia nei procedimenti penali che amministrativi, debba essere non strumentalizzata ma esercitata nell’interesse esclusivo del cittadino assistito.




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Dott. Giovanni Matano

Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...