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Bollo auto 2026, chi deve pagare a febbraio, marzo e aprile e quanto è l'importo dopo entrata in vigore novità

di Chiara Compagnucci pubblicato il
bollo auto pagamento febbraio-marzo-apri

Le nuove regole del bollo auto 2026 introducono scadenze diverse tra febbraio e aprile, abolizione delle rate, criteri rinnovati di calcolo tra potenza e classe ambientale, nuove modalità di pagamento e casi di esenzione.

il 2026 segna un momento di svolta per la tassazione sui veicoli in Italia. Le regole che disciplinano la tassa di proprietà automobilistica sono state riviste, introducendo importanti novità su scadenze, modalità di pagamento e criteri di esenzione. Questo adeguamento mira a rendere il sistema più trasparente e allineato alle reali condizioni di proprietà dei mezzi. Le modifiche coinvolgono soprattutto le automobili immatricolate a partire dal 1° gennaio 2026 ma interessano indirettamente tutti i proprietari tramite nuove date di versamento e obblighi generalizzati. A

Chi deve pagare il bollo auto a febbraio, marzo e aprile 2026: panoramica sulle scadenze

La disciplina delle scadenze nel sistema 2026 distingue tra veicoli già circolanti e mezzi di nuova immatricolazione. Il criterio generale prevede che il bollo debba essere corrisposto da chi risulta proprietario, locatario in leasing, acquirente con patto di riservato dominio o utilizzatore a lungo termine secondo quanto riportato nei pubblici registri.

Le scadenze rilevanti nei mesi di febbraio, marzo e aprile dipendono dalla data originaria di pagamento:

  • Per i veicoli con il bollo scaduto a dicembre 2025, la data utile per mettersi in regola slitta al 2 febbraio 2026 (poiché il 31 gennaio cade di sabato e la scadenza si sposta al primo giorno lavorativo utile).
  • Per chi ha bollo in scadenza a gennaio 2026, il termine di pagamento è il 2 marzo 2026 (l’ultimo giorno di febbraio, anche in questo caso, è festivo).
  • Per i mezzi con tassa da regolare a febbraio 2026, la finestra di pagamento si chiude il 31 marzo 2026.
Questa sequenza riguarda vetture, motocicli, quadricicli leggeri, ciclomotori, rimorchi speciali e targhe prova. Per i veicoli appena immatricolati nel 2026 è previsto un sistema personalizzato: il primo pagamento va effettuato entro la fine del mese successivo a quello di registrazione. Negli anni a seguire la scadenza resterà fissata su quel mese specifico. Resta centrale, quindi, individuare la propria data di prima immatricolazione su carta di circolazione e consultare le tabelle regionali. A seconda della regione in cui il contribuente ha la residenza, potrebbero esserci ulteriori specificità o variazioni. La puntualità nel saldo evita automaticamente ogni rischio di sanzione amministrativa.

Nuove scadenze, pagamento in un’unica soluzione e abolizione delle rate: cosa cambia dal 2026

Dal 2026 si introducono criteri più uniformi a livello nazionale, con una forte impronta personalizzata sulle date di scadenza. Ogni veicolo immatricolato dal 1° gennaio 2026 avrà una data di pagamento legata al mese di prima immatricolazione, stabilendo così un calendario individuale e chiaro per ciascun intestatario. Questa innovazione evita le confusioni tipiche delle vecchie scadenze fisse, distribuite ad aprile, agosto o dicembre.

Il frazionamento delle rate viene abbandonato per i mezzi di nuova immatricolazione: a partire da questa annualità, il versamento avviene esclusivamente in unica soluzione annuale, eliminando la possibilità di suddividere l’onere in sei o dodici mesi come era previsto per alcune categorie di veicoli o per specifiche regioni. Rimangono invariati i metodi di pagamento scelti da diversi enti regionali per le auto già registrate prima della riforma, ma solo fino a nuove eventuali decisioni locali.

