La recente norma del Decreto Sicurezza introduce incentivi economici per gli avvocati che facilitano il rimpatrio volontario dei migranti, suscitando dibattito su etica, diritti e conseguenze per la professione forense.
Una nuova norma contenuta nel recente Decreto Sicurezza rischia di scatenare profonde conseguenze sull’assetto della giustizia e sui diritti dei cittadini stranieri. Emergono interrogativi seri: quanto è etico incentivare economicamente i professionisti legali a indirizzare migranti verso il rimpatrio assistito? La tensione è palpabile tra le principali realtà dell’avvocatura e le istituzioni politiche, mentre la società si interroga sulle ricadute pratiche di questa scelta.
Il cuore della questione riguarda l’introduzione di un compenso, pari a 615 euro, per ogni procedimento di rimpatrio volontario portato a termine con successo da un legale. Numeri alla mano, secondo dati ministeriali nel triennio 2023-2025 sono stati circa 2.500 gli stranieri che hanno aderito a questa misura, evidenziando una media di 800 procedure ogni anno. La previsione di tale incentivo si inserisce in un contesto già complesso, dove le politiche migratorie italiane hanno cercato di bilanciare esigenze di accoglienza, sicurezza e rispetto dei diritti umani.
La disposizione ha subito diviso il mondo dei legali: organismi rappresentativi come il Consiglio nazionale forense (Cnf) e l’Organismo congressuale forense hanno respinto la misura, denunciando rischi per la terzietà degli avvocati e la garanzia di una difesa effettiva. Nel frattempo, le forze politiche di opposizione e la magistratura hanno riportato il dibattito giuridico sul rispetto delle tutele costituzionali e sulla missione della professione forense.
Le prime analisi evidenziano una situazione potenzialmente dirompente: si tratta non solo di una modifica economica ma di uno spostamento degli equilibri tra interesse pubblico e autonomia della difesa nel rapporto Stato–cittadino straniero. Un confronto tra i diversi modelli europei, le prassi consolidate e gli errori che potrebbero nascere da una mancata chiarezza normativa si impone con urgenza.
Il Decreto Sicurezza ha introdotto una previsione normativa precisa riguardo agli incentivi economici per i legali impegnati nelle procedure di rimpatrio volontario assistito. L’emendamento, approvato in Senato, stabilisce che all’avvocato sia riconosciuto un importo corrispondente al contributo destinato al cittadino straniero per la medesima procedura, fissando la cifra a 615 euro. Questo compenso viene liquidato solo ad avvenuta partenza dello straniero.
La logica sottostante è dichiaratamente orientata verso un aumento dell’efficacia dei rimpatri volontari, attraverso il coinvolgimento attivo di professionisti legali nella gestione e consulenza dei migranti intenzionati a lasciare il territorio nazionale. Tuttavia, tale logica ha sollevato diversi punti critici di natura tecnica, giuridica e sociale. Si possono sintetizzare così:
| Anno | Procedimenti di rimpatrio volontario | Compenso corrisposto per procedimento |
| 2023 | 810 | 615 euro |
| 2024 | 830* (stima) | 615 euro |
| 2025 | 860* (stima) | 615 euro |
*Dati stimati sulla base di trend dichiarati dal Ministero dell’Interno.
Non mancano nodi tecnici irrisolti: la riflessione più intensa riguarda il rischio che il riconoscimento dell’incentivo possa alterare l’indipendenza del legale, inducendo possibili conflitti d’interesse tra le esigenze del proprio assistito e quelle di efficienza amministrativa dello Stato.
Errori comuni, in questi casi, possono nascere da una confusione tra la necessità di promuovere politiche di rimpatrio dignitose e l’obbligo di assicurare la piena terzietà della difesa. Ad esempio:
In sintesi, il compenso previsto per il rimpatrio volontario deve essere inquadrato come uno strumento amministrativo dotato di risvolti delicati sia sotto il profilo della tutela giuridica sia per quanto riguarda le politiche di coesione sociale.
Nell’immediato si sono levati dissensi molto forti da parte degli organismi dell’avvocatura e da esponenti degli ambienti giuridici, a cominciare dal Consiglio nazionale forense, che ha espresso tramite comunicato la propria netta dissociazione rispetto alla disposizione. “La Camera intervenga. In stesura non interpellati e non rientra in nostre competenze” – si legge nella nota diffusa dal Cnf all’indomani dell’approvazione dell’emendamento. Il riferimento è sia al mancato coinvolgimento degli avvocati durante l’iter della proposta sia al rischio di veder attribuite allo stesso Consiglio e agli iscritti responsabilità che esulano dalle funzioni istituzionali.
L’Organismo congressuale forense ha proclamato uno stato di agitazione contro la norma stessa, evidenziando il pericolo di un’alterazione delle regole di separazione tra attività difensiva e interessi statali. Secondo la rappresentanza sindacale dell’avvocatura italiana:
“Il riconoscimento di incentivi economici connessi all’esito della procedura di rimpatrio volontario e le limitazioni all’accesso al patrocinio a spese dello Stato pongono questioni che mettono a rischio l’effettività della tutela giurisdizionale. In ogni ambito, il diritto di difesa deve rimanere pieno, libero e concretamente accessibile”.
Queste valutazioni vengono riprese anche dalle principali forze parlamentari di opposizione, che contestano l’impianto della norma dal punto di vista costituzionale e deontologico. La correlazione tra compenso e assistenza al rimpatrio sarebbe non solo “contraria al principio del giusto processo”, ma rischierebbe di favorire pratiche di patrocinio infedele.
Dal punto di vista della protezione effettiva dei migranti, le critiche si concentrano sulle possibili ripercussioni di ordine pratico e simbolico che una simile misura può avere:
Il Dott. Giovanni Matano è un esperto di fiscalità pratica e consulente fiscale con oltre 15 anni di esperienza nel settore. Laureato in Economia e Commercio presso l'Università Bocconi di Milano, ha dedicato la sua carriera a supportare piccole e medie imprese nella pianificazione fiscale e nell'ottimizzazione delle agevolazioni fiscali. La sua competenza si estende anche ...