Negli ultimi anni, l’utilizzo distorto dell’indicatore della situazione economica equivalente ha registrato un’accelerazione senza precedenti. L'automazione introdotta nei processi di certificazione ha reso più semplice richiedere agevolazioni, ma ha parallelamente offerto nuovi margini d’azione a chi, consapevolmente, ha scelto di alterare informazioni per ottenere benefici non spettanti.
Non si tratta soltanto di errori in buonafede o di calcoli imprecisi: una quota significativa delle dichiarazioni contiene dati manipolati ad arte per abbassare la soglia patrimoniale o modificare la composizione del nucleo familiare. Le autorità pubbliche hanno intensificato i controlli grazie all’incrocio delle banche dati digitali, riuscendo a circoscrivere meglio il perimetro delle irregolarità e a far emergere meccanismi sistematici di frode.
I numeri dello scandalo: 1,7 milioni di Isee infedeli e centinaia di migliaia di attestazioni false
Nel corso delle più recenti verifiche, l’incidenza delle dichiarazioni irregolari ha raggiunto livelli preoccupanti:
- 640.718 attestazioni risultano viziate da difformità non sanate entro la fine dell’anno precedente, segnalando l’esistenza di dati patrimoniali o reddituali errati o omessi;
- Oltre 1 milione di dichiarazioni rilevano composizioni anagrafiche falsate, con nuclei familiari fittizi costruiti appositamente per ottenere condizioni di favore.
Il totale ammonta a circa 1,7 milioni di ISEE "infedeli" rispetto alla realtà. Questa cifra, confrontata con i più di 11,6 milioni di
Isee elaborati nel 2025, rappresenta
un tasso di irregolarità superiore al 14%. In molti casi, come sottolineato dalle relazioni ufficiali dell’INPS e dalle autorità competenti,
non si è trattato di semplici sviste: la
finalità era deliberatamente fraudolenta, con l’obiettivo di
ottenere bonus, sconti sulle tasse, agevolazioni sui servizi pubblici e prestazioni economiche.
I dati mostrano come la nuova modalità digitale di acquisizione delle attestazioni e di incrocio dei dati abbia permesso di smascherare pratiche fraudolente che negli anni precedenti erano più difficili da intercettare. L’entità dello scandalo impone riflessioni sull’efficacia del sistema di controllo e sulla necessità di tutele più efficienti per le persone e le famiglie che rispettano le regole.
| Anno |
Dichiarazioni Isee |
Dichiarazioni infedeli |
| 2025 |
11.600.608 |
1.710.032 |
Le principali tipologie di frode: errori anagrafici, manipolazioni reddituali e nuclei familiari fittizi
L’analisi delle anomalie emerse rivela tre macrocategorie di comportamenti fraudolenti:
- Errori anagrafici: inserimenti falsi sulla composizione della famiglia per fini opportunistici: ad esempio, far risultare un figlio maggiorenne residente altrove per abbassare l’indicatore e ottenere più facilmente riduzioni universitarie;
- Manipolazioni reddituali e patrimoniali: sottodichiarazione di redditi effettivi, occultamento di conti bancari, patrimoni esteri, criptovalute e beni immobili non comunicati nella DSU;
- Nuclei familiari fittizi o "spacchettati": divisioni formali del nucleo per rientrare in scaglioni più vantaggiosi o per aggirare le soglie di esclusione, in particolare in occasione di separazioni o residenze fittizie.
L’incrocio dei dati dell’ANPR (Anagrafe Nazionale Popolazione Residente), del Pubblico Registro Automobilistico e delle banche dati dell’Agenzia delle Entrate, ha permesso di documentare
numerosi casi di incongruenze tra situazioni reali e dichiarate. La digitalizzazione ha sottratto “zone grigie” al controllo, facendo emergere molteplici frodi articolate anche su più fronti.
Come funzionano i controlli e perché diventano sempre più efficaci con la digitalizzazione
La crescente digitalizzazione della pubblica amministrazione ha rivoluzionato il sistema di controllo. Fino a pochi anni fa, le verifiche venivano svolte quasi esclusivamente “a campione” e si basavano su dati raccolti dai Caf in base alle autodichiarazioni. Il rischio di elusione era naturalmente elevato.
Oggi, invece, il meccanismo di accertamento sfrutta l’interoperabilità delle banche dati pubbliche, tra cui l’Anagrafe Tributaria, l’ANPR, i registri immobiliari e il PRA. Questo consente di incrociare in tempo reale le dichiarazioni presenti nelle DSU con i dati ufficiali già in possesso delle amministrazioni. I controlli si articolano in due modalità principali:
- Controllo formale: verifica della corrispondenza tra quanto autocertificato e i dati presenti nelle banche dati telematiche;
- Controllo sostanziale: accertamento selettivo, soprattutto a opera della Guardia di Finanza, per approfondimenti mirati su casi sospetti o su segnalazione degli enti erogatori.