Un aspetto significativo riguarda anche i veicoli sottoposti a fermo amministrativo: a differenza del passato, la tassa automobilistica continuerà a essere dovuta anche per i mezzi non abilitati alla circolazione a causa di blocco amministrativo. La tassa si configura come tributo sulla proprietà e non sull’utilizzo effettivo, azzerando quindi le vecchie esenzioni concesse in queste casistiche. La riforma, infine, offre alle regioni ampia autonomia su eventuali sconti, esenzioni o agevolazioni, ma uniforma il principio del pagamento annuale per le nuove targhe.

Come si calcola l’importo del bollo auto 2026: potenza, classe ambientale e differenze regionali

L’entità dell’importo dovuto risulta dalla combinazione di tre elementi: potenza del motore, classe ambientale e tabelle tariffarie regionali. Il dato centrale è la potenza espressa in kilowatt (kW), da verificare sul libretto di circolazione alla voce P.2. In parallelo, la classe ambientale (Euro 0-6) indica il livello di emissioni, impattando anch’essa sulla tariffa applicata.

Classe ambientale Fino a 100 kW Oltre 100 kW
Euro 6, 5, 4 2,58 €/kW 3,87 €/kW
Euro 3 2,70 €/kW 4,05 €/kW
Euro 2 2,80 €/kW 4,20 €/kW
Euro 1 2,90 €/kW 4,35 €/kW
Euro 0 3,00 €/kW 4,50 €/kW

Per ogni kW eccedente i 100, il calcolo prevede una quota maggiorata. Sul risultato così computato va aggiunta l’addizionale regionale, che può variare sensibilmente e viene deliberata dalle singole amministrazioni.

La Regione Emilia-Romagna ha aumentato del 10% le tariffe a partire dal 2026, così un’auto Euro 6 che pagava 2,58 €/kW ora ne versa 2,84. Al contrario, territori come la Provincia Autonoma di Bolzano applicano aliquote ridotte. Resta consigliata la verifica sul sito ACI tramite targa per ottenere l’importo preciso, considerando anche i casi di unità decimali di kW (arrotondati sempre per difetto).

Per calcolare l’importo, il procedimento di base diviene:

  • Per auto Euro 6 da 90 kW: 90 x 2,58 = 232 euro più addizionale regionale.
  • Per auto Euro 6 da 120 kW: primi 100 x 2,58 + 20 x 3,87 = 335,40 euro più addizionale.
L’applicazione di tariffe diverse in base alle emissioni e alla regione di residenza rende imprescindibile il controllo delle regole aggiornate per evitare errori nel saldo della tassa.

Superbollo, esenzioni ed agevolazioni: chi paga di più, chi paga di meno, chi è escluso

Tra le voci che incidono sull’importo finale vi è il cosiddetto superbollo, un’addizionale statale che colpisce le auto con potenza superiore a 185 kW. Questo tributo si aggiunge alla tassa regionale:

  • 20 euro per ogni kW sopra i 185 nei primi cinque anni dall’immatricolazione.
  • Ridotto nel tempo al 60% tra il 6° e il 10° anno, al 30% tra l’11° e il 14° anno, al 15% tra il 15° e il 19° anno.
  • Dal ventesimo anno il sovrapprezzo si azzera.
L’esenzione dal bollo riguarda veicoli esclusivamente elettrici, che non pagano per i primi cinque anni. In alcune regioni l’esenzione si prolunga: Piemonte e Lombardia garantiscono la gratuità permanente, mentre in Campania o Valle d’Aosta si arriva a otto anni senza versamenti. Per chi guida auto a metano o GPL, lo sconto raggiunge il 75%. Le alimentazioni ibride e i veicoli storici di oltre 30 anni possono accedere ad agevolazioni dedicate secondo le normative regionali.

Veicoli destinati a persone con disabilità e auto appartenenti a organizzazioni senza scopo di lucro possono essere anch’essi esclusi, a fronte di specifica richiesta e con documentazione idonea. I dettagli sulle esenzioni sono sempre pubblicati sui siti regionali e ACI ed è necessario aggiornarsi perché la materia cambia in base a indirizzi locali. Per l’anno in corso, la Legge di Bilancio ha anche introdotto l’esenzione per chi dimostra un reddito inferiore a 8.000 euro, da richiedere con idonea attestazione reddituale.

Cosa succede in caso di ritardo o mancato pagamento del bollo: sanzioni, prescrizione e rischi

Il mancato pagamento della tassa di possesso comporta sanzioni amministrative progressive. Già dal giorno successivo alla scadenza, maturano interessi giornalieri e penali secondo la disciplina del ravvedimento operoso:

  • Ritardo fino a 15 giorni: penale giornaliera di circa 0,08% sull’importo.
  • Dal 16° al 30° giorno: penale fissa dell’1,25%.
  • Fra 31 e 90 giorni: sanzione all’1,39%.
  • Oltre 90 giorni fino a un anno: sale al 3,13%.
  • Superato l’anno: la sanzione raggiunge il 25%, con ulteriore notifica esattoriale e addebito delle spese.
Gli interessi legali (1,6% annuo) si sommano alle penali nei giorni di ritardo. Un ritardo di oltre tre anni comporta il rischio concreto di radiazione d’ufficio dal PRA, con ritiro targhe e l’impossibilità di utilizzare o vendere il veicolo.

La prescrizione del debito avviene dopo tre anni solari, ma ogni nuova notifica o comunicazione interrompe il termine e fa ripartire il conteggio. Scegliere di attendere la scadenza della prescrizione è una strategia particolarmente rischiosa anche a causa delle possibili segnalazioni o blocchi amministrativi.

Tutte le operazioni di recupero sono comunicate tramite posta certificata, email o notifica tradizionale. Una gestione attenta e il ricorso alla regolarizzazione tempestiva con ravvedimento offre sempre la soluzione meno onerosa in caso di dimenticanza.

Modalità e strumenti per pagare il bollo auto 2026: PagoPA, domiciliazione e servizi digitali

Il nuovo modello di riscossione punta decisamente sulla digitalizzazione e sull’uniformità di canali di pagamento. Dal 2026, PagoPA è l’unica piattaforma abilitata alla ricezione dei pagamenti verso la pubblica amministrazione per questa tipologia di tributo.

I principali strumenti a disposizione sono:

  • portale ACI (Bollonet),
  • siti web delle Regioni,
  • App IO e ACI Space,
  • home banking degli istituti abilitati,
  • tabaccherie, ricevitorie, sportelli postali e ATM collegati al circuito elettronico.
In molte regioni, il pagamento tramite domiciliazione bancaria consente di ottenere uno sconto che può arrivare fino al 15% (come in Lombardia) o al 10% (Campania, Lazio), agevolando così i contribuenti che optano per la soluzione automatica. I servizi digitali permettono inoltre di ricevere notifiche automatiche sulla scadenza e conservare lo storico dei pagamenti.

Consigli pratici per non sbagliare con il bollo auto 2026

Con il panorama tributario in continua evoluzione per la tassa automobilistica, monitorare puntualmente la propria posizione e affidarsi a strumenti digitali rappresenta la strategia più efficace per evitare dimenticanze e contenziosi. La verifica tramite targa sui portali ufficiali consente di accertare con precisione data di scadenza e importo dovuto.

È consigliato:

  • Attivare notifiche tramite App IO o servizi regionali per evitare scadenze mancate
  • Conservare le ricevute di pagamento, utili in caso di controlli o contestazioni
  • Ricontrollare i dati anagrafici (residenza aggiornata) per assicurare la corretta assegnazione dell’importo regionale
  • Considerare la domiciliazione bancaria ove disponibile, per risparmiare sulle tariffe
  • Valutare diritto a eventuali agevolazioni sulla base della situazione personale e famigliare
Per ogni dubbio interpretativo, il riferimento deve restare il portale istituzionale ACI e gli sportelli regionali, dove operatori formati sono in grado di fornire risposte certificate e tabelle aggiornate in tempo reale.




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