La nuova frontiera della tecnologia permette di individuare tempestivamente le difformità, riducendo tempi e margini di errore, e di coinvolgere più enti nella verifica, rendendo le pratiche fraudolente
progressivamente più rischiose e meno convenienti.
Il ruolo della Piattaforma Digitale Nazionale Dati e del principio 'once only'
L’introduzione della Piattaforma Digitale Nazionale Dati (PDND) rappresenta un tassello determinante nella lotta alle falsificazioni delle dichiarazioni e nella riduzione della burocrazia per cittadini onesti.
Il principio “once only”, previsto dal decreto semplificazioni già dal 2020 ma ora realmente applicato grazie alle risorse del PNRR, impone che la Pubblica Amministrazione non possa richiedere dati già acquisiti attraverso altri enti.
La PDND consente di mettere in comunicazione oltre 9.000 enti pubblici e 13.500 servizi digitali, abilitando lo scambio automatico delle attestazioni ISEE tra le amministrazioni senza necessità di intervento diretto del cittadino.
Grazie a questo sistema:
- l’acquisizione e la verifica dei dati reddituali e patrimoniali sono immediate e più affidabili;
- si riduce il rischio di autocertificazioni false, poiché le PA possono consultare direttamente i dati autentici;
- l’accesso ai benefici risulta più semplice e sicuro per chi ha reale diritto, mentre le truffe diventano facilmente individuabili grazie all’interoperabilità e agli incroci automatici.
La piattaforma rappresenta quindi una garanzia in più per la trasparenza e l’equità nella distribuzione delle risorse pubbliche.
Le conseguenze per chi dichiara il falso: rischi penali, multe e restituzione dei bonus
Le sanzioni previste per le irregolarità sono severe e articolate, secondo quanto disposto dal Testo Unico sulla Documentazione Amministrativa e dal Codice Penale:
- Sanzioni amministrative che possono raggiungere i 25.822 euro, fino al triplo dell'importo indebitamente percepito;
- Restituzione obbligatoria delle somme ottenute senza titolo, anche fino a cinque anni precedenti al controllo;
- Sospensione immediata dei benefici in corso di erogazione, con blocco delle prestazioni già riconosciute;
- Procedimenti penali nei casi più gravi: chi inganna volutamente la PA può essere perseguito ex art. 316-ter c.p., con previsioni di reclusione da 3 mesi a 6 anni e multe comprese tra 51 e 1.032 euro;
- Accertamenti estesi fino a sette anni dalla presentazione della DSU se si configura il dolo.
Le norme attuali non fanno distinzione sulla volontarietà dell’errore: anche chi, in buona fede, presenta una DSU errata rischia di dover restituire tutti i bonus percepiti, subendo comunque la revoca delle agevolazioni.
Come correggere un Isee errato: rimedi e suggerimenti pratici
In caso di errori, omissioni o rettifiche necessarie, la normativa prevede strumenti specifici per regolarizzare la posizione:
- Modello integrativo FC3: da utilizzare entro 15 giorni dalla DSU originaria, consente di sanare imprecisioni su dati reddituali, patrimoniali o anagrafici, oppure di inserire informazioni mancanti;
- Nuova DSU: soluzione ideale in caso di molteplici errori o cambiamenti significativi nella situazione economica e familiare; la nuova dichiarazione annulla e sostituisce quella precedente.
La rettifica tempestiva riduce sensibilmente il rischio di sanzioni e revoca dei benefici. È essenziale raccogliere e verificare con attenzione tutti i documenti relativi a patrimoni, redditi, giacenze bancarie, immobili e composizione del nucleo familiare, anche per periodi precedenti, dato che i dati Isee 2026 faranno riferimento al 2024.
La responsabilità di aggiornare i dati rimane sempre in capo al dichiarante; il supporto di Caf o intermediari non solleva dall’obbligo di vigilanza sulla correttezza delle informazioni inserite.
ISEE 2026: cosa cambia tra controlli più stretti e nuove tutele per le famiglie oneste
Con l’arrivo dell'ISEE 2026, il sistema si evolve rendendo più rigorosi gli accertamenti e al contempo rafforzando la protezione per chi ha reale bisogno di sostegno. Le principali novità riguardano:
- Controlli automatici su residenze, separazioni fittizie e disponibilità di beni di lusso (incluse auto, imbarcazioni, patrimoni esteri e criptovalute);
- Revisione dei parametri patrimoniali e immobiliari: la prima casa diventa molto meno penalizzante grazie all’aumento delle soglie di esclusione, con limiti che salgono a 91.500 euro (fino a 200.000 euro nelle città metropolitane);
- Scale di equivalenza più vantaggiose per le famiglie numerose e incremento delle maggiorazioni concesse per chi ha figli a carico;
- DSU precompilata obbligatoria, tutti i dati noti a INPS e Agenzia delle Entrate saranno già inseriti, riducendo spazi per errori e omissioni.
L’obiettivo è liberare risorse per le famiglie svantaggiate e rafforzare il principio di giustizia sociale, azzerando il vantaggio indebito a favore dei soggetti che praticano frodi o raggiri.
